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13 ottobre 2017


La medusa è servita!

A cura di Welly

!Molti di noi le avranno incontrate (e possibilmente evitate) la scorsa estate, nei soggiorni al mare, come pure tante volte in passato. Qualcuno sarà stato “pizzicato” e passato un brutto quarto d’ora tra bruciore e medicazioni varie. Ma in pochi avranno pensato che un giorno le meduse sarebbero arrivate nei nostri piatti.
Gli orientali sì, ci hanno pensato da un pezzo: pescano e consumano meduse da secoli. Sembra, però, che per disidratarle usino il sale d’allume. E dunque perché anche in Europa le meduse possano avere impiego alimentare sarà necessario regolamentarne il controllo scongiurando il rischio di tossicità, e a questo si sta lavorando in vista dello “sdoganamento” della medusa nostrana che dovrebbe arrivare dal 1 gennaio 2018.
Se poi le meduse - che si possono cucinare in vari modi, tra gli altri saltate in padella con i calamari o marinate in carpaccio - dovessero incontrare il gusto occidentale, c’è pure di che beneficiarne. Le meduse sono infatti poco caloriche e ottima fonte di proteine, oltre che ricche di sale e di collagene.
Non solo proprietà salutari: da una eventuale pesca autorizzata si ricaverebbero anche benefici sull’ecosistema, vista l’enorme capacità riproduttiva dell’organismo planctonico.
Ma com’è la medusa, al palato? Chi le ha assaggiate, sostiene che il sapore è un po’ forte e quindi va stemperato con altri alimenti ma tante ricette ‘ad hoc’ sono già disponibili e leggo che è in preparazione un libro di ricette cui sta lavorando nientemeno che l'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr.
In ogni caso, la medusa - per esperti e chef - è uno di quegli alimenti destinati a diventare in futuro una presenza familiare nei menu dei ristoranti e nelle preparazioni casalinghe. Qualcuno ha ricordato come il boom del sushi fosse impensabile fino a qualche anno fa, quando veniva apprezzato solo da una minoranza di palati. E chissà se davvero, da qui a breve, potremmo avvistare una medusa in mare e guardare a lei non più come un pericolo ma come una preziosa (e gustosa) risorsa!

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06 ottobre 2017


Contro l’ictus, riprendiamoci la vita

A cura di Welly

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca cronica alla base del 20% degli ictus ischemici. La prevalenza della condizione aumenta anno dopo anno: nel 2007 colpiva 6,3 milioni di persone che dopo dieci anni sono diventati 7 milioni di mezzo. Chiunque abbia più di 55 anni e soffra di ipertensione arteriosa o obesità, diabete mellito o insufficienza renale cronica, ipertiroidismo e tutte le malattie cardiache organiche è più predisposto di altri alla fibrillazione atriale, come pure chi abusa di alcol, droghe e caffeina. Ma essa può manifestarsi anche senza che ci siano fattori predisponenti. Dopodiché essa può essere tenuta sotto controllo, si possono ridurre i sintomi e il rischio dell’ictus, con una terapia farmacologica adeguata. Si calcola, però, che circa il 30-40% delle persone afflitte da FA non siano trattati come si deve, specialmente tra coloro che non presentano sintomi o li sottovalutano. E’ per questo che l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale ha lanciato, per il secondo anno, una campagna di informazione. La campagna, chiamata “Riprenditi la vita”, consiste in un evento itinerante (la prima tappa era ieri, giovedì 5 ottobre, a Milano) durante il quale i medici volontari delle varie sezioni territoriali dell’associazione offrono al pubblico degli screening gratuiti e qualificati di pressione arteriosa e fibrillazione atriale. Le altre tappe della campagne saranno pubblicate sul sito www.riprenditilavita.it che sarà on line da novembre: qui si potranno inoltre avere informazioni sulla patologia e si potranno lasciare testimonianze ricevendo in cambio un ritratto realizzato dagli artisti professionisti coinvolti nell’iniziativa. Sul sito anche ampie informazioni sulla nuova generazione di anticoagulanti orali che presentano notevoli vantaggi rispetto a quelli precedenti, dalla mancanza di interazione con alcuni alimenti e altri farmaci assunti.

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29 settembre 2017


Il cuore, un bene da proteggere

A cura di Welly

Oggi, venerdì 29 settembre, è la Giornata Mondiale del Cuore. Numerose le iniziative delle quali ci giunge notizia, tra cui un incontro a Montecitorio promosso dalla Federazione Italiana di Cardiologia durante il quale si stanno discutendo temi come l’accesso alle più innovative terapie vascolari, alle tecnologie diagnostiche, la difficoltà per i pazienti cardiopatici con insufficienza cardiaca terminale di beneficiare delle cure palliative, così come già avviene per i pazienti oncologici. È anche un’occasione per ricordare come la cardiologia sia oggi una delle branche specialistiche che più di altre presenta un alto impatto socio-economico: il costo delle malattie cardiovascolari solo in Italia è pari al 23,5% della spesa farmaceutica, ovvero l’1,34 del prodotto interno lordo. Sempre in Italia sono oltre 200.000 le persone che muoiono di malattie vascolari, prima causa di morte o di invalidità permanente. Ma aldilà dei dati e delle problematiche connesse alla patologie, l’iniziativa - che prevede decine di incontri e attività in tutta Italia - intende sensibilizzare sulla prevenzione e sulla opportunità di una diagnosi precoce. Sintomi come stanchezza, spossatezza e affaticamento che dopo una certa età si pensano fisiologici possono nascondere l’insorgenza della patologia. I fattori di rischio, inoltre, vengono anch’essi sottovalutati in quanto sviluppano talvolta in modo silente, cioè senza sintomi apparenti. Le associazioni, quindi, sono tutte impegnate a promuovere un corretto stile di vita come agente di prevenzione della malattie vascolari: cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo e abuso di alcool favoriscono l’insorgenza della aterosclerosi che è alla base di infarto e di ictus. Piccoli accorgimenti quotidiani, come muoversi un po’ di più o ridurre sale, cibi grassi e zuccheri semplici, evitare il fumo anche passivo, possono aiutare la salute del cuore e non solo.

