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22 luglio 2016


Ma che bello, il cervello!

A cura di Welly

Il 22 luglio 1957 a Bruxelles veniva fondata la World Federation of Neurology. Quando poi successivamente, due anni fa, la stessa Federazione ha istituito il World Brain Day per attirare l'attenzione, di volta in volta, sulle diverse malattie neurologiche, ha scelto di mantenere la stessa data per una iniziativa di sensibilizzazione sulla conoscenza in materia. Dunque cade oggi, venerdì 22 luglio, il World Brain Day, stavolta all'insegna del tema: "L’invecchiamento della popolazione e la salute del cervello: l'invecchiamento cerebrale". La SIN, Società Italiana di Neurologia, ci ha scritto rilevando come il tema in questione sia, da tempo, al centro di una diffusione e divulgazione di quelle misure di prevenzione finalizzate a limitare l'insorgenza dei danni cerebrali a carattere progressivo. Danni considerati in costante aumento, a fronte di un'aumentata aspettativa di vita: le stime parlano di quasi una persona su tre, tra quelle di età superiore agli 80, anni colpite da ictus o demenza o Morbo di Parkinson, che coinvolgono anche gli over 60 in una percentuale compresa tra il 10 e il 20%. Tutte patologie che si possono prevenire, se fin da giovani si osservano alcuni accorgimenti come impegnarsi in attività stimolanti e socialmente rilevanti, esaltare l’esercizio fisico, adottare una dieta ricca di agenti antiossidanti, monitorare i valori pressori e di sottoporsi agli esami ematochimici (colesterolo e glicemia, soprattutto), abolire il fumo. Nella comunicazione della SIN si legge che, in base ai dati pubblicati dal New England Journal of Medicine, dilettarsi con i giochi da tavolo riduce del 74% il rischio di contrarre la demenza, del 35% tra coloro che leggono con regolarità, per arrivare al 69% in meno tra coloro che suonano un strumento musicale e al 41% in meno tra gli amanti dei cruciverba. In sintesi: una diagnosi precoce delle condizioni che possano limitare le prestazioni cerebrali in età adulta o avanzata, così come l'attenzione ad abusi nel consumo di bevande alcoliche e la valorizzazione di sintomi che possono apparire innocenti in un primo tempo ma che potrebbero presentarsi in seguito in maniera severa, non devono mai essere sottovalutate ma al contrario incoraggiare ad adottare le strategie più opportune per evitare o attenuare condizioni che possono degenerare fino ad una situazione invalidante.

