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12 gennaio 2018


I giorni dell’influenza

A cura di Welly

È previsto in questi giorni il picco dell’influenza che ha già colpito, negli ultimi giorni dell’anno, oltre 673mila persone per un totale, ad oggi, di 2 milioni di persone. La maggior parte dei casi sono stati riscontrati in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Calabria e ad essere maggiormente colpiti sono i bambini, dai 5 ai 14 anni. Riporto i dati che leggo in un comunicato della SIMIT, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. “Prevediamo intorno a metà gennaio” - ha dichiarato il suo Segretario, il Prof. Claudio Mastroianni, Direttore della U.O.C. Policlinico Umberto I – Malattie infettive dell’Università La Sapienza Roma - “un ulteriore aumento di casi, ma la rete infettivologica è pronta assieme a ISS Simit e specialisti su tutto il territorio.. È ancora consigliato l’uso del vaccino antiinfluenzale, la principale arma a nostra disposizione contro l'influenza. E ricordiamolo non si tratta di una malattia banale, soprattutto quando colpisce persone a rischio, come anziani, soggetti immunodepressi, bambini e donne in gravidanza”. Vaccini a parte, l’influenza va curata con antiinfiammatori e antipiretici, sostiene la SIMIT, e non con gli antibiotici. Al riguardo, in un articolo pubblicato oggi sul sito di La Stampa, leggo che bisognerebbe ricorrere agli antipiretici solo se e quando la temperatura corporea ha superato il 38,5°. E che l’antipiretico dovrebbe essere assunto sempre per via orale, nella forma di compresse, granulato effervescente, gocce o sciroppi nel caso dei bambini. Ciò perché l’assunzione per via orale consente di distribuire il principio attivo in modo più omogeneo all’interno del corpo. L’utilizzo delle supposte e la relativa somministrazione per via rettale, quindi, dovrebbe riguardare solo quelle situazioni in cui la via orale è inaccessibile, come nel caso del vomito.

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05 gennaio 2018


Che barba! Il trend estetico del 2018

A cura di Welly

I zigomi per il selfie perfetto e il trapianto di barba. Sembrano cose da satira fantascientifica e invece sono gli interventi estetici più prenotati per il 2018. La vera novità è rappresentata, però, dalle punture sciogligrasso, una pratica introdotta in ambito estetico solo pochi mesi fa e per la quale basta solo una piccola iniezione, dunque un intervento poco invasivo, per ottenere ottimi risultati. Interpellato dall’Ansa, il Dott. Raffaele Rauso, past president della Federazione Italiana Medici Estetici (Fime), ha dichiarato che al momento la puntura “si utilizza per il doppio mento, ma è utile per eliminare depositi di grasso anche in altre parti del corpo”. Altro metodo mininvasivo contro il grasso è la criolipolisi, per cui si applica sulla parte da trattare una fonte di freddo per circa 70 minuti, in grado di poter rimuovere gli accumuli adiposi. Anche per eliminare il grasso dagli zigomi si utilizzano tecniche nuove e poco invasive, ma la pratica, in alcuni casi, è sconsigliabile per le possibili conseguenze. Sul trapianto di barba, sempre il Dott. Rauso: "Sempre più uomini decidono di farsi crescere la barba, ma spesso il risultato non è ottimale perché i peli non crescono in modo omogeneo su tutto il volto". Ecco quindi arrivare in loro soccorso una pratica non dissimile da quella del trapianto di capelli.
Altri interventi estetici di tendenza per l’anno appena iniziato sono i rinofiller per modificare il naso con una semplice iniezione, il ritorno delle protesi tonde per il seno e un nuovo intervento per la cellulite da effettuarsi con l’inserimento di un ago tagliente sotto la pelle, una via di mezzo tra la medicina e la chirurgia estetica.

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29 dicembre 2017


La dipendenza dai videogiochi, un disordine mentale

A cura di Welly

Leggo nella sezione Salute del sito di La Repubblica che il prossimo anno la “dipendenza da videogame” potrebbe essere inserita nella International Classification of Diseases, la lista dei disturbi mentali ufficialmente riconosciuti. Nella lista, la pratica eccessiva dei videogame dovrebbe figurare tra i disordini dovuti a comportamenti dipendenti e sarebbe la prima volta che l’Organizzazione Mondiale della Salute riconosce e classifica una dipendenza “tecnologica”. L’articolo fa riferimento ad alcuni sintomi legati alla patologia, tra cui la prevalenza del gioco rispetto a tutte le altre attività ed interessi, l’incapacità di riconoscere l’eccessiva pratica e di capire quali possano essere le conseguenze negative. Quali, appunto? L’articolo non lo dice, ma su benessere.com è da tempo presente un bello studio della psicologa Monica Monaco che spiega innanzitutto come il videogioco, rappresentando una evoluzione tecnologica di diverse forme di gioco, possieda potenzialmente degli effetti positivi. È  l’abuso, certo, che conduce a condotte deviate: tra gli effetti più nocivi vi è la sedentarietà, anticamera del sovrappeso. “Il tempo speso a giocare virtualmente, crescendo sproporzionatamente, finisce per togliere spazi, oltre che a ogni attività fisica, anche alle attività connesse all’apprendimento scolastico che, se svolte, vengono praticate velocemente, con scarsa applicazione e con una stanchezza mentale (e spesso visiva) che consente risultati con precoci evidenti ricadute negative sul rendimento scolastico”, spiega Monica Monaco - “D’altro canto un rapporto disturbato con il videogioco finisce per sostituire facilmente e completamente ogni altro tipo di relazione sociale, favorendo uno stato di isolamento e di individualismo che dispone all’introversione, limita l’apprendimento di utili abilità sociali, creando spesso problemi anche nei rapporti con i familiari.” Altri effetti sono l’insonnia o il sonno agitato, negli adulti trascurare le proprie responsabilità familiari, l’emersione di problematiche di coppia.
Nell’articolo di Repubblica, un invito dell’OMS, attraverso un esponente del dipartimento per la salute mentale e l’abuso di sostanze Vladimir Poznyak, agli operatori sanitari affinché sappiano riconoscere la dipendenza da videogame e le conseguenze che essa può avere sulla salute.

