PILLOLA E VACCINO PER LA CELIACHIA
I dati dicono che 1 persona su 150 soffre di celiachia e che solo in Italia gli affetti da tale patologia sarebbero circa 400.000,
anche se di questi solo 35.000 sono i casi accertati. Ogni anno, inoltre, vengono
diagnosticati 5.000 nuovi casi (2.800 sono bambini, con un incremento annuo del
9%).
Allo stato attuale, non è ancora previsto uno screening sulla popolazione per
cercare di prevenire questa malattia che, una volta conclamata, crea non pochi
problemi a chi ne è affetto.
Esiste, però, un modo semplice e rapido per scoprire se si soffre o meno di celiachia,
i cui sintomi vanno dai gonfiori o dolori addominali alla diarrea, dall’anemia
al vomito e alla spossatezza. In farmacia è infatti disponibile un monotest (Xeliac), da effettuarsi per mezzo di una goccia di sangue: se sullo stick reattivo
compreso nel kit appare una linea rossa, il test avrà dato esito negativo. La
presenza invece di due righe rosse, indica la presenza degli anticorpi specifici
prodotti dalla risposta immunitaria all’intolleranza al glutine: è il segnale
della celiachia. Va sottolineato, però, che il test rappresenta uno screening
di primo livello, che serve solo a segnalare la presenza di anticorpi anti-transglutaminasi IgA (il marcatore immunologico più sensibile della celiachia). Qualora il test risultasse
positivo, bisognerebbe quindi rivolgersi tempestivamente ad uno specialista in
grado di confermare la patologia dopo aver effettuato esami più approfonditi (erogati
gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale) ovvero:
1) Esame del sangue per la ricerca di anticorpi anti-endomisio (EMA), anti-gliadina (AGA) e anti-trasglutaminasi
serica tissutale (tTG)
2) Esame bioptico (esofago-gastro-duodeno endoscopia con biopsia del piccolo intestino) che consiste
nel prelevare un piccolo frammento di mucosa intestinale ed analizzarlo al microscopio.
Se una persona soffre di celiachia, attraverso questo esame viene evidenziata
l’atrofia dei villi intestinali e generalmente un aumento dei linfociti intraepiteliali
Una volta accertata definitivamente da un medico specialista la patologia, il
paziente che ne è affetto avrà diritto ad una esenzione del ticket sanitario e
alla fornitura di alimenti senza glutine..
Il test per i bambini
Un gruppo di ricercatori ungheresi ha messo a punto un test rivolto ai bambini,
in grado di evidenziare la presenza della celiachia con probabilità di successo
superiore al test per gli adulti. La scoperta è molto importante poiché in precedenza
risultava assai difficile individuare la patologia nei primi anni di vita. Anche
in questo caso di tratta di uno stick in grado di rivelare nel sangue la presenza
o meno di anticorpi che rappresentano il primo attendibile campanello d’allarme
nella presenza della celiachia. La fase sperimentale del test ha visto 2.690 bambini
sottoposti al test, tra i quali sono stati riscontrati 78,1% casi di celiachia,
poi confermati dalla biopsia dei villi intestinali. Il nuovo test potrebbe quindi
rappresentare un efficace strumento di prevenzione per una malattia che potrebbe
avere delle conseguenze gravi ma che può anche essere opportunamente tenuta sotto
controllo per mezzo di una dieta adeguata.
Va ricordato, però, che esiste un modo per ridurre il rischio di ammalarsi di
celiachia in tenera età: evitare biscotti, pasta e, pane fino al compimento del
primo anno di vita. Prevenire la celiachia con una dieta priva di glutine è quanto
sostiene uno studio italo-americano denominato Celiprev (Rischio di malattia celiaca ed età di introduzione del glutine). Attivo dal
2004 e coordinato dal Prof. Carlo Catassi, docente di pediatria all'Università
Politecnica delle Marche e co-direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia
dell'Università del Maryland (Usa), lo studio ha preso in esame fino al 2008 un
campione di 900 bimbi divisi in due gruppi. Nella dieta del primo gruppo il glutine
è stato somministrato a 6 mesi d’età, nel secondo a 12 mesi. Scopo della sperimentazione
era quello di stabilire una connessione tra l’assunzione della sostanza e una
eventuale comparsa della malattia. I risultati hanno dimostrato che i piccoli
esposti al glutine al compimento dei 12 mesi hanno un rischio di sviluppare la
malattia 4 volte inferiore rispetto ai bimbi che hanno consumato cibi con il glutine
a 6 mesi di vita. Nonostante gli interessanti risultati ottenuti, saranno tuttavia
necessari ancora alcuni anni per acquisire la certezza che tale metodica di prevenzione
sia realmente attendibile.
