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24 marzo 2017


Pausa pranzo, attenti al sale

A cura di Welly

Si concluderà domenica 26 marzo la Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale, una iniziativa della World Action on Salt and Health (WASH) per sensibilizzare sui rischi che può comportare l’abuso del sodio. E nell’ambito dell’iniziativa, si segnala la scelta dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) di focalizzare la propria campagna sulla pratica del pranzo fuori casa, per informare sulle insidie che si possono annidare in quei piatti che generalmente vengono consumati nella “pausa pranzo”: insalatone, panini, toast, insalate di pasta sono tutti piatti che consentono un consumo rapido e apparentemente leggero, dunque ideale per chi ha poco tempo a disposizione e non vuole appesantirsi dovendo tornare al lavoro, ma che invece possono contenere ingredienti e condimenti con eccessive quantità di sale al proprio interno. “Anche se nascosto” - affermano gli esperti dell’ADI - “il sale è uno degli ingredienti a cui fare più attenzione e quello più difficile da eliminare. È bene ricordare che la nostra sensibilità gustativa si adatta alla sua presenza, ma se ci abituiamo a una dieta con poco sale, non ne sentiremo più la mancanza nel giro di una settimana, facendoci apprezzare invece il vero gusto del cibo che stiamo mangiando”. In un comunicato stampa, sempre gli esperti dell’ADI offrono alcuni consigli per limitare l’utilizzo del sale durante la pausa pranzo. Ne riporto alcuni: se si sceglie di mangiare un panino, assicurarsi che il pane sia di una qualità a basso contenuto di sale; non esagerare con i condimenti del tipo ketchup, senape ecc.; insaporire cibi e verdure con erbe aromatiche, limone o spezie; evitare le merendine preconfezionate e privilegiare, per lo spuntino, frutta o yogurt; non aggiungere altro sale ad un piatto già composto (e se proprio non si può farne a meno, si utilizzi piuttosto sale integrale o rosa dell’Himalaya!). Buon pranzo!

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17 marzo 2017


Un desiderio per cambiare la vita

A cura di Welly

È iniziata da qualche giorno, più precisamente domenica 12, la 14a edizione della Fabbrica del Sorriso, la campagna di raccolta fondi e di comunicazione sociale in favore della lotta ai tumori infantili. La promuove Mediafriends Onlus che quest’anno ha individuato quattro progetti da sostenere nell’ambito della ricerca, dell’assistenza ospedaliera, dell’assistenza domiciliare e del miglioramento della qualità della vita dei piccoli pazienti. I progetti sono quelli di AIL - Associazione Italiana Contro le Leucemie, i Linfomi e Mieloma Onlus, di AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, della Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer - Ospedale Pediatrico di Firenze e di Make-A-Wish Italia, un’Associazione che realizza il desiderio del cuore dei bambini affetti da gravi patologie. Mi soffermo su quest’ultima, perché forse meno conosciuta delle altre e perché ho ricevuto un loro comunicato relativo alla scelta effettuata da Mediafriends Onlus. Make-A-Wish Italia è affiliata a Make-A-Wish International, una delle organizzazioni benefiche più note al mondo, ed è stata fondata nel nostro paese da Sune Frontani e dal marito Fabio nel 2004, dopo che la loro bambina Carlotta scomparve all’età di dieci anni a seguito di una grave malattia. Da allora, l’associazione ha contribuito a realizzare oltre 1500 sogni di bambini a loro volta affetti da gravi patologie: il comunicato cita, tra i tanti, il caso di Laura (6 anni) affetta da neuroblastoma, che ha potuto coronare il desiderio di visitare Eurodisney o della 15enne Lucrezia, affetta da leucemia linfoblastica acuta, che ha potuto recarsi a New York per incontrare il suo pasticcere preferito. A collaborare con l’organizzazione sono ben 297 volontari e le spese affrontate per esaudire i desideri di bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni ammontano all’80% del bilancio. “Crediamo che un desiderio ”, scrive la fondatrice Sune Frontani “abbia il potere di cambiare la vita a un bambino malato gravemente, dandogli la forza emotiva e fisica per affrontare la battaglia contro la malattia. In tutti questi anni abbiamo ricevuto molte belle testimonianze e, in più, sono in aumento gli studi scientifici che confermano la stretta relazione tra emozioni positive che derivano dall’attesa e dalla realizzazione del loro desiderio del cuore e l’incredibile impatto positivo dal punto di vista psicologico. Ma, per andare avanti, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, persone, aziende, istituzioni… e ringraziamo Fabbrica del Sorriso, con cui pensiamo di poter raggiungere traguardi importanti”.
Per aderire alla Fabbrica del Sorriso è attivo fino al 26 marzo l’SMS solidale 45522; la campagna avrà poi una nuova finestra sulle reti Mediaset dal 15 al 29 ottobre prossimi, per proseguire con una serie di eventi per tutto l’anno.

