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05 maggio 2017


Il benessere nelle mani

A cura di Welly

La Giornata Mondiale sull’igiene delle mani che si celebra oggi, venerdì 5 maggio, è promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare sull’importanza di una igiene corretta e costante per prevenire le infezioni. Tra i vari articoli dedicati al tema, segnalo quello della Repubblica di oggi (edizione cartacea) che dà ampio spazio all’iniziativa riportando anche i consigli, in forma di decalogo, del Prof. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Galeazzi di Milano. Ne cito alcuni, tra quelli che mi hanno maggiormente incuriosito. Come la pratica comune ma malsana di stropicciarsi gli occhi con la mani appena svegli: dopo la notte, le mani possono avere una carica di batteri piuttosto alta, quindi è consigliabile lavarsele subito. Poi: personalmente ho sempre pensato che impugnare i sostegni in metallo sui mezzi pubblici fosse una pratica anti-igienica, seppure necessaria per la sicurezza. Ma non è così: il Prof. Pregliasco ci dice che, pur essendo i mezzi pubblici un ricettacolo di germi, questi ultimi sono pressoché innocui per l’uomo. Invece non immaginavo che il mouse di un computer contiene 260 batteri per ogni centimetro quadrato, quindi meglio pulirlo con regolarità, così come pure la cornetta del telefono che di germi ne ha quasi 4000! Sono invece pochissimi (8 batteri per centimetro quadrato) i batteri presenti sulle tavolette dei bagni pubblici, a meno che non siano visibilmente sporche. E attenzione all’asciugatore elettrico che si trova nei bagni di tanti bar e ristoranti: il lavaggio delle mani (che dovrebbe durare dai 40 ai 60 secondi per avere la certezza di debellare il 99% dei batteri) potrebbe essere vanificato dai batteri che si annidano nel getto d’aria. Sempre il Prof. Pregliasco consiglia di lavare uno per uno gli alimenti estratti dal frigorifero, ove i batteri saranno stati ibernati dal freddo prolungando così la loro vita!

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21 aprile 2017


Se il telefonino ci fa ammalare

A cura di Welly

Prendiamo familiarità con queste due parole: nomofobia e ringxiety. La prima denomina il timore di non essere raggiunti al telefono cellulare, timore che può sfociare facilmente nell’ossessività. La seconda - crasi tra squillo (ring) e ansia (anxiety) - denomina la tendenza a tenere costantemente sotto controllo il display del telefonino per non perdere eventuali telefonate o messaggi in arrivo. Della prima, in particolare, si sta parlando in questi giorni a Firenze al XVIII Congresso Mondiale di Psichiatria Dinamica, dove si è chiarito che la nomofobia non può essere classificata come un normale disturbo d’ansia ma come una dipendenza e dunque come una patologia. E come per le altre dipendenze, la nomofobia causa interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito cerebrale della ricompensa con manifestazioni che comprendono attacchi di panico, mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea. La tendenza ad essere costantemente connessi e a non perdere mai di vista il proprio telefonino colpisce in particolare persone nella fascia di età che va dai 18 ai 25 anni, accomunati dalla bassa autostima e dai problemi nelle relazioni sociali, per cui sentono la necessità di essere sempre in contatto con gli altri. Questo secondo i dai diffusi dall’Università Federale di Rio de Janeiro. Un’altra ricerca, stavolta proveniente dall’ente di ricerca britannico YouGov, ci dice che 6 ragazzi su 10 tra i 18 e i 29 anni portano il telefonino con sé anche quando vanno a coricarsi, che il 53% manifestano stati d’ansia in caso di batteria scarica, credito terminato o mancanza di connessione. La nomofobia, secondo uno studio americano effettuato dal centro di riabilitazione mentale Morningside Recovery, colpisce circa i due terzi della popolazione americana, decisamente maggiore di quella riscontrata in India dal Dipartimento di Medicina di Comunità, che attribuisce la sindrome al 18% della popolazione. Come si guarisce dalla nomofobia? Al Congresso di Firenze, è stato presentato uno studio della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, che ha monitorato e analizzato oltre 100 testate internazionali di settore e su un panel di 150 esperti di psichiatria dinamica. Il risultato è che la terapia ideale per guarire dalla nomofobia è rappresentata dalla terapia di gruppo in forma di psicodramma, per librare le emozioni e prendere coscienza del problema, viatico per la sua risoluzione.

