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24 ottobre 2014


Emorroidi, sfatiamo il tabù

A cura di Welly

Chissà perché un argomento come le emorroidi debba sempre essere affrontato sottovoce, con una punta di vergogna da parte di chi ne soffre, solo perché si manifesta in "quel punto lì". C'entra, però, anche un po' di ignoranza: pensiamo ad esempio, al fatto che diciamo di "avere le emorroidi" facendo riferimento alla patologia emorroidiaria, quando invece le emorroidi le abbiamo tutti e tutte, senza eccezioni. Le emorroidi sono un cuscinetto di tessuto ricco di vasi sanguigni, arterie e capillari che si trova nella parte terminale del retto, in corrispondenza dell'ano, quindi. La loro funzione è quella di migliorare la continenza anale per mezzo delle "valvole" di cui sono dotate, le quali aprendosi favoriscono l'afflusso di sangue che le gonfia, con il risultato di chiudere l'ano. Se questa attività di rigonfiamento e sgonfiamento dei cuscinetti per qualche motivo non avviene, ecco che i cuscinetti possono rimanere gonfi a lungo finché non riescono più a rientrare nella loro posizione originale, provocando fastidio e dolore: è la malattia emorroidiaria, che interessa sia le emorroidi interne (che essendo ricoperte di mucosa rettale sono insensibili al dolore) che quelle esterne, che invece sono riscoperte di uno strato di pelle particolarmente sensibile.
Sono davvero in tanti a "soffrire di emorroidi", parliamo di una malattia ano-rettale che è tra le più diffuse nei paesi occidentali e industrializzati, anche a causa del nostro tipico stile di vita che prevede una dieta povera di fibre, una tendenza all'obesità e poca attività fisica, tutti fattori che favoriscono l'infiammazione delle emorroidi. Ma non sono le uniche cause, come ci ricorda una bella e utile infografica che abbiamo ricevuto, che per esigenze grafiche abbiamo riprodotto in forma semplificata ma che potete vedere nella sua integralità cliccando qui
Vedrete dunque, che oltre ai fattori suddetti, alla base della patologia emorroidale vi possono essere anche le pratiche sportive del ciclismo, dell'equitazione e del motociclismo, un lavoro estenuante, i postumi della gravidanza, la diarrea cronica, l'abuso di lassativi, l'evacuazione difficile, una vita sedentaria e, ovviamente, la familiarità. L'infografica ci dice, infine, che guarire dalle "emorroidi" si può e si deve. E, per cominciare, si può partire da una chiacchierata con il medico curante...

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17 ottobre 2014


Diciamocelo con un fiore

A cura di Welly

Mi è spiaciuto ieri, a causa di qualche linea di febbre, di aver dovuto declinare l'invito alla presentazione di una iniziativa davvero lodevole e interessante che si chiama "Amici in fiore". Grazie alla solerzia dell'ufficio stampa, però, ho avuto già a pochi minuti dal termine dell'evento una nutrita relazione e posso quindi scrivere dell'iniziativa. Che riguarda un progetto didattico rivolto ai bambini delle scuole primarie italiane, così come ai loro genitori e ai loro insegnanti, per l'anno scolastico in corso. Totalmente gratuito per le scuole che aderiranno all'iniziativa, "Amici in fiore" prevede la consegna di kit che contengono un gioco educativo e schede didattiche sull'ambiente in generale e sui fiori in particolare. Si tratta quindi di educare i bambini a rispettare e curare le piante e i fiori perché, come ha osservato Gianluca Della Campa di Legambiente che collabora al progetto, ciò corrisponde a "educare al rispetto e alla conoscenza della biodiversità, della tradizione e delle relazioni interpersonali, oggi spesso in secondo piano”. Altri interventi hanno osservato come la floricultura possa rappresentare una forma di comunicazione sana ed efficace, più emozionale, più diretta, più vera. "Vogliamo far tornare i bambini ad interessarsi al mondo che li circonda, di risollevare le loro coscienze, dando loro degli spunti per aiutarli ad alzare la testa dal loro computer” ha affermato Patrizio Vanessi, presidente di CSE Italia srl, ideatore del progetto. Non è mancata la 'stoccata' del politico, nella circostanza l’on. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei deputati: “Sapere quando fioriscono le piante è capire il ciclo della vita e avere un amore per il proprio territorio che va insegnato agli adulti di domani per evitare disastri come quelli di Genova dove il dissesto idrogeologico è da imputare alle scelte colpevoli degli esseri umani". Come dargli torto?

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10 ottobre 2014


Le malattie neurologiche nemiche della longevità

A cura di Welly

La longevità è certamente uno degli aspetti positivi del nostro tempo, potendo oggi condividere gli affetti più a lungo che in passato. Di contro ha posto nuovi problemi come quello di dover fronteggiare le malattie degenerative. L'invecchiamento della popolazione, infatti, ha come effetto quello di aumentare le malattie neurologiche. Alla vigilia della 45a edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia - SIN che si apre domani, 11 ottobre, a Cagliari, il Presidente Prof. Aldo Quattrone ha sciorinato i dati: solo in Italia la demenza colpisce 1 milione di persone, delle quali 600.000 sono affetti dalla Malattia di Alzheimer, 200.000 dal Morbo di Parkinson inclusi 50.000 caso di parkinsonismi. Le persone colpite da ictus con conseguenti invalidità sono ben 930.000 (e si registrano circa 250.000 nuovi casi ogni anno) e 60.000 i malati di Sclerosi Multipla. Come per tante altre patologie, il modo più efficace per contrastare o scongiurare l'insorgere di una malattia neurologica è quella di individuarne i primissimi segnali nell'ambito di un'azione preventiva. Nel caso del Parkinson, ad esempio, vi è la possibilità di individuare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia rivolgendo attenzione ad alcuni disturbi che non sono specifici del Parkinson, come il deficit olfattivo e il disturbo comportamentale in sonno REM; dopodiché è possibile intervenire terapeuticamente con farmaci neuro-protettivi capaci di arrestare o rallentare il decorso della malattia. Nel Congresso di Cagliari si parlerà anche delle novità che sono emerse nella diagnosi e nella comprensione delle crisi epilettiche e delle varie forme di epilessia, così come delle nuove possibilità diagnostiche che permettono di anticipare la diagnosi della Malattia di Alzheimer anche di molti anni. Insomma, la medicina non sta a guardare.

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03 ottobre 2014


Ebola, l'allarme continua

A cura di Welly

Si è registrato il primo caso di contagio di Ebola negli Stati Uniti e l'allarme sul virus torna a suonare. Anche in Italia, naturalmente, dove però il rischio di importare il virus resta molto basso, mancando innanzitutto i collegamenti diretti tra il nostro paese e i tre paesi dell'Africa Occidentale (Liberia, Sierra Leone e Guinea) oltre che con la Repubblica Democratica del Congo dove la situazione sulla diffusione dell'Ebola resta ancora lungi dall'essere risolta. Il cittadino americano colpito, com'è noto, non presentava i sintomi dell'infezione (che ha un periodo d'incubazione di 21 giorni) e ciò ha fatto sì che potesse viaggiare liberamente. Ma proprio il fatto che la persona infetta non manifestava sintomi durante il volo esclude che possa aver contagiato chicchessia, e dunque la situazione, almeno negli Usa, sembra sotto controllo.
In ogni caso, gli esperti rassicurano anche noi: ho ricevuto ieri un comunicato da parte della SIMIT, la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, nella quale il Prof. Massimo Galli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all'Università di Milano, informa che la rete predisposta dall'organizzazione, presente in tutta Italia, sta esercitando costantemente opera di sorveglianza. "Le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti sono attive e funzionanti, così come i due centri per l’assistenza e la diagnosi identificati  presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Sacco di Milano." ha dichiarato il Prof. Galli. Contestualmente, la Simit suggerisce di evitare inutili allarmismi, tipo precipitarsi dal medico a farsi prescrivere esami e controlli e ammonisce anche a non provocare forme di razzismo, sospettando o alimentando sospetti nei confronti di cittadini che provengono dalla Nigeria o il Senegal, paesi dove l'epidemia sembra essere stata già scongiurata. Nelle parole del Presidente Simit, il Prof. Massimo Andreoni:  “Le procedure si applicano in persone provenienti da Paesi in cui il virus sta circolando, quindi attenzione a non provocare casi di xenofobia. Non esistono vaccini, non esistono precauzioni particolari, ma il virus è ancora lontano da noi”.

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26 settembre 2014


Un premio Oscar per i diritti dei disabili

A cura di Welly

L'ho visto e rivisto più volte e non ci vuole molto: dura poco più di un minuto. E' il cortometraggio "Red Shoes" di Bernardo Bertolucci, del quale molto si è parlato in queste ultime settimane perché si accompagna ad una denuncia del regista Premio Oscar sul dissesto stradale in cui versa Roma, e in particolare il quartiere Trastevere dove abita, rendendo praticamente impossibile l'attraversamento della carrozzina cui il grande regista è obbligato da diversi anni. Il cortometraggio faceva parte di un lavoro corale realizzato in occasione della Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno, ma in questi giorni Bertolucci lo ha voluto rendere visibile a tutti, perché la sua denuncia potesse raggiungere il più largo pubblico possibile. Per una denuncia che si alza alta e forte dal pulpito dell'Arte, tante altre cadono quotidianamente nel vuoto. Sono quelle delle migliaia di disabili che non possono praticamente uscire di casa per i tanti ostacoli che incontrerebbero sul loro tragitto. L'Italia non è un Paese per disabili, è stato detto tante volte. E basta uscire dai nostri confini per scoprire che altri Paesi hanno adottato da tempo le corrette misure per alleviare le difficoltà di chi non si può muovere liberamente, dalle pensiline sugli autobus (le abbiamo anche in Italia ma raramente funzionanti) alle accessibilità dei marciapiedi, ai tapis roulant. E però proprio stamattina leggo di un disabile di Londra protagonista anch'egli di un video per dimostrare la difficoltà di usufruire della metropolitana nella sua città: al termine del video un cartello dichiara che solo il 25% delle stazioni metropolitane di Londra sono attrezzate per l'accesso ai disabili. Due denunce in pochi giorni che hanno riacceso i riflettori su un problema che sarebbe in gran parte risolvibile, come hanno dimostrato altri paesi come gli Stati Uniti, le cui strutture sono da tempo libere da barriere architettoniche. A Roma, il Sindaco ha preso un impegno preciso con Bertolucci (ma lo aveva già fatto un anno fa) per la rimozione di alcuni ostacoli che impediscono la libera circolazione dei disabili. Staremo a vedere. Certo è che il grande autore di "Ultimo tango a Parigi" e "L'ultimo imperatore" ne ha fatto una battaglia personale e sono certo che vigilerà attentamente su se e quando verranno mantenute le promesse. Il popolo dei disabili (e noi con loro) siamo con lui.


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