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22 dicembre 2017


Stravizi delle Feste, attenzione alla salute

A cura di Welly

Puntualmente, a Natale, in redazione riceviamo vari comunicati stampa riportanti le regole cui attenersi dal punto di vista alimentare per non ritrovarsi, dopo le festività, a fare eccessivi sacrifici per recuperare la linea (e salvaguardare la salute). Ne ho scelti due: il primo riguarda consigli su come aiutare a depurare l’organismo dall’eccesso di alcol tipico delle festività natalizie mentre il secondo fornisce suggerimenti di alimentazione alle donne in gravidanza. Sull’alcool: non c’è dubbio che tra brindisi, pranzi, cene, la quantità di alcolici ingeriti (a meno che non si sia astemi) sia maggiore rispetto alle nostre abitudini. Acidità di stomaco, alito cattivo e disidratazione sono tra le conseguenze più immediate. Per il Prof. Nicola Sorrentino, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino, docente di Igiene Nutrizionale all’Università di Pavia e direttore scientifico delle Terme Sensoriali di Chianciano Terme: “L’alcol richiede una maggior quantità di acqua per il suo metabolismo, e, in più, aumenta le perdite di liquidi attraverso la sudorazione e le urine, in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico”. E ancora: “Il primo accorgimento per aiutare il fegato a smaltire l’alcol è bere molta acqua in modo da ripristinare i fluidi perduti ed espellere almeno una piccola parte di etanolo attraverso sudore ed urine”.
Su alimentazione e gravidanza, i consigli arrivano invece dalla Dott.ssa Paloma Ramos, nutrizionista dell’Instituto Valenciano di Infertilità (IVI) sotto il titolo: “I modi migliori per godersi i pasti di Natale durante la gravidanza” vengono elencati i cibi assolutamente proibiti alle future mamme: qualsiasi alimento crudo, in pratica: molluschi, crostacei, il foie, i pesci affumicati e quelli sotto sale. Le appassionate di cucina giapponese devono sapere che il sushi può essere consumato solamente se è stato precedentemente congelato a -20° per 24-48 ore. Bene tutti gli alimenti ben cotti: carne, pesce e uova. Alle vegetariane si raccomanda l’assunzione di legumi per recuperare ferro (anche con le pasticche) ma senza assumere latticini un’ora prima e un’ora dopo come pure è bene consumare alimenti che contengono acido folico (broccoli, asparagi e nocciole). E tornando all’alcool, la raccomandazione per le donne in gravidanza è di non assumerne assolutamente! Buon Natale!

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15 dicembre 2017


Fertilità e ambiente, il legame è stretto

A cura di Welly

In apertura del 1° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU) oggi a Roma, si è parlato dello stretto legame che esiste tra ambiente e fertilità. Il riferimento era ai risultati del progetto EcoFoodFertility, ideato e condotto da uno dei tre Presidente SIRU, l’UroAndrologo Luigi Montano, nato alcuni anni fa sulle problematiche della “Terra dei Fuochi” e poi allargato ad altre aree ambientali sia in Italia che in Europa. Dai risultati si evince chiaramente come nelle zone ad alto rischio ambientale vi sia un indice di denatalità molto più elevato rispetto a aree meno “inquinate”. “Il sistema riproduttivo è particolarmente vulnerabile alle interferenze dell’ambiente e il liquido seminale maschile sembra rappresentare lo specchio più fedele di quanto l’ambiente e lo stile di vita impattino sulla salute riproduttiva oltre che globale dell’individuo” ha affermato il Dott. Montano. In pratica, le sostanze chimiche che possono essere presenti nell’ambiente, unitamente a stili di vita non corretti e all’inquinamento elettromagnetico, sono in grado di modificare il DNA umano e ridurre così la qualità e la quantità degli spermatozoi. Al Congresso sono stati, tra l’altro, presentati nuovi dati che indicano in un 35% in più di alterazione spermatica nella Terra dei Fuochi in confronto con alcune aree del salernitano con minore impatto ambientale. Si fa sempre più largo, quindi, la necessità di misure di sorveglianza sanitaria e di prevenzione primaria nelle zone a rischio. Come ha concluso il Dott. Montano:  “attraverso questo progetto si vuole esprimere un messaggio di salute globale che consideri la Fertilità un presidio di prevenzione, non solo per le patologie riproduttive, ma anche per quelle cronico-degenerative dell’adulto e a difesa delle generazioni future, in modo da proiettare la stessa Fertilità in una dimensione di più ampia portata per la salvaguardia della Salute Pubblica, passaggio quest’ultimo, sul quale l’attenzione è ancora superficiale e su cui la SIRU grazie al suo approccio multidisciplinare e aperto al territorio ed alla società, attraverso una serie di attività che sono in corso e che verranno implementate, si sta già facendo carico e se ne farà nel prossimo futuro”.

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