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10 marzo 2017


Epatite C, curare di più, curare meglio

A cura di Welly

L’epatite C è la prima causa di trapianto di fegato nel mondo. Tra gli effetti del virus che la provoca (l’HCV, Hepatitis C Virus) vi sono la cirrosi e i tumori al fegato. Ma l’epatite C è anche una malattia dalla quale si può guarire completamente, grazie a farmaci che oggi sono in grado di eradicarne il virus. Se ne è parlato, nelle ultime settimane, a proposito del fenomeno legato ai viaggi in India dove la terapia farmacologica per l’epatite C costa molto meno che da noi. Perlomeno per coloro che, fino ad oggi, non hanno avuto accesso gratuito ai farmaci poiché la malattia non era in uno stato considerato sufficientemente avanzato. Ora la svolta, attesa da migliaia di pazienti. L’AIFA, l’Agenzia del Farmaco, ha infatti aggiornato i criteri di accesso al farmaco, ampliando così la fascia degli utenti che ne avranno diritto, compresi alcuni asintomatici. Tale decisione non avrà ricadute economiche sulla Sanità, perché l’AIFA è riuscita ad attivare la concorrenza tra le aziende farmaceutiche per abbassare il costo del farmaco, compensando così l’allargamento degli aventi diritto. In questa stessa ottica, i due farmaci - carissimi - che venivano fino ad oggi utilizzati, sono stati retrocessi nella fascia C, quella dei farmaci non rimborsabili. Ampliando la fascia dei malati da quelli che rientravano in 7 criteri a 11 criteri, in pratica si potranno curare adeguatamente quasi tutti i malati di epatite C. Diciamo quasi, perché in realtà in Italia come ovunque non esistono dati certi sulla diffusione della malattia che molti possono ignorare di avere contratto. In prospettiva, poi, l’investimento pubblico è destinato a diminuire ulteriormente a fronte di un ciclo di cure che, grazie ai nuovi ritrovati, si annuncia più breve rispetto a quello odierno.

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03 marzo 2017


Una Gardenia per la lotta alla sclerosi multipla

A cura di Welly

L’idea di associare la ricerca, la solidarietà e le piante è un’idea felice ripresa da anni da più associazioni. A ciascuna la sua pianta: quella dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla è la gardenia, protagonista della iniziativa di solidarietà che si svolge domani, sabato 4, domenica 5 e l’8 marzo, con banchetti che verranno allestiti in 5000 piazze italiane dai 10.000 volontari coinvolti dalla AISM. La scelta di allargare l’iniziativa anche all’8 marzo, Festa della Donna, sta a ricordare che le donne sono più colpite degli uomini dalla sclerosi multipla, in un rapporto di 2 a 1. I fondi che saranno raccolti (il contributo minimo per portarsi a casa o regalare una gardenia è di minimo 15 euro) serviranno a finanziare la ricerca sulla malattia la cui causa, nonché una cura risolutiva, non sono ancora state individuate, anche se oggi, grazie alla ricerca scientifica, esistono terapie e trattamenti che possono rallentare il decorso della malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Non solo gardenie: per sostenere la lotta alla sclerosi multipla è stato attivato anche, e resterà attivo fino all’8 marzo, il numero solidale 45520 attraverso il quale si possono donare 2 o 5 euro. In questo caso i fondi che saranno raccolti andranno a finanziare uno specifico progetto di ricerca in ambito pediatrico sulla riabilitazione cognitiva coordinato dalla Prof.ssa Maria Pia Amato dell'Università di Firenze - Ospedale Careggi, ricordando quindi come anche i bambini possono ammalarsi di sclerosi multipla, in misura del 10% dei casi totali. Più in generale, il 50% delle persone colpite dalla malattia hanno meno di 40 anni. La sclerosi multipla rende difficile la vita per le caratteristiche della patologia che è una delle più gravi del sistema nervoso centrale e che agisce in modo imprevedibile e con ben 30 sintomi che vanno dalla difficoltà nel linguaggio alla riduzione di forza muscolare fino ai disturbi cognitivi, con la fatica come sintomo più comune, presente nell’85% dei malati. Tutte le informazioni sul sito dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, www.aism.it.

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24 febbraio 2017


Frutta e verdura, meglio raddoppiare

A cura di Welly

Leggo oggi un articolo apparso nella sezione Salute del sito di La Repubblica relativo ad un tema molto caro a chi adotta regolarmente una dieta sana ed equilibrata: il consumo quotidiano di frutta e verdura. I nutrizionisti erano tutti d’accordo, fino ad oggi, che cinque porzioni di frutta e verdura consumate nell’arco della giornata fosse il numero giusto per assicurarsi una vita lunga e in salute. A contraddirli, almeno apparentemente, arriva una ricerca dell’Imperial College di Londra che ha dalla sua numeri importanti: 95 studi analizzati sull’argomento che hanno coinvolto complessivamente un campione di 2 milioni di persone. Pubblicata sul Journal of Epidiemology e ampiamente ripresa dai maggiori media inglesi, la ricerca arriva alla conclusione che la quantità necessaria di frutta e verdura che dovremmo assumere ogni giorno è pari al doppio, cioè 10 porzioni di 80 grammi ciascuna. La ricerca va anche più a fondo mettendo in correlazione i vari prodotti naturali con le patologie più diffuse. Per ridurre i rischi di insorgenza di un tumore, ad esempio, bisognerebbe che l’alimentazione privilegiasse la verdura verde, e quindi spinaci e insalata e gialla, ovvero peperoni o cavolfiori. Per allontanare i rischi di malattie cardiache, invece, bisognerebbe assumere con frequenza alimenti come mele, pere, arance e, ancora, lattuga e cavolfiori. Le 10 porzioni al giorno di frutta e verdura, ovvero gli 800 grammi consigliati, riducono del 28% i rischi di malattie cardiovascolari, del 13% i rischi di tumore e del 31% i rischi di morte prematura. Far digerire la nuova regola quantomeno agli inglesi non è cosa facile: pare che solo un britannico su 3 consumi ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura. Eppure, secondo i conti che leggo invece sul sito del Corriere e che si riferisce ai LARN, ovvero ai Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti, mangiando 2-3 frutti e 2-3 porzioni di verdura al giorno ci si avvicina ai fatidici 800 grammi delle 10 porzioni suggerite dalla ricerca. Insomma, è una questione di calcoli: la parte edibile di una mela pesa più o meno 160 grammi, il doppio degli 80 grammi che corrispondono alla porzione individuata dallo studio. Avanti così, quindi: per una vita sana e più lunga, senza troppi sacrifici!!

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