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17 febbraio 2017


La corruzione che danneggia la salute

A cura di Welly

Tangentopoli scoppiò esattamente 25 anni fa, il 17 febbraio del 1992, in seguito a una tangente “sanitaria” che vide coinvolto Mario Chiesa, allora Direttore Generale del Pio Albergo Trivulzio, colto in fragrante con una mazzetta di banconote legata alle pulizie nello stesso istituto. Molte altre tangenti “sanitarie” furono scoperte nelle settimane e nei mesi successivi, rivelando un sistema che aveva portato miliardi di lire dell’epoca nelle tasche di partiti politici, di amministratori, di dirigenti e di operatori del settore sanitario, a scapito della salute dei cittadini. 25 anni dopo, non molto è cambiato sul fronte della corruzione, come ricorda in questi giorni l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità, ISPE Sanità, la prima organizzazione italiana dedicata al contrasto e alla prevenzione della corruzione e alla difesa dei valori universalistici e costituzionali del Servizio Sanitario Nazionale. Nelle parole del Presidente Francesco Macchia: “Forse sono cambiati i metodi ma la corruzione è sempre. Lo dimostrano i 50 rinvii a giudizio per appalti truccati a Modena, l’indagine della Guardia di Finanza all’ASL di Imperia per liste d’attesa parallele, l’inchiesta “Operazione Piramide” avviata presso l’Ospedale San Camillo – Forlanini di Roma, sempre per appalti truccati, solo per citare i casi più recenti”. Per questo lo stesso IPSE Sanità, da rappresentante per l’Italia dello “European Healthcare Fraud and Corruption Network”, l’organizzazione europea dedicata alla lotta contro le frodi, la corruzione e sprechi nel settore sanitario, ha annunciato un’importante iniziativa per i prossimi 15 e 16 giugno a Roma. In quei giorni si svolgerà, come segnala sempre Macchia: “un summit delle organizzazioni e delle istituzioni che in tutta Europa lottano contro il malaffare ai danni della salute dei cittadini. Presenteremo il nuovo Rapporto europeo sul fenomeno che, solo in Italia, sottrae alle cure dei cittadini circa 6 miliardi di euro ogni anno”.
“La strada della formazione etica applicata ai modelli organizzativi e affiancata da una puntuale e costante sensibilizzazione verso i cittadini – ha aggiunto il Presidente di ISPE Sanità - risulta ormai irrinunciabile per salvaguardare il patrimonio di civiltà che è il nostro Servizio Sanitario Nazionale; ed è una guerra che si può vincere solo se la si combatte a livello comunitario con un coinvolgimento consapevole dei professionisti e di tutti i cittadini”.

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10 febbraio 2017


Agli italiani piace omeopatico

A cura di Welly

Sono sempre di più gli italiani che si affidano alle cure alternative a quelle farmacologiche tradizionali. Lo dice il Rapporto Italia 2017 di Eurispes con dati che mi segnala l’AMIOT, l’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia. Rispetto al 2012, sono il 6,7%, superando il 20% della popolazione ma raddoppiando rispetto al 2000: allora poco più di 6 milioni sceglievano medicinali cosiddetti “non convenzionali”, oggi sono quasi 13.000. La regina delle cure alternative risulta essere l’omeopatia scelta, nonostante le annose polemiche sulla sua presunta inutilità, dal 76,1% degli italiani, seguita dalla fitoterapia per il 58,7%, dall’osteopatia per il 44,8%, dall’agopuntura (29,6%) e dalla chiropratica (20,4%). Dati che allineano l’Italia ad altri paesi europei: si calcola che oltre 100 milioni di persone in Europa ricorrano alle Medicine Non Convenzionali per la prevenzione e cura di diverse patologie o disturbi. Secondo l’AMIOT, il crescente successo delle terapie alternative è da attribuire a un accresciuto senso di responsabilità da parte delle persone rispetto al loro stato di salute, all’affermazione delle proprie scelte in campo terapeutico e ad una relazione più stringente tra medico e paziente, ove il primo si sta rivelando più attento alle esigenze e alle richieste del secondo. Non si parla solo di medicine alternative nel Rapporto Eurispes ma anche del rapporto che gli italiani hanno con l’informazione nell’ambito della salute: Internet è sempre al primo posto tra i mezzi con cui si ricercano notizie su malattie e disturbi, con una netta prevalenza dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Lo fanno, dice la ricerca, per capire le cause dei loro disturbi (per il 91,5%) ma anche per informarsi su cosa fare per tutelare la propria salute (79,9%) per capire quali esami fare (50,7%) e quali farmaci eventualmente assumere (47,4%).

