DIETE "TROPPO" IPOCALORICHE
DIETE "TROPPO" IPOCALORICHE
Spesso, per esigenze estetiche, più che per motivi legati alla salute, si intraprendono
diete troppo rapide, che promettono dimagramenti miracolosi. Specialmente nei
mesi che precedono l'estate, periodo in cui di "deve" apparire in forma, si cerca
di trovare rimedi rapidi a situazioni di sovrappeso e talvolta anche di obesità.
Il tempo a disposizione non è molto e si cerca il risultato, senza approfondire
troppo le problematiche connesse al dimagramento ed i pericoli che alcune diete,
troppo ipocaloriche e non bilanciate, possono comportare per la salute.
E' altresì importante sottolineare che un giusto peso e un corretto regime alimentare
sono condizioni di base per conservare una buona salute e per vivere a lungo.
Per meglio comprendere cosa avviene nell'organismo durante una dieta tropo ipocalorica
e non bilanciata, conviene partire dall'analisi delle modificazioni fisiologiche
che si verificano durante uno stato di digiuno prolungato e in caso di malnutrizione
cronica.
Digiuno prolungato
Il fabbisogno giornaliero di glucosio di encefalo, globuli rossi e midollare
del surrene è pari a circa 600/1000 kcal giorno. Nelle fasi iniziali del digiuno
il fegato fornisce il 90% di tale fabbisogno. Il tessuto adiposo fornisce acidi
grassi alla muscolatura scheletrica, al cuore, al fegato e ad altri organi. Dopo
circa 24 ore le riserve epatiche di glicogeno si esauriscono e il glucosio viene
prodotto dal fegato tramite processi di gluconeogenesi, utilizzando prodotti di
derivazione del catabolismo delle proteine di origine muscolare, in pratica viene
prodotto glucosio a scapito della massa muscolare.
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Digiuno "terapeutico"
Alcuni studiosi propongono il digiuno come metodo terapeutico . Praticato nell'età classica, durante il medioevo e fino al '600, nel XIX secolo
fu riscoperto e diffuso nel mondo dagli igienisti americani e dai naturopati europei.Si
basa sul principio che col digiuno il corpo utilizza per le necessità metaboliche
le sue riserve e i suoi stessi tessuti: l'eterofagia si annulla perché non si
assumono alimenti e l'organismo vivente diventa completamente autofago, si nutre
cioè di se stesso. Questa condizione si trova in natura in varie circostanze:
durante lo sviluppo dell'uovo, durante la metamorfosi e durante il letargo e il
sonno. Secondo queste teorie la completa autotrofia si accompagna al rinnovamento, alla
rigenerazione e alla guarigione, ma in realtà questa fenomenologia si verifica
in specie diverse e tale pratica può essere molto pericolosa per l'uomo.
Digiuno "religioso"
Il digiuno è utilizzato anche come pratica religiosa. In questi casi viene generalmente
limitato nel tempo e regolato, offrendo in questo modo più vantaggi che svantaggi
dal punto di vista della salute.
Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono
vita l'una dall'altra. Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia
la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate.
Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente.
Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna, abbia misericordia. (San Pietro Crisologo,
Discorso 43: PL 52,320) | |
Malnutrizione prolungata
Una condizione protratta nel tempo di malnutrizione, ovvero apporti nutrizionali
inferiori al fabbisogno, presenta aspetti metabolici differenti rispetto al digiuno vero e proprio.
Per la produzione di glucosio, in una prima fase viene utilizzato il così detto
"pool delle proteine labili" di origine viscerale; solo dopo l'esaurimento di
questo, inizia una fase di perdita di massa muscolare, che, in una dieta bilanciata
dovrebbe essere compensato da un'immissione esogena di proteine. L'organismo tende
a ricreare una situazione di equilibrio attraverso meccanismi di adattamento al
ridotto apporto di nutrienti, con un risparmio di energia e di azoto. Si verifica
una diminuzione del fabbisogno energetico correlata alla perdita di massa grassa
con la conseguente diminuzione di fabbisogno basale.
