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09 October 2013


Orgogliosi di essere del Sud Ovest dell’Irlanda

A cura di Dott.ssa Francesca Di Pietro

Ho sempre pensato che noi italiani abbiamo un’identità regionale a volte più forte di quella italiana, poi sono andata nell’Irlanda del Sud e mi sono accorta che la loro identità è ancora più circoscritta, hanno un’identità provinciale, cittadina e il loro orgoglio traspare da ogni singola parola, soprattutto dal loro accento.

Nell’Irlanda sud occidentale si parla in molti luoghi irlandese puro, gli abitanti ci tengono molto a non mischiarsi più con gli inglesi, a parlare la loro lingua natia, a conservare e rendere attuali i loro balli tradizionali e la loro musica.

Poche ore a sud di Dublino si incontra la provincia di Kelly, natura verde intenso, dolci colline con cottage tradizionali, chiese nordiche, ruderi di castelli medioevali sulle sponde di piccoli ruscelli. In poche parole, tutto quello che normalmente associate con l’idea di Irlanda.

Il paesino di Adare è la perfetta località per trascorrere due giorni in tranquillità e godersi il lusso di non fare niente in un luogo accogliente. Lunghe passeggiate, se siete sportivi una bellissima corsa nel parco, caffè all’aperto e ricette tradizionali. Scegliere di alloggiare in una piccola guest house invece che in un hotel farà la differenza per il vostro soggiorno. L’ospitalità e la vitalità della gente del sud è ancora più piacevole da vivere. Il castello di Adare diroccato, sulle sponde del fiume, ti porta in un tempo lontano, ti fa immaginare il suono delle armature, l’odore del fumo che si impregna nel legno dei mobili, il peso del ponte levatoio.

Nelle vicinanze di Killarney esiste un luogo dove storia e tradizioni si uniscono: è Muckross House, un’antica dimora aristocratica che ha ospitato persino la Regina Vittoria nel 1861, il palazzo è di sicuro più affascinante dall’esterno, ma il vero spettacolo è la riserva circostante, diventata parco nazionale. Il parco nasce sulle sponde del lago di Killarney, ettari di erba verde intenso, sentieri per correre, altri percorribili con un carretto trainato da cavalli. In minuti di camminata si può raggiungere una bellissima cascata o delle “farm”, le fattorie dove è possibile tornare indietro nel tempo e vedere, e soprattutto provare, come si fa il burro a mano.

La città di Killarney è la località perfetta per assaporare l’autentica vita da pub irlandese, ogni pub ha una storia decennale, una caratteristica unica, vengono scelti in diversi giorni della settimana a seconda dello spettacolo che offrono e gente di tutte l’età si riunisce per “having craic” –divertirsi!

Il periplo della penisola di Dingle, ti fa capire quanto dovesse essere dura la vita per i pescatori della zona il secolo scorso. I fiordi cadono a picco sul mare, prati verdi conducono all’acqua e enormi mucche e pecore con colorate macchie di vernice brucano in pace arrampicandosi sui dirupi.

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La spiaggia più bella di questa costa è Inch Beach, famosa per chi fa surf sui mari del nord, ma se siete meno sportivi vi consiglio una lunga passeggiata. Le maree quotidiane rendendola sabbia coperta da un sottile filo d’acqua che favorisce giochi di riflessi con le spettacolari nuvole che di solito si formano in questa baia. Vi sembrerà di camminare sospesi tra le nuvole.

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Uno dei castelli più belli del sud dell’Irlanda è il Blarney Castel, il luogo ideale per gli amanti delle superstizioni. La pietra angolare del castello medioevale, è la famosa Blarney stone, il simbolo dell’eloquenza. La tradizione narra che chiunque la baci trovi sempre le parole per uscire dalle situazioni difficili, la particolarità è che per baciare la pietra ci si deve calare in posizione prona sulla torre principale del castello. Infatti proprio in quel luogo si incontra un uomo che fa uno dei lavori più strani del mondo: ti sorregge mentre baci la pietra. Sempre lo stesso movimento, otto ore al giorno sei giorni su sette, lui da indicazione e supporto a spaventati turisti che a pancia all’aria si calano in un buco sospeso, bizzarro!! Anche il giardino del castello è pieno di storie fantastiche, c’è un enorme Dolmen, che si racconta fosse la porta per un nuovo mondo, c’è la scala dei desideri che si deve percorrere ad occhi chiusi all’indietro pensando intensamente al desiderio, pare che entro un anno il desiderio si avveri.