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03 febbraio 2017


World Cancer Day 2017, allontanare un tumore si può

A cura di Welly

Domani, 4 febbraio, è la Giornata Mondiale contro il Cancro e già da qualche giorno sto ricevendo annunci di iniziative da parte delle varie associazioni o enti, in gran parte legate a promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce. Alcuni dati interessanti mi sono giunti dal Centro di Riferimento Oncologico di Agnano, riportati anche in una infografica che sotto riproduco parzialmente. A fronte di 1000 persone che ogni giorno in Italia si ammalano di tumore, c’è un italiano su 3 che è sovrappeso e addirittura uno su 10 che è obeso. Solo il 10% degli italiani, d’altronde, consuma le dosi consigliate di frutta e verdura e ci sono un 17% che eccede nel consumo di bevande alcoliche, un 27% che fuma e un 32% che svolge poco o nulla attività fisica. Il World Cancer Day 2017 è dunque una preziosa occasione per ricordare come il 50% dei tumori sono evitabili se si compiono scelte di vita sane e consapevoli. Che comprendono l’astinenza dal fumo (esso incide sulla possibile insorgenza di tumori per il 29-30%) e una particolare attenzione all’alimentazione, stando attenti a non consumare troppi cibi contenenti zuccheri semplici e o un alto contenuto di grassi animali (fu il prof. Veronesi a dimostrare che la quantità di grassi nella dieta incide su tantissimi tumori) e adottare la dieta mediterranea a base di olio di oliva, frutta, verdura, carni bianche, pesce e cibi non raffinati. Per l’attività fisica, come abbiamo scritto più volte, basterebbero 30 minuti al giorno di passeggiata per mantenersi in buona salute (e di conseguenza ridurre le probabilità di insorgenza di un tumore), mentre l’attenzione a proteggere la pelle dal sole ed evitare l’abbronzatura artificiale ridurrà il rischio che si sviluppi un melanoma. Un’ultima raccomandazione riguarda l’opportunità di proteggere la donna dall’insorgenza di un tumore della cervice uterina attraverso la vaccinazione in giovane età contro l’HPV, Human Papilloma Virus, che attualmente viene effettuata solo dal 70% delle ragazze.

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27 gennaio 2017


Una App per prevenire ictus e infarto

A cura di Welly

Pur critico sull’uso smodato che si fa oggi dello smartphone, devo riconoscere che alcune funzioni si stanno rivelando sempre più utili per la qualità della vita. Penso alle App legate al fitness o alla salute, che consentono di poter monitorare il proprio stato e accorgersi quando qualcosa non va. Leggo oggi un comunicato stampa dell’ALT, l’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari che annuncia l’arrivo di una App in grado di calcolare e segnalare il rischio di ictus e infarto. Ideata dal Prof. Valery Feigin dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, patrocinata da World Stroke Organization (WSO) dalla International Association of Neurology & Epidemiology (IANE) e dalla European Stroke Organization (ESO), l’App è stata adattata alla lingua italiana (e anche finanziata) dalla stessa ALT, dopo essere stata già diffusa in vari paesi del mondo. Ed è assolutamente gratuita, almeno nella sua versione base. Come funziona? In modo semplice e intuitivo, sostengono i promotori. Essa è in grado di registrare le abitudini dell’utente monitorando così eventuali cambiamenti che dovessero emergere nello stile di vita o nello stato di salute, insegnando di conseguenza a riconoscere i sintomi dell’ictus e prevenirlo tempestivamente oltre a fornire informazioni sui fattori di rischio. Se si pensa che in 80 casi su 100 l’ictus può essere previsto e addirittura evitabile, lo strumento appare quantomai prezioso. E non solo per ragioni individuali, come spiega nel comunicato la dottoressa Paola Santalucia, neurologa, cardiologa e vice-presidente ALT:  “I dati raccolti attraverso l’app permetteranno a chi la utilizzerà, previo consenso e in forma anonima, di partecipare a una ricerca mondiale che coinvolge 160 Paesi, finalizzata a comprendere sempre più a fondo i fattori di rischio che causano ictus e infarto. Il progetto aiuterà ricercatori e clinici a tracciare in modo molto accurato strategie di prevenzione e cura basandosi sull’esame di un grande numero di profili di rischio individuali, che, considerati nel loro insieme, avranno una ricaduta fondamentale sulla salute cardio e cerebrovascolare di tutti in Italia e nel mondo”. L’App  si può scaricare, tra gli altri, dal sito www.trombosi.org o dall’App Store digitando ‘il rischio di ictus’.

