Introduzione
Il metabolismo è quel complesso sistema di reazioni e di processi, che nel corpo
umano compiono la trasformazione delle macromolecole in elementi semplici o viceversa.
Questi meccanismi regolati dall’informazione genetica, contenuta nel Dna, sono
finissimi e precisi e basta una piccola mutazione per comprometterne il corretto
funzionamento, con conseguenze più o meno gravi. Gli ormoni sono uno dei possibili
prodotti del metabolismo, spesso a partire da sostanze, come i precursori, che
subiscono una trasformazione tale da diventare ormoni attivi. Queste molecole
possono svolgere un’azione sia a breve raggio che ad ampio raggio, a distanza
dall’organo dalle quali sono sintetizzate, possono essere di natura steroidea
quindi lipidica, di natura peptidica oppure derivati da amminoacidi.
I disturbi causati da una sovrapproduzione o da una carenza di un determinato
ormone sono tantissimi, in quanto si viene a perdere quel finissimo meccanismo
di equilibrio e precisione insito nel corpo umano. Alcuni dei disturbi ormonali
più diffusi interessano la tiroide, l’apparato riproduttore, il sistema nervoso,
il pancreas. Indubbiamente la predisposizione familiare in alcuni casi può avere
una influenza, come nel caso del diabete, delle disfunzioni tiroidee ma i fattori ambientali, quali esposizione ad agenti cancerogeni, a fumi tossici,
piuttosto che ad agenti chimici inalanti oppure a radiazioni nocive possono stimolare
la predisposizione a diventare malattia. In alcuni casi anche eventi fisiologici
possono determinare uno squilibrio ormonale, ciclo mestruale, menopausa, oppure
malattie, quali tumori, oppure assunzione di farmaci, rimozione di ghiandole,
con conseguenze assenza della relativa produzione ormonale. Il metabolismo ormonale
è regolato oltre che dalla genetica anche da fattori, quali cofattori enzimatici,
spesso elementi metallici o ioni, da precursori, come amminoacidi, lipidi, dal
supporto di vitamine, da elementi chimici necessari alla struttura chimica della
molecola. L’alimentazione, se si mostra carente di taluni elementi specie nelle
prime fasi di sviluppo embrionale, quindi in gravidanza, in stati fisiologici
delicati o in periodi di stress, può favorire la comparsa di squilibri ormonali,
talvolta ripristinabili, talvolta meno.
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In primo luogo l’alimentazione deve essere preferibilmente volta a cibi il più
possibile di origine controllata, in particolare scegliere prodotti non importati,
soprattutto limitare il consumo di carni che possono provenire da allevamenti
trattati con ormoni, scegliere carne controllata e consumarla con moderazione,
preferendo le carni bianche. La scelta di mangiare frutta e verdura deve andare
di pari passo con la consapevolezza di ciò che si acquista. Inoltre si può opportunamente
bilanciare l’apporto di alcuni elementi da integrare, a seconda delle necessità.
Di seguito, una rassegna dei casi di maggior interesse studiati negli ultimi
anni ed anche quadri meno conosciuti.
Menopausa e cancro La menopausa è un evento di per sé normale e fisiologico, tuttavia con conseguenti disturbi
ormonali, che determinano modificazioni sia fisiche che endocrine, pertanto in
molti casi si effettua una terapia ormonale sostitutiva, a base di estrogeni,
che tuttavia espone al severo rischio di sviluppare tumori uterini o alla mammella,
in quanto le cellule vengono stimolate ad una continua proliferazione. Molti studi
di scienze nutrizionali hanno rivelato, che l’introduzione in età di premenopausa,
nella dieta di cibi contenenti fitoestrogeni, in quanti pari a 25 g al giorno,
determina un graduale compenso della progressiva diminuzione di estrogeni endogeni,
con una differenza che se i fitoestrogeni si legano ai recettori degli estrogeni
ne mimano l’azione, ma innescano la proliferazione di cellule in maniera più blanda.
La soia è uno degli alimenti contenenti fitoestrogeni, gli isoflavoni, in particolare
la genisteina, le noci, i germogli di cavolo e di fagioli che contengono i comedoni,
i cereali, le germe di grano, i semi di lino e di sesamo, che contengono i lignami.