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L’Irlanda del sud è un nodo indissolubile tra tradizioni centenarie e la voglia di essere sempre all’avanguardia, nella tecnologia, nelle imprese, nei progetti anche turistici. La città di Cork offre una maniera del tutto innovativa di esplorarla: in kayak anche di notte. Il tour è curato da storytellers, persone che non solo ti mostrano l’aspetto ufficiale della città, ma che ti raccontano la loro storia nei luoghi che si attraversano, le differenze tra le diverse generazioni, tra i ricordi e la quotidianità, insomma quello che ti fa innamorare di un posto. Il fiume Lee, quello che attraversa Cork è uno dei più puliti d’Europa, il percorso notturno ti permette, godendo della bioluminescenza dell’acqua di rincorrere salmoni, giocare con i leoni marini e quest’estate si sono perfino incontrate delle balene che risalivano il fiume. In Islanda la chiamano wild west atlantic experience, ma non perché sia pericolosa, solo perché il fiume ti fa vivere esperienze intense, selvagge, ogni volta imprevedibili.


02 October 2013


Andare a caccia dell’Aurora Boreale

A cura di Dott.ssa Francesca Di Pietro

Spesso si sceglie di visitare il Nord Europa in estate, perché le giornate sono più lunghe, perché il clima è più clemente, perché la neve non ricopre ogni prato verde; ma a parer mio c’è di sicuro un motivo che spiazza tutti i precedenti per viaggiare verso nord in inverno: l’aurora boreale.

Nell’emisfero nord il vento solare mostra in un determinato periodo dell’anno affascinanti giochi di luce che vanno dal verde al rosa intenso illuminando tutto il paesaggio.

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Dal 65° parallelo in su, nei periodi di maggiore oscurità, è possibile assistere a questo sensazionale fenomeno atmosferico. Ogni racconto, fotografia, filmato non potrà mai eguagliare la sensazione che si prova a stare fermi in un luogo isolato e a vedere all’improvviso l’ambiente intorno a noi illuminarsi di una luce verde e arancio, che non è ferma come succede di solito di giorno, ma danza, si muove, cambia luogo, forma e colore e noi non siamo in grado né di prevederne la direzione né la durata, siamo solo vittime dello spettacolo della natura, succubi della sua bellezza.

E’ una sensazione che crea dipendenza, come se avessi improvvisamente bisogno di vederne un’altra, o di vederne un’altra più grande, così anche se devi soffrire il freddo, ed attendere ore al buio nel nulla più assoluto, ne vuoi ancora e ancora.

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Uno dei luoghi ideali per vedere l’aurora boreale è l’Islanda, non solo perché un bellissimo paese, ma perché sorprendentemente anche se si trova al 66°parallelo ha un clima mitigato dall’anticiclone delle Azzorre. Infatti è sorprendente pensare che in pieno inverno la temperatura media è molto superiore a città come Parigi. Io ci sono stata a gennaio e le minime non sono mai scese sotto i 4 gradi. Ovviamente il tempo in Islanda è imprevedibile, in 5 minuti può passare dal sole al vento fortissimo con pioggia. Ad ogni modo partendo con l’abbigliamento giusto si può esplorare comodamente il paese trascorrendo molto tempo all’aria aperta, anche di notte. L’Islanda è davvero piccola e facile da girare, si può esplorare molto anche facendo base sempre nella capitale Reykjavik, perché la rete turistica è davvero di ottima qualità.  Anche l’aurora boreale è facilmente osservabile a pochi kilometri dal centro città, ma sarà un’esperienza completamente diversa se vi spingerete verso nord. Nella parte settentrionale dell’isola molte strutture hanno la sirena che suona in caso di aurora e vi basterà uscire sulla terrazza o nel cortile, per essere avvolti dal fascio verde.

