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04 marzo 2016


Contro Zika, monitorare le zanzare

A cura di Welly

A proposito di Zika e del rischio di contagio del nostro Paese (dove si sono già registrati alcuni casi), rilevo una nota da parte del gruppo di Entomologia Medica del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università Sapienza di Roma - coordinato dalla professoressa Alessandra della Torre e di cui fanno parte il dottor Beniamino Caputo e il dottor Pietro Cobre. Gli studiosi hanno diramato due giorni fa un comunicato stampa nel quale dichiarano l'opportunità di un impegno preventivo non solo sul fronte del controllo delle persone ma soprattutto sulle vettrici del virus, le zanzare. Tanto più opportuno alla vigilia della primavera e dell'innalzamento delle temperature. In pratica, se oggi il virus viene trasmesso solo da persone che sono state eventualmente contagiate nel corso di un loro viaggio in uno di quei paesi dove sta dilagando, domani potrebbe accadere che venga diffuso in modo autoctono, tramite quelle "zanzare tigri" che sono molto comuni a Roma, ad esempio. Se poi si pensa alla mobilità generata dal Giubileo negli arrivi e delle Olimpiadi in Brasile per le partenze (e conseguenti rientri), si comprende come i fattori di rischio siano destinati a moltiplicarsi nei prossimi mesi. Si pensi che le zanzare tigri sono potenziali vettrici anche di altri virus patogeni presenti in alcuni paesi tropicali. Che fare dunque? Al momento il gruppo della Sapienza ha chiesto di incontrare quanto prima possibile i responsabili degli organi competenti della Regione Lazio per esporre loro quali dovrebbero essere le attività da svolgere. Intervenire, ad esempio, nei luoghi di aggregazione dei viaggiatori che provengono dai paesi maggiormente colpiti dal virus, come aeroporti e porti, ove monitorare la densità delle zanzare e il loro eventuale tasso di infezione virale intervenendo di conseguenza. "Il nostro approccio" dicono gli studiosi "parte dalla lotta alle zanzare nella convinzione che agire sulle zanzare vettrici, oltre che sulle persone infette, sia la strategia più efficace anche in termini di impatto economico sulle casse della Regione e dello Stato”. Da segnalare, infine, che un'altra Regione, l'Emilia Romagna, si è mossa già da tempo sul fronte della prevenzione lanciando il portale www.zanzaretigreonline che riporta dati sempre aggiornati sulla presenza degli insetti sul territorio.

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26 febbraio 2016


Giornata Mondiale delle Malattie Rare

A cura di Welly

Una malattia viene definita rara quando il numero di persone colpite non supera le 5 su 10.000. Solo in Italia, vi sono ben 670.000 persone che soffrono di malattie rare (se ne contano 6.000 e tra le più note vi sono la fibrosi cistica, l'epidermolisi bollosa, la fibrosi polmonare idiopatica, l'amiotrofia spinale infantile e la malattia di Stargardt) e si scontrano con le difficoltà di ottenere una diagnosi certa, per la quale possono attendere dai 5 ai 30 anni, dopo essersi talvolta spostati in città ed istituti distanti dalla propria residenza. Notevole è l'impatto che le malattie rare - spesso croniche e potenzialmente mortali - hanno sia su chi ne è affetto che sulle loro famiglie, portando spesso a situazioni di solitudine e abbandono. Per questo quasi 100 associazioni di patologie rare hanno da tempo unito le loro forze per dare vita ad una Federazione ("Uniamo", appunto, o Federazione Italiana Malattie Rare) con l'intento di agire con maggior vigore nella difesa dei diritti dei malati, a partire dalla richiesta di buone e incisive politiche sanitarie e socio-sanitarie. Sarà Uniamo a coordinare in Italia la 9a Giornata Mondiale delle Malattie Rare che si svolge lunedì 29 febbraio in oltre 80 paesi nel mondo. Nel nostro paese sono previste iniziative di informazione in 170 piazze di 130 città italiane, coprendo ogni Regione. Vi sarà inoltre una campagna social dal titolo #UniamoLaVoce ("La voce del paziente" è il tema su cui si concentra l'edizione 2016) per cui tutti sono invitati a pubblicare un video o una foto con il proprio urlo nell'ambito di un miniconcorso che proseguirà fino al 5 marzo. Vi sarà poi un evento presso l'Istituto Superiore di Sanità di Roma e che vedrà coinvolti pazienti e istituzioni e (sempre a Roma) una rassegna di cortometraggi, docufilm e spot sul tema mentre per gli eventi nelle varie città italiane si può consultare il programma sul sito della Federazione, uniamo.org.

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19 febbraio 2016


Mangiare bene fa bene al Pianeta

A cura di Welly

Sul quotidiano Repubblica di oggi, leggo di un volume appena uscito dedicato al rapporto tra cibo ed ambiente. Il volume in questione è la seconda edizione di "Eating Planet" (Edizioni Ambiente, la prima edizione fu pubblicata nel 2012) ed è stato voluto dal Barilla Center for Food & Nutrition, una istituzione privata che analizza i fattori economici, scientifici, sociali e ambientali connessi al cibo in un rapporto di causa-effetto. Realizzato con il contributo di alcuni esperti di fama internazionale e da un gruppo di giovani ricercatori, il volume documenta gli sviluppi più recenti del dibattito sull'alimentazione anche alla luce di quanto emerso nei vari incontri che si sono succeduti nell'Expo dello scorso anno. Vi si legge, tra l'altro, che la filiera dell'alimentazione - agricoltura o allevamento, conservazione e distribuzione degli alimenti - impiega una quantità di gas serra che è superiore quella prodotta dai mezzi di trasporto. Sul banco degli imputati, dal punto di vista di danno all'ambiente, vi sono in particolare le carni il cui impatto ambientale viene calcolato nel 12% delle emissioni globali di anidride carbonica. Da qui e da altre valutazioni, se ne deduce che una dieta che limiti il consumo di carne potrebbe contribuire non poco a rallentare i fenomeni di cambiamento climatico. Frutta e ortaggi di stagione, riso, cereali, pane e pasta sono gli alimenti che sono alla base della piramide alimentare - cioè sono quelli che aiutano a vivere meglio e più a lungo - ma sono anche quelli che impattano meno sull'ambiente, e dunque si trovano sulla cima della piramide ambientale. Stiamo dunque parlando della dieta mediterranea, l'unica, insieme a quella vegetariana, ad apportare benefici sull'ambiente scongiurando quello che potrebbe accadere tra pochi decenni se le abitudini alimentari rimassero quelle attuali: meno produzione agricola, a fronte di una maggiore richiesta di cibo. La stessa dieta che è in grado di ridurre, ad esempio, del 72% la possibilità di incorrere in un infarto, oltre a prevenire sovrappeso e obesità.

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12 febbraio 2016


Meningite in Toscana: aumentano i casi

A cura di Welly

Si torna a parlare di meningite a seguito dei casi comparsi in Toscana, più o meno tutti nello stesso periodo. Vero è che la malattia si registra anche in altre parti d'Italia ma non con questa intensità e concentrazione: prima del 2015 i casi che si riscontravano in Toscana non superavano i 15-16 l'anno; nel 2015 sono più che raddoppiati, arrivando a 38 e solo in questi 40 giorni del 2016 i casi acclarati sono ben 12. La causa è nota: si tratta dell'infezione da parte di un ceppo particolare di meningococco, il ST11, dalle proprietà molto aggressive, forse giunto con il carico merci di una nave approdata a Livorno e poi trasformatosi nel tempo. Meno noto è il motivo per cui i casi sono concentrati soprattutto nella zona a nord del fiume Arno nella Toscana centrale, con particolare densità nella provincia di Empoli, mentre più limitati nella zona sud. Tra i casi, anche quello di una donna che faceva la pendolare in treno, per cui tutti i passeggeri che potrebbero avere avuto contatti con lei sono stati sottoposti al vaccino. Quest'ultimo, tuttavia, sembra essere visto ancora con diffidenza da parte della popolazione, nonostante non presenti controindicazioni e possieda un altissimo livello di tollerabilità. Nelle parole del Prof. Massimo Andreoni, Past President della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT): "La meningite esiste e registriamo vari casi anche nel nostro Paese. Qui fa notizia la concentrazione di più pazienti colpiti in una sola regione a pochi chilometri di distanza. È un problema endemico in Italia. Piuttosto che creare allarmismo in casi di focolai specifici di meningite, occorre tenere alta l'attenzione e puntare decisamente sulla vaccinazione quale unica forma di prevenzione oltre che i casi endemici, e riconsiderare il problema meningite ad un questione globale". In ogni caso, il Ministero della Salute ha istituito un'unità permanente per monitorare la situazione della Toscana sotto il profilo epidemiologico.

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05 febbraio 2016


La pillola del giorno dopo: manca informazione

A cura di Welly

Solo il 16% delle donne italiane è ben informata sulla cosiddetta "pillola del giorno dopo", la contraccezione d'emergenza che dal maggio dello scorso anno può essere acquistata senza ricetta se la acquirente è maggiorenne e senza più l'obbligo di esibire il test di gravidanza. E sono molti i farmacisti - il 18% - che si rifiutano di venderla, ignorando (o facendo finta di ignorare) la direttiva dell'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco.
È quanto emerge da una indagine della SWG che ha intervistato un campione di 400 donne e 100 farmacisti. Dall'indagine si apprende anche che oltre la metà delle donne ignora totalmente la normativa in materia e poco meno di un terzo  pensa che l'obbligo di ricetta sia tutt'oggi in vigore. Ma la verità è che alcuni farmacisti - in gran parte cattolici praticanti - ritengono che la pillola sia pericolosa e per questo si rifiutano (benché obbligati) di venderla senza prescrizione; più in generale circa la metà dei farmacisti intervistati non condividono la decisione dell'Agenzia che a suo tempo aveva recepito le linee dell'Agenzia europea del farmaco. Registro in proposito una dichiarazione che ho ricevuto dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani il cui Presidente ammette possa esistere un deficit di informazione da parte dei farmacisti cui si sta cercando di ovviare attraverso un corso di aggiornamento gratuito. "Deve essere chiaro a tutti che la dispensazione del contraccettivo deve obbedire tassativamente al dettato della normativa vigente, e che qualsiasi violazione della norma deve essere puntualmente segnalata”, dichiara il Presidente (e senatore) Andrea Mandelli. Sempre secondo il Presidente Mandelli la reticenza dei farmacisti (cui più volte la Federazione ha ricordato le modalità di dispensazione del contraccettivo) è dovuta al fatto che è la prima volta che in Italia un preparato ormonale è stato classificato senza obbligo di prescrizione. E che è solo questione di alcuni mesi prima che possa essere chiaro a tutti - a donne e farmacisti - quali sono i diritti delle prime e i doveri dei secondi.

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