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13 dicembre 2013


Stamina sì, Stamina no

A cura di Welly

Che vicenda controversa, quella che riguarda il Metodo Stamina! In questi giorni se ne torna a parlare  perché il Tar del Lazio ha sospeso il parere contrario alla sperimentazione da parte di una commissione voluta dal Ministero della Salute con esperti considerati "non imparziali". Il metodo Stamina, lo ricordiamo, è un trattamento terapeutico per gravi malattie inventato da un "non medico" (Davide Vannoni è dottore solo in quanto laureato in Lettere e Filosofia) e basato sull'utilizzo di cellule staminali opportunamente "trattate". Trattate come, al momento non è dato saperlo perché Vannoni non ha mai voluto rivelare il protocollo del metodo, non ha mai pubblicato studi al riguardo e ha vincolato alla riservatezza anche il Ministero. Ma, così come accadde anche per il caso Di Bella, anche qui si è in presenza di un movimento di persone malate e dei loro familiari che rivendicano il diritto di potersi curare come vogliono, senza le interferenze dei Tribunali. E ieri si è alzata anche l'autorevole voce di Paolo Bianco, Direttore del laboratorio cellule staminali dell'Università La Sapienza di Roma, il quale ha scritto al Corriere della Sera una lettera nella quale spiega perché il Ministro della Salute non può e non deve attenersi ad alcun vincolo di riservatezza sul Metodo Stamina. Con argomenti che mi sembrano convincenti. Uno in particolare: il fatto che la sperimentazione di Stamina viene effettuata dallo Stato e non da privati (anche con un costo del contribuente, quindi) e che lo Stato ha tra i suoi scopi quello della chiarezza e dell'informazione del pubblico. Che vicenda controversa, quella che riguarda il Metodo Stamina!

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06 dicembre 2013


Lo iodio, questo sconosciuto

A cura di Welly

La notizia mi era evidentemente sfuggita, se e quando è uscita, ma sembra che esista una disposizione ministeriale per cui tutti i supermercati sono obbligati ad esporre con evidenza sugli scaffali solo il sale iodato, mantenendo le altre qualità di sale (quello comune, compreso) in posizione subordinata, se non addirittura nascosto e reso disponibile su richiesta del cliente. L'ho appreso, non senza stupore, da un medico durante la presentazione di un convegno sulla tiroide. Che ne ha parlato con una certa soddisfazione, dal momento che lo iodio svolge una forte azione preventiva nei confronti del gozzo tiroideo, che è una patologia in forte diffusione.
Sapevo, comunque, che una legge di qualche anno fa ha imposto ai punti vendita, ai ristoranti, ai bar e alle mense la disponibilità costante di sale iodato e ricordo anche una campagna ad hoc da parte del Ministero della Salute. Resta il fatto che gli esperti sostengono che, almeno in Italia, circa il 50% delle persone assumono iodio in una quantità inferiore ai 150 microgrammi al giorno, ove il fabbisogno giornaliero dovrebbe di gran lunga superarlo (fino a 450 microgrammi al giorno). E scopro anche che l'Organizzazione Mondiale della Salute ha indicato nel 90% la percentuale minima perché la profilassi abbia la sua efficacia.
Resta il problema del prezzo dl sale iodato, ancora troppo elevato rispetto al sale comune da cucina. E la ragione - evidenziata poco tempo da Altroconsumo che ha svolto un'interessante indagine al riguardo - è che i produttori si siano approfittati dell'allarme sanitario lanciato dai medici per aumentare i prezzi al consumo. È bene sapere che tale aumento è del tutto ingiustificato sul piano della produzione. E non aiuta certo a quella diffusione che i medici tanto auspicano…

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29 novembre 2013


Dal laboratorio alla padella

A cura di Welly

La notizia è uscita nell'agosto scorso e se ne è occupata anche la nostra Silvia Valenti, intervistando alcuni cittadini per benessere.com tv sulla loro disponibilità o meno di mangiare un hamburger creato in laboratorio. L'hamburger sintetico prodotto a partire dalle cellule staminali di una vacca era stata presentata proprio ai primi d'agosto dal suo artefice, il ricercatore Mark Post dell'Università olandese di Maastricht. Una notizia che a molti sarà apparsa come una semplice curiosità da almanacco, insieme al suo esoso prezzo (290 mila euro) e al suo gusto che è stato bocciato senza riserve da esperti assaggiatori. La faccenda, invece, è molto seria come ha recentemente osservato il Prof. Michele Morgante della Facoltà di Genetica dell'Università di Udine, che ne parlerà più diffusamente al Future Forum, che prende il via sempre a Udine domenica 1 dicembre. Il fatto è che la carne costa sempre di più, dal punto di vista ambientale oltre che economico, dal momento che la sua produzione convenzionale influisce sul clima, sull'inquinamento e sul consumo di acqua. La prospettiva è che nel 2050 (futuro prossimo, direi) la domanda di alimenti sarà salita, secondo le stime, del 50%, con una produzione che a quel punto sarà del 25% al di sotto della domanda. Da qui la prospettiva che l'hamburger sintetico, e la carne in generale, inizi ad essere prodotta a ritmi industriali, con costi contenuti e gusto accettabile, già entro una ventina d'anni. E non solo la carne: sempre secondo il Prof. Morgante, nel futuro (il nostro o quello dei nostri figli, prima ancora che dei nostri nipoti) sarà sul mercato il latte ottenuto a partire da sostanze vegetali ma dotato delle stesse proprietà nutritive del latte vaccino e verdure "arricchite". Per il momento ad essere preoccupati sono soprattutto gli allevatori - e ci mancherebbe - mentre qualche scienziato difende la scoperta, sostenendo che la carne prodotta in laboratorio avrebbe il vantaggio di essere "programmata" nella sua quantità di grassi. Gli animalisti più ortodossi immagino siano anche loro entusiasti della prospettiva "vegan". Ma il vero problema si porrà a tempo debito: i consumatori accetteranno un cambiamento così drastico rispetto a consuetudini millenarie?

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22 novembre 2013


Smartphone e benessere

A cura di Welly

A proposito di telefonini e salute, si è parlato e scritto a lungo sui danni che potevano (forse) provocare le onde elettromagnetiche emanate dai cellulari, con possibile insorgenza di tumori. Il dibattito si è poi spostato, negli anni più recenti, sui danni psicologici dalla cosiddetta "dipendenza da telefonino" o "cellulare addiction", soprattutto tra le giovani generazioni (ma il fenomeno, assolutamente da non sottovalutare, credo coinvolga anche molti adulti).
Senonché, nei giorni scorsi, lo smartphone è tornato sul banco degli accusati per altri rischi che può comportare sulla salute, che fino ad oggi era stato poco o nulla preso in considerazione. Se ne è parlato a Genova, al Congresso Internazionale di Allergologia che si è concluso la scorsa settimana dove si sono riuniti circa 500 specialisti provenienti da tutto il mondo. Qui è stato ripreso  uno lo studio già presentato durante un recente meeting dell'American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI), per cui l'uso di telefonini di una nota marca (del quale, per ovvi motivi, non si fa menzione) provocherebbero reazioni allergiche a chi è sensibile al nichel e al cobalto, dal momento che circa un terzo degli smartphone prodotti da quella azienda conterrebbe almeno una delle due sostanze allergene. Uno dei modelli testati è risultato positivo al nichel addirittura nella percentuale del 91% e al cobalto per il 52%.
Che fare, allora? Secondo il Prof. Giorgio Canonica della Clinica di Malattie Respiratorie nell'Università di Genova, per proteggersi dal rischio si consiglia quantomeno di utilizzare le cover in gomma e le cuffie per non entrare in contatto diretto con il dispositivo.
Personalmente, da sempre preoccupato che il telefonino possa cadere a terra e danneggiarsi, ho adottato da tempo la cover protettiva. E ora mi sento ancora più sicuro

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15 novembre 2013


Se la pillola blu...

A cura di Welly

3 miliardi di pillole consumate nel mondo, 6 al secondo per 51 milioni che lo hanno assunto almeno una volta. Sono i numeri, davvero impressionanti del Viagra (sildenafil citrato) la cui azienda produttrice ha appena celebrato il 15° anno dall'entrata nel mercato e si appresta a lanciare la versione "orodispersibile" che sarà nelle farmacie a partire da lunedì prossimo.

Ha ragione l'azienda a segnalare che la "pillola blu" è diventata rapidamente un fenomeno sociale, antropologico, mediatico e di costume. E ha ragione anche di vantare che la pillola ha consentito a molti uomini di risolvere i problemi legati alla propria virilità e di conseguenza anche alle donne di vivere una buona sessualità anche in età avanzata. Bene anche che con il Viagra si sia passati dalla terribile definizione di "impotenza", in campo medico, a quella di "disfunzione erettile".

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e va ricordato anche che, benché il sildenafil citrato debba essere necessariamente prescritto dal medico e dunque acquistabile solo con l'apposita ricetta (che il medico deve rilasciare dopo aver riscontrato effettivamente il problema della disfunzione erettile da parte del suo paziente), il Viagra in realtà circola da diversi anni in un mercato "parallelo", acquistabile anche da chi non ne avrebbe diritto. E penso sopratutto ai giovani.

Ho letto sull'Huffington Post che ad ottobre scorso, durante una iniziativa sull'educazione e sul benessere sessuale, il segretario generale della Società italiana di urologia Vincenzo Mirone ha lanciato l'allarme: sempre più ragazzini cercano il Viagra perché la sua assunzione li farebbe sentire più sicuri nella loro performance sessuale.

Credo che, nel caso dei giovani, il fenomeno dell'assunzione del Viagra segni una regressione della cultura sessuale e una interpretazione distorta della virilità. Se sembra, poi, che l'utilizzo del Viagra da parte di un giovane non comprometta la sua salute (me lo auguro vivamente, ma al momento non è così certo), sicuramente può creare uno stato di dipendenza psicologica. Con inevitabili conseguenze anche sui rapporti affettivi.

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