Il vaccino anti-celiachia
Durante il Congresso Internazionale di Celiachia che si è svolto nel settembre
2008 a Genova con la partecipazione dei massimi esperti mondiali della malattia,
ha fatto molto scalpore l’annuncio che entro la fine del 2008 un gruppo di ricercatori
australiani di Melbourne avvierà la sperimentazione sull'uomo di un vaccino rivoluzionario
che dovrebbe avere il compito di prevenire gli effetti collaterali della celiachia
e addirittura di inibirli. Il vaccino, che verrà testato su 12 pazienti, avrà
più precisamente il compito di riprogrammare il sistema immunitario per far sì
che i pazienti riescano a “tollerare” il glutine e quindi di far regredire la
celiachia. A margine del Convegno, il direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia
e Biologia Mucosale dell’Università del Maryland a Baltimora, Prof. Alessio Fasano,
ha affermato che “Il vaccino, attraverso un metodo molto complesso, intende bloccare
la reazione autoimmune tipica della celiachia che porta alla produzione di citochine
dannose per l'intestino. Il vaccino riesce a presentare i pezzettini di glutine
alle cellule del sistema immunitario in maniera speciale: in questo modo “rieduca”
le cellule, riprogrammandole perché tollerino il glutine e non producano citochine”.
A fronte dell’ampio risalto che la stampa ha dato alla notizia, l’Associazione
Italiana Celiachia si è affrettata a precisare che i tempi forniti sulle effettive
aspettative dei ricercatori sul vaccino anti-celiachia sono da intendersi con
la massima cautela, anche se si può oggi affermare che la speranza della comunità
dei celiaci di avere un’alternativa alla dieta e un trattamento farmacologico
capace di inibire la manifestazione della celiachia si è trasformata oggi in una
concreta aspettativa, anche se sui tempi non si possono avere certezze.
Va specificato che esiste anche un vaccino più “classico”, in grado di prevenire
la comparsa della celiachia nelle persone a rischio, attualmente in sperimentazione
sull’uomo: il vaccino anti-Rotavirus dovrebbe eliminare uno dei fattori che accelerano la comparsa della malattia
nei soggetti predisposti, agendo contro un virus responsabile della malattia infiammatoria
gastroenterica, il Rotavirus, appunto.
La pillola anti-celiachia
La speranza per i celiaci di convivere serenamente con la malattia, arriva anche
dall’annuncio, nel medesimo convegno, di una pillola che va assunta prima dei
pasti, il cui scopo è bloccare l’effetto tossico del glutine e consentire ai celiaci
di poter mangiare ciò che desiderano. La pillola, che si dice possa essere commercializzata
entro 5 anni a partire dal 2008 (ma sui tempi, vale quanto sopra riportato), rappresenterebbe
una soluzione semplice ed efficace per tutti coloro che oggi hanno difficoltà
ad osservare rigorosamente una dieta senza glutine; si pensa soprattutto agli
adolescenti per i quali le tante restrizioni alimentari possono essere anche fonte
di problemi di ordine psicologico.
I ricercatori, nel 2005, hanno sperimentato su un campione di ratti diabetici
un farmaco inibitore della zonulina (una proteina intestinale). Il risultato è
che i piccoli animali presi in esame, hanno mantenuto intatta la barriera intestinale
senza produrre gli autoanticorpi che scatenano la reazione immunitaria. Da questo
risultato è proseguita quindi la ricerca per arrivare alla formulazione di un
farmaco per l’uomo e in soli tre anni la sperimentazione condotta su un centinaio
di pazienti, ha già dato esito positivo. Altri test più approfonditi, sono stati
programmati per la fine del 2008, su un numero maggiore di pazienti. Il farmaco
individuato dal gruppo di ricercatori italiani e sviluppato dalla Alba Therapeutics
(compagnia spin-off dell'Università del Maryland) è in grado di bloccare l'aumento
della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo la zonulina che “regola”
il passaggio tra una cellula e l’altra nell’intestino. La pillola anti-celiachia,
assunta prima di pasti potrebbe quindi “impedire” il passaggio del glutine nel
corpo e frenare la conseguente reazione immunitaria, con i già citati probabili
danni alla mucosa intestinale.
Anche in questo caso, così come per il vaccino, è in sperimentazione un altro
farmaco in grado di rendere il glutine “innocuo” per i celiaci: una proteasi capace di smantellare completamente il glutine, digerendolo del tutto e rendendolo
perciò non tossico per i pazienti.
Per saperne di più: leggi celiachia
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