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20 gennaio 2017


Vaccini, si parte

A cura di Welly

I vaccini tengono ancora banco sul piano mediatico nell’ambito della salute, complici anche i recenti casi di meningite. Ma la notizia del giorno è che il nuovo Piano nazionale per i vaccini per il triennio 2017-2019 approntato dal Ministero della Salute è stato approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni e sarà quindi ratificato dalla Conferenza Stato-Regioni. Ai più distratti ricordo che il Piano prevede l’inserimento di nuove vaccinazioni gratuite, a partire proprio da quello che previene l’insorgenza della meningite, ovvero il meningococco, sua quello di tipo B che quello di tipo C come richiamo. Per quanto riguarda la fascia di età da 0 a 3 mesi si aggiungeranno l’antimeningococco B e il rotavirus ai vaccini già gratuiti, mentre nel secondo anno di vita ci si potrà sottoporre sempre gratuitamente alla prima dose di varicella mentre a 12 anni la gratuità viene applicata all’antipapillomavirus per i maschi (era già gratuito per le femmine), oltre al tetravalente del meningococco e il richiamo dell’antipolio. Infine, per coloro che hanno superato i 65 anni di età, via libera ai vaccini anti pneumococco e agli anti zoster. Si sarà inoltre una più stretta sorveglianza - con tanto di eventuali procedimenti disciplinari, - sugli operatori sanitari che sconsigliano la vaccinazione adducendo prove scientifiche in realtà inesistenti e si apre la strada a una norma che possa obbligare la vaccinazione prima dell’iscrizione a scuola. Nel Piano sono contenute altre norme, altre linee guida e altri percorsi da intraprendere, soprattutto sul piano informativo: ad una comunicazione scarsa o errata sui rischi che si corrono evitando la profilassi si imputa il calo delle vaccinazioni cui si assiste in Italia già dal 2013. Il ritardo con cui si è arrivati a convincere i rappresentanti delle Regioni ad avallare un piano di vaccinazione gratuita era legato fondamentalmente ad aspetti di tipo economico ma lo scoglio è stato superato dall’impegno finanziario da parte dello Stato. D’altronde, a fronte di una spesa che per il 2017 sarà di 100 milioni per poi salire a 127 e stabilizzarsi a 186 dal 2019 in poi, il Piano valuta i risparmi che dovrebbero generarsi: si sa che curare costa molto più che prevenire e le cifre in questo senso sono significative: è stato calcolato che i nuovi vaccini gratuiti faranno risparmiare allo Stato 38 milioni di euro nel caso del meningococco B, 26 milioni per il rotavirus, 71 milioni per l’HPV (l’antipapillomavirus) maschile, 18 e 14 milioni rispettivamente per il pneumococco e per lo zoster nel caso degli anziani. Questi ultimi, tra l’altro, se si dovessero tutti vaccinare contro l’influenza farebbero risparmiare allo Stato ben 746 milioni di euro, ovvero dieci volte tanto l’investimento statale che sarebbe invece di 76 milioni.

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