DIETOTERAPIA E DIABETEDIETE E DIABETE |
A cura del Dott. Leandro Carollo |
Il diabete mellito è una delle malattie metaboliche più diffuse. E' una patologia cronica caratterizzata da anomalie del metabolismo di carboidrati, proteine e lipidi. Si tratta di una condizione in cui l'organismo, nel suo insieme, non può trarre beneficio dagli alimenti, nonostante questi siano regolarmente ingeriti e digeriti. Il diabete è dunque un disturbo dell'utilizzazione del nutrimento da parte dell'organismo, causato dalla carenza della secrezione e/o dall'azione dell'insulina, che determina due conseguenze:
Il diabete mellito, dal greco "dià-baino" (passare attraverso), comprende un gruppo di patologie geneticamente e clinicamente eterogenee nelle quali l'intolleranza al glucosio è il denominatore comune. Oggi il termine è tuttora valido in quanto serve a distinguere questo diabete da un'altra malattia, detta diabete insipido , anche se quando si parla semplicemente di diabete s'intende il diabete mellito. Nonostante il diabete influisca sul metabolismo di tutti i substrati, per fare diagnosi ci si riferisce alle anomalie della glicemia.
Classificazione del paziente diabetico e problematiche educative
Poiché la sindrome diabetica comprende numerose malattie che differiscono per patogenesi, storia naturale e risposta al trattamento, è di vitale importanza una classificazione dei pazienti e dei criteri diagnostici, che sia comunemente accettata da tutti gli operatori sanitari. La classificazione più recente e accreditata e quella dell'American Diabetes Association che ha pubblicato i nuovi criteri diagnostici e classificativi, necessari per rispecchiare l'evoluzione delle conoscenze negli anni intercorsi dall'ultima classificazione e per correggere il frequente impiego scorretto della vecchia terminologia, che si basava sul tipo di trattamento più che sulla patogenesi.
La nuova classificazione del diabete mellito è riportata nella tabella:
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Le sostanziali differenze che intercorrono fra i vari tipi di diabete concernono
sia le differenze di tipo anatomo-funzionale, sia e soprattutto i diversi tipi
d'interventi da applicare ai differenti pazienti; infatti il paziente di tipo
1 seguirà prevalentemente una terapia insulinica, il paziente di tipo 2 potrebbe
seguire una terapia esclusivamente dietetica,
ipoglicemizzanti orali da soli, associati o sostituiti dall'insulina, secondo
lo stato di compenso metabolico. In relazione a questo avremo sicuramente la necessità
di fornire ai differenti pazienti dei supporti informativi completamenti diversi:
come bisogna somministrarsi l'insulina, per il tipo 1, come bisogna scambiare
gli equivalenti nell'alimentazione, in entrambi i tipi di diabete. Altro parametro
da tenere in considerazione è sicuramente quello relativo alle complicanze: per
esempio parleremo di microangiopatia diabetica prevalentemente per il tipo 1,
di obesità e rischio coronario nel tipo 2; parleremo ad entrambi del coma iperglicemico
ed ipoglicemico. Da ciò emerge quanto fondamentale sia una corretta classificazione
in modo da permettere agli operatori che la metteranno in pratica, di poter programmare
delle strategie educative d'intervento differenti a seconda del tipo di paziente
da trattare.
Attività fisica e diabete
I benefici dell'attività fisica per i soggetti diabetici sono notevoli: il compenso glicemico, il profilo lipidemico ed il benessere generale migliorano con un'attività regolare che abbia almeno la frequenza di 3 volte la settimana. Per quanto riguarda in specifico i soggetti obesi si consigliano almeno 5 sedute settimanali. Idealmente l'attività dovrebbe essere sia aerobica sia isometrica. L'attività fisica, in particolare quella sportiva, è uno degli elementi fondamentali per il buon controllo del diabete. Non va quindi vista come un evento particolare, bensì usuale nella vita del soggetto diabetico. Può però accadere che un paziente non sia abituato a sforzi fisici particolari, oppure che debba affrontare impegni agonistici che richiedono un impegno fisico straordinario. Il corretto comportamento sarà di fornire all'organismo l'apporto di glucosio necessario ad affrontare lo sforzo fisico a cui va incontro. Negli altri casi è bene seguire i suggerimenti di seguito riportati:
> Supporto alimentare per sforzi brevi:
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> Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità moderata:
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> Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità elevata:
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> Prima di intraprendere un programma di attività agonistica o non agonistica
ma a lungo termine sottoporsi agli esami da sforzo.
