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Il forte impegno mentale è da sempre è considerato uno sforzo fisico non indifferente
che perciò richiede un'alimentazione adeguata. Lo studio, in genere, interessa
mediamente una fascia d’età compresa tra i 6 anni e i 25 anni. Durante questo
ampio range si osserva una costante differenziazione per fasce d’età. Infatti,
le richieste energetiche di un bambino di 6 anni e di un ragazzo di 14 sono ben
diverse. L’adolescenza e la pubertà sono caratterizzate da notevoli modificazioni
dell’aspetto fisico, da un’evoluzione psicologica e comportamentale, dalla maturazione
sessuale, da un’accelerazione della crescita, che non è regolare, come nell’infanzia,
ma che avviene repentinamente e in modalità differenti per il sesso maschile e
quello femminile (queste ultime sono generalmente più precoci). E’ questo il periodo
dei maggiori bisogni nutrizionali, sia sul piano quantitativo sia sul piano qualitativo,
poiché sono necessari diversi nutrienti specifici per costruire nuovi tessuti.
Durante l’inizio della fase puberale, le femmine, necessitano, per la comparsa
del ciclo mestruale, di ferro e di altri minerali, infatti, una pregressa errata
alimentazione può determinare l’insorgenza di anemia. Questa, da sola, può essere
responsabile di disturbi di carattere generale come facile stancabilità, scarso
potere di concentrazione mentale e facile tendenza all’ipotensione arteriosa.
Se a questi dati aggiungiamo anche l’impegno energetico richiesto dallo studio
capiamo bene che l’energia deve essere garantita in maniera adeguata e costante.
I risultati dell’indagine multiscopo (ISTAT 1993) hanno fatto notare che la durata media, in ore, dedicate allo studio aumenta progressivamente dalle 2-3 ore all’età di 5 anni, fino ad arrivare alle 4 ore all’età di 10 - 13 anni. Quest'ultima fascia d’età è quella cui spesso i ragazzi sono avviati allo sport, quindi è facile intuire come anche questa richiesta energetica deve essere garantita. Spesso, però, che lo studio sia abbinato allo sport non accade, infatti, una ricerca svolta sull’intera popolazione europea ha messo in evidenza che i bambini italiani risultano i più obesi d’Europa e che questo dato è agevolato dall’assenza di pratica sportiva. Se a questi dati aggiungiamo anche il marcato appetito degli adolescenti con gusti accentuati per gli alimenti ad elevata concentrazione calorica, come quelli generalmente consumati nei fast-food (hamburger e patatine fritte), tutto questo si traduce in:
L’aumento di peso Oltre a comportare l’esordio di note patologie (obesità, diabete, cardiopatie, ecc), in queste fasce d’età può ritardare la crescita staturale. Un bambino in sovrappeso avrà maggiori difficoltà ad elevare la sua statura, durante la pubertà, rispetto ad un altro normopeso. Gli scompensi ormonali, determinati da un eccesso di adipe (attività estrogenica accentuata), specialmente nei maschi, si traduce in ritardato sviluppo degli organi genitali e comparsa di caratteristiche femminili quali le mammelle (ginecomastia). Le carie La ricerca continua di cibi ricchi di zuccheri può favorire la comparsa di carie dentaria. La carie è una malattia dovuta all’azione infettiva di batteri della famiglia degli Streptococchi; presenta in ogni caso un’insorgenza multifattoriale in quanto è legata anche a tutta una serie di comportamenti riconducibili essenzialmente all’igiene orale e alla scelta di cibi ad elevato potere cariogeno.
In Italia come in altri Paesi industrializzati, la carie dentaria ha un'alta prevalenza, con forte incidenza tra i bambini. Due ampi studi hanno esaminato questo fenomeno tramite la valutazione dei DMFT (numero totale di denti cariati, mancanti e otturati), lo studio ASSILS e uno studio randomizzato su bambini in età scolare. La media di DMFT è risultata inferiore ad 1 all’età di 6 anni, ma varia da 4 a 6 all’età di 13 anni ed ammonta a 13 negli adulti (15-64 anni). L'obiettivo da raggiungere, secondo l'OMS, dovrebbe essere una media di DMFT inferiore a 3 all’età di 12 anni. Anche in questo caso, oltre ad una corretta igiene orale, una parte importante della prevenzione è di natura alimentare; le raccomandazioni, infatti, devono essere tese alla riduzione del consumo di zuccheri liberi e all’attuazione di una profilassi con fluoro nei bambini. Nelle nazioni europee industrializzate, la percentuale di bambini con almeno un dente cariato è del 68% tra gli 8 e 9 anni e dell’85% tra i 13 e i 14 anni. L’Italia presenta valori di prevalenza inferiori a quelli descritti, con una percentuale del 63% di soggetti affetti all’età di 12 anni. Le allergie e le intolleranze alimentari Le allergie e le altre intolleranze alimentari interessano, in genere, limitati gruppi di popolazione i quali sono affetti, in via permanente o transitoria, da anomalie del sistema immunitario (allergie), o di altra natura (altre intolleranze). Negli ultimi anni si assiste ad un incremento dell’incidenza delle allergie alimentari; questo fenomeno è stato attribuito all’aumentata stimolazione del sistema immunitario per effetto delle campagne di vaccinazione che, mentre da un lato hanno determinato una riduzione delle malattie trasmissibili, dall’altro producono più forti fenomeni di ipersensibilità. La principale allergia alimentare è quella alle proteine del latte vaccino; è comune nei bambini, ma spesso è reversibile. Le allergie a pesci, crostacei e nocciole permangono generalmente anche nell’età adulta. Tra le altre intolleranze, le più frequenti sono quelle al lattosio, al glutine (malattia celiaca) e ad alcuni additivi alimentari.
Conclusione Schematicamente, i principali errori commessi in età scolare li possiamo raggruppare nella seguente tabella:
Si può affermare che l’intervento nutrizionale deve essere mirato sia alla prevenzione dei rischi fin qui elencati e sia a fornire l’adeguata energia utile nell’impegno sia fisico che mentale necessaria in queste fasce d’età. La razione giornaliera, che include un consumo d’acqua almeno di 1 litro e mezzo al giorno, deve essere suddivisa in almeno cinque momenti:
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