Forse non tutti sanno che, in inverno, l’aurora boreale c’è quasi tutte le sere, ma non sempre è visibile ad occhio nudo; se guardassimo il mondo con altre lenti, ad esempio quelle della nostra fotocamera, potremmo essere sorpresi dalla realtà intorno a noi.

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Lo stesso oggetto, in modalità diverse, lo stesso cielo, ma visto da una reflex con minimo 30” di tempo d’apertura, mostra un risultato molto diverso.

Forse se imparassimo anche nella vita ad usare altre lenti potremmo vedere cose che a primo acchito non sono decifrabili. Anche nelle relazioni personali, per quanto si dica sempre che non è raccomandabile farlo, la maggior parte di noi si ferma a quello che tutti posso vedere dell’altro, non cambiamo mai punto di vista per osservare la stessa persona con altri occhi. Basterebbe fare delle prove, soffermarci su quello che vediamo nelle persone davanti a noi e chiederci se è effettivamente tutto è visibile o c’è uno spettacolo nascosto.

La stessa cosa capita anche sulla nostra pelle, spesso ci sentiamo incompresi, male interpretati, perché non mostriamo agli altri quali sono i tempi di settaggio per vedere l’aurora boreale che è dentro di noi! Quindi per vedere l’aurora, nella vita privata e in Islanda, bisogna avere pazienza, entusiasmo, costanza e avere qualcuno che ti mostra i tempi di settaggio degli strumenti necessari.


25 September 2013


A Chicago visita il quartiere dei murales di Pilsen

A cura di Dott.ssa Francesca Di Pietro

Se si dovesse fare una domanda ad un passeggero sul volo per Chicago su che cosa pensa di trovare una volta arrivato a destinazione, la sua risposta includerebbe di sicuro architettura e arte moderna.

Chicago è sicuramente conosciuta in tutto il mondo per il Bean, l’enorme fagiolo metallico al centro del Millennium park, continue opere d’arte a cielo aperto, un auditorium con un’acustica sensazionale al centro del parco dove, se si ha l’opportunità di visitarlo d’estate, si possono ascoltare concerti di qualità sopraffina. Anche nell’Art Institute of Chicago non smetterete mai di sorprendervi ed imparare, non solo dipinti contemporanei da togliere il fiato, ma anche installazioni del museo che rendono il tutto ancora più interessante.

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Questi mi sembrano buoni motivi per prendere un volo intercontinentale, ma se ne possono trovare anche altri.

Gli Stati Uniti sono un paese di emigrati, loro di natura non esistono, comunemente diamo per scontato che ci siano popolazioni discendenti dai nordeuropei, specialmente dagli inglesi, quando poi si identificano altre comunità li etichettiamo, a volte con valenza negativa.

Ma credo che uno degli aspetti affascinanti di Chicago sia proprio questo, la grande tradizione di emigrati. Anche noi italiani abbiamo scelto questa città decenni fa e l’abbiamo fatta diventare talmente familiare che abbiamo creato la pizza Chicago. Forse non tutti sanno che il piatto tipico di Chicago è la pizza, magari mangiata da Giordano’s o da Uno, un enorme disco di pasta con chili di mozzarella fusa, pomodoro e diversi tagli di carne adagiati sopra, una botta per il fegato ma, pare, una delizia per il palato.

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Ogni abitante della città ne va fiero e non mancherà occasione di chiedervi se l’avete già provata, o se siete fortunati come me, di invitarvi a provare la loro preferita! Allontanandosi dalla zona del Loop, procedendo verso Near West Side, potrete camminare ad occhi chiusi, trasportati solo dall’odore nell’aria. In direzione ovest c’è un susseguirti di quartieri di diverse etnie, Greektown, un piccolo agglomerato di ristoranti e panetterie tipiche, odore di origano, aglio, caglio dei formaggi; andando ancora più avanti verso Taylor Street diventerà sempre più intenso l’aroma del caffè, del pomodoro soffitto, siete arrivati a Little Italy, se non vi va di riempire il vostro stomaco con una pesantissima pizza di carne almeno potrete gustare un caffè espresso, servito al banco.

Ancora verso sud ovest si trova Pilsen, il quartiere messicano di Chicago.

