Più della metà del peso corporeo dell'individuo è costituito da acqua. Per mantenere
l’equilibrio tra “entrate” e “uscite” una persona adulta e sana dovrebbe berne
in media 1,2 litri al giorno, considerato che più o meno un altro litro viene
introdotto attraverso l’alimentazione. Quando il desiderio d’acqua diventa compulsivo
e incontrollabile si è con ogni probabilità in presenza di un disturbo che gli
esperti chiamano polidipsia psicogena primaria o potomania: una vera e propria patologia psichiatrica che si manifesta con il bisogno prepotente
di assumere liquidi, in particolare acqua, in misura decisamente sproporzionata
al reale fabbisogno dell’organismo e anche in assenza di sete. Da non confondere
con la dipsomania, ovvero il consumo smodato di liquidi dannosi, generalmente alcolici. La potomania
fa parte delle patologie legate al controllo degli impulsi. Il fenomeno è osservabile
con relativa frequenza in pazienti psichiatrici cronici, in particolare con diagnosi
di schizofrenia, ma origine e natura del fenomeno sono ancora poco conosciuti e ne rendono il
riconoscimento diagnostico di difficile inquadramento. Le principali manifestazioni
cliniche sono rappresentate da poliuria, ovvero l’emissione giornaliera di una quantità di urina superiore ai tre litri,
e intossicazione da acqua.
Le cause Esistono diverse categorie di potomani: talvolta il disturbo ha origini organiche,
come nel caso del diabete insipido, di alcune patologie renali o di un difetto metabolico a carico dell’ipotalamo.
Ma la più insidiosa e meno controllabile è la causa psichiatrica, che fa ascrivere
la patologia alla categoria dei disordini alimentari. Tuttavia l’eziopatogenesi della polidipsia semplice resta ancora poco conosciuta
ed è supposto il coinvolgimento di molteplici meccanismi tra i quali anomalie
funzionali a livello ipotalamico ed ippocampale, ma in alcuni casi anche l’abuso
di sigarette o di altre sostanze tossiche. I manuali registrano casi di persone
che, con l’obiettivo di perdere peso drasticamente, sono divenute potomani nel
tentativo di “ingannare lo stomaco” riempiendolo di liquidi anziché di cibo. Ma
si segnalano anche storie di atleti professionisti che, per evitare il rischio
di disidratazione, si sono ammalati cominciando a bere liquidi in eccesso. O di
donne che, distorcendo deliberatamente il senso di messaggi pubblicitari e suggerimenti
medici, hanno cominciato a trangugiare acqua senza limiti, allo scopo di eliminare
tossine e migliorare l’aspetto della pelle. I soggetti affetti, qualunque sia
la molla psicologica che li muova, non sono in grado di evitare di bere a meno
che non vengano ostacolati: in tal caso possono arrivare anche a dissetarsi con
la loro stessa urina.
Le conseguenze Assumendo oltre 7 litri d’acqua al giorno, ma in rari casi ne bastano poco più
di 5, si corrono gravi rischi, soprattutto se l’ingestione avviene in un tempo
molto rapido. L’introduzione compulsiva di acqua provoca abbondanti emissioni
di urina (fino a una decina di litri) con conseguente disidratazione, che il paziente
compensa assumendo nuovamente liquidi. Quando l’organismo non è in grado di espellerne
a sufficienza mediante i meccanismi fisiologici della diuresi, della sudorazione
e della traspirazione, questi si accumulano nei tessuti producendo la diluizione
del sangue e dei minerali presenti nel corpo. Se spinta agli eccessi, dopo diversi
anni la potomania può portare a un’intossicazione acuta da acqua, cioè a una forma
di iperidratazione accompagnata da squilibrio elettrolitico con forte iponatriemia. Si parla di
iponatriemia in presenza di livelli molto bassi di sodio nel sangue con successiva intossicazione
grave che si manifesta in caso di sovraccarico di fluidi a livello renale. Un’importante
e improvvisa iponatremia può condurre a quadri di edema cerebrale e sintomi di
tipo psichiatrico (agitazione, irritabilità, aggravamento della patologia psicotica)
e/o neurologico (nausea, vomito, delirium, atassia, convulsioni e coma), interferendo
con il corretto funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico, degli organi
e del metabolismo. Questo accade in particolare negli organismi in cui ipofisi,
reni e cuore non lavorano a dovere e faticano a eliminare i liquidi in eccesso,
ma a lungo andare anche in fisici perfettamente sani. L’eventuale contemporanea
diminuzione degli altri minerali presenti nel corpo comporta ulteriori conseguenze:
la perdita di magnesio interferisce con le funzioni cerebrali, provocando problemi
di memoria e convulsioni, mentre il calo drastico di potassio può generare aritmie
cardiache fino a un possibile arresto cardio-circolatorio. Esistono anche altre
complicanze connesse direttamente all’ingestione cronica di notevoli quantitativi
di liquidi: tra le patologie più frequentemente associate si riscontrano l’osteoporosi, dovuta a un eccesso di escrezione di calcio, la dilatazione del tratto gastrointestinale
e di quello urinario e, con una frequenza inferiore alle precedenti, la malnutrizione.
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La terapia Attualmente non esiste una cura soddisfacente, ma quando la patologia non è legata
a disturbi di carattere organico l’approccio psicoterapeutico diventa determinante,
associato eventualmente a terapia farmacologia da seguire sotto stretto controllo
medico. L’uso di diuretici può facilitare la normalizzazione del quadro clinico,
dal momento che questi farmaci accrescono la produzione di acqua da parte dei
reni, facendo risalire la concentrazione di sodio nel sangue.
Bibliografia - Dundas B., Harris M., Narasimhan M., Psychogenic polydipsia review: etiology, differential, and treatment, Current Psychiatric Report 9, 236-241.
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- Gherardelli S., Orlandi V., Bersani G., Valutazioni morfofunzionali cerebrali e trattamento farmacologico in un caso
clinico di schizofrenia con polidipsia, Quaderni dell’Università di Roma “La Sapienza”, III Clinica Psichiatrica.