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07 agosto 2015


Il decalogo della partenza in auto

A cura di Welly

7 italiani su 10 (ovvero il 69% della popolazione) sono a rischio di sbalzo termico da aria condizionata. In questa estate particolarmente calda e nel periodo del grande esodo potrebbe essere utile sapere quanto emerge da uno studio commissionato da In the Bottle che ha interpellato circa 60 tra medici e nutrizionisti sui rischi che corrono quanti si mettono in auto in questi giorni: le temperature eccessivamente basse all'interno della vettura potrebbe portare a disidratazione nel 53% dei casi e laringiti e faringiti per il 62%. Se unite all'escursione termica dell'esterno, inoltre, il rischio è di alterare lo stato di salute delle vie respiratorie (44%) e rischiare effetti da colpo di calore (36%). Altri errori nei quali si può incorrere in questo periodo riguardano l'alimentazione, che risulta poco bilanciata per il 51%: il 26% degli italiani si mette in macchina a stomaco vuoto per la fretta di partire mentre il 34% mangia in modo spropositato per non perdere tempo nelle soste. E ancora: il 39% non badano a dotarsi di risorse fondamentali per un viaggio, come ad esempio una buona scorta d'acqua per prevenire disidratazione o crampi conseguenti alla perdita di sali minerali e potassio.
Di seguito, le 10 regole indicate dagli esperti coinvolti nello studio per affrontare al meglio un viaggio in automobile in questi giorni di grande caldo:
1) Partire riposati, perché i riflessi pronti e la mente lucida sono fondamentali quando si deve effettuare un viaggio lungo e in condizioni atmosferiche intense.
2) Concedersi qualche sosta in più perché ogni sosta aiuta la circolazione e permette di scaricare la tensione della guida.
3) Non eccedere nell'alimentazione, preferendo pasti leggeri, frequenti e ricchi di frutta e verdura.
4) Vestirsi con tessuti comodi e naturali per favorire la respirazione del corpo.
5) Fare attenzione agli sbalzi termici, verificando che la differenza tra temperatura esterna ed interna non sia superiore ai 10°, ricordando come l'aria condizionata, se elevata, possa produrre un ambiente secco e accelerare la disidratazione.
6) Recuperare i sali persi in conseguenza alla sudorazione.
7) Bere acqua costantemente e in modica quantità, anche se non si ha sete.
8) Non abusare di sostanze stimolanti, come teina e caffeina.
9) Fare attenzione all'alcool, per mantenere alta la soglia di attenzione (oltre, naturalmente, a rischiare di incorrere in sanzioni).
10) Ponderare l'orario, evitando di partire nelle ore più calde o in quelle che possono scombussolare i ritmi consueti del riposo.

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31 luglio 2015


All'Europa non piacciono le bionde

A cura di Welly

Un decreto legge è pronto ed entrerà in vigore molto presto, con alcune norme già esecutive subito dopo l'estate. Il Governo italiano ha recepito le raccomandazioni comunitarie e si accinge a scoraggiare i fumatori (vecchi e aspiranti tali) più di quando non abbia fatto finora. A distanza di oltre 10 anni dalla legge che imponeva gli avvisi "antifumo" sul 35% della superficie del pacchetto, lo spazio sarà ulteriormente ampliato (circa 2/3), le frasi diventeranno ancora più incisive e/o minacciose e soprattutto accompagnate da immagini 'shock' rigorosamente a colori di persone ammalate gravemente in conseguenza del fumo. Se tali cambiamenti avranno un effetto davvero deterrente, ci vorrà del tempo per provarlo, sempre che ci si riesca (sulle disposizioni già in vigore non si è mai arrivati ad un parere condiviso sulla loro effettiva utilità, specialmente quelle che riguardano gli avvertimenti sui pacchetti). Ma non sono le uniche novità che i fumatori troveranno sulle confezioni delle "bionde" a partire dal 2016: vi saranno riportati, infatti, anche un numero verde anti-fumo a cura dell'Istituto Superiore della Sanità mentre spariranno le indicazioni sulle percentuali di sostanze contenute (informazioni considerate ingannevoli). Saranno poi fuori legge quelle sigarette (o anche il tabacco da arrotolare) che contengono aromi (tipo mentolo o vaniglia) o qualsiasi sostanza che possa modificare il gusto, l'odore o l'intensità del fumo.
La norma che colpisce di più e favorevolmente è però un'altra, già annunciata da tempo: il divieto di fumare in automobile in presenza di bambini e donne incinte. Che vengono tutelati anche da un'altra disposizione, questa inattesa, per cui sarà vietato fumare non solo all'interno dei reparti pediatrici o di ginecologia, ostetricia e neonatologie (ciò che peraltro vale già per tutte le strutture sanitarie, come per i luoghi pubblici) ma anche nelle pertinenze esterne.
Altre disposizioni prevedono sanzioni amministrative più pesanti per chi vende sigarette, anche elettroniche, ai minorenni, con possibilità di sospendere la licenza.

