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DIETA E MENOPAUSA

A cura di Leandro Carollo

Tra i momenti fondamentali, nella vita di una donna, la menopausa è sicuramente uno di questi. Questo processo fisiologico comporta la cessazione dell'attività delle ovaie e, di conseguenza, la drastica diminuzione della produzione degli ormoni estrogeni. La conseguenza più evidente è la cessazione delle mestruazioni e della capacità riproduttiva della donna.
Normalmente la menopausa, o climaterio, si verifica tra i 45 e i 55 anni, e viene diagnosticata quando le mestruazioni sono cessate da almeno 12 mesi. Essa può però comparire in età più avanzata o al di sotto dei 30 anni: in tal caso si parla di menopausa precoce.
L'età della comparsa non sembra dipendere da fattori come l'età della prima mestruazione (o menarca), il numero di gravidanze o l'uso di contraccettivi ormonali, risulta invece che vi sia una correlazione con l'età in cui la madre è entrata in menopausa. Dunque, l'età del climaterio sarebbe in qualche modo fissata geneticamente.
Nelle donne fumatrici la menopausa può comparire anche con tre anni di anticipo. Anche l'asportazione chirurgica delle ovaie durante l'età fertile produce, ovviamente, una menopausa precoce.

La menopausa

La riduzione o la cessazione delle funzioni ovariche comporta una serie di alterazioni sia a carico degli organi genitali (atrofizzazione dei tessuti interni della vagina, con conseguente sensazione di secchezza, prurito, dolore durante i rapporti sessuali), che di altri tessuti (quello osseo in modo particolare), alterazioni dell’equilibrio ormonale, del sistema nervoso e di quello cardiovascolare. Le modificazioni ormonali che si verificano in concomitanza con il climaterio possono determinare alcuni disturbi.
Tra questi, i più comuni sono le cosiddette "vampate", ossia improvvise sensazioni di caldo accompagnate da aumento del battito cardiaco; episodi di incontinenza, in particolare durante sforzi muscolari o durante la notte (nicturia); sbalzi d'umore o tendenza alla depressione. Questi disturbi spesso possono risolversi spontaneamente, quando l'organismo si adatta al nuovo equilibrio ormonale.

L’insorgenza della menopausa è il momento in cui donne in lieve sovrappeso vanno incontro ad ulteriore aumento di peso, spesso sfociando in obesità conclamata. Ciò avviene perché, in tale periodo, le donne affronteranno le conseguenze dell’ipoestrogenismo in aggiunta alle alterazioni endocrino-metaboliche peculiari dell’obesità, esponendosi così alle relative complicanze cardiovascolari tipiche delle alterazioni del quadro lipidico, dell’assetto coagulativo e dell’insulino-resistenza. E’ proprio in tale periodo che la donna ha le stesse probabilità di manifestazioni cardiopatiche, come l’infarto del miocardio, dell’uomo. Infatti, nella donna, la presenza degli ormoni sessuali durante l’età fertile esercita un’azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari. Gli estrogeni sembrerebbero, in particolare, avere un ruolo importante nei meccanismi di vasodilatazione, soprattutto a livello delle arterie coronarie, e determinerebbero nella donna più basse concentrazioni di colesterolo totale e, in proporzione, maggiori quantità di colesterolo HDL.

Con la menopausa, dunque, la mancata produzione degli ormoni sessuali determina un incremento del rischio cardiovascolare ed in effetti, come precedentemente detto, nelle donne dopo il climaterio si riscontra un’incidenza di malattie cardiovascolari simile a quella degli uomini, e pari a quattro volte quella delle donne ancora in età fertile.

Oltre a quanto finora descritto, la caduta estrogenica ed il conseguente squilibrio del rapporto estrogeni / androgeni a favore degli ultimi ed il relativo ipercortisolismo, producono modificazioni della figura corporea rappresentati da:

  • una relativa virilizzazione
  • da una diminuzione della massa muscolare
  • un aumento della massa grassa, soprattutto a livello viscerale.