> Evitare l'iniezione dell'insulina subito prima dell'attività sportiva nelle
zone più soggette a sforzo: l'afflusso maggiore del sangue provoca un assorbimento
maggiore d'insulina.
> Dopo sforzi fisici di notevole intensità è bene misurare la glicemia anche subito
dopo l'attività fisica.
La dietoterapia: il punto cardine dell'educazione al diabete
La dietoterapia si deve basare su una collaborazione che s'instaura fra i pazienti
e l'equipe medica e rappresenta un elemento importante nella pianificazione del
trattamento dei pazienti diabetici. Per alcuni il trattamento dietetico e l'attività
fisica, costituiscono gli unici mezzi d'intervento per il controllo delle eventuali
anomalie metaboliche associate al diabete; più di tutti questo riguarda maggiormente
i diabetici di tipo 2.
Gli obbiettivi dell'intervento dietetico nel diabete di tipo 2 sono:
La maggiore difficoltà nell'attuare questo tipo d'interventi consiste proprio nell'eterogeneità del diabete. Infatti, non esiste una singola modificazione alimentare che possa darci insieme tutti gli obiettivi prefissati per tutti i pazienti osservati. La diversità tra un paziente e l'altro, il tipo di terapia seguita, la capacità stessa di apprendere ed elaborare le informazioni percepite, costituiscono le maggiori difficoltà nell'educare i soggetti diabetici. Saranno i parametri metabolici quelli che ci forniranno i risultati relativi al nostro successo o insuccesso dietetico, infatti, i valori di HBA1C, della glicemia misurata domiciliarmente, mediante glucoreflettometro, confermeranno o invalideranno la nostra strategia d'intervento. Spesso e volentieri vi sono degli ostacoli che inducono in errore i pazienti, per esempio:
Come già anticipato, notevole importanza assume il controllo del peso corporeo, come definizione pratica relativa al rischio per la salute viene utilizzato l'indice di massa corporea (BMI). Questo viene calcolato come peso (Kg) / altezza (m2).
Poiché il peso corporeo condiziona l'insulino-resistenza, il fabbisogno insulinico ed il conseguente controllo glicemico, un adeguato apporto calorico giornaliero è complementare alla pianificazione alimentare. Tuttavia se il soggetto ha un BMI normale non necessita di una modificazione sostanziale dell'apporto calorico.
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Il grasso corporeo localizzato nella parte superiore del corpo aumenta il rischio di andare incontro a diabete, malattie cardiovascolari ed ipertensione, utile nella diagnostica è il WHR (Weist to Hip Ratio), in altre parole il rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi, che quando superiore ad 1, per l'uomo, e 0.8, per la donna, indica un elevato rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Bisogna prima informare i pazienti nella suddivisione dell'introito calorico anche nei diversi nutrienti, proteine, carboidrati e grassi. Le raccomandazioni per l'apporto proteico negli RDA (fabbisogno razionale giornaliero) è di 0.8 g/Kg di peso corporeo /die per gli adulti. Per quanto riguarda i lipidi le anomalie osservate, frequenti nel diabete di tipo 2, sono influenzate dal contenuto in grassi della dieta come pure dal peso corporeo, da fattori genetici, dall'attività fisica e dal compenso glicemico. L'ipertrigliceridemia e una bassa colesterolemia HDL sono le più frequenti anomalie lipidiche nel diabete di tipo 2, che costituiscono un fattore di rischio per malattie cardiovascolari (parecchi studi hanno dimostrato che si ottiene un miglioramento della trigliceridemia con un apporto inferiore al 30 - 35% di grassi delle calorie totali). Poiché l'apporto di grassi saturi dovrebbe comprendere meno del 10% delle calorie totali ed i grassi polinsaturi fino al 10%, qualsiasi incremento delle calorie derivanti dai grassi dovrebbe derivare dai grassi monoinsaturi. L'apporto di colesterolo dovrebbe essere limitato a meno di 300 mg/die. Per quanto riguarda l'apporto di carboidrati, si dovrebbero personalizzare i tipi e le quantità che dovrebbero essere fornite in funzione delle principali anomalie metaboliche che si cerca di migliorare. Comunque, i carboidrati dovranno mantenersi entro il 55 - 60% delle calorie totali. Per controllare se la dieta sarà indirizzata verso la direzione giusta si dovranno valutare periodicamente i valori delle glicemie giornaliere e l'HBA1C, ed inoltre i valori di trigliceridemia e colesterolemia. La ricerca clinica che studia l'impatto degli alimenti contenenti carboidrati sulla risposta glicemica ha dimostrato che esistono alcune differenze tra i carboidrati. Tradizionalmente si riteneva che gli amidi ed i cereali producessero una risposta glicemica inferiore rispetto agli alimenti contenenti zuccheri, come frutta e dolci. La ricerca ha invece dimostrato che: le catene più lunghe di glucosio presenti nei carboidrati complessi, come gli amidi, non necessariamente determinano una curva glicemica più piatta rispetto ai carboidrati semplici riscontrati negli zuccheri.
