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08 aprile 2016


Sull'olio di palma, pediatri a congresso

A cura di Welly

Il già discusso olio di palma (fa male? non fa male?) è stato oggetto di discussione all'ultimo Congresso Nazionale “Medieterranea” svoltosi a Bari e dedicato alla nutrizione pediatrica. Qui il Vice Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) nonché docente di Nutrizione Pediatrica presso l’Università di Bari Prof. Vito Leonardo Miniello ha ricordato come l'olio di palma insieme agli altri oli cosiddetti tropicali (quello di palmisto e quello di cocco) figurano da anni in vari prodotti alimentari classificati semplicemente come "olii vegetali", così come consentito (complice una lacuna normativa) dalla Comunità Europea, ma informazione lacunosa pur se corretta. La verità, però è che tali oli sono assimilabili, per composizione, ai grassi animali e che se assunti in quantità troppo elevate possono essere alla base dell'insorgenza di diverse patologie quali l'obesità, il diabete non insulino-dipendente e le malattie cardiovascolari, incrementando il livello di colesterolo. Grassi saturi sono già presenti nel latte materno e anche nei latti formulati, ovvero i latti artificiali che devono assumere i neonati quando la madre non è in grado di allattare, e anche in prodotti derivati come il burro. La questione è quindi legata all'uso o all'abuso che si fa dell'olio di palma e non solo nella primissima infanzia ma soprattutto quando i bambini passano a consumare merendine farcite e patatine fritte preparate industrialmente. in questi casi "la moderazione" - ha affermato il Presidente della SIPPS Dott. Giuseppe Di Mauro, "rappresenta l’alternativa razionale a una dieta di negazione e alla demonizzazione di componenti alimentari naturali quali i grassi." Ammonendo anche come in ambito europeo l'Italia detenga il primato di sovrappeso/obesità in bambini di età scolare mentre il Prof. Miniello, nel corso del Convegno, ha esortato anche a tenere presente le campagne del WWF e di altre organizzazioni non governative internazionali che stanno denunciando da tempo il devastante impatto della deforestazione a favore della coltivazione della palma oleaginosa. Ove c'è anche la possibilità di produrre un olio di palma sostenibile, nel rispetto quindi dell'ambiente.

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01 aprile 2016


Oltre il Labirinto, verso la Vita

A cura di Welly

Domani, 2 aprile, è la Giornata Mondiale dell'Autismo e tra le varie iniziative ad essa legate, segnaliamo quella della Fondazione Oltre il Labirinto, una associazione nata a Treviso nel 2009 e formata da genitori con figli effetti da autismo. Un anno dopo è nato in provincia di Treviso un Villaggio, il “Godega 4Autism”, che nel corso degli anni si è imposto come un modello di sostegno e di partecipazione. Scopo dell'iniziativa è quello di superare l'ottica emergenziale ed iniziare a costruire per i bambini autistici un percorso abilitativo e inclusivo fin dall'infanzia, per valorizzarne le risorse, le abilità e le potenzialità, guidare la loro formazione alla vita e la loro inclusione sociale e lavorativa. Per questo, all'interno del Villaggio, si svolgono vari laboratori che tengono conto dell'età e delle inclinazioni di chi vi partecipa: si spazia dalla meccanica alla falegnameria, dalla pittura al disegno, dalla costruzione e decorazione di oggettistica alla coltivazione e raccolta dei prodotti ortofrutticoli. E' attivo anche un laboratorio di cucina e si prevede di ampliarne l'operatività con un laboratorio di pasticceria che dovrebbe produrre gli Zaèti, i biscotti a base di farina di mais e uvetta, tipici della tradizione veneta; il progetto, denominato “Cooking 4Autism” include tutte le fasi della produzione del dolce, dall'acquisto degli ingredienti fino al confezionamento dei biscotti, operando sotto la stretta supervisione di un maestro pasticcere e di operatori qualificati. Una iniziativa lodevole e che sta dando importanti frutti, quella di Oltre il Labirinto, ma che ha bisogno di essere sostenuta anche economicamente: per questo, in occasione della la Giornata Mondiale dell'Autismo, la Fondazione ha promosso una Campagna di raccolta fondi che si è già aperta il 27 marzo scorso e che proseguirà fino al 9 aprile: entro tale data si  si possono donare 2 euro con un SMS solidale oppure 2 o 5 euro con chiamata da rete fissa al numero 45501.

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25 marzo 2016


Cioccolato a Pasqua, ma per benessere

A cura di Welly

L'associazione è scontata: Pasqua = cioccolato. Il che non vuol dire necessariamente un consumo smodato e deleterio per la linea e per la salute. C'è il modo di rispettare la tradizione, non farsi del male e addirittura trarne dei benefici. Nella qualità fondente (almeno per il 70%) il cioccolato, com'è noto, ha la capacità di migliorare l'umore, favorire la concentrazione e agire a livello cardiocircolatorio e muscolare aiutando a mantenere la prontezza psico-fisica. E ancora ha funzione antiossidante, grazie alla presenza del fenolo. Secondo la specialista in endocrinologia, diabetologia e nutrizione Serena Missori, intervistata da La Stampa, il cioccolato però va consumato dalla mattina al pomeriggio e ciò "per avere una sferzata di energia costante, un umore allegro, un boost al metabolismo". Missori, autrice del libro "Allenati, mangia, e sorridi. Riequilibra l’intestino e torna in forma con il programma Re-Start", incoraggia al consumo dell'alimento più amato dai bambini (e non solo): "La Pasqua coincide spesso con l’arrivo della primavera, che porta con sé cambiamenti umorali, squilibri della serotonina e tanta voglia di dolci, che è compensatoria. Approfittando delle uova pasquali, possiamo trarne il massimo beneficio senza troppe ripercussioni sulla linea, scegliendo il cioccolato giusto". In una quantità compresa tra i 30 e i 70 grammi secondo le caratteristiche individuali e senza associarlo a cibi troppo grassi come creme, formaggi, burro, fritti e intingoli. Per beneficiare dell'effetto salutare del cioccolato, conclude l'articolo di La Stampa, il suo consumo dopo Pasqua andrebbe gradualmente ridotto, mentre contemporaneamente andrà aumentato il tempo dedicato all'attività fisica. Buona Pasqua!

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18 marzo 2016


Se il sonno è in apnea

A cura di Welly

Oggi, 18 marzo, è la Giornata Mondiale del Sonno, nona edizione di una iniziativa nata per sensibilizzare sull'importanza del riposo per la salute generale e il benessere. In questo spazio ce ne occupammo già l'anno scorso riportando i consigli di un geriatria e medico omeopata sui rimedi naturali da adottare per assicurarsi un riposo sano e regolare. Quest'anno, mi soffermo su un altro aspetto legato al sonno, che mi viene segnalato con un comunicato stampa dell'Associazione Nazionale Dentisti Italiani. La quale segnala come ben 2 milioni di italiani soffrano, spesso inconsapevolmente, di una patologia chiamata Sindrome dell'Apnea ostruttiva del sonno (OSAS, ovvero Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Sulla patologia in oggetto c'è una trattazione dettagliata in un articolo di benessere.com. Qui, in breve, diciamo solo che si tratta di un disturbo che vede alcune, ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno a causa di ostruzioni delle vie aeree, un fenomeno che alla lunga può portare a gravi conseguenze come infarto, ipertensione e cardiopatie. Nel caso dei bambini, poi, il disturbo può emergere anche solo da un palato stretto, non necessariamente quindi da patologie respiratorie. La campagna di sensibilizzazione dell'Associazione Nazionale Dentisti Italiani si chiama "Allarme apnee notturne" ed è incentrata sull'opportunità che sia il dentista ad effettuare una diagnosi della OSAS ove i pazienti non sappiano riconoscerne i sintomi, o li sottovalutino. I medici dell'Associazione hanno partecipato ad un programma di formazione su odontoiatria e disturbi del sonno e sono quindi in grado di fornire informazioni corrette riguardo alla patologia e in condizioni di effettuare screening con appositi test fino ad indirizzare il paziente, nell'eventualità che i test dovessero essere positivi, ai centri specialistici dove effettuare esami più approfonditi e definire eventuali terapie. Che difficilmente consisteranno nella somministrazione di farmaci, come leggiamo nel citato articolo di benessere.com, ma regole quotidiane da seguire per prevenire il disturbo o anche presidi che migliorino l'ossigenazione, come cerotti e pinze nasali.

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11 marzo 2016


Agli italiani piace la marca

A cura di Welly

Certe false convinzioni sono davvero dure a morire. Come quella per cui un medicinale di "marca" sarebbe più efficace del farmaco equivalente o generico. Ce lo ricorda un lungo articolo uscito ieri sul quotidiano "La Repubblica" per cui "Farmaci no logo, è flop, nessuno ferma la corsa delle medicine griffate". Nell'articolo si ricorda come l'introduzione dei farmaci generici nel sistema sanitario nazionale celebri proprio quest'anno il suo ventennale. E che a distanza di vent'anni, ben tre persone su quattro non si fanno alcun problema a spendere (di tasca loro!) una somma maggiore di quello che potrebbero spendere, ottenendo lo stesso prodotto. Perché è lo stesso prodotto, questo non si discute, o quantomeno ha gli stessi effetti terapeutici. L'articolo di Repubblica a firma Michele Bocci prova a cercare una risposta: nel caso del Valium, ad esempio, si pensa che il nome stesso del prodotto, grazie alla sua familiarità, renda certi gli effetti. E a nulla vale sapere che gli stessi effetti può ottenerli con il Diazepam. Lo stesso per l'Aulin che viene generalmente preferito al Nimesulide, l'Augmentin all'acido clavulanico, la Tachipina al paracetamolo. Tutti farmaci che costano meno e che possono essere interamente rimborsati, almeno quando si tratta di farmaci della classe A; l'80% degli italiani, invece, è disposto a metterci la differenza, contro il 20% che accetta di risparmiare (e non si sa quanto di buon grado). Un fenomeno, questo, tutto italiano, ove in Germania, Regno Unito e Olanda i generici vengono venduti in farmacia nella percentuale del 60% e in Francia e Svezia del 40%. L'articolo di Repubblica segnala anche che la percentuale dell'acquisto di farmaci di marca è più elevato nel caso di prodotti per le patologie croniche come il Parkinson o l'epilessia e, come accennato, nel caso degli psicofarmaci. Nei primi due casi, però, un margine di efficacia, secondo alcuni esperti, effettivamente esiste, specialmente se si passa dall'utilizzo di un certo farmaco a quello generico nel corso della terapia.

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