Massa grassa e massa magra
Composizione corporea in soggetti di riferimento: maschio di 70 kg, femmina
di 57 kg |
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Maschio |
Femmina |
Grasso essenziale
| lipidi del midollo osseo |
| sistema nervoso |
| ghiandole mammarie | |
2,1 |
4,9 |
Grasso di riserva
| sottocutaneo |
3,1 |
| intermuscolare |
3,3 |
| intramuscolare |
0,8 |
| altro |
| |
8,2 |
10,4 |
| Totale % |
10,3 14,7% |
15,3 26,9% |
Intervengono due meccanismi di risparmio energetico:
Il nuovo stato di equilibrio, raggiunto anche attraverso la riduzione della massa
proteica, poiché nell'organismo non sono previste "proteine di riserva", comporta
diverse conseguenze. Una diminuita forza muscolare è tra i primi sintomi di questo
fenomeno.
Complicanze associate alla perdita di massa magra
| Alterazioni delle funzioni d'organo |
| Apparato endocrino |
La secrezione di ormoni rimane nella norma, tuttavia i livelli periferici di
triiodotironina (T3) si riducono per una diminuita conversione periferica. Questo
fenomeno è responsabile del diminuito metabolismo basale che si osserva in tempi
molto brevi. Ci sono inoltre influenze sulla produzione di insulina e di ormoni
sessuali. Se la dieta ipocalorica continua e la situazione si configura come malnutrizione,
si possono ridurre i livelli plasmatici di testosterone e di androgeni. |
| Apparato cardiovascolare |
In caso di accentuato e prolungato regime ipocalorico, si verifica una riduzione
della massa muscolare cardiaca con conseguente calo della gettata cardiaca e della
pressione arteriosa. |
| Apparato respiratorio |
Si verifica un'ipotrofia di muscoli respiratori con riduzione della riserva funzionale
polmonare, che può favorire l'insorgenza di complicanze respiratorie infettive. |
| Apparato gastrointestinale |
La funzionalità intestinale può essere compromessa. Diminuiscono le secrezioni
a livello gastrico, pancreatico e biliare. |
Conclusioni
Come illustrato, per casi di digiuno o malnutrizione prolungata, le conseguenze
possono essere molto gravi. Per diete dimagranti "troppo" ipocaloriche e/o non
bilanciate sul giusto fabbisogno di nutrienti, le conseguenze possono variare
da un leggero indebolimento con perdite di massa magra (anche nel viso con conseguente
"aspetto sciupato"), fino a danni gravi e non facilmente reversibili su diversi apparati.
Conviene rischiare?
Certamente NO. Bisogna, in linea generale, se si vuole dimagrire, adottare regimi dietetici
con apporti calorici più limitati, ma possibilmente non "troppo" limitati. Le
diete "tradizionali", come quella suggerita da benessere.com, propongono un apporto calorico uguale o superiore al fabbisogno basale e un
apporto di nutrienti bilanciato.
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Bisogna diffidare delle diete che fissano l'apporto di calorie a determinati
valori, senza calcolarlo sulle caratteristiche del soggetto!!
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Bisogna diffidare delle diete basate su determinati alimenti di stagione che
hanno valenze più di moda che scientifiche
Un altro tipo di dieta, più rapido, (tipo la dieta "a zona", la dieta Scarsdale) propongono un regime alimentare diverso, non tanto calcolato su un apporto
calorico ridotto, quanto su una diversa ripartizione dei nutrienti (carboidrati,
lipidi e proteine). In questi casi è buona norma seguire le prescrizioni in modo
abbastanza letterale, non limitare troppo le quantità, per evitare, con scelte
personali alternative, di modificare l'apporto di nutrienti calcolato in modo
bilanciato, generalmente con un certo eccesso di proteine (non troppo) e di limitare
il periodo di dieta a periodi brevi, per evitare comunque scompensi.
E' comunque meglio utilizzare una dieta di tipo tradizionale che assicura risultati
più lenti, ma anche più duraturi, in ogni caso meglio se sotto controllo medico. Le diete troppo rapide infatti, oltre a costituire un potenziale pericolo per
la salute, non riescono a cambiare realmente le abitudini alimentari, con conseguente
elevato rischio di ritornare alla situazione di partenza pochi mesi dopo la fine
della dieta.
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