I fattori come la lavorazione, la preparazione e la velocità di digestione influenzano
la risposta glicemica ad un alimento specifico.
Dal punto di vista clinico, il fattore più importante alla risposta glicemica
è il contenuto complessivo di carboidrati presenti nella dieta; mentre grassi
e proteine danno un contributo nel rallentare la velocità di digestione e di assorbimento
dei carboidrati spostando la curva di risposta verso destra. Ne consegue che,
stabilita la quantità di idrati di carbonio da fornire, questi dovrebbero essere
ripartiti fra pasti principali e spuntini, in modo da ottenere risposte glicemiche
ottimali. Altro fattore importante sono le fibre, forma non digeribile di carboidrati,
che contribuiscono a creare volume e sembrano rallentare la digestione e l'assorbimento
dei carboidrati. Le fibre solubili, come quelle ritrovate nella crusca d'avena
e nei legumi, possono smorzare la risposta glicemica, post-prandiale e ridurre
la colesterolemia. Al contrario le fibre non solubili, come quelle di frumento,
di numerosi frutti e vegetali, hanno uno scarso impatto sulla glicemia e sulla
colesterolemia, ma hanno una notevole azione sulla motilità intestinale. I pazienti
diabetici dovrebbero assumere una quantità giornaliera di fibre che soddisfi o
superi la raccomandazione dell'USDA di 25 gr/die. Frequentemente sono sostituiti
come dolcificanti agli zuccheri semplici, cioè glucosio e saccarosio, il sorbitolo,
il mannitolo ed il fruttosio. Ma il fruttosio contiene le stesse calorie del glucosio
e del saccarosio (4 Kcal/gr), quindi non può essere utilizzato a piacere, soprattutto
nelle diete ipocaloriche. Gli alcol-zuccheri sorbitolo e mannitolo possiedono
soltanto 2-3 Kcal/gr, ma si ritrovano spesso nei prodotti dopo l'aggiunta supplementare
di grassi. Essi possono determinare disturbi gastrointestinali, come meteorismo
e diarrea, quando assunti in quantità superiori a 30 gr/die. I dolcificanti non
calorici quali aspartame, saccarina ed acesulfame K hanno un potere dolcificante
200 volte superiore rispetto allo zucchero e sono utilizzati in quantità così
ridotte da non influenzare l'apporto calorico. Tuttavia questi dolcificanti possono
essere contenuti in alimenti fonti di carboidrati come per esempio il gelato,
biscotti e budini; quindi questi alimenti devono essere inseriti nella dieta in
modo adeguato.
Infine, per quanto riguarda l'apporto di vitamine e sali minerali, attualmente
non vi sono evidenti dimostrazioni di un aumentato fabbisogno, ma gli antiossidanti,
come il beta-carotene, la vitamina E e la vitamina C, sono stati ritenuti potenzialmente
utili nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di cataratta. Nella
tabella successiva sono riportate sommariamente le raccomandazioni da seguire
nella pianificazione della dietoterapia dei soggetti diabetici.
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Advances in Carbohydrate Chemistry and Biochemistry
Alberti KGMM: Home monitoring - a tool to prevent complications: giornale italiano
di diabetologia, 1993
Aldo Maldonato: Il diabete istruzioni per l'uso, manuale per il paziente e la
famiglia, dicembre 1995
American Diabetes Association: Standards of medical care of patients with diabetes
mellitus (suppl. 1) S23-31, 1998