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24 luglio 2015


Il diabete? Si cura con l'olio!

A cura di Welly

Che l'olio d'oliva (extravergine) sia un buon alleato della salute è cosa risaputa: tra le sue proprietà vi è quella di ridurre il colesterolo cattivo a favore di quello buono e dunque di abbassare anche i rischi di infarto o di malattie cardiovascolari. La novità di questi giorni è che l'olio extravergine d'oliva può prevenire e persino curare il diabete. La scoperta è dell'Università La Sapienza di Roma presso il cui Policlinico Umberto I è stata condotta una ricerca poi pubblicata da Nutrition & Diabetes che ha riguardato 25 soggetti sani cui sono stati somministrati per qualche tempo dei cibi tipici della dieta mediterranea conditi con una dose di 10 grammi d'olio d'oliva oppure con olio di semi oppure senza olio: nel primo caso, 2 ore dopo il pranzo i soggetti presentavano valori molto più bassi di glicemia e più alti di insulinemia, anche rispetto a quelli cui era stato somministrato olio di semi. L'olio extravergine utilizzato per la ricerca è di una qualità particolare, realizzata con olive delle colline vicino Viterbo, nel Lazio ma ciò non lo rende esclusivo rispetto agli studi che in passato avevano già individuato una correlazione tra l'alimento e il diabete mellito di tipo 2 ma senza individuare il meccanismo di relazione tra olio e metabolismo del glucosio. Una relazione che prelude ad un futuro, non troppo lontano, in cui saranno in commercio dei farmaci antidiabete totalmente naturali e privi di effetti collaterali proprio perché a base di olio extravergine di oliva.

