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13 marzo 2015


Chi dorme poi prende pesci

A cura di Welly

Oggi, venerdì 13 marzo, si celebra la Giornata Mondiale del Sonno, una iniziativa della World Association of Sleep Medicine finalizzata ad informare la popolazione sull'importanza di un riposo sano e regolare. Segnalando, al contempo, a quali rischi va incontro chi dorme poco: calo dell'attenzione e della memoria, difficoltà nell'apprendimento e, a lungo andare, il rischio di sviluppare obesità, diabete e pressione alta. In proposito, mi arriva una nota del Dott. Maurizio Calzavara Pinton, geriatra e medico di famiglia esperto in omeopatia che raccomanda, a chi tende a svegliarsi frequentemente nelle ore notturne o comunque a non dormire mai abbastanza, a regolarizzare i tempi di sonno e di veglia, andando a letto e alzandosi al mattino alla stessa ora. Da omeopata, il Dott. Calzavara Pinton suggerisce la terapia naturale per chiunque, a qualsiasi età, soffra di insonnia o che manifestano sintomi ricorrenti di nervosismo ed ansia, anche se in forma lieve, elencando quei rimedi che sono più adatti alle diverse circostanze, distinguendo soprattutto l'insonnia saltuaria da quella persistente o cronica. Ma anche per chi mostra diffidenza nei confronti dell'omeopatia, non riconoscendone la capacità terapeutica, egli dispensa una serie di consigli utili a chi vuole riposare bene, salvaguardando così la propria salute: si raccomanda, innanzitutto, di evitare di assumere alcol e caffeina in dosi eccessive nelle 4 ore prima di andare a letto, così come di non cenare con alimenti elaborati che possano ritardare o comunque disturbare il processo di digestione. Se fare attività fisica con regolarità è sempre e comunque consigliabile, può diventare invece controproducente se si pratica, anche questa, prima di coricarsi. È importante anche l'ambiente nel quale si dorme: la temperatura della camera da letto dovrebbe essere confortevole, andrebbero evitati rumori e luci e la vicinanza a sveglie elettrice o telefonini. Il medico, infine, cita una ricerca recente dell’Università Sorbona di Parigi secondo la quale chi dorme poco o male dovrebbe cercare di effettuare un breve sonnellino pomeridiano (una mezz'ora circa) per rimediare agli effetti negativi che la mancanza di sonno può causare al sistema immunitario e su quello neuroendocrino.

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06 marzo 2015


Sento quindi parlo

A cura di Welly

Si avvicina la Giornata Internazionale della Donna (8 marzo) e io per l'occasione segnalo oggi la nota, non priva di una certa ironia, che mi invia l'ufficio stampa di una nota azienda produttrice di apparecchi acustici. Vi si legge che le donne hanno una sensibilità uditiva superiore a quella degli uomini e che, almeno fino ai 50 anni di età, le donne presentano una soglia uditiva che è superiore alle frequenze del parlato che sono di circa 1.000 Hertz. L'ironia consiste nel collegare tale dato scientifico alla proverbiale tendenza delle donne a "chiacchierare", considerate le loro diverse doti linguistiche (ma anche di apprendimento). Ma ci sono anche aspetti scientifici più rigorosi a sostegno della tesi: come ha spiegato il Prof. Alessandro Martini dell'Università degli Studi di Padova: “L’ipoacusia o diminuzione delle capacità uditive colpisce in misura maggiore gli uomini. Già nel 1994 un ampio studio longitudinale americano aveva messo in luce, per la prima volta, come le donne abbiano una migliore capacità uditiva, dato confermato più recentemente da uno studio italiano che il mio Gruppo ha condotto sulla popolazione veneta". Ma come si spiega il miglior udito delle donne rispetto agli uomini? Sempre nelle parole del Prof. Martini: “La spiegazione va ricercata in parte nell’azione ormonale protettiva che nel sesso femminile interviene tra i 30 e i 50 anni, ma anche nella maggiore esposizione al rumore del sesso maschile nelle attività ludiche e in quelle lavorative. Fin da piccoli, infatti, i bambini praticano giochi mediamente più rumorosi e traumatici rispetto alle coetanee femmine, poi da adulti gli uomini si dedicano ad alcune situazioni più rumorose (ad esempio caccia, poligono, uso del trapano per lavori domestici). Inoltre, bisogna considerare che il sesso maschile è statisticamente più coinvolto in eventi traumatici sul lavoro, incidenti stradali, scontri e colpi violenti, oltre che essere più esposto al fumo e a fattori di rischio metabolici: tutti elementi che contribuiscono a peggiorare la soglia uditiva. Così con il passare del tempo, dopo i 50 anni, le differenze uditive legate alla protezione ormonale delle donne si riducono, ma gli uomini restano significativamente più colpiti dalla cosiddetta presbiacusia, cioè la diminuzione dell’udito legata all’avanzare dell’età”.
Aldilà delle differenze di genere, i disturbi dell'udito presentano percentuali piuttosto elevate: 590 milioni di persone nel mondo ne soffrono e tra queste oltre 7 milioni di italiani.