Osteoporosi

Sicuramente il fenomeno più caratteristico della menopausa è l’osteoporosi. Esso interessa maggiormente le donne perché posseggono una massa ossea inferiore e perché con l’insorgenza della menopausa, a causa della riduzione estrogenica, si assiste ad una demineralizzazione dell’osso che diviene quindi più fragile ed esposto a rischi di fratture anche in seguito a traumi lievi. L’osteoporosi viene suddivisa in due tipi, l’osteoporosi post-menopausale (tipo I ), già descritta, nella quale si assiste ad una rapida perdita della massa ossea nei primi anni successivi alla cessazione della funzione ovarica e può continuare per circa una decade. Le donne obese sono meno suscettibili all’osteoporosi di tipo I rispetto a quelle magre, a causa della maggiore produzione di estrogeni da parte degli adipociti. L’altro tipo di osteoporosi conosciuta è quella correlata all’età (tipo II ), nella quale si assiste ad un’inevitabile perdita, negli anni, di massa ossea posseduta che colpisce sia le donne che gli uomini. Quest’ultima compare solitamente dopo i settant’anni di età: Fattori che possono aumentare il processo sono:

  • la ridotta concentrazione di vitamina D
  • l’aumentata attività del paratormone (PTH)
  • la ridotta formazione ossea.

Esistono anche dei farmaci in grado di accelerare il processo osteoporotico come per esempio: l’eparina, i corticosteroidi e gli ormoni tiroidei.

L’osteoporosi, in particolar modo il tipo I, interessa soprattutto le vertebre dorsali e lombari, la parte prossimale del femore ed il polso, con un’incidenza che cresce con l’avanzare dell’età, basti pensare che all’età di 85 anni circa la metà delle donne ha subito almeno una frattura vertebrale, evento raro prima dell’insorgenza della menopausa. Tra le più gravi fratture emergono quelle del femore che sono responsabili di un aumentato indice di mortalità.

Le prime modificazione incombono intorno ai quarant’anni d’età dove l’eliminazione del calcio a livello ematico supera il deposito.

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Ciò indica una riduzione della massa ossea pari a circa l’1% all’anno, con la relativa conseguenza che con il trascorrere degli anni la massa ossea si riduce di circa il 70% rispetto al quantitativo posseduto a 35 anni. Questo è un processo involutivo assolutamente fisiologico, del quale però lo stato nutrizionale deve tenerne conto e nei limiti del possibile cercare di prevenire le eventuali complicanze fin qui descritte. Purtroppo, nella fascia d’età avanzata spesso si assiste a fenomeni di malnutrizione, sia quantitativa (motivi sociali ed isolamento) che qualitativa (un ridotto apporto di proteine nobili, di vitamine A,C,B6,B12,E, acido follico,calcio,fosforo e grassi insaturi). Nel nostro organismo sono presenti circa 20g/Kg di peso corporeo di cui il 99% depositato nelle ossa ed il rimanente 1% in forma ionizzata. Durante il periodo dell’infanzia il calcio viene depositato in maniera costante nello scheletro che cresce, un altro periodo di rapida crescita è il periodo dell’adolescenza nel quale le ossa si allungano rapidamente e si assiste ad un deposito giornaliero di calcio intorno a 400 mg.; dopo ciò anche se la crescita si arresta si assiste ad una progressiva espansione del tessuto osseo che diventerà più spesso e più denso. Questa fase di irrobustimento continuerà fino ai 25 - 35 anni, a seconda della razza (infatti le donne di colore hanno una minore incidenza di osteoporosi). Dopo questo periodo il tono calcico viene regolato da un complesso sistema ormonale, che subisce le già descritte modificazioni che portano all’insorgenza della malattia osteoporotica; per tali motivi si è concordi nell’affermare che “la vecchiaia si fa da giovani”. Al di là del trattamento ormonale il problema osteoporotico va affrontato in senso preventivo.

Prevenzione dell'osteoporosi

Si basa su quattro obiettivi che riguardano lo stato nutrizionale e lo stile di vita:

  1. Evitare che il bilancio del calcio diventi negativo Ciò significa garantire un buon apporto di calcio sin dall’età dello sviluppo ed ampliarlo nei periodi cruciali come la gravidanza, l’allattamento e la menopausa. Il fabbisogno di calcio è stabilito intorno agli 800 mg/die per la donna adulta, ma tale quantità non è sufficiente nella donna in età post-menopausale, dove invece sono necessari almeno 1,5 g/die per prevenire un eventuale bilancio negativo. Tale apporto deve essere garantito attraverso l’assunzione giornaliera di latte, latticini (yogurt, formaggi, ecc.) cibi ricchi di calcio, altra fonte da non sottovalutare è l’acqua che consumiamo quotidianamente. Quest’ultima per fornire un’adeguata quantità di calcio deve contenere almeno 300mg/l. Esistono anche altri fattori da tenere in considerazione che hanno la capacità di ridurre l’assorbimento di calcio. Precedentemente si è fatto cenno alle proteine “nobili” (per esempio carne e latte) poiché queste, al contrario di quelle “non nobili” (legumi, ecc.), hanno la capacità di antagonizzare la perdita di calcio grazie all’elevato quantitativo di fosforo posseduto. Le fibre, anche queste, ed alcune sostanze in esse contenute, come l’acido ossalico e l’acido fitico (contenuto nella crusca di grano), hanno la capacità di impedire l’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti. Inoltre le fibre aumentando il transito intestinale riducono il tempo di contatto con la mucosa e quindi il tempo di assorbimento del calcio. La caffeina, è stato dimostrato che quest’ultima, aumenta le perdite di calcio attraverso il rene e l’intestino. Un introito moderato (200 - 300 mg/die) ha un effetto dannoso minimo, basti pensare che l’assunzione di 150 mg/die determina una perdita di calcio di circa 5 mg/die (mediamente una tazzina di caffè contiene da 50 - 120 mg di caffeina a seconda del metodo di preparazione, moka, espresso o americano). L’alcool, oltre al suo noto effetto anoressizzante ha un effetto tossico diretto sulla formazione della massa ossea.
  2. Garantire un buon apporto di vitamina D Ciò può avvenire attraverso una corretta alimentazione (pesce, cereali, grassi) ma anche attraverso una regolare esposizione ai raggi solari. Nell’uomo infatti la provitamina D è sintetizzata dall’organismo e si trova proprio nella pelle, dove l’irradiazione con raggi solari, grazie ai raggi ultravioletti trasforma la provitamina (forma inutilizzabile) in vitamina D (forma utilizzabile). Le sue principali funzioni sono: - Aumenta la fissazione del calcio e del fosforo nelle ossa - Aumenta l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo - Riduce l’eliminazione fecale del calcio e del fosforo Il quantitativo giornaliero raccomandato è di circa 3 µg/die valore che sale fino a 10 µg/die durante la gravidanza e l’allattamento.
  3. Evitare l’eccesso di peso Correggere tempestivamente le condizioni di sovrappeso. Il peso in eccedenza e l’obesità svolgono un effetto negativo accelerante sul processo osteoporotico e su quello artrosico che si aggravano proprio nel periodo della menopausa.
  4. Svolgere costantemente attività fisica Tale attività deve essere ben coordinata, e finalizzata soprattutto alla colonna vertebrale e alle articolazioni delle anche. L’attività fisica esercita un effetto positivo ritardante sull’osteoporosi e sull’artrosi.

In conclusione si può affermare che oltre ad un adeguato introito dietetico possono essere d’aiuto nel ridurre i rischi di osteoporosi le seguenti raccomandazioni:

  • Consumare caffeina in quantità moderata (non più di tre tazze)
  • Evitare diete iperproteiche
  • Evitare diete con più di 35 g di fibre/die
  • Evitare l’abuso di alcool
  • Evitare il fumo
  • Effettuare un regolare e programmato esercizio fisico
  • Valutare (dopo un consiglio medico) l’eventuale assunzione di supplementi di calcio e/o di vitamina D.

BIBLIOGRAFIA

  • Livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti per la popolazione italiana - SINU - revisione 1996
  • Vivere: conoscere e prevenire, vivere più a lungo e meglio - SIGE 1989 - M. Coltorti
  • Guida ad una corretta alimentazione - E. Turchetto - 1986
  • Obesità postmenopausale - M. Zammataro - EDRA 2000
  • Dietary calcium and bone mass through the lifecycle - Nutrition Tody - JJB Anderson - 1990

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