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14 aprile 2017


Zaino a scuola, attenti al peso

A cura di Welly

Zaini come macigni? Proprio così: provare per credere (se non lo avete mai fatto) a sollevare uno dei zaini con cui i bambini si recano quotidianamente a scuola. Tra libri, quaderni, astuccio e quant’altro sia necessario per l’attività scolastica, il peso diventa davvero considerevole così come i rischi per la salute. Il problema esiste, tanto che l’Università spagnola di Granada ha voluto studiare le abitudini un gruppo di bambini e adolescenti, scoprendo che quasi il 50% di loro, ogni giorno, trasporta pesi superiori a quelli consigliati dagli esperti. Della ricerca di Granada leggo stamattina nella sezione Salute del sito La Repubblica, dove scopro anche che il nostro Ministero della Salute ha già dato direttive precise al riguardo, raccomandando che il peso dello zaino non superi il 10-15% del peso corporeo. Dai risultati della ricerca spagnola, si evince invece che il 23% delle bambine, ad esempio, carica sulle spalle supera ogni giorno uno zaino il cui contenuto supera il 20% del loro peso. Scoliosi e lordosi sono i danni in agguato per un peso eccessivo dello zaino scolastico, provocati a loro volta dallo scorretto atteggiamento posturale che i bambini devono inevitabilmente assumere. Come fare, allora, se si vuole tutelare la salute ma anche l’attività scolastica? Si può ricorrere ai trolley, dicono gli esperti. Con numeri certi: nella ricerca spagnola si legge che i bambini si sentono stanchi con lo zaino sulle spalle in misura dell’85% contro il 71% di coloro che si recano a scuola con il trolley (a parità di peso, ovviamente) e avvertono mal di schiena per il 43% contro il 31%. A chi proprio non vuole rinunciare allo zaino, restano comunque alcune accortezze da seguire: come quelle che si leggono sempre tra le raccomandazioni del Ministero della Salute: che lo zaino sia adatto al bambino secondo l’età, che abbia bretelle imbottite, cintura addominale e rinforzo per la schiena.

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07 aprile 2017


La “crisi da risveglio”, i consigli degli esperti

A cura di Welly

E’ primavera, svegliatevi bambine/alle cascine, messere Aprile fa il rubacuor.”, recitava una vecchia canzone. Ma il risveglio psicofisico, a primavera, non è garantito. Così risulta da uno studio svolto dall’osservatorio “In a Bottle” che ha monitorato sulla Rete, attraverso i social network e i blog, circa 2300 italiani tra uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 55 anni, insieme ad un pool di 30 esperti tra psicologi, nutrizionisti e dietologi. Il risultato è che per sei italiani su dieci è “crisi da risveglio”, ovvero si riscontrano stanchezza cronica, tendenza allo stress e all’irritabilità, unitamente ad un calo della capacità di concentrazione, disturbi all’appetito e alla digestione fino ad un aumento delle difficoltà respiratorie, tanto più in chi soffre di allegrie. Insomma, il passaggio alla primavera è gravido di conseguenze che, se non affrontate adeguatamente modificando il proprio stile di vita, rischiano alla lunga di incidere sul benessere psicofisico. I pareri degli esperti interpellati su come superare la “crisi da primavera” mettono ai primi posti la necessità di contrastare l’indolenza e fare attenzione all’attività fisica da praticare certamente dopo l’inverno ma senza esagerare. L’alimentazione è anch’essa uno degli elementi fondamentali per attenuare i malesseri che possono insorgere con il cambio di stagione: in primavera, è bene assumere alimenti ricchi di proteine (carne e pesce soprattutto), consumare frutta e verdura di stagione (particolarmente consigliati broccoli, carciofi, e fragole), privilegiare i formaggi freschi per il loro contenuto di calcio e, al contrario, limitare l’assunzione di carboidrati. E poi c’è naturalmente l’acqua: due litri al giorno servono ad aiutare l’organismo a disintossicarsi e dunque è auspicabile che si beva acqua a sufficienza anche in mancanza dello stimolo della sete. Nel “decalogo” stilato dagli esperti interpellati per lo studio figurano anche l’opportunità di dedicare più tempo a se stessi e alle proprie passioni per combattere stress e irritabilità, osservare il giusto sonno e riposo nonostante l’allungarsi delle giornate e vestirsi “a strati” per evitare i colpi di freddo che pure in primavera possono manifestarsi.

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31 marzo 2017


Il calcio per vincere l’allergia

A cura di Welly

L’allergia si vince anche con lo sport. È il messaggio che la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic), insieme alla Lega Calcio Serie A, lancia in occasione della sesta edizione dell’Allergy Day, la Giornata nazionale dedicata alle allergie. La giornata è quella di domenica 2 aprile ma la campagna di informazione e sensibilizzazione sulle malattie allergiche inizia il giorno prima, sabato 1, in coincidenza con l’anticipo della 30a giornata del campionato di calcio di serie A per poi concludersi con il posticipo di lunedì 3 aprile. Sono infatti gli stadi, il luogo prescelto per la campagna che vedrà, prima del fischio di inizio di ogni partita, l’esposizione in campo di uno striscione con lo slogan “In campo per vincere l’allergia”, lo stesso che sarà riportato sui cappellini degli allenatori. Infine sarà proiettato un video sui maxischermi che illustra l’iniziativa. Perché sport e allergia? Perché come ha dichiarato il vicepresidente della Siaaic Gianenrico Senna, anche coordinatore della campagna, benché il 30% degli atleti agonisti ne soffrano, essi non sono ostacolati nella pratica sportiva se si curano o, ancor meglio, se fanno prevenzione. Con la diagnosi precoce, infatti, si possono trovare cure e farmaci efficaci per tenere sotto controllo la malattia e impedire che alcune, gravi patologie allergiche degenerino fino a esiti fatali. Lo stesso sport può aiutare in tal senso giacché, come ha spiegato lo stesso Senna, vi sono studi recenti che hanno dimostrato come un’attività fisica regolare, ma sotto controllo medico, può migliorare la funzionalità respiratoria. Calcio a parte, quello dell’allergia è un fenomeno in crescita che vede coinvolti un italiano su 3 (in Europa sono ben 70 milioni), con 3 milioni di persone che soffrono di asma e 12 milioni di rinite, senza contare i casi, anch’essi numerosi, di eczemi, orticarie e allergie alimentari, queste ultime sofferte da mezzo milione di bambini e adolescenti.

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