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15 luglio 2016


Estate e benessere: istruzioni per l’uso

A cura di Welly

Infezioni cutanee, gastroenteriti e intossicazioni alimentari, allergie da punture d’insetto, reazioni da contatto causate da meduse e tracine, colpi di sole e colpi di calore. Sono queste - secondo le informazioni che ci fornisce la WAidid, l'Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici - le infezioni e malattie più a rischio durante la stagione estiva. Archiviate, per il momento, le possibilità di contrarre influenza, il virus respiratorio sinciziale o il Rhinovirus, come dichiara la Prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, "altri agenti patogeni prendono il sopravvento, come batteri, miceti e parassiti che sono tra i maggiori responsabili delle infezioni che colpiscono grandi e piccini nel periodo estivo. Uno stile di vita sensato e l’ascolto dei consigli degli esperti è utile per prevenire la maggior parte delle situazioni a rischio. Laddove la prevenzione fallisse, l’adesione alle indicazioni e alla terapia prescritta dagli specialisti permette una gestione ottimale di ogni caso”.
E allora entriamo nello specifico di quelle che la WAidid individua come le 5 malattie estive più comuni con i relativi consigli per affrontarle adeguatamente. Nei casi delle infezioni cutanee, come l’impetigine, un’infezione batterica molto contagiosa che più comunemente colpisce i bambini, il rimedio per le forme più superficiali è quello di un trattamento locale con antisettici e l'uso di antibiotici topici, mentre se le lesioni sono più estese o profonde si rende necessario un trattamento antibiotico per via orale. La micosi cutanea delle dita di piedi e mani, che si può contrarre in piscina, può essere trattato localmente con l'utilizzo di creme a base di sostanze anti-micotiche (e prevenuta utilizzando ciabattine di gomma e dotazioni personali). Gastroenteriti, diarrea del viaggiatore e intossicazioni alimentari possono provocare perdita di liquidi da compensare con reidratazione per via orale; per tutti coloro che viaggiano in zone con carenze igieniche si raccomanda di bere solo acqua in bottiglia, non consumare verdure crude e frutta sbucciata, carne ben cotta solo se si è sicuri della provenienza, evitare sempre il ghiaccio, evitare cibi che possono essere  a rischio come molluschi e mitili crudi, fare attenzione a non condividere tovaglioli, bicchieri, posate e stoviglie, lavare sempre bene le mani con acqua e sapone o con un disinfettante dopo essere stati alla toilette e prima di mangiare o manipolare del cibo. Punture di insetti, api e vespidi - che in taluni casi possono generare reazioni molto insidiose fino allo shock anafilattico - si preveniscono evitando l'uscita nelle ore del tramonto, utilizzando indumenti quanto più possibile integrali, proteggendosi con zanzariere o repellenti (anche per uso locale). Nei casi di reazioni cutanee a seguito di contatto con meduse basterà disinfettare la parte colpita con acqua di mare e poi con bicarbonato, medicandola con un gel a base di cloruro d’alluminio mentre se viene punti da una tracina, si dovrà mettere subito il piede sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente (in entrambi i casi, non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol e neppure disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio). Infine i colpi di sole, che possono associarsi a scottature, e il colpo di calore, anche sovrapposti alle prime: si prevengono  evitando di trascorrere troppo tempo a contatto con i raggi solari, soprattutto senza proteggere adeguatamente il capo.

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08 luglio 2016


Un buon caffè, anche d'estate

A cura di Welly

Buone notizie per i consumatori abituali di caffè che usavano rinunciare alla loro bevanda preferita durante la stagione estiva, nella errata convinzione che il caffè possegga un effetto diuretico e quindi favorisse la disidratazione. Una serie di studi condotti tra il 1997 e il 2005, in particolare uno già pubblicato nel 2000 sul Journal of the American College of Nutrition, evidenziano come la caffeina eserciti in realtà un effetto diuretico modesto, instaurando invece un meccanismo di tolleranza in grado di ridurre il potenziale diuretico. Sulla base di questi studi, si è pronunciata in questi giorni la SISA (Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione) con dichiarazioni tempestivamente rilanciate dal Consorzio Promozione Caffè, l'associazione riunisce Aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè. Secondo la SISA, dunque, gli studi dimostrano con chiarezza "l’inesistenza del rischio di disidratazione in presenza di normali o modeste assunzioni di caffè da parte di consumatori abituali.". Dunque non vi è pericolo, bevendo caffè, che la perdita dei fluidi corporei avvenga in quantità maggiore rispetto all'assunzione dei liquidi e che ai tessuti corporei non venga assicurata un'adeguata idratazione durante il periodo di maggior caldo.
Ma c'è di più: il caffè non nuoce neppure a coloro che sono potenzialmente più a rischio di disidratazione, affrontando abitualmente sforzi fisici che comportano una intensa sudorazione, affrontati spesso in ambienti caldo-umidi: gli sportivi. Sempre secondo gli studi, né caffeina né caffè come bevanda esercitano una influenza negativa sull'equilibrio idrico, sul bilancio idrolettrolitico o sulla termoregolazione. In più, quegli sportivi che assumono normalmente tè o caffè, rischiano effetti negativi sulle loro prestazioni nel caso sospendano di consumarli. Conclude la SISA che il caffè, anche d'estate, può essere assunto in sicurezza purché non si superino i 400mg di caffeina al giorno, che corrispondono più o meno a 4-5 tazzine di caffè.