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La bellezza di questo quartiere è come il Messico, va oltre il jalpeño, e l’odore di tortillas de maiz, il potere del Messico sono le sue ideologie, che trovano modalità nuove a seconda del paese dove si sviluppano. A Chicago hanno reso questo quartiere un museo a cielo aperto, ma direi anche un libro illustrato, ogni palazzo è tappezzato di murales giganti, a volte anche di più di 30 metri, che mostrano scene di vita quotidiana degli immigrati messicani negli Stati Uniti, che sottolineano i loro valori, i loro sogni, le speranze per le quali hanno lasciato le loro terre e anche le eventuali delusioni del sogno americano. Enormi Gulliver intrappolati nelle catene, così come i messicani sono intrappolati nei sistemi burocratici e nelle difficoltà di essere accettati in America; gli eroi della rivoluzione latina come José Merì, Guadalupe Reyes e Lalo Guerrero, bambine prese in braccio dalla folla.

E’ un misto tra contenuti sociali, religiosi e politici, non dimenticando la vera piaga che sta distruggendo uno delle più belle nazioni del mondo: la violenza, la guerra dei carteles.

E’ possibile anche fare una visita guidata tra i murales con la guida di José Guerrero, un famoso muralista messicano trasferito a Chicago da anni.

Nella vostra visita a Pilsen non perdetevi il National Museum of Mexican Art, ha la sede in un vecchio palazzetto dello sport, trasformato in un bellissimo spazio espositivo. Il museo ha l’obiettivo di raccontare e direi anche riassumere gli ultimi 1000 anni di storia e cultura messicana, se avete più tempo organizzano anche diversi eventi e laboratori creativi, ad ogni modo non dimenticate di assaporare un succo di frutta fresca e un vero piatto messicano; dove? dovunque abbia un buon odore!


18 September 2013


Hong Kong il paradiso dell’ozio

A cura di Dott.ssa Francesca Di Pietro

Si dice che almeno una volta nella vita Hong Kong sia una città da vedere, da visitare e io direi anche da vivere.

Perché tutti ne parlano e tutti la amano?

Forse perché si differenzia così tanto dal contesto in cui è inserita, spicca di luce e di efficienza come il suo skyline.

L’attenzione della città si focalizza quasi esclusivamente su Hong Kong Island, quando forse quello che la rende speciale è possedere paesaggi e spiagge meravigliose, a pochissimi minuti dai grattacieli.

Hong Kong si visita in verticale, ossia non si fa altro che salire e scendere da enormi palazzi, scale mobili senza fine o colline appuntite, come il Victoria Peack per osservarla da prospettive diverse, possibilmente in momenti diversi della giornata, quando il contrasto tra la luce naturale e le luci artificiali dei grattacieli rendono tutto magico.

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Quasi tutte le guide consigliano un itinerario, che viene costantemente intervallato da pause in caffè con vista, ristoranti imperdibili e mall dove fare shopping.

A mio parere bisogna iniziare dalla zona vicina a dove si ha deciso di alloggiare e poi espandere il raggio di scoperta.

La cosa bella di una grande città come Hong Kong, non è solo fotografare i “must to see”, ma capire come la gente vive la quotidianità e soprattutto che tipo di gente abita in una città del genere.

Potemmo dire che praticamente siamo in Cina, ma è stata sotto il controllo della Gran Bretagna per 150 anni, tutte le strade si chiamano coma a Londra: Queen’s Road, Victoria Park, Glouchester Road. Se per caso v’imbattete in una conversazione con qualcuno sulla cinquantina vi sfodererà un accento british da far paura anche al royal baby! Nella city, quella che comunemente viene chiamata la zona di Central, si incontrano centinaia di europei, americani, australiani, che sfoderano completi all’ultima moda, parlando freneticamente al cellulare; la stessa gente che poi incontri la domenica con le scarpe da ginnastica che fa la spesa nei mercati di Koloon. Poi ci sono i vicoli, i mercati rionali, come diremmo in Italia, quelli dove trovi le seppie essiccate, spiedini di larve e scorpioni, la signora che si compra le zampe di pollo per fare la zuppa e un numero spropositato di farmacie. La medicina cinese si sa è antichissima, molti dicono anche efficace, altri criticano i prodotti che usa perché sta comportando l’estinzione di tantissime specie animali, ma non capisci cosa significa finché non osservi da vicino cosa contengono quelle enormi otri di vetro. Cetrioli di mare, meduse, radici che costano centinaia di dollari e anche le tanto discusse pinne di squalo, le vedi lì, bianche rinsecchite, non immagineresti mai che possano appartenere ad un animale così tanto aggressivo e pericoloso.

