La nutrigenomica è una scienza multidisciplinare che riesce a combinare la genetica con la nutrizione,
cercando di svolgere un attivo ruolo preventivo, in difesa dell’organismo. Nell’ultimo
decennio si sono moltiplicati gli studi e le ricerche in campo nutrigenomico,
attraverso l’elaborazione di test genetici volti a svelare le mutazioni, responsabili
di alcune delle più comuni e gravi patologie, quali il diabete, l’ipercolesterolemia,
le intolleranze alimentari e il cancro, ma anche attraverso un’attenta indagine
sui benefici che alcune categorie di alimenti apportano se introdotti preferenzialmente
nella dieta.
La nutrigenomica ha aperto una nuova frontiera ed ha creato un nuovo approccio
scientifico, imperniato sulla prevenzione e sulla diagnosi genetica combinate insieme.
Una corretta e mirata nutrizione unita alla diversità genotipica di ciascun individuo
ha chiarito non solo le linee guida per la prevenzione ad un vasto numero di patologie
ma ha permesso lo sviluppo di nuove terapie sperimentali, coadiuvanti la cura
ed il miglioramento di malattie complesse, quali:
- Malattie metaboliche;
- Malattie neurodegenerative;
- Malattie neoplastiche;
- Danni da stress ossidativo-Invecchiamento.
Il Progetto Genoma e il Progetto SNPs, hanno chiarito che tra i genomi dei singoli
individui esistono milioni di piccole differenze, che condizionano fortemente
le caratteristiche dei tessuti, degli organi e delle cellule umane e che determinano
la predisposizione di un soggetto a rispondere ad una determinata dieta, con influenze
più o meno positive.
Malattie metaboliche Le malattie metaboliche sono determinate da un cattivo funzionamento del sistema
complesso dell’organismo umano, preposto alla regolazione di funzioni fondamentali
quali: il mantenimento dei livelli ormonali, la sintesi di molecole, la degradazione
di macromolecole complesse, funzioni di trasporto e tutti quei meccanismi, che
regolano il delicato equilibrio fisiologico umano. In modo particolare è la metabolomica
a studiare le proteine, responsabili delle funzioni e reazioni metaboliche, quali
la crescita, i livelli di zuccheri nel sangue, la riproduzione, etc.
Nel caso di patologie vascolari, quali la trombosi arteriosa, si è dimostrato
il coinvolgimento diretto di una mutazione a carico del gene che codifica per
un enzima, il metilenetetraidrofolatoreduttasi, il cui deficit causa un aumento
dei livelli di omocisteina nel sangue, che probabilmente è coinvolta nel legame
di gruppi solforici alla parete arteriosa (favorendo la formazione del tromb).
Si è osservato che l’acido folico, contenuto nelle verdure a foglia, è fondamentale
nel corretto funzionamento di questo enzima, pertanto, l’individuazione dell’eventuale
mutazione attraverso un test genetico, può essere coadiuvata da una giusta terapia
alimentare, allo scopo di prevenire l’evento patologico.
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Malattie neurodegenerative L’effetto preventivo e terapeutico di un’alimentazione mirata, è stato dimostrato
anche se in via sperimentale, nel caso delle malattie neurodegenerative, su tutte
nel Morbo di Alzheimer, una delle patologie più invalidanti e difficili dell’ultimo secolo, caratterizzata
da una perdita progressiva delle funzioni cognitive, a causa della compromissione
delle funzioni neurali. Infatti ad impedire la trasmissione dell’impulso nervoso
è l’accumulo di una sostanza amiloide, che inizia a deporsi prima del periodo
sintomatologico. Un gruppo di ricerca italiano ha individuato i potenziali effetti
terapeutici della curcumina, componente del curry, utilizzato come spezia in cucina,
che avrebbe la capacità di proteggere i neuroni dalla progressiva morte e degenerazione,
causata dai processi infiammatori ed ossidativi, per la deposizione della sostanza
amiloide. L’attività di questo nutraceutico, sarebbe correlata alla sua capacità
di mantenere attivi i processi di difesa delle cellule, di attivare i recettori
che rispondono allo stress ossidativo e i meccanismi cellulari di “vita programmata”
che sono in antitesi con i meccanismi apoptotici “di morte programmata”, riscontrati
nelle malattie neurodegenerative. Anche se sono studi in via sperimentale, ad
oggi, essi rappresentano lo sforzo positivo di voler dimostrare quanto la genetica
possa essere influenzata dalle abitudini alimentari, aprendo una nuova strada
alla medicina del futuro.
