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17 giugno 2016


Come scongiurare la “sindrome del tifoso”

A cura di Welly

La Sindrome dell'occhio secco. Ma anche bruciore e acidità di stomaco o gonfiore di pancia. O, ancora, il mal di schiena "da divano". Sono alcune delle problematiche che potrebbero rovinare il piacere di coloro che in questi giorni stanno affrontando una 'full immersion' televisiva a base di partite, post-partite e programmi di approfondimento sugli Europei di Calcio che si stanno disputando in Francia. In proposito Assosalute - l'Associazione Nazionale Farmaci di Automedicazione - ha voluto fornire una sorta di vademecum per prevenire i disturbi che potrebbero emergere a seguito di una prolungata esposizione alla televisione e dalle altre cattive consuetudini connesse, come accompagnare la visione delle partite al consumo di snack e bevande gassate o l'immobilità fisica cui costringe il divano. Nello specifico: la sindrome dell'occhio secco è una patologia dovuta ad una ridotta produzione o una eccessiva evaporazione delle lacrime; essa può comparire dopo molte ore trascorse ininterrottamente davanti alla televisione (così come al computer), acuendosi nei casi in cui l'ambiente sia troppo asciutto o male aerato, se il soggetto sia troppo vicino ai condizionatori d'aria e anche in presenza di fumo di sigaretta. Il mal di stomaco e l’acidità possono emergere, come già anticipato, dall'eccessivo consumo di patatine, noccioline e altri snack accompagnati da bevande ghiacciate e gassate, agenti che possono provocare anche aerofagia e meteorismo. Il mal di schiena, infine, origina da posizioni scomposte sul divano come quella, piuttosto classica, per cui si tende a tenere il bacino più in basso delle gambe senza rispettare la curvatura fisiologica della colonna vertebrale. Fare attenzione a evitare tutte le situazioni sopradescritte aiuterà a prevenire l’insorgenza dei sintomi: nel caso dell’alimentazione evitare (o ridurre sensibilmente) gli snack in favore di frutta, yogurt e centrifugati e nel caso della postura evitare di restare troppo a lungo nella stessa posizione e fare ogni tanto qualche semplice esercizio di stretching. Infine, nel caso i sintomi siano già emersi, Assosalute non manca di segnalare rimedi di automedicazione: colliri, gel o pomate oculari per la sindrome dell'occhio secco, farmaci antiacidi e adsorbenti intestinali per il mal di stomaco, l'acidità e la pancia gonfia, antinfiammatori non steroidei (Fans) per uso topico o per via generale in presenza di mal di schiena. E per il resto… Forza Azzurri!

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10 giugno 2016


HIV tra bene e male

A cura di Welly

Buone e cattive notizie sul fronte dell'HIV. Cominciamo con la cattiva: l'infezione da Hiv anziché arrestarsi è in fase di aumento, soprattutto tra i giovani. Se n'è appena discusso a Milano durante l'ottava edizione dell'Icar, l'Italian Conference on Aids and Antiviral Research: i giovani rappresentano la maggioranza di quei 4.000 casi di infezione che si registrano ogni anno e la maggioranza delle nuove diagnosi sono da attribuire a rapporti sessuali senza preservativo, senza distinzione tra omosessuali ed eterosessuali. Altri dati resi noti al congresso sono che la Lombardia è la regione italiana più colpita, annoverando 20.000 persone sieropositive; seguono Lazio, Emilia Romagna e Liguria. Nel complesso sono ben 120.000 le persone che convivono in Italia con l''HIV e negli ultimi due anni i casi riguardano soprattutto i giovani in età compresa tra i 25 e i 29 anni.
Ma veniamo alle buone notizie: il calo significativo della mortalità è cosa nota da tempo, attribuibile alle nuove e più efficaci terapie. Queste ultime, tuttavia, potrebbero essere ulteriormente migliorate attraverso la somministrazione di un vaccino terapeutico che è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori italiani. Il relativo studio è già nella sua seconda fase, condotto in Sudafrica dove a tutt'oggi il 20% della popolazione (7 milioni!) sono infettate dall'HIV. Qui sono stati presi in esame 200 pazienti  nell'ambito di un programma di cooperazione bilaterale tra il governo italiano e quello del Sudafrica per la lotta contro l'Hiv/Aid. Trattati con il vaccino cosiddetto "Tat", i pazienti già in terapia con i farmaci anti-Hiv hanno sviluppato più cellule immunitarie di coloro che aveva ricevuto una dose di placebo. Vaccino che è stato sviluppato nei laboratori dell'Iss dal Centro Nazionale Aids (Cnaids) diretto da Barbara Ensoli. Si cercano fondi per proseguire la sperimentazione con una terza fase.