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Si possono trascorrere ore a passeggiare per Soho, fermarsi a sorseggiare vino francese nei suoi mille bistrot e ristoranti europei, fare shopping nei negozi di vintage, percorrere tutto il Midlevels Escalator, guardando in basso come fanno i cinesi, o cercando d’incrociare lo sguardo di chi è seduto ai tavolini dei bar, come fanno gli occidentali. Il Midlevels Escalator è la più grande scala mobile del mondo, si percorre solo a salire ed è come se dividesse l’anima del quartiere, i vicoli di Soho uniti dall’escalator sono quelli esclusivi e che non dormono mai, quelli che passano sotto questo fiume d’acciaio sono quelli bui, fumosi, dei mercati e dei ristoranti di dim sum e wonton aperti tutto il giorno.

La gente di Hong Kong ha praticamente due hobby principali: il cibo e lo shopping.

Hong Kong vanta più di 10.000 ristoranti diversi, tantissimi dei migliori chef del mondo hanno un ristorante sulla piccola isola. Si possono mangiare tutti i piatti del mondo ad ogni ora del giorno  e della notte, e la gente sembra che non perda mai l’occasione per farlo.

I negozi sono ovunque, grandissimi mall con marchi di lusso, centinaia di boutiques e, dove non arrivano le grandi firme, decine di mercati di strada, piccoli negozi o venditori ambulanti, tutti sono intenti nell’arte dell’acquisto, ognuno secondo le proprie tasche, ma credo sia una delle buone azioni quotidiane di ogni abitante di Hong Kong.

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Una zona piacevole in cui perdersi è Koloon ossia quella sua terraferma, è la parte che ha mantenuto il sapore più tradizionale cinese. Una volta aver attraversato il mare su uno Star Ferry, prendete uno dei tantissimi autobus che attraversano Nathan Road, l’arteria principale di Koloon e scendete all’altezza di Mong Kok. Da qui perdetevi tra i vicoli e le tradizioni cinesi, troverete negozi di aquiloni, caratteristici negozi di oggetti votivi, che includono anche soldi finti da bruciare per buon auspicio o corredi da inserire nei funerali. Enormi sale da the con carrelli fumanti che trasportano cestini di bambù con dim sum al vapore, chiacchiericcio, rumore di bacchette e di sorsi generosi. Le strade dedicate alla moda intervallano abiti da cerimonia o sgargianti abiti da sposa rossi, con scarpe sportive di ogni tipo di marche.

Prendetevela con calma, vagate senza meta, quando siete stanchi fermatevi in uno dei tantissimi centri massaggi e porgete loro i vostri arti stanchi. Fate in modo di arrivare a Tsim Sha Tui Promenade, per il tramonto, in modo da poter fotografare la barca tradizionale con le vele rosse che attraversa il canale, assistere al momento in cui la giornata finisce  e la città si accende, aspettate le 20.00, ogni giorno c’è uno spettacolo di luci e suoni in cui i grattacieli si illuminano a suon di musica, decisamente turistico, ma dà una bella sensazione e dopo tutto dura solo 15 minuti.


11 September 2013


Orangutan, quel cromosoma che fa la differenza

A cura di Dott.ssa Francesca Di Pietro

I maschi possono raggiungere fino il metro e settantacinque, pesare 120km, hanno peli o forse in alcuni casi dovremmo dire capelli, lunghi e ramati. Sono gli animali più intelligenti del mondo, l’ultimo passo prima dell’uomo, sono gli Orangutan. Costruiscono utensili e complicati giacigli per accogliere la prole, riescono a camminare in posizione eretta e quando ti guardano negli occhi, ti paralizzi. E’ come guardare un proprio simile, magari qualcuno di una cultura lontana, di un'altra epoca, potremmo dire addirittura di un’altra era.