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01 luglio 2016


Birra e zanzare, un binomio pericoloso

A cura di Welly

Tremate, tremate, le zanzare sono tornate. Non che portino più malattie come la malaria, dichiarata definitivamente sconfitta nel 1973 in Italia, né al momento le malattie tropicali che perdurano in alcuni paesi in via di sviluppo. Resta il fastidio di quelle "punturine" che ci fanno svegliare in piena notte, costringendoci a grattare la parte colpita della pelle fino a procurarci lesioni. Non a tutti, però, come descritto in un articolo pubblicato un paio di giorni fa nella sezione Salute del sito di La Repubblica. I soggetti più a rischio, apprendiamo, sono quelli che sudano di più, perché le zanzare sono attratte da odori particolari come quelli dell'anidride carbonica e dell'acido lattico, sostanze che la pelle secreta appunto attraverso il sudore. Ma nell'articolo citato leggiamo anche che il gruppo sanguigno della persona colpita fa la differenza: secondo una ricerca dello Smithsonian Institute di Washington, sono praticamente immuni dalle punture i possessori del gruppo sanguigno A mentre quelli con il gruppo Zero sono i più colpiti, seguiti da quelli con gruppo B. Le zanzare, inoltre, prediligono le persone con la temperatura corporea più alta (come le donne in gravidanza) e persino quelli che bevono birra in quantità (responsabile anch'essa dell'aumento della temperatura). L'articolo ricorda anche come siano la sole zanzare femmine a pungere: subito dopo la puntura, inoculano la loro saliva che ha funzione anticoagulante (è quella che produce il prurito conseguente) e infine prelevano il nostro sangue, in una quantità che varia tra i 2 e i 5 microlitri. Tra i rimedi naturali per allontanare le zanzare, si legge in un articolo collegato, vi sono aceto e limone e piante come i gerani e le lavande, il cui profumo non è gradito a questi insetti. Vestire con abiti in resina acrilica dovrebbe difendere dagli attacchi così come le piastrine a base di piretroidi che vengono diffusi tramite emanatore elettrico. Che resta il rimedio più utilizzato, anche se impone di tenere aperte le finestre...

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24 giugno 2016


La depressione, questa sconosciuta

A cura di Welly

Cos'è la depressione? Rispetto al passato sembra cresciuta la consapevolezza che si tratti di una malattia (il 58%) e che come tale debba essere diagnosticata tempestivamente e poi curata, seconda solo ai tumori nella percezione della sua gravità. 1 persona su 4, però, sottovaluta l'impatto che esso può avere sulla qualità della vita, ritenendo che si tratti di una condizione mentale sulla quale non si possa intervenire in alcun modo, ma con la quale bisogna imparare a convivere. Questo in un panorama in cui le persone colpite da depressione in Italia ammontano a 4,5 milioni, con le donne in quantità doppia rispetto agli uomini. Questi e molti altri dati si leggono nel “Libro Bianco sulla depressione” voluto da Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna e presentato due giorni fa a Roma alla Camera dei Deputati. Dati che risultano da una indagine condotta su un campione di 1.004 soggetti (503 donne e 501 uomini) da cui si evince anche la diffusa percezione che la depressione origini da una serie di fattori diversi tra cui dominano però i traumi e lo stress. Altri dati provengono da uno studio in via di pubblicazione si cui ha parlato, nell'incontro alla Camera, il Presidente della Società Italiana di Psichiatria Claudio Mencacci: risulta che dal momento in cui sorgono i primi sintomi della depressione al momento in cui la persona colpita decide di rivolgersi ad un medico è di quasi due anni (23 mesi) e che la diagnosi viene ricevuta in un periodo addirittura superiore, 25,5 mesi. La pubblicazione del Libro Bianco rappresenta anche un'occasione per sensibilizzare le istituzioni in vista di un Piano nazionale di lotta a quella che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la seconda causa di disabilità al mondo. Con un costo sociale anch'esso non indifferente

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