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03 giugno 2016


Con la musica, meno dolore

A cura di Welly

Anche a collegamento con il post di Allegria e benessere (almeno fino a martedì 7), mi occupo oggi degli effetti benefici della musica e il suo conseguente utilizzo in campo medico. Trovo in grande evidenza stamattina, nella sezione salute di La Stampa, la notizia che al congresso della società europea di anestesiologia di Londra è stato presentato uno studio che dimostrerebbe come l'effetto naturalmente rilassante della musica si accompagni ad una riduzione della quantità di anestetico necessario per affrontare l'operazione di cataratta. Lo studio è stato condotto su un numero di 62 pazienti che erano in attesa, appunto, di un intervento chirurgico per sostituire il cristallino degli occhi opacizzato. Suddivisi casualmente in due gruppi, la metà di loro ha potuto ascoltare, nei venti minuti precedenti all'operazione, la propria musica preferita mentre un'altra metà rappresentava il "gruppo di controllo". Ebbene la ricerca ha rivelato che coloro che avevano ascoltato musica hanno richiesto durante l'intervento una quantità inferiore di anestetico locale, così come di sedativo, rispetto a coloro che non la avevano ascoltata. Risultati simili a quelli descritti da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ove si segnala che la musica ha ridotto sensibilmente l'ansia di un gruppo di donne che si stavano sottoponendo ad una biopsia del seno. Una ulteriore ricerca, stavolta pubblicata sull'Aesthetic Surgery Journal, afferma che l'ascolto della musica gioverebbe anche ai chirurghi prima di entrare in sala operatoria: l'effetto benefico si tradurrebbe in una esecuzione chirurgica migliore così come in una maggiore rapidità e precisione nella fase di sutura delle incisioni. Le sperimentazioni proseguono: allo studio, la possibilità che la musica aiuti anche ad alleviare i disagi legati ad altre operazioni chirurgiche come quelle ortopediche.

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27 maggio 2016


Stress e psoriasi, una relazione pericolosa

A cura di Welly

Secondo stime recenti, in Italia ben 2 milioni e mezzo di persone sono affette da psoriasi; a loro volta, l'80% soffre di psoriasi a placche, in una forma quindi lieve ma il 20% oscilla tra la moderazione e la gravità, con diversi casi in cui degeneri fino a richiedere l'ospedalizzazione. Ciononostante, la malattia tende ad essere sottovalutata benché abbia una grave impatto sulla qualità della vita; se non adeguatamente trattata, espone le persone che ne sono affette anche al rischio di ulteriori implicazioni cliniche, a partire dall'insorgenza di malattie cardiache anche gravi.
Al 91° Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) in corso a Genova fino a domani 28 maggio, si è svolto un simposio durante il quale è stato evidenziato il ruolo centrale ricoperto dallo stress e dai disordini psichici e mentali rispetto all'insorgenza della psoriasi, la cui eziologia non è ancora del tutto conosciuta a parte la predisposizione genetica. Ma qual è il rapporto tra stress e psoriasi? Gli esperti parlano di rilascio di alcune molecole da parte delle terminazioni nervose che, in seguito ad una interazione con alcune cellule (più precisamente le "mast cells"), porterebbero ad un aumento dell'infiammazione neurogenica. Da qui l'opportunità che il paziente affetto da psoriasi venga seguito non solo dal punto di vista farmacologico (dove peraltro si stanno facendo importanti passi in avanti nel trattamento della patologia) ma in senso olistico, con un approccio che integri biologia e medicina psicosociale. “Si deve costruire un rapporto basato sul dialogo Medico-Paziente con l’obiettivo di portare il malato ad un adeguato coping alla malattia” sostiene la dottoressa Anna Graziella Burroni, specialista in dermatologia e malattie veneree dell'ospedale San Martino di Genova e Presidente SIDEP, la Società Italiana di Dermatologia Psicosomatica. Le fanno eco le parole della Presidente dei lavori del Congresso, la Prof.ssa Aurora Parodi, Direttore della Clinica Dermatologica Ospedale S. Martino di Genova: "È importante non solo curare la psoriasi ma interagire con il paziente affinché questi possa viverla al meglio, innalzando le proprie aspettative di qualità di vita”.

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20 maggio 2016


L'Europa riconosca l'obesità!

A cura di Welly

Domani, sabato 21 maggio, è la Giornata Europea dell'Obesità. Che è ormai riconosciuta come una malattia cronica dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ma non dall'Europa, con l'eccezione del Portogallo. E dire che i numeri sono impressionanti: un'analisi di The Lancet, l'autorevole rivista scientifica inglese, ha preso in esame l'evoluzione del fenomeno in quasi 200 nazioni rivelando come, negli ultimi quarant'anni, il numero degli obesi nel mondo sia aumentato di 6 volte, dai 105 milioni del 1975 ai 640 milioni di oggi. Leggo, in proposito, una dichiarazione della Società Italiana dell’Obesità, la SIO, Paolo Sbraccia: “Si stima che l’obesità colpirà, entro il 2030, il 50% dei cittadini europei e in molti Paesi, tra persone obese e sovrappeso, si raggiungerà il 90% della popolazione". A proposito di Europa, impressiona anche l'impatto sui sistemi sanitari: nell'Unione Europea il costo economico e sociale dell'obesità è pari a 70 miliardi, ovvero a quasi 200 milioni di euro al giorno. Sempre Sbraccia, ricorda come l'obesità sia "una malattia potenzialmente mortale che riduce l’aspettativa di vita di 10 anni, è causa di disagio sociale e spesso, tra bambini e adolescenti, favorisce episodi di bullismo, che più volte le cronache hanno riportato." Perché i Governi europei si facciano carico di una politica seria ed efficiente sulla prevenzione dell'obesità, così come sulla cura e sull'assistenza, è necessario che essa venga effettivamente riconosciuta a livello europeo. Non mancano gli sforzi in tal senso: proprio recentemente un gruppo di Parlamentari di nazioni e schieramenti politici diversi hanno invitato ufficialmente la Commissione Europea e il Consiglio d'Europa ad abbracciare la causa di un riconoscimento armonizzato dell'obesità come malattia cronica. Si speri sia l'inizio di un inversione di tendenza di un fenomeno che sta allineando l'Europa agli Stati Uniti. In senso negativo, però!

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