Non so se la sensazione che si provi sia vicina alla paura, forse un po’ si, la paura del ignoto, di qualcosa che sai che può essere pericoloso ma che non sai decifrare. Quando di solito guardiamo negli occhi un cane, la sensazione che trasmettono è di affetto, coccole, ma quando guardi negli occhi un orangutan è come se ci fosse un uomo dentro una enorme maschera di pelo, è come guardare gli occhi di un vecchio ma di cui non parli la lingua. Hanno un fondo di curiosità nei nostri confronti e allo stesso tempo sanno di avere un’enorme superiorità fisica, fiutano nell’aria il nostro brivido sulla schiena. Una cosa è certa, quando interagiscono tra di loro sono proprio uguali a noi, la maniera in cui si prendono cura dei cuccioli danno loro da mangiare, la maniera in cui le femmine interagiscono con i maschi, si dovrebbe passare ore ad osservarli e magari recuperare un po’ di istinto che abbiamo perso nell’era del 2.0!

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Gli Orangutan si trovano in solo due isole al mondo, Sumatra e Borneo, ossia in Malesia e Indonesia, gli abitanti di queste terre lontane interagiscono con loro da sempre; per anni gli indigeni li hanno cacciati per cibarsi delle loro carni ed esponevano le loro membra sulla porta di casa in segno di forza e potere. La cultura delle isole di Sumatra e del Borneo è famosa per le credenze tribali e le sue innumerevoli superstizioni. Si dice che non si deve mai guardare un orangutan negli occhi perché attrae mala sorte, legate a queste scimmie ci sono anche tante leggende di carattere sessuale. Si dice che i cacciatori del Borneo, siano stati sedotti dagli sguardi delle orangutan femmine e poi rapiti dalle scimmie. Gli abitanti di Sumatra, invece credono che gli esemplari di sesso maschile provino attrazione sessuale per le donne e si raccontano diverse storie di eventi di copulazione mista, un po’ come la canzone di De Andrè! Quando gli europei si sono approcciati a queste isole dell’oceano indiano, hanno cacciato selvaggiamente questi primati riducendoli in un numero esiguo. Successivamente la studiosa olandese Birutè Galdikas si trasferì nel Borneo studiandoli per più di 30 anni, fu lei a lottare contro la distruzione delle foreste e la salvaguardia della specie.

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Al giorno d’oggi ci sono 5 posti al mondo dove si possono vedere gli orangutan:

1.    Semenggoh Wild life Rehabilitation Centre

A solo 15km da Kucing–Sarawak nel Borneo Malese, il centro si occupa di riportare gli animali alla vita selvaggia, di reintrodurli nel loro habitat, così devastato dalla deforestazione. E’ possibile osservare gli animali durante il trekking nella foresta, ma se non si è così fortunati basta aspettare all’ora del pasto quando si avvicinano alle ceste con la frutta!

2.    Kubah National Park,

Anche esso si trova a pochi kilometri a ovest di Kucing, per raggiungere il centro di riabilitazione ci se deve addentrare per tre o quattro ore all’interno della foresta di Ulu Raya, infatti molte persone preferiscono alloggiare nel centro per avere più possibilità di adocchiare gli oranghi.

3.    Sepilok Orngutan Reahbilitation Centre

Si trova nella parte est della zona di Sabah nel Borneo, per osservarli si percorrono delle passerelle pensili lungo la foresta tropicale, anche li è più facile osservarli durante l’orario dei pasti.

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4.    Lok Kawi Wildlife Park

Anche esso si trova nel Sabah a soli 30 minuti di macchina da Kota Kinabalu, ha più una dimensione di uno zoo, ci sono anche altri tipi di specie in riabilitazione come le tigri e gli elefanti e purtroppo gli animali non sono in completa libertà anche se la zona a loro dedicata è molto ampia e riprende le caratteristiche del loro habitat.

5.    The Kinabatangan River

Si trova nella zona di Sandakan est Sabah, è un approccio più avventuroso, sarà necessario risalire il fiume Kinabatangan per trovare gli animali allo stato brado. Lungo il fiume ci sono dei piccoli lodge nei quali soggiornare ed organizzare un’escursione.


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