Malattie neoplastiche Uno dei più illustri oncologi mondiali, il Prof. Umberto Veronesi, ha asserito
da tempo il ruolo fondamentale di un’alimentazione mirata a scopo preventivo,
specificando il potenziale antiossidante ed antineoplastico di molti nutraceutici,
contenuti in frutta e verdura. Si è parlato della dieta dei cinque colori, infatti,
nella quale ad ogni colore corrisponde una serie di alimenti e le potenziali proprietà
dei loro principi. La nutrigenomica ha in questo caso sottolineato il ruolo dei
principi fitochimici, contenuti nei vegetali, ad esempio il ruolo antiossidante
della vitamina C o acido ascorbico, contenuta negli agrumi (gruppo giallo–arancio),
la cui azione difende le cellule e in particolare le membrane dalle reazioni ossidative
e ne previene il meccanismo di morte cellulare ma anche di interruzione del normale
ciclo cellulare. Gli studi più recenti dimostrano che circa due terzi dei tumori
conosciuti, potrebbero essere prevenuti e minimizzati con una base alimentare
più ricca di vegetali e pesce e meno ricca di carne, facendo in modo che i meccanismi
di funzionamento cellulare siano preservati dall’effetto protettivo dei principi
attivi. Nella maggior parte dei casi, la base di un tumore è genetica, determinata
o da una mutazione ereditaria o acquisita per effetto di agenti mutageni e, quindi
il ruolo dei fitochimici e dei nutraceutici, in questo caso diventa fondamentale,
in quanto mimano effetti protettivi e preventivi, nello sviluppo e proliferazione
delle cellule tumorali. Un esempio è rappresentato dai frutti di bosco, fragole,
mirtilli, lamponi, i quali sono ricchissimi di composti fitochimici quali: acido
ellagico, antocianine, proantocianidine. Tali composti sono stati studiati in
laboratorio, per i loro effetti antitumorali, in particolare l’acido ellagico,
somministrato a cavie, nelle quali era stato indotto sperimentalmente un tumore
all’esofago, ha ridotto la presenza del tumore in maniera significativa. Questo
fitocomposto, di cui sono ricche fragole e lamponi in particolare, sembra interferire
con gli effetti dannosi degli agenti cancerogeni, che non sono in grado di legarsi
al DNA e di causare mutazioni, inoltre l’acido ellagico mostra un effetto inibitore
molto potente nei confronti di due fattori VEGF e PDGF, due fattori di crescita
angiogenetici, implicati nella progressione della neoplasia in particolare nel
processo di crescita e di metastasi. Molte delle funzioni antitumorali ascritte
ai fitocomposti, sono legate anche agli effetti protettivi ed antiossidanti, contro
l’invecchiamento cellulare.
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Danni da stress ossidativo – invecchiamento Lo stress ossidativo è una delle maggiori cause di danno a carico delle cellule
umane, con conseguenze negative quali l’invecchiamento cellulare precoce, danni
cardiovascolari, neoplasie e malattie neurodegenerative. Per studiare i meccanismi
ossidativi, sono occorsi anni e, sono molteplici le reazioni coinvolte. A danneggiare
la cellula, infatti, può concorrere tanto l’effetto nocivo di un agente cancerogeno
(chimico, fisico, biologico), tanto una mutazione genetica che causa un deficit
degli enzimi preposti al catabolismo delle sostanze tossiche (perossidasi, superossidodismutasi,
enzimi lisosomiali). In questo modo l’integrità delle strutture cellulari viene
compromessa e con essa tutte le funzioni correlate: trasporto, equilibrio osmotico,
proliferazione, risposta ormonale. L’effetto antiossidante attribuito ad un grande
numero di composti, è da ascrivere proprio alle capacità protettive che essi hanno,
uno dei più studiati è il resveratrolo, contenuto nel vino, il quale sembra promuovere
il gene della “longevità”, la sirtuina. Già nel 1940, furono effettuati studi
che correlavano alla longevità la restrizione del regime calorico a vantaggio
di una dieta più ricca di vegetali e di vitamine; nel corso degli anni tuttavia
si sono sviluppate strategie ancora più mirate per definire una sorta di nutrizione
anti-age, che non dovrebbe intendersi come una dieta per ringiovanire, ma come
una terapia per preservare l’organismo da un invecchiamento e danneggiamento progressivo,
che può culminare in un evento patologico degenerativo.
Si può affermare che la nutrigenomica è una scienza complessa che mira a comprendere
i meccanismi necessari al mantenimento dello stato di benessere, di quell’equilibrio
che ogni soggetto possiede. La variabilità genetica di ogni individuo, la presenza
di geni polimorfici, che determinano una predisposizione assolutamente unica dell’organismo
ad interagire con l’ambiente esterno, è di grande interesse scientifico, soprattutto
per ciò che concerne lo sviluppo di nuove teorie e terapie preventive, lo studio
dell’azione di componenti nutraceutiche e di come inserirle in maniera opportuna
nella alimentazione.
Proprio per favorire ed incentivare nuove scoperte e studi in campo nutrigenomico,
è nato NuGo, un consorzio europeo, una Società scientifica, che mette a disposizione
studi, articoli e ricerche in questa disciplina e che è costantemente aggiornato
sulle correlazioni tra dieta e DNA.
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NUTRIGENOMICA
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