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27 febbraio 2015


L'onda lunga dell'influenza

A cura di Welly

È una variante del virus H3N2 ma le hanno dato il più semplice appellativo di "svizzera." L'influenza che sta colpendo tanti italiani in questi giorni è particolarmente insidiosa e rischia di essere contratta anche durante il mese di marzo. Il prolungarsi del virus potrà rendere meno efficace l'effetto del vaccino per chi vi si è sottoposto, ma alcune associazioni di medici si sono mobilitate per offrire una serie di consigli su come prevenire l'influenza o comunque affrontarla adeguatamente, senza rischiare ricadute. Nel caso ci si ammali, ad esempio, è opportuno rispettare il decorso di una settimana, sapendo che il virus espone le vie aeree a vari microorganismi tra cui l'insidioso pneumococco che potrebbero aggravare le condizioni, allungare il decorso o provocare ricadute per chi pensa, erroneamente, di essere guarito. Allo stesso modo, è necessario evitare gli sbalzi di temperatura. Ma a leggere quello che mi scrive la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (ribadito anche da medici di altre associazioni) è soprattutto sull'alimentazione che si deve intervenire per rendere pienamente efficiente il sistema immunitario e quindi difendersi dalla "svizzera". Con regole che valgono per tutti, ma tanto più per i soggetti maggiormante a rischio che sono i bambini e gli anziani. E che ci dicono di adottare una dieta che sia ricca di vitamine, soprattutto la vitamina C e la vitamina E e sali minerali come il rame, lo zinco e il selenio, contenuti nella frutta e nella verdura. Consigliabile anche fare pasti regolari che consentano di rifornire l'organismo dell'energia di cui ha bisogno, fin dalla prima colazione che non andrebbe mai saltata e il cui valore calorico dovrebbe essere pari ad un quinto del fabbisogno giornaliero. Occhio anche alle combinazioni: è bene infatti sapere che il ferro viene assimilato meno se assunto insieme alle fibre mentre si assimila di più se in abbinamento con la vitamina C. Altre regole da tenere in considerazione sono un frequente lavaggio delle mani, l'areazione degli ambienti nei quali si soggiorna e bere tanta acqua (o, in alternativa, tè o tisane) per non disidratarsi.

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20 febbraio 2015


Aiutiamo i bambini malati di tumore!

A cura di Welly

1600 bambini fino ai 14 anni di età che si ammalano di tumori in Italia ogni anno, oltre a 1000 adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Gli esiti di guarigione sono in maggioranza positivi (70% circa, con punte tra l'80 e il 90% nei casi di leucemie e linfomi) ma l'impatto è notevole sia sui piccoli pazienti che sulle loro famiglie. Per queste ultime, poi, si tratta anche di impatti economici, visto che le strutture ospedaliere da sole non sono in grado di sostenere i protocolli di cura di oncologia pediatrica specialmente da quando questi ultimi sono stati resi più onerosi a partire dal 2009, anno nel quale è stato emanato un decreto ministeriale in adeguamento ad una Direttiva Europea. Dallo scorso anno, la Fondazione Umberto Veronesi ha intrapreso un impegno non solo per promuovere l'informazione e la divulgazione scientifica nel campo dell'oncologia pediatrica ma ha anche per sostenere le cure mediche nel medesimo ambito. Il progetto, che si chiama "Gold for Kids" punta oggi a coprire i costi del protocollo EuroNet PHL-C2, che è uno studio internazionale focalizzato su un particolare tipo di tumore, il linfoma di Hodgkin, che dovrebbe curare 500 piccoli pazienti in un arco di tempo di 5 anni e che è coordinato dal Centro Regionale Oncologico di Aviano (PN). Per ottenere tale obiettivo, la Fondazione sta promuovendo in questi giorni una raccolta di fondi attraverso SMS solidali al numero 45595, che terminerà il 23 febbraio. Il problema dell'oncologia pediatrica si allarga alla fascia degli adolescenti che nella maggior parte dei casi gli ospedali tendono a ricoverare nei reparti per adulti, ove non possono essere trattati con le cure adeguate alla loro età, con la conseguenza che i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni hanno meno possibilità di guarire da un tumore di quanti non ne abbiano i bambini fino a 14 anni. La Fondazione Veronesi sta agendo anche in tal senso, con un'opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle istituzioni per far sì che anche gli adolescenti accedano alle cure pediatriche che hanno protocolli specifici, diversi da quelli applicabili agli adulti. E anche costi più elevati, visto che solo gli studi clinici sui tumori degli adulti vengono attualmente sostenuti dalle industrie farmaceutiche.

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13 febbraio 2015


L'epilessia, una priorità

A cura di Welly

Con oltre 50 milioni di persone che ne sono affetti, l'epilessia è considerata da diversi anni una malattia sociale che può riguardare praticamente tutti: non c'è età, sesso o appartenenza geografica cui ne sia estranea la diffusione. E in molti casi, come si sa bene, la persona afflitta da epilessia è vittima di discriminazioni, guardato con sospetto, mal giudicato nel contesto sociale con tutte le conseguenze che ciò comporta, talvolta coinvolgendo anche la sfera affettiva. Discriminazioni che nascono chiaramente dall'ignoranza e dal preconcetto… Piace apprendere, quindi, che l'epilessia è entrata a far parte dal 2 febbraio delle priorità della WHO, la World Health Organization per il suo piano d'azione dal 2013 al 2020. Il che si traduce in una serie di raccomandazioni legate a quattro diverse aree di operatività. Si comincia con la necessità di un rafforzamento delle politiche socio-sanitarie per i pazienti, ovvero più risorse umane e finanziarie a disposizione. Si parla poi di miglioramento dell'accesso alle cure, specie per le fasce della popolazione più disagiate economicamente, rafforzando l'assistenza sanitaria pubblica e la disponibilità dei farmaci (che consentono il controllo dell'epilessia in una percentuale di circa il 70%.). Si rende necessaria un'opera di educazione e informazione, coinvolgendo anche le scuole per prevenire o combattere i pregiudizi e le discriminazioni ed infine si raccomandano la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica. L'Italia, mi scrive la LICE (Lega Italiana contro l'Epilessia), ha fatto la sua parte per questo importante obiettivo, attraverso la stretta collaborazione con la più importante organizzazione scientifica che si occupa della patologia, la ILAE (International League Against Epilepsy) che peraltro è presieduta proprio da un italiano, il Prof. Emilio Perucca dell'Università di Pavia.

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