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LA POTOMANIA

A cura di Francesca Soccorsi

Più della metà del peso corporeo dell'individuo è costituito da acqua. Per mantenere l’equilibrio tra “entrate” e “uscite” una persona adulta e sana dovrebbe berne in media 1,2 litri al giorno, considerato che più o meno un altro litro viene introdotto attraverso l’alimentazione. Quando il desiderio d’acqua diventa compulsivo e incontrollabile si è con ogni probabilità in presenza di un disturbo che gli esperti chiamano polidipsia psicogena primaria o potomania: una vera e propria patologia psichiatrica che si manifesta con il bisogno prepotente di assumere liquidi, in particolare acqua, in misura decisamente sproporzionata al reale fabbisogno dell’organismo e anche in assenza di sete. Da non confondere con la dipsomania, ovvero il consumo smodato di liquidi dannosi, generalmente alcolici. La potomania fa parte delle patologie legate al controllo degli impulsi. Il fenomeno è osservabile con relativa frequenza in pazienti psichiatrici cronici, in particolare con diagnosi di schizofrenia, ma origine e natura del fenomeno sono ancora poco conosciuti e ne rendono il riconoscimento diagnostico di difficile inquadramento. Le principali manifestazioni cliniche sono rappresentate da poliuria, ovvero l’emissione giornaliera di una quantità di urina superiore ai tre litri, e intossicazione da acqua.

Le cause
Esistono diverse categorie di potomani: talvolta il disturbo ha origini organiche, come nel caso del diabete insipido, di alcune patologie renali o di un difetto metabolico a carico dell’ipotalamo. Ma la più insidiosa e meno controllabile è la causa psichiatrica, che fa ascrivere la patologia alla categoria dei disordini alimentari. Tuttavia l’eziopatogenesi della polidipsia semplice resta ancora poco conosciuta ed è supposto il coinvolgimento di molteplici meccanismi tra i quali anomalie funzionali a livello ipotalamico ed ippocampale, ma in alcuni casi anche l’abuso di sigarette o di altre sostanze tossiche. I manuali registrano casi di persone che, con l’obiettivo di perdere peso drasticamente, sono divenute potomani nel tentativo di “ingannare lo stomaco” riempiendolo di liquidi anziché di cibo. Ma si segnalano anche storie di atleti professionisti che, per evitare il rischio di disidratazione, si sono ammalati cominciando a bere liquidi in eccesso. O di donne che, distorcendo deliberatamente il senso di messaggi pubblicitari e suggerimenti medici, hanno cominciato a trangugiare acqua senza limiti, allo scopo di eliminare tossine e migliorare l’aspetto della pelle. I soggetti affetti, qualunque sia la molla psicologica che li muova, non sono in grado di evitare di bere a meno che non vengano ostacolati: in tal caso possono arrivare anche a dissetarsi con la loro stessa urina.

Le conseguenze
Assumendo oltre 7 litri d’acqua al giorno, ma in rari casi ne bastano poco più di 5, si corrono gravi rischi, soprattutto se l’ingestione avviene in un tempo molto rapido. L’introduzione compulsiva di acqua provoca abbondanti emissioni di urina (fino a una decina di litri) con conseguente disidratazione, che il paziente compensa assumendo nuovamente liquidi. Quando l’organismo non è in grado di espellerne a sufficienza mediante i meccanismi fisiologici della diuresi, della sudorazione e della traspirazione, questi si accumulano nei tessuti producendo la diluizione del sangue e dei minerali presenti nel corpo. Se spinta agli eccessi, dopo diversi anni la potomania può portare a un’intossicazione acuta da acqua, cioè a una forma di iperidratazione accompagnata da squilibrio elettrolitico con forte iponatriemia. Si parla di iponatriemia in presenza di livelli molto bassi di sodio nel sangue con successiva intossicazione grave che si manifesta in caso di sovraccarico di fluidi a livello renale. Un’importante e improvvisa iponatremia può condurre a quadri di edema cerebrale e sintomi di tipo psichiatrico (agitazione, irritabilità, aggravamento della patologia psicotica) e/o neurologico (nausea, vomito, delirium, atassia, convulsioni e coma), interferendo con il corretto funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico, degli organi e del metabolismo. Questo accade in particolare negli organismi in cui ipofisi, reni e cuore non lavorano a dovere e faticano a eliminare i liquidi in eccesso, ma a lungo andare anche in fisici perfettamente sani. L’eventuale contemporanea diminuzione degli altri minerali presenti nel corpo comporta ulteriori conseguenze: la perdita di magnesio interferisce con le funzioni cerebrali, provocando problemi di memoria e convulsioni, mentre il calo drastico di potassio può generare aritmie cardiache fino a un possibile arresto cardio-circolatorio. Esistono anche altre complicanze connesse direttamente all’ingestione cronica di notevoli quantitativi di liquidi: tra le patologie più frequentemente associate si riscontrano l’osteoporosi, dovuta a un eccesso di escrezione di calcio, la dilatazione del tratto gastrointestinale e di quello urinario e, con una frequenza inferiore alle precedenti, la malnutrizione.

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La terapia
Attualmente non esiste una cura soddisfacente, ma quando la patologia non è legata a disturbi di carattere organico l’approccio psicoterapeutico diventa determinante, associato eventualmente a terapia farmacologia da seguire sotto stretto controllo medico. L’uso di diuretici può facilitare la normalizzazione del quadro clinico, dal momento che questi farmaci accrescono la produzione di acqua da parte dei reni, facendo risalire la concentrazione di sodio nel sangue.

Bibliografia
- Dundas B., Harris M., Narasimhan M., Psychogenic polydipsia review: etiology, differential, and treatment, Current Psychiatric Report 9, 236-241.
- Cosgray R.E., Hanna V., Smith J., The water-intoxicated patient, Archive of Psychiatric Nursinge 4, 308-312.
- Gherardelli S., Orlandi V., Bersani G., Valutazioni morfofunzionali cerebrali e trattamento farmacologico in un caso clinico di schizofrenia con polidipsia, Quaderni dell’Università di Roma “La Sapienza”, III Clinica Psichiatrica.

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