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Il regime alimentare influisce, talvolta in modo sensibile, sulla salute degli
individui e delle comunità. Esso può comportare carenza acuta o cronica di nutrienti
essenziali, eccessi e squilibri nutrizionali quali fattori di rischio per l’insorgenza
di malattie metaboliche e degenerative e una scarsa produttività ed una riduzione
dei livelli di qualità.
La corretta alimentazione è di rilevante importanza per il benessere sia dei cittadini sani che di quelli malati. L’impatto dell’alimentazione in termini di rischio di malattie croniche può essere in qualche modo quantificato. Le patologie con maggiore impatto e che lasciano maggior spazio alla prevenzione sono in Italia, come nella maggior parte dei Paesi industrializzati, l’obesità, i disturbi del comportamento alimentare, alcune malattie del sistema cardiocircolatorio, alcuni tumori, il diabete non insulino dipendente, l’osteoporosi, i disordini causati da carenza di iodio, le anemie nutrizionali e, in particolare, quella da carenza di ferro, la carie dentaria, la cirrosi epatica, e infine le allergie e le intolleranze alimentari. Dal dopoguerra ai nostri giorni, l’alimentazione si è andata arricchendo sul piano nutrizionale, ma anche modificando sostanzialmente su quello strutturale. E ciò in seguito alle variazioni nel consumo di singoli alimenti o gruppi di alimenti, variazioni di direzione ed intensità differenziate, nei decenni che si sono susseguiti. Negli ultimi anni, la situazione è positivamente cambiata nel confronto tra consumi e raccomandazioni per quanto concerne gli apporti di zuccheri semplici, di grassi totali e di grassi saturi (per questi ultimi permane un leggero eccesso), mentre risulta peggiorata per quanto attiene all'apporto di carboidrati complessi e di proteine. Fra le varie determinanti dei più recenti comportamenti di consumo degli italiani, sembrano essere maggiormente influenti quelle ispirate da un corretto rapporto alimentazione-salute. D’altro canto, le tendenze di consumo osservate nelle varie zone del Paese, connotate in passato da tradizioni alimentari fortemente diverse, portano ad omologare in misura sempre maggiore i modelli alimentari territoriali, con ovvie ricadute sullo stato nutrizionale della popolazione (per esempio abbandono del modello alimentare mediterraneo). La tipologia degli alimenti oggi presenti nel nostro Paese è estremamente ricca e articolata. Le problematiche legate al loro consumo sono varie, includendo i contaminanti biologici, le tecnologie di irraggiamento, i contaminanti chimici (residui di fitofarmaci, residui di farmaci veterinari, metalli…), gli additivi alimentari, gli organismi geneticamente modificati. I contaminanti biologici presenti negli alimenti possono essere sia causa di intossicazioni provocate dall’ingestione di tossine preformate (tossine di S. aureus, di C. botulinum, di B. cereus, biotossine algali, micotossine ..), che di infezioni provocate dallo sviluppo di microrganismi nel tratto intestinale e talvolta in altri organi (Salmonella, C. perfringens, Y. enterocolitica, Campylobacter, Norwalk virus, ecc.). Benché solo eccezionalmente letali, le tossinfezioni alimentari rappresentano un serio problema di sanità pubblica per l’elevata morbilità, per l’alto numero di soggetti che possono essere coinvolti in un breve lasso di tempo e per la gravità che possono assumere nei bambini, negli anziani e particolarmente nei soggetti immunocompromessi. L’alimentazione è uno dei fattori che più fortemente incidono sull’accrescimento, sullo sviluppo fisico e mentale, sul rendimento e sulla produttività degli individui e quindi, in definitiva, sullo sviluppo dei popoli e sul loro destino. Questa influenza si manifesta in varie forme. Possono essere osservate carenze acute o croniche di nutrienti indispensabili oppure si possono avere intossicazioni di vario genere. Ma l'elemento più importante nel contesto dei Paesi industrializzati è l’associazione con la presenza diffusa di malattie metaboliche e degenerative nelle quali l’alimentazione rappresenta un importante fattore di rischio oppure di protezione. Per queste malattie, ad insorgenza multifattoriale, è difficile identificare un solo fattore responsabile; esse rappresentano infatti il risultato di una complessa serie di interazioni tra genetica, ambiente e stili di vita, al cui interno l’alimentazione ha un ruolo importante. La grande evoluzione sul piano quantitativo e qualitativo, che si è verificata
nei consumi alimentari degli italiani dal secondo dopoguerra ai nostri giorni,
è un fatto noto, sottoposto da tempo ad un’attenta riflessione per le diverse
implicazioni di ordine socio-economico, nonché per le relazioni con il benessere
e la salute della popolazione. Valutando i cambiamenti in termini di macronutrienti
energetici, si nota che la razione complessiva, espressa in energia, inizia a
superare le raccomandazioni già negli anni '60. Da tale periodo, inoltre, inizia
la crescita del consumo di lipidi e la contrazione di quello di carboidrati, specie
complessi.