Produzione di testosterone La produzione di testosterone da parte delle cellule del Leydig, nei testicoli,
è regolata da altri segnali ormonali che partono dalla ghiandola pituitaria, sollecitata
dall’ormone ipofisario GRH, a secernere ormone LH, che stimola i testicoli. L’età,
progredendo, indubbiamente favorisce l’abbassamento della produzione di testosterone,
ma in realtà l’influenza non è data dall’età anagrafica, quanto dalle modificazioni
fisiologiche che ad essa si accompagnano e che potrebbero attraverso una adeguata
prevenzione, essere limitate o quantomeno rallentate. In particolare un pessimo
stile di vita alimentare soprattutto determina obesità, che a sua volta viene
favorita dall’assenza di testosterone e affaticamento epatico, soprattutto a causa
di eccessivo consumo di alcol oppure trattamenti farmacologici continui, per non
parlare di droghe. Quando si abbassano i livelli di testosterone aumentano quelli
di estrogeni, di cortisolo, che ha effetti degenerativi sul sistema immunitario
e nervoso. L’obesità, con l’accumulo di cellule adipose, comporta la produzione da parte di queste
dell’enzima aromatasi, che trasforma il testosterone in estrogeni, a sua volta
la carenza di testosterone incrementa ancora di più l’accumulo adiposo. L’aromatasi
viene inibita dall’azione dello zinco, un elemento che dovrebbe arrivare a livelli di 30-90 mg. Il pesce, il latte,
le uova, alcuni legumi sono ricchi di zinco, ci sono tuttavia diete nelle quali
vengono esclusi alimenti di origine animale, come nelle diete vegetariane strette,
oppure nel caso di assunzione di alimenti che ne ostacolano l’assorbimento. Inoltre
l’assunzione di alcol, l’intossicazione da farmaci o da altre tossine, interferiscono
con il metabolismo epatico, determinando l’impossibilità di metabolizzare gli
estrogeni e quindi causandone l’accumulo in circolo con una conseguente competizione
testosterone / estrogeni.
L’influenza dei contaminanti negli alimenti sullo squilibrio ormonale Le ricerche nel campo della contaminazione alimentare sono aumentate notevolmente
quando sono cresciute le percentuali di soggetti affetti da particolari squilibri,
in correlazione con l’appartenenza geografica e le abitudini alimentari. Le carni
ricche di stimolanti, quali l’ormone della crescita, nei soggetti alimentati da
questi prodotti, causa un notevole aumento di problemi e disfunzioni ormonali,
in primo luogo disfunzioni nella sfera sessuale, in secondo luogo danni ai soggetti
cardiopatici, a causa della vasocostrizione procurata dagli steroidi. Inoltre
i prodotti derivati dagli animali, quali il latte, possono essere anch’essi ulteriormente
contaminati da sostanze ormonali, causando il medesimo danno. Pertanto è necessaria
la massima attenzione nell’acquisto e nella scelta degli alimenti.
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L’ovaio policistico e la dieta L’ovaio policistico (PCOS) è una patologia di cui sono affette 1 donna su 10,
le cui origini non sono molto definite, ma che provoca un’irregolarità nel ciclo
mestruale, spesso causa infertilità e predisposizione a danni cardiovascolari.
L’ovaio policistico è associato spesso ad iperinsulinismo, una insulinoresistenza
e talvolta una ridotta tolleranza al glucosio. L’Androgen Related Research and
Discovery al Cedar – Sinai Medical Center, ha effettuato uno studio clinico sul
tessuto adiposo delle donne affette da PCOS, che è incapace di produrre quantità
soddisfacenti di adiponectina, l’ormone prodotto dagli adipociti, il quale facilita
l’azione dell’insulina. Pertanto l’insulina non riesce nei soggetti affetti da
PCOS a metabolizzare zuccheri, grassi e a modulare le infiammazioni, quindi più
che mai i ricercatori hanno individuato nella dieta la forma di prevenzione dell’iperinsulinismo
associato ad ovaio policistico. Se in circolo il glucosio non viene metabolizzato
a causa dell’insulinoresistenza, dal pancreas viene prodotta nuova insulina, ma
mentre le cellule adipose e dei tessuti non rispondono, le cellule dell’ovaio
sì, producendo le cisti, a causa dell’effetto proliferativo dell’insulina.
La frutta, la verdura, i cereali integrali, la limitazione degli zuccheri, una
supplementazione di minerali quali lo zinco ed il manganese, quest’ultimo in una ricerca recente, è stato ritenuto responsabile, se carente
del cattivo trasporto di insulina nelle cellule, quindi di insulinoresistenza,
sono alla base di un’alimentazione volta a far scendere il peso ponderale della
paziente affetta da PCOS.
Bibliografia: Chazenbalk G., Trivax B. S., Yildiz B. O., Bertolotto C., Mathur R., Heneidi
S., Azziz R., Regulation of Adiponectin Secretion by Adipocytes in the Polycystic Ovary Syndrome:
Role of Tumor Necrosis Factor in The Journal of Clinical Endocrinology and metabolism.2009.
Cozzani I., Dainese E., Biochimica degli alimenti e della nutrizione, pg.123-127. Piccin, 2006.
Herthoghe T., Enrico M., La dieta ormonale, pg 100-105. Sperling&Kupfer, 2008.
PREVENZIONE DISTURBI ORMONALI
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