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UN “CALDO” ALLENAMENTO PER SUDARE E DIMAGRIRE?

A cura
del Dott. Dino Potenza
C'è chi, per dimagrire, si sottopone a diete estenuanti, corse sotto il sole ardente o allenamenti durissimi. Partendo da tali presupposti, qualcuno ha pensato di proporre le attività fisiche in un ambiente surriscaldato con l'obiettivo di far sudare di più e far bruciare grassi. È quanto sta accadendo in varie palestre americane le quali promuovono lezioni di fitness a riscaldamenti accesi in qualsiasi stagione per innalzare la temperatura fino a quaranta gradi. Da qui un effetto sauna, che avrebbe lo scopo di bruciare grassi durante gli allenamenti di spinning, yoga, pilates o cardio-fitness.  
Già molti anni addietro i pugili si incappucciavano per andare a correre, specialmente nei giorni precedenti alla “pesatura”, per sudare e per rientrare nella categoria di peso. Inoltre, è ancora diffuso l’utilizzo di fasce, tute e panciere cosiddette dimagranti che aumentano la sudorazione. Ma funzionano veramente? 
Diversi metodi e prodotti in commercio sono finalizzati ad ottenere una diminuzione di peso corporeo inducendo la perdita d’acqua attraverso la sudorazione o la minzione (eliminazione dell’urina). Ecco i principali: 
- Tute, panciere o guaine che aumentano la sudorazione; 
- Saune e altri trattamenti che utilizzano il calore; 
- Erbe o tisane ad effetto diuretico; 
- Prodotti farmaceutici da banco e integratori alimentari ad effetto diuretico; 
- Diuretici veri e propri (farmaci); 
- Diete disidratanti o ad effetto diuretico; 
- Allenamenti in ambiente caldo.
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Il corpo umano è composto dal 60-70 per cento di acqua, perché la maggior parte dei tessuti ne contiene in grande quantità. La perdita di acqua (disidratazione) comporta sì una riduzione del peso corporeo, ma equivale ad una riduzione di massa magra, soprattutto a danno dei muscoli. 
Nell'obesità e nel sovrappeso la maggior parte dei chili in eccesso sono di grasso, che invece è un tessuto povero di acqua. Il dimagrimento vero si ottiene riducendo il grasso corporeo, non perdendo acqua e "svuotando" i muscoli. 
Aumentando la sudorazione o la minzione non si facilita la riduzione dell’adipe. Anzi, la perdita di acqua e di sali minerali causa effetti negativi, come ad esempio la diminuzione proporzionale delle prestazioni sportive: una perdita di acqua pari al 2% del peso corporeo, corrisponde ad un calo di forza del 20%. La perdita di peso conseguente ad un’abbondante eliminazione di acqua dal corpo è in ogni caso una condizione momentanea, poiché l'organismo avrà la tendenza a trattenere i liquidi introdotti con l'alimentazione per ristabilire quanto prima il giusto equilibrio idrico. Sebbene pesandosi si ha l’illusione di un dimagrimento, basterà bere o consumare alimenti ricchi d’acqua per riacquistare in breve tempo il peso perduto. Ecco perché i metodi cosiddetti "dimagranti" basati principalmente sulla perdita di acqua sono destinati a fallire. Indossare tute o guaine dimagranti oppure allenarsi in ambiente caldo aiuta ad eliminare acqua attraