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17 gennaio 2014


Aids, mai abbassare la guardia

A cura di Welly

Se ne parla sempre meno, dopo lo shock degli anni '80 agli inizi dei quali la malattia è apparsa improvvisamente nel mondo occidentale (in Africa era presente già da tempo), per diventare ben presto una pandemia (si stimano 25 milioni di vittime dal 1981 ad oggi). Eppure, nonostante le campagne di prevenzione e nonostante le importanti scoperte in campo terapeutico, l'Aids (o HIV) non è sparito, tutt'altro. E da qualche mese è tornato a fare parlare di sè. In Liguria, ad esempio, nel 2012 vi emersi ben 106 casi di sieropositività mentre in Campania si registra un caso diagnosticato ogni 48 ore, in pratica tre persone per ogni 100.000 abitanti. Non più di due mesi fa, il rapporto Unicef ha lanciato un allarme sulla diffusione crescente dell'Aids tra gli adolescenti con dati davvero preoccupanti: un aumento delle morti pari al 50% nel periodo compreso tra il 2005 e il 2012 tra giovani dai 10 ai 19 anni. In molti casi, si tratta delle conseguenze della trasmissione della malattia dalla madre al figlio, durante la gravidanza, il parto o l'allattamento. Significativo anche la malattia, che all'inizio sembrava diffusa soprattutto tra gli omosessuali e i tossicodipendenti, al giorno d'oggi conosce invece una tendenza legata ai rapporti eterosessuali. Il motivo sembra chiaro: gli eterosessuali non si considerano a rischio di contagio (dal momento che la malattia è stata sempre associata alle categorie suddette), e dunque non assumono o assumono sempre meno quelle precauzioni ben conosciute, come quella di avere un rapporto "protetto". Altro fenomeno allarmante è la diffusione, fino a qualche tempo pressoché inesistente, tra gli over 60, evidentemente legate all'allungamento della vita sessuale dovuta all'utilizzo di Viagra e similari. E se pure i medici sono ottimisti rispetto alla possibilità che l'Aids possa essere prima o poi definitivamente debellato grazie ai progressi della ricerca, una sana e puntuale informazione resta indispensabile. Anche e soprattutto in ambito scolastico.

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10 gennaio 2014


Cannabis sì, cannabis no

A cura di Welly

Si riaccende il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere in Italia, nello specifico della cannabis. Se ne riparla dopo le dichiarazioni di un assessore della Lega Nord che ritiene che la legge cosiddetta "Fini-Giovanardi" (che abolisce le distinzioni tra droghe leggere e pesanti e che sanziona l'uso personale di sostanze stupefacenti) sia una legge sbagliata che limita la libertà delle persone e che favorisce il crimine organizzato. Sono davvero tante le voci che si sono alzate dopo la sortita dell'Assessore e, per quello che ho potuto capire dai giornali, si dividono pressoché equamente tra favorevoli e contrari, quantomeno nel mondo politico. Personalmente non credo che coloro che sono favorevoli alla liberalizzazione della cannabis vedranno accolte le loro istanze, poiché la dannosità delle sostanze stupefacenti (certo minori nelle droghe leggere rispetto a quelle pesanti) è un fatto pressoché assodato in campo medico, dove l'"apertura" è semmai nei confronti del suo uso terapeutico (ma non tutti medici sono d'accordo). Fa però pensare l'intervista apparsa oggi sulla sezione salute del sito del Corriere della Sera al neuroscienziato Gian Luigi Gessa che è un vera autorità sull'argomento, avendo diretto per diversi anni il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari oltre ad aver diretto alcuni gruppi di ricerca sulle dipendenze al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il neuroscienziato, o meglio il neuropsicofarmacologo, afferma che uno "spinello" produce in chi lo fuma lo stesso effetto che possono provocare tre bicchieri di vino a cena e però con un minore rischio di dipendenza. In una classifica di pericolosità, quindi, Gessa colloca la cannabis seconda all'alcool affermando che provarla da adulto non può provocare conseguenze preoccupanti ed elencando anche alcuni effetti positivi del suo utilizzo. Lo scienziato, tuttavia, pone l'allarme sull'utilizzo della cannabis da parte degli adolescenti e dei preadolescenti, il cui cervello è ancora in formazione. Ma tra le ragioni di coloro che si dichiarano contrari alla liberalizzazione della cannabis vi è proprio quella del pericolo che lo "spinello" si diffonda nell'ambito giovanile ancor più di quanto sia diffusa oggi. Il dibattito, come si vede, sembra non avere fine

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03 gennaio 2014


Dalla parte di Caterina

A cura di Welly

Sono dalla parte di Caterina Simonsen, la giovane padovana che è stata duramente attaccata sul web per essersi pronunciata a favore della sperimentazione sugli animali, che le ha salvato e le sta ancora salvando la vita. È andata così: qualche settimana fa Caterina ha postato su Facebook un post in cui asseriva che senza la ricerca basata sulla sperimentazione animale sarebbe morta a 9 anni, data la gravità delle malattie rare che l'hanno colpita. Il post ha avuto una diffusione virale tanto che da lì a poche ore la ragazza è stata coperta da insulti e da minacce (o meglio: auguri) di morte. Il paradosso è che Caterina ha studiato veterinaria, è vegetariana e ama molto gli animali. Ma, ammette, è anche a favore della ricerca e la vera ricerca, a suo dire, non può fare a meno della sperimentazione animale. Soprattutto la ricerca legata a malattie come la sua, sulle quali c'è ancora tanto da studiare. Il dibattito, per la verità, non nasce certo oggi ed ha anche delle basi etiche per nulla trascurabili. Ma quello che turba è lo spirito che anima alcune persone (molte nascoste dietro l'anonimato) che sbandierano un finto animalismo esprimendo al tempo il disprezzo per la vita umana. Ecco: comunque la si pensi sulla sperimentazione animale in medicina, contiamo sul fatto che siamo e saremo sempre dalla parte di una giovane donna che lotta da anni, con il sorriso e con la forza delle sue idee, contro una morte annunciata.

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27 dicembre 2013


I super-spaghetti che fanno bene

A cura di Welly

Faranno bene, avranno lo stesso sapore degli spaghetti che mangiamo oggi, costeranno probabilmente lo stesso prezzo. Per i meno informati: è già partita la sperimentazione legata alla produzione (e consumo) di pasta a partite da materie prime maggiormente ricche di vitamine, sostanze antiossidanti e buone proteine e con la novità dell'introduzione di lattobacilli, una novità assoluta per la pasta. Varrà comunque la pena di superare l'istintiva diffidenza che proviamo un po' tutti per la 'manipolazione' in campo alimentare perché l'iniziativa nasce in seno al Consiglio per la Ricerca e sperimentazione in Agricoltura con finanziamenti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e il sostegno della comunità scientifica. Lo stesso Presidente del CRA Giuseppe Alonzo, che è anche docente della facoltà di Agraria presso l'Università di Palermo, assicura che non solo i "superspaghetti" faranno bene alla salute, grazie al loro effetto probiotico, ma che avranno lo stesso sapore degli spaghetti tradizionali e probabilmente non costeranno di più, dal momento che la loro produzione non richiederà importanti trasformazioni industriali. Un progetto analogo è in fase di sviluppo presso le Università del Molise, di Bari e di Adelaide, in Australia: anche in questo caso si tratta di intervenire sulle proprietà del grano con l'obiettivo di contrastare le malattie cardiovascolari, il tumore al colon e il diabete. E anche qui il gusto della pasta non viene messo in discussione. Buon super-appetito, quindi.

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20 dicembre 2013


A Natale, quando il pesce vale

A cura di Welly

Ho ricevuto una comunicazione da parte dell'Osservatorio Nestlé-Fondazione Adi che da diversi anni monitorizza le abitudini alimentari degli italiani. In occasione delle prossime festività, i nutrizionisti raccomandano di mangiare pesce, dal momento che il consumo ittico in Italia, per motivi evidentemente economici, è calato dallo scorso anno e tende a calare ancora. Il pesce, si sa, è molto importante per il suo valore nutrizionale, dovrebbe essere consumato almeno due volte la settimana (secondo le linee guida del Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) consentendo all'organismo di assumere proteine ad elevato valore biologico, grassi sani, sali minerali e vitamine, per non parlare degli Omega 3 che proteggono, tra l'altro, il cuore e il sistema circolatorio. Resta il fatto che il pesce costa, più che mai se si chiama aragosta, anguilla o capitone. E che questo Natale si annuncia all'insegna della famigerata "spending review" anche per le famiglie. Ed ecco quindi che dagli esperti provengono anche utili consigli in grado di salvaguardare tanto la salute quanto il portafoglio. Come quello di acquistare i pesci di acqua dolce che hanno le stesse proprietà nutrizionali degli altri pesci ma con il vantaggio di costare molto meno. Come la trota, ad esempio, con il suo basso contenuto di colesterolo, ricchezza di Omega 3 e alta digeribilità: in 100 grammi sono presenti solo 4,1 grammi di grassi e circa 20 di proteine! Oppure il luccio, la cui parte edibile contiene 18,7 grammi di proteine e appena 0,6 di lipidi; quest'ultimo, tra l'altro, fa già parte della tradizione gastronomica natalizia in alcune regioni come la Lombardia e l'Umbria. Il comunicato completo è disponibile su benessere.com e lo potete leggere qui. Troverete anche la ricetta di un food-blogger per preparare il "ragù bianco di trota". Buon appetito!

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