Lo sviluppo dei consumi alimentari in termini quantitativi ha, ovviamente, una corrispondenza nell'andamento del fenomeno in termini monetari. Ciò che influenza radicalmente le abitudini alimentari di un soggetto è l’andamento della giornata in funzione di ciò che quotidianamente compie. Nello specifico l’impiegato, o coloro che svolgono un lavoro sedentario, hanno spesso di fronte a sé una giornata con dei ritmi più o meno sempre costanti. E’ proprio questa costanza che spesso determina un susseguirsi di errori sia alimentari sia comportamentali. Tali errori, spesso non conosciuti, possono essere responsabili di alcune patologie come:
Regime dietetico e attività professionale Tra gli errori più comuni rientrano sicuramente un consumo calorico eccessivo, piatti monotematici, una non corretta distribuzione di nutrienti durante la giornata ed il protrarsi della sedentarietà oltre gli orari d’ufficio. Infatti spesso l’alimentazione errata compromette l’intera giornata, lavorativa e non, rendendo tutto molto più faticoso e difficile da portare a termine. Degli studi recenti hanno dimostrato che un corretto regime dietetico influisce positivamente sul livello d’attenzione, aumentando di conseguenza, il rendimento lavorativo. Si pone attenzione su questo argomento poiché, nel nostro Paese, esistono milioni d’impiegati che non pongono le dovute attenzioni a questo argomento. Le abitudini alimentari più diffuse E’ utile, per comprendere meglio, analizzare nel dettaglio cosa abitualmente questi consumano. Solitamente la colazione prevede un caffè veloce consumato a casa e nient’altro, un caffè con i colleghi appena giunti in ufficio, un altro caffè a metà mattina, nelle migliori delle ipotesi abbinato ad una brioche, fino ad arrivare a pranzo, consumato abitualmente in mensa o al ristorante. Il pranzo è uno dei momenti cruciali per questa categoria di soggetti poiché in un lasso di tempo che oscilla dai 40 minuti all’ora e mezza consumano un pasto veloce spesso ipercalorico.
E’ stato semplice fin qui dimostrare come una comune abitudine possa avere effetti
negativi sulla salute pubblica e quanto importante sia porre l’attenzione sull’alimentazione
e ed il lavoro d’ufficio. Gli effetti che ha l’alimentazione di questi soggetti
viene messo in evidenza dalla crescita costante dei livelli di colesterolemia
e di ipertensione. Fattori che sono cresciuti sia per l’apporto di grassi saturi
introdotti (vedi burro, margarina, besciamella), da esaltanti la sapidità (vedi
il semplice sale da cucina o il glutammato di sodio) ampliamente utilizzati nel
“migliorare i sapori” dei cibi preparati, sia per la sedentarietà tipica di questi
lavori. Infatti un’ora d’esercizio fisico, anche due volte a settimana, è capace
di ridurre da solo, senza ricorrere ai farmaci, quei casi di colesterolemia lieve.
Suggerimenti dietetici In conclusione possiamo affermare che la razione giornaliera di un impiegato d’ufficio dovrebbe svolgersi più o meno così:
La colazione spesso non viene effettuata e quindi la sua importanza viene sottovalutata ma
invece è questo il momento più importante della giornata poiché il nostro organismo
viene dalla notte, durante la quale solitamente non si mangia, e quindi è in riserva
energetica. Risulta quindi difficile affrontare una giornata lavorativa in riserva
energetica ed ecco perché si ricorre continuamente al caffè.
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