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08 novembre 2013


e-cigarette sì, e-cigarette no

A cura di Welly

Avete fatto caso che le sigarette elettroniche sono molto meno diffuse di quanto non lo fossero fino a qualche mese fa? All'inizio di quest'anno era quasi impossibile circolare per strada senza imbattersi in qualche "svaporatore" e i negozi specializzati aprivano ad ogni angolo, a pochi metri l'uno dall'altro, segnale di un fenomeno che sembrava davvero dirompente e duraturo. Ma non è accaduto: nel giro di pochi mesi i negozi hanno iniziato a chiudere l'uno dopo l'altro (e quelli che resistono, forse non resisteranno a lungo), mentre acquisti e consumi sono in calo vertiginoso, anche per la forte tassazione imposta dal Governo italiano (a dispetto di quella applicata alle comuni, e più dannose, sigarette tradizionali). Questione economica a parte, resta il dubbio che quello della sigaretta elettronica fosse una moda passeggera come tante, sul quale peraltro gravava anche il dubbio se fossero più o meno dannose per la salute o utili ai fumatori per liberarsi del vizio della sigaretta (quella vera). E proprio adesso giungono invece i risultati di uno studio pilota promosso dall'Istituto Europeo di Oncologia, diretto da Umberto Veronesi, in collaborazione con l'Ospedale San Raffaele di Milano e il Centro Cardiologico Monzino. Risultati che dicono che sì, la sigaretta elettronica non fa male alla salute e aiuta a smettere di fumare. Non si tratta di un verdetto definitivo (quello arriverà - forse - tra 5 anni, al termine di un altro importante studio) ma ce n'è abbastanza per riaccendere un dibattito che per diverso tempo ha tenuto banco e che da qualche tempo era scomparso dagli organi di informazione, così come erano (quasi) scomparse le sigarette elettroniche dalle tasche di tanti consumatori. Va detto che un altro studioso, peraltro dello stesso Istituto Europeo di Oncologia, ma Direttore della Cardiologia, contraddice Veronesi. Si tratta del Prof. Carlo Cipolla che mette in guardia dai problemi di intossicazione che la 'e-cigarette' può provocare, in particolare se contenente nicotina. Insomma la polemica sembra tutt'altro che chiusa. Ma i dati sui danni del fumo, quelli sì che restano certi: 50mila persone che in Italia sono colpite da tumori legati al fumo e una spesa sanitaria di 3 miliardi per curarle!

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01 novembre 2013


Via gli smartphone dalla Sala Parto!

A cura di Welly

Ricevo oggi un comunicato stampa dall'Ospedale Cristo Re di Roma. L'Ospedale vanta uno dei migliori reparti di neonatologia, con appena il 29% di parti cesarei su un totale di oltre 2.000 parti ogni anno. Un ostetrico dell'ospedale, il Dott. Maurizio Gnazzi, che è anche segretario regionale Lazio dell'Associazione italiana ostetriche, lamenta che ogni giorno assiste in sala parto alla scena ricorrente dei padri che riprendono la nascita dei loro figli con smartphone o con tablet, spesso anche più di uno. Da qui la decisione di bandire gli apparecchi non solo perché il loro utilizzo distrae i padri da ciò che sta accadendo, uno dei momenti più importanti ed emozionanti della loro vita ma anche perché il loro supporto attivo sarebbe utile alla moglie o compagna. Come ad esempio massaggiarle la schiena o fare qualsiasi altra cosa possa contribuire a creare e a mantenere un clima di serenità ove un travaglio potrebbe durare fino a 12 ore.
Gli fanno eco le dichiarazioni del Prof. Carlo Piscicelli, primario di Ginecologia e ostetricia dello stesso ospedale per il quale "avere un marito o un compagno che non si stacca dal cellulare, che riprende con la videocamera un momento in cui la donna assume dei comportamenti fuori dal normale, può contribuire a rendere negativa la sua presenza."
Il divieto imposto al Cristo Re farà certamente discutere; sono certo che molti vorranno seguire l'esempio dell'ospedale romano mentre altri, c'è da scommetterci, "lasceranno correre".
Difficile non condividere, però, ciò che aggiunge il Dott. Gnazzi: "Io che faccio questo lavoro da 20 anni potrei forse considerare una nascita come un evento di routine. Ma quante volte a un uomo può capitare nella vita di veder venire al mondo suo figlio?".
Meditate, padri, meditate...

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25 ottobre 2013


Un bel 3d vedremo...

A cura di Welly

Sembrava una meteora, una novità (almeno per le nuove generazioni) destinata ad un veloce oblio dopo che lo straordinario successo - meritato - di "Avatar" nel 2009 aveva lasciato il passo a film da modesti riscontri commerciali. Sto parlando del 3D, il sistema di visione tridimensionale per il cinema - e ora anche per la televisione - che, dopo un inizio piuttosto incerto, ha riguadagnato terreno ed è oggi una realtà consolidata, con buona soddisfazione degli esercenti che hanno creduto nella nuova modalità di visione e stanno vedendo i frutti dei loro ingenti investimenti.

Qualità dei film a parte, l'iniziale diffidenza del pubblico nei confronti del 3D è da imputare anche e soprattutto alle polemiche sono subito sorte attorno ad eventuali danni che gli occhialini, indispensabili per la visione, potessero arrecare alla vista.  Una polemica che è andata via via scemando (come tutte le polemiche peraltro, aldilà delle effettive risoluzioni dei problemi) ma che in questi giorni è rilanciata dalla notizia dell'obbligo imposto ai produttori di informare gli utenti su eventuali problemi collaterali che gli occhialini possono causare, sia attraverso manuali on line che, da febbraio 2014, inserendo degli appositi "bugiardini" (gli stessi che si trovano all'interno delle confezioni dei medicinali) nella bustina che dovranno contenerli e che verranno consegnati agli spettatori all'ingresso del cinema.

La verità è che l'ultima parola sugli eventuali danni causati (soprattutto tra i bambini, ma l'utilizzo resta controindicato ai minori di 6 anni) dall'utilizzo degli occhialini, non è ancora stata pronunciata. A me lasciate dire, da appassionato di cinema, che il 3D resta ancora soprattutto un'operazione di marketing, perchè la maggior parte dei film proposti nel formato tridimensionale possono essere visti nella modalità tradizionale senza nulla togliere al piacere dello spettatore. Sono sempre pochi i film che gli Autori pensano e realizzano appositamente nel formato 3D - come fu il caso, a mio avviso ancora insuperato, di "Avatar" - e sono sempre troppi i film che sfruttano il richiamo del 3D solo per assicurarsi incassi più sostanziosi (il prezzo del biglietto per la visione di un film in 3D è ovunque maggiorato rispetto al "2D"). In attesa di avere rassicurazioni più fondate, nel dubbio io proseguirò a scegliere la proiezione tradizionale. Tanto più che è tornato di moda persino il film muto

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