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30 settembre 2016


Al cinema con l'Alzheimer

A cura di Welly

Qualche giorno fa, il 21 settembre scorso, ricorreva la XXIII Giornata Mondiale Alzheimer, mentre è tutt'ora in corso la quinta edizione del Mese Mondiale Alzheimer. Numerose le iniziative promosse in tutta Italia da istituti ed associazioni, tutte mirate a far conoscere meglio una malattia che solo in Italia colpisce oltre 750.000 persone, numero che aumenterà nei prossimi anni proporzionalmente all'età della popolazione. Tra tutte le segnalazioni che sono giunte in redazione nelle ultime settimane - in gran parte relative ad incontri, tavole rotonde e campagne di comunicazione - me ne ha colpita una in particolare: proveniva dalla Federazione Alzheimer Italia, la più importante organizzazione nazionale che si occupa della malattia e che da diversi anni porta avanti progetti atti a migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari. In un comunicato stampa che ho visto poi ripreso anche da diversi siti on line, la Federazione ha reso noto un esperimento sociale iniziato proprio il 21 settembre e conclusosi il 25. Durante quei cinque giorni, gli spettatori che si sono recati in una delle 70 sale italiane aderenti al consorzio UniCi sono stati ignari partecipi dell'esperimento: "spiazzati" da una proiezione che non consisteva nel film per il quale avevano pagato il biglietto bensì da quello di "Eccezziunale veramente" con Diego Abatantuono. Le loro reazioni, per i promotori dell'iniziativa, sono assimilabili a quel senso di incertezza e disorientamento che vivono quotidianamente i malati di Alzheimer. Ecco dunque che l'iniziativa ha raggiunto il suo obiettivo di far riflettere sulla malattia e sulle necessità di chi ne è stato colpito: "Far vivere in prima persona quella sensazione di smarrimento che per i malati di Alzheimer è la quotidianità" - ha commentato Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia – “rappresenta un’occasione per sensibilizzare sia sulle loro necessità, sia sugli aspetti culturali e sociali legati allo stigma, che colpisce non solo i malati ma anche le famiglie. Rendere sempre più persone consapevoli significa fare un passo avanti per combattere il senso di esclusione di malati e familiari, contribuendo a migliorare la loro qualità di vita". Un piccolo saggio delle reazioni del pubblico all'iniziativa "Al(Z) cinema!" lo si può vedere su questo video voluto dalla stessa Federazione.

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23 settembre 2016


Chi non beve, non lavora

A cura di Welly

L'importanza di assumere acqua per l'equilibrio della nostra salute è dato acquisito e scontato. L'acqua, come possiamo leggere nella scheda dedicata di benessere.com, è "il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, è essenziale per eliminare dall'organismo tutte le scorie metaboliche e permette il trasporto dei nutrienti." Leggo oggi di una ricerca statunitense per cui l'acqua svolgerebbe anche un ruolo sull'attività neurale, ovvero sulle funzioni cognitive. In parole povere: l'acqua aiuta il cervello a mantenersi attivo. Viceversa, una scarsa idratazione può provocare un indebolimento della memoria, dell'attenzione e del tempo di reazione. Trovo la notizia sul sito di La Repubblica che cita uno studio a cura del Weill Cornell Medical College’s Brain and Mind Research Institute, pubblicato sul Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism e coordinato da uno scienziato italiano, Giuseppe Faraco. Il collegamento tra disidratazione e funzioni cognitive si riflette conseguentemente nell'ambito lavorativo: lo stesso Faraco spiega come anche una piccola mancanza d'acqua nel nostro organismo può avere un forte impatto sulla produttività delle persone. Stessa tesi, peraltro, già sostenuta da altre ricerche pubblicate negli anni scorsi: in uno si leggeva del caso di forestali che non assumevano acqua a sufficienza e tra i quali fu riscontrato un calo della produttività pari al 12%. Altre evidenziavano come gli incidenti sul lavoro aumentino d'estate, periodo nel quale si necessita di maggiore quantità di acqua. Due litri e mezzo di acqua al giorno (2,2 per le donne) è il giusto quantitativo da assumere per mantenersi in buona salute (cervello compreso). Una quantità che, come ricorda ancora lo studiosi - può scendere solo nel caso di una dieta ricca di verdure.

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16 settembre 2016


Tutti pazzi per il ‘gluten free’

A cura di Welly

Trovo sempre più presente in Rete il tema della celiachia, proporzionalmente all'aumento dei prodotti 'gluten free' sugli scaffali dei supermercati. Ma le due questioni sono tutt'altro che strettamente collegate, come si apprende leggendo un articolo pubblicato un paio di giorni fa dall’edizione on line del Corriere della Sera. Il boom dell'alimentazione per celiaci, infatti, non è da attribuirsi all'aumento del numero degli intolleranti al glutine ma alla crescente convinzione, da parte di molti consumatori, che i prodotti 'gluten free' siano più sani di quelli contenenti glutine. Un’autorevole rivista di medicina ha pubblicato una indagine condotta per 5 anni (2009-2014) coinvolgendo oltre 22.000 persone il cui risultato dice essenzialmente che, nell'arco di un lustro, il numero delle persone che consumano alimenti privi di glutine è triplicato; di contro il numero dei celiaci è rimasto pressoché stabile (0,7 secondo lo studio, ma in Italia la percentuale è leggermente superiore). Se pure è vero che un elevato consumo di glutine è considerato un fattore di rischio rispetto all'insorgenza della celiachia (ed ecco che si spiega la maggiore presenza di celiaci nel nostro Paese, ove si assume più glutine che altrove), è anche vero che la dieta 'gluten free' si sta diffondendo perlopiù in base a convinzioni errate. Come quella per cui gli alimenti privi di glutine possano offrire sollievo a chi soffre di disturbi gastrointestinali. Più in generale, ci sono persone che si convincono di essere celiache confondendo la celiachia con l'ipersensibilità al glutine che si può verificare anche in assenza della malattia vera e propria e che ha un differente percorso terapeutico. Insomma, in caso di dubbi è sempre auspicabile consultare un medico e fare i doverosi accertamenti: la dieta 'gluten free' resta però prerogativa dei soli celiaci. E per coloro che invece sono semplicemente incuriositi dai prodotti - effettivamente sempre più vari e apparentemente anche gustosi - si accomodino pure: un consumo sporadico sembrerebbe non arrecare alcun danno alla salute.

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09 settembre 2016


Meditare in vacanza allunga la vita

A cura di Welly

Meditate, gente, meditate. Perché la meditazione porta benefici non solo psicologici ma anche fisici, allungando la vita. Lo dimostra uno studio dei ricercatori dellla Scuola di Medicina Icahn del Monte Sinai i quali, in collaborazione con colleghi dell'Università della California e della Harvard Medical School, hanno preso in esame 94 donne sane di età compresa tra i 30 e i 60 anni per far loro trascorrere una settimana di vacanza presso un Resort californiano. Una vacanza non uguale per tutte: una parte delle donne infatti, durante il soggiorno, ha seguito un programma incentrato sulla meditazione che comprendeva mantra, yoga ed esercizi di consapevolezza e riflessione. Intanto, i ricercatori avevano già prelevato campioni di sangue prima della partenza ed altrettanto hanno fatto al ritorno delle donne e proseguito nei mesi successivi. Esaminando le variazioni di 20.000 geni, si è giunti alla conclusione che una vacanza apporta benefici indipendentemente dalle attività che vi si svolgono ma che tali benefici diventano assai più marcati (e duraturi) se alla vacanza si accompagna un programma di meditazione. Più specificatamente il gruppo delle meditatrici, rispetto a quello delle semplici vacanziere, ha rivelato una persistenza degli effetti positivi del soggiorno nel resort nei confronti dello stress e dei sintomi depressivi. E se i geni hanno dimostrato funzioni cellulari migliori, evidentemente è la prova che chi medita ha maggiori possibilità di invecchiare in buona salute. “Meditare" - ha concluso uno dei responsabili dello studio, Rudolh Tanzi "è uno dei modi per intraprendere attività rivitalizzanti che potrebbero arrivare in soccorso del nostro sistema immunitario, alleviando lo stress quotidiano di un corpo che tenta continuamente di proteggersi".

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02 settembre 2016


L'estate sta finendo, la pizza no…

A cura di Welly

La pizza è sempre l'alimento preferito dagli italiani. Anche d'estate. Più della caprese (mozzarella e pomodoro), delle insalate e più del pesce, altri piatti molto graditi durante la bella stagione, la pizza afferma il suo primato assoluto, sia in città che al mare o in montagna in virtù del suo essere un piatto completo, oltre che appetitoso e genuino. Gli ultimi dati in proposito provengono da una ricerca commissionata dall'azienda Buitoni ed effettuata con la metodologia chiamata Web Opinion Analysis (e dunque condotta su Internet), prendendo in analisi le risposte di circa 4000 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Il risultato è che per il 72%, e dunque in una percentuale che coinvolge oltre 7 italiani su 10, la pizza domina anche d'estate il mercato alimentare che segna complessivamente un consumo di 56 milioni di pizze ogni settimana ed introiti pari a quasi 3 miliardi l'anno, se si includono anche le pizze 'take away' e quelle surgelate. La ricerca approfondisce anche la preferenza di gusti: sappiamo quindi che la pizza preferita nel Nord Italia è quella a base di prosciutto e funghi per gli adulti, che in subordine gradiscono quella al gorgonzola e salame e la 'capricciosa' mentre i bambini richiedono più spesso la "margherita"; al sud è invece più gradita la pizza con la mozzarella di bufala seguita da quelle alla "marinara" e da quella con tonno e cipolla. Statistiche anche per l'utenza femminile: le donne del sud prediligono la pizza alla norma con melanzane e ricotta salata, quella ai frutti di mare e quella ai pomodorini, capperi e olive mentre quelle del nord ordinano più spesso la vegetariana o quella con bresaola e rucola, evidentemente pensando alla dieta. Durante l'estate, infine, riprendono quota le giornate infrasettimanali durante i quali viene consumata la pizza, mentre nel resto dell'anno è pressoché prerogativa dei weekend in una percentuale di 8 italiani su 10 con spiccata preferenza per il sabato.

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