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22 settembre 2017


L’ictus cerebrale, non solo tra gli anziani

A cura di Welly

L’ictus cerebrale è una patologia che associamo all’età avanzata. Effettivamente è così, però c’è da sapere che può colpire a tutte le età e che l’incidenza nella popolazione sotto i 45 anni è pari a 14,4 per 100.000 soggetti, ovvero 4.600 casi l’anno. I casi sono in aumento e ciò, secondo l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, è da attribuirsi in gran parte alla maggiore diffusione dell’abuso di alcol e droghe, che sono anche causa di un tasso maggiore di mortalità o di disabilità permanente. Nello specifico: l’abuso etilico aumenta il rischio di ictus sia ischemico che emorragico, con ulteriore aumento proporzionale alla quantità di alcol assunta. Il fumo di sigaretta resta anch’esso un fattore di rischio per ictus ischemico, tanto più tra i giovani; numerosi i casi legati all’esposizione alla cannabis mentre l’uso di cocaina nelle ore precedenti l’insorgenza di un ictus nei soggetti giovani aumenta di 6,4 volte il rischio della malattia. La metanfetamina o prodotti simili come l’ectasy o l’anfetamina possono provocare una emorragia cerebrale legata all’effetto vasopressorio delle sostanze. L’uso di oppiacei, in particolare di eroina, è associato a diversi casi di ictus ischemico o emorragico. Più in generale, l’abuso cronico di tutte queste sostanze provoca alterazioni cerebrali e non sono da sottovalutare gli effetti psico-cognitivi dell’uso cronico di oppiacei che possono essere anche alla base di comportamenti criminali, marcato aumento di patologie psichiatriche di tipo psicotico e problemi psico-sociali per disturbi di apprendimento, attenzione, memoria, tono dell’umore, astenia, abulia, apatia, demenza.
Come osserva il Professor Carlo Gandolfo, Professore Ordinario di Neurologia Università di Genova e membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale i nuovi casi di ictus giovanile “sono circa il doppio rispetto, per esempio, ai nuovi casi di sclerosi multipla, nei soggetti di età inferiore a 45 anni, ed un numero di ictus all’incirca eguale rispetto ai casi di epilessia, nei soggetti della stessa fascia d’età.”

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15 settembre 2017


Un ciclamino contro la Sclerodermia

A cura di Welly

La Sclerodermia o Sclerosi Sistemica Progressiva (SSP) è una patologia cronica, con andamento progressivo, di tipo autoimmune, nella quale il sistema immunitario attacca i suoi stessi tessuti, coinvolgendo cuore, polmone, esofago, intestino e rene. È una malattia poco conosciuta che colpisce in maniera particolare le donne, in rapporto di 7-8 a 1; solo in Italia, le persone colpite sono circa 25.000. La patologia può essere combattuta ma è importante che venga diagnosticata per tempo; bisognerà per questo interpretare i segnali che possono precedere di mesi o di anni la sua insorgenza. Il segnale principale è rappresentato dal cosiddetto Fenomeno di Raynaud che si manifesta attraverso pallore, cianosi, risposta a stimoli freddi o emotivi, ma i sintomi possono essere anche simili a quelli di altre malattie del tessuto connettivo come il Lupus eritematoso o l’artrite reumatoide. In ogni caso, una diagnosi precoce e puntuale può davvero salvare la vita di chi viene colpito dalla malattia. Ed è per sensibilizzare sulla sua conoscenza, oltre che per raccogliere fondi per la ricerca sulle cure più efficaci, che il Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia (GILS) promuove anche quest’anno, alla sua 23a edizione, la “Giornata del Ciclamino” che vedrà volontari occupati in 100 piazze italiane, a dare informazioni e a offrire ciclamini in cambio di una donazione che consentirà di avviare due progetti da €25.000 euro l’uno da assegnare a ricercatori sotto i 40 anni scelti attraverso un bando pubblicato il 2 maggio scorso. Non solo ciclamini e informazione: tra le giornate di venerdì 22 e domenica 24, infatti, in tutte quelle strutture che hanno aderito al progetto “Ospedali Aperti” ci si potrà sottoporre a dei controlli gratuiti: l’elenco, insieme a quello delle piazze e delle città che si coloreranno dei ciclamini del GILS è disponibile sul sito www.sclerodermia.net o telefonando al numero verde 800.080.266. Nelle piazze, si potranno anche incontrare alcuni dei testimonial dell’iniziativa: dal campione del mondo di ciclocross Vito Di Tano, al rugbista Lorenzo Cittadini, dallo speaker radiofonico Franco One alla produttrice discografica Mara Maionchi (nella foto).

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