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17 luglio 2015


Attività fisica, l'Italia maglia nera

A cura di Welly

Sono davvero sconfortanti i dati che leggo oggi sull'attività fisica in Europa, tanto più se letti da questo osservatorio - benessere.com - che da tanti anni promuove l'importanza dell'esercizio quotidiano come veicolo per il benessere psicofisico. Li trovo sul sito di Repubblica.it che cita uno studio recente realizzato dal Centre for Economics and Business Research e commissionato dall'International Sport and Culture Association. Solo per quanto riguarda l'Italia (paese sul quale si concentra particolarmente lo studio insieme a Francia, Spagna, Regno Unito, Germania e Polonia) apprendiamo che un terzo dei nostri connazionali -  il 38 per cento delle donne e il 28 degli uomini - non raggiunge quel grado minimo richiesto di attività fisica per mantenersi in salute segnalato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Che poi sarebbero appena 20 minuti al giorno (150 a settimana) dedicati ad attività tutto sommato poco impegnative come salire a piedi le scale di casa o camminare con passo veloce o effettuare almeno una passeggiata. Sempre l'OMS raccomanda almeno un'ora di attività fisica al giorno per i ragazzi compresi tra i 5 e i 17 anni, da modulare per intensità secondo l'età e la costituzione ma solo prendendo in considerazione i tredicenni, scopriamo che il 92% è al di sotto dei tempi consigliati, rispetto ad una media europea dell'83%. L'articolo di Repubblica ricorda giustamente come la sedentarietà sia alla base di diverse malattie con ricadute economiche davvero devastanti: si parla di oltre 80 miliardi di costi sanitari, a livello europeo e di mezzo milione di morti che si potrebbero evitare solo se si camminasse un po' di più e se i giovani intensificassero l'attività fisica. Ma qui sorge un altro problema, legato proprio  all'attuale situazione economica: su un altro sito, quello del Corriere della Sera, trovo un articolo che parla di un'altra ricerca, stavolta realizzata da Ipsos per Save the Children e Gruppo Mondelez e che ci dice che come la crisi e la mancanza di spazi di aggregazione abbiano fatto sì che un bambino su cinque in Italia non pratichi alcun sport nel tempo libero, neppure a scuola per il 10% (in questo caso per carenza di spazi o di programmi dedicati) tendendo piuttosto a stare davanti alla Tv oppure impegnati con videogiochi o Internet. Se poi aggiungiamo pure la scarsa attenzione che i genitori mostrano all'alimentazione dei loro figli, spesso inadeguata alla crescita e alla salute, ecco che le prospettive sono sempre più sconfortanti. A meno di una inversione di tendenza per la quale sono chiamati ad intervenire i pediatri, le scuole e i mezzi di informazione. Che ciascuno faccia la sua parte, quindi!

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10 luglio 2015


Dimmi come sudi e ti dirò che usare

A cura di Welly

In giorni di caldo "africano", riprendo una notizia che leggo su diversi siti in cui si cita una ricerca della Clinica Dermatologica dell'Università di Catania dalla quale emerge che la maggior parte delle persone non conoscono la differenza tra il deodorante e l'antitraspirante. Per cui ben il 54% del campione di 3000 soggetti presi a campione, utilizza erroneamente il deodorante per contrastare la sudorazione eccessiva quando dovrebbe invece usare l'antitraspirante. Il direttore dell'istituto catanese, il Prof. Giuseppe Micali, ammette che la stessa confusione avviene anche in ambito legislativo, con deodoranti e antitraspiranti considerati, secondo le norme comunitarie, entrambi prodotti cosmetici; negli Stati Uniti, invece, gli antitraspiranti vengono passati al vaglio della Food and Drug Administration, che ne verifica l'efficacia (per passare l'esame, un antitraspirante deve ridurre oltre il 20% il sudore) per poi assegnargli la presente di "prodotto da banco". Per sbrogliare la matassa sull'utilizzo dei prodotti, basti dire comunque che c'è sudore e sudore. La cosiddetta iperidrosi è una sudorazione eccessiva ma inodore, prodotta dalle ghiandole sudoripare eccrine e contenente, oltre ad acqua in quantità abbondante, cloruro di sodio e sostanze inorganiche; è il sudore che può essere provocato da una temperatura ambientale elevata ma anche da uno stato febbrile e dall'attività fisica e interessa tutto il corpo umano. In questo caso è indicato l'uso degli antitraspiranti, in particolare quelli a base di sali metallici, in grado di "tappare" il dotto ghiandolare e favorire un parziale riassorbimento del sudore. Diverso è il caso della bromidosi, fenomeno provocato dalla trasmissione ai follicoli piliferi da parte delle ghiandole apocrine di una secrezione che da inodore può diventare maleodorante in conseguenza della sua ricchezza di sostanze organiche soggette a degradazione batterica; c'è da dire che le ghiandole apocrine si trovano esclusivamente sotto le ascelle e nelle regioni genito-crurali. È questo, ovviamente, il caso in cui è richiesto l'utilizzo di un deodorante, la cui azione sarà da una parte quella di combattere o inibire gli enzimi batterici, dall'altra quella di mascherare il cattivo odore attraverso varie fragranze. Tutto chiaro? Lo spero. Anche perché resta da sapere che l'utilizzo di un antitraspirante ove non ce ne sarebbe bisogno potrebbe causare effetti fastidiosi, come secchezza, irritazione e comparsa di noduli.

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