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16 ottobre 2015


Come combattere l'obesità infantile

A cura di Welly

Agli indiscussi problemi di salute cui è soggetto un ragazzino o una ragazzina obesa, si aggiunge quello, cui si pensa e si scrive poco, del bullismo. Ma è solo di un anno fa la notizia del bambino che è stato aggredito nella periferia napoletana, solo perché giudicato "grasso" da un gruppo di giovani che gli hanno procurato lesioni fisiche e psicologiche permanenti. L'obesità infantile può essere dunque all'origine di fenomeni di isolamento sociale quali i pregiudizi, le umiliazioni e le discriminazioni. In un contesto, quello italiano, in cui vi sono 23,1% di bambini in sovrappeso e 9,8% obesi (dati del Ministero della Salute), percentuali che indicano una tendenza in aumento e che quindi rischiano di crescere ulteriormente nei prossimi anni.
Una corretta alimentazione unitamente ad una sana attività fisica costituiscono da sempre i migliori strumenti di prevenzione dell'obesità. Da questa ovvia constatazione che però sembra ancora troppo ignorata, nasce il progetto "Salta in Bocca" in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri che per il terzo anno coinvolgerà le suole primarie italiane fornendo sia ai bambini che ai loro genitori le informazioni sulle abitudini alimentari che devono essere adottate per prevenire o combattere i rischi legati all'obesità infantile. Lo farà attraverso la distribuzione di schede che illustrano i benefici dei vari alimenti e i corretti stili di alimentazione, insieme ad un gioco propedeutico, sempre sull'alimentazione sana ed equilibrata. Nelle prime due edizioni di "Salta in Bocca" hanno partecipato complessivamente 5.000 classi, 10.000 insegnanti, 110.000 trea bambini e genitori e 4.500 studi pediatrici. Info: www.saltainbocca.it.

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09 ottobre 2015


La felicità aiuta a perdere peso

A cura di Welly

Avrà incuriosito molte donne leggere quanto riportato ieri sul sito di La Stampa, nella sezione salute. "Vuoi dimagrire? Sii felice e ci riuscirai", era il titolo. Un po' semplificativo del contenuto dell'articolo ma certamente efficace. Per i più distratti, riassumo qui quanto vi ho letto. Si parla di uno studio effettuato da ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Adelaide in Australia e mirato a dimostrare, appunto, un legame esistente tra la condizione di sovrappeso e il malessere psicologico. Lo studio è stato effettuato prendendo a campione un gruppo di 260 adulti che sono stati suddivisi in cinque sottogruppi a seconda del loro BMI, l'indice di massa corporea, rivelando come le persone obese fossero più depresse rispetto a quelle dal peso normale. A confortare i ricercatori australiani, un altro studio che ha preso a campione un gruppo di donne che per quattro settimane hanno incontrato uno psicologo per lavorare insieme a lui sulla autostima e sulla felicità ma senza mai menzionare i problemi di peso che le affliggevano; dopo 12 settimane ben tre quarti di loro avevano perso inconsciamente peso.  Secondo la responsabile della ricerca, la psicologa clinica Sharon Robertson, quindi una terapia psicologica che agisca sul raggiungimento e mantenimento del benessere personale può essere un valido coadiuvante di un programma tradizionale di perdita di peso. Tanto più se è vero, come sostiene un altro studio effettuato in Gran Bretagna e pubblicato lo scorso anno sulla rivista Plos One, che la dieta tradizionale, soprattutto se ferrea, può aumentare il rischio di insorgenza di depressione in chi la affronta.

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02 ottobre 2015


Il Jet Lag? Combattilo con il caffè

A cura di Welly

Al caffè, o meglio al piacere del primo caffè mattutino, verrà presto dedicato un post nel blog di Allegria e Benessere. Intanto, però, riprendiamo una notizia apparsa ieri sul sito di Repubblica nel quale si sostiene che il caffè - se assunto nel pomeriggio o comunque in quantità eccessive - può avere conseguenze sul normale ciclo del sonno e dunque sullo stato di salute generale. L'effetto della caffeina, secondo uno studio effettuato dai ricercatori della University of Colorado Boulder e di Cambridge pubblicato su Science Translational Medicine, sarebbe quello di influire sul ritmo circadiano, l'"orologio biologico" che ci segnala (o meglio segnala al nostro corpo) quando è il momento di addormentarsi e quando di svegliarsi. I ricercatori hanno anche calcolato quanto possa influire un caffè assunto nel pomeriggio sul ritmo circadiano: uno sfasamento di 40 minuti indietro dell'"orologio biologico". Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno monitorato su un campione di volontari i livelli di melatonina nell'arco della giornata, dal momento che essa cresce costantemente ora dopo ora coordinando alcune funzioni dell'organismo. Si ritiene che la conferma dell'influenza della caffeina sul sonno possa aiutare i medici a trattare alcuni dei disturbi legati appunto allo sfasamento del ritmo circadiano. Suggerendo anche come quest'ultimo possa invece tornare utile nei casi in cui si affrontino dei lunghi viaggi in aereo verso l'ovest, potendo contrastare quel senso di disagio ("jet lag") che si prova quando ci si trova qualche ora in avanti rispetto al luogo di partenza.

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25 settembre 2015


La carica dei 208 (esami inutili?)

A cura di Welly

"Quando c'è la salute, c'è tutto" formulò il giornalista e scrittore Gandolin (al secolo Luigi Arnaldo Vassallo) oltre un secolo fa. Ma quando la salute non c'è, che fare? Analisi, accertamenti…, certo. E se non ci sono nemmeno quelle? O quantomeno, se non ce li si può permettere? E' quanto si chiedono in tanti, in questi giorni da quando il Ministero della Salute, in virtù della famigerata "spending review" che sta investendo vari settori della vita pubblica, ha stilato una lista di prestazioni sanitarie (ben 208!) che in un futuro molto vicino, se prescritte dal proprio medico, potranno essere effettuate solo a pagamento, senza neppure le agevolazioni del 'ticket'. L'iniziativa ministeriale muove dalla constatazione che ogni anno il Servizio Sanitario Nazionale spende 13 miliardi per esami e visite "inappropriate". Esami e visite che i medici di base prescrivono non per reale necessità del paziente ma per eccessivo scrupolo (tanto poi è l'SSN che paga, pare sottinteso). I medici si sono sentiti chiamati in causa e non l'hanno presa bene, tanto più che quando il provvedimento diventerà esecutivo, coloro che prescriveranno esami o interventi che rientrano nella 'black list' saranno soggetti a sanzioni pecuniarie. A scorrere la lista delle diagnosi "a rischio" (nel senso che alcune di loro possono essere prescritte solo a certe condizioni) si trova un po' di tutto, dalle risonanze magnetiche ai test allergici, dalle prestazioni odontoiatriche all'esame del colesterolo totale. Si intravedono già piogge di contestazioni, ricorsi, discussioni su interpretazioni più o meno errate. I detrattori del provvedimento parlano di attacco al fondamentale rapporto di fiducia tra il medico e il paziente, con il primo che potrebbe rifiutare di fare una prescrizione per timore di una multa (che nelle parole del Ministro della Salute non scatterebbe automaticamente) e il secondo che, di fronte alla prospettiva di pagare per un esame costoso, possa rinunciarvi del tutto. Il tema è delicato, non c'è dubbio. E l'impressione è che il Ministero faccia sul serio, tanto che si parla già di scioperi nel mondo sanitario. Un compromesso che metta d'accordo Governo, medici e pazienti è auspicabile purché nel solco di quello che recita l'articolo 32 della Costituzione: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".

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18 settembre 2015


Bambini e melanoma, la prevenzione è d'obbligo

A cura di Welly

Che trascorrere troppo tempo esposti al sole e senza protezione faccia male è cosa risaputa. Però, generalmente, le precauzioni si adottano pensando ad eventuali bruciature e non considerando il rischio, affatto da sottovalutare, di insorgenza di un melanoma. Che è un tumore ed anche piuttosto aggressivo, potendo diffondersi in altre parti dell'organismo ("melanoma metastatico") con conseguenze che dunque vanno ben al di là della patologia cutanea.
L'esposizione eccessiva ai raggi UV è una delle cause principali dell'insorgenza del melanoma poiché può provocare una mutazione nei melanociti, ovvero la cellule che producono la "melanina" che a sua volta è il pigmento che protegge la pelle dai raggi del sole. Le statistiche dicono che i casi di melanoma sono raddoppiati negli ultimi 30 anni fino a registrare circa 10.000 nuovi ogni anno solo in Italia. Ed è bene sapere che esso può essere la conseguenza di scottature prese nell'infanzia: in pratica la pelle può "memorizzare" il danno e innescare il processo patologico anche a distanza di diversi anni. E' per questo che l'IMI - Intergruppo Melanoma Italiano insieme al Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) stanno promuovendo in questi giorni una campagna di informazione rivolta alla scuola primaria. Si tratta di far comprendere ad insegnanti, bambini e genitori l'importanza di una opportuna prevenzione che consiste essenzialmente sulle opportune precauzioni da adottare quando ci si espone al sole. Il progetto è ai blocchi di partenza e riguarda 130 scuole primarie di sette Regioni italiane (Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sardegna) per un totale di 40.000 bambini coinvolti oltre ad alcune migliaia di adulti tra genitori e insegnanti. Esso prevede alcune attività svolte in classe utilizzando materiali 'ad hoc' come opuscoli, poster da appendere e risorse multimediali tra cui un sito web, pillole educazionali in animazione e un cartone animato che ha per protagonisti due fratellini, Geo e Gea, i quali vengono avvicinati da un simpatico alieno chiamato Rey che ha il compito di insegnare ai due bambini come proteggere la pelle dal sole.
"Il sole per amico" è il nome dell'iniziativa che prevede anche una serie di incontri tra bambini, insegnanti e dermatologi, due concorsi sui temi della campagna e una raccolta finale di dati che consentiranno di comprendere l'efficacia dell'attività educazionale, monitorando l'effettivo cambiamento delle abitudini dei genitori e dei bambini rispetto alla difesa della pelle. Le risorse e gli strumenti educazionali della campagna per le scuole primarie sono liberamente accessibili attraverso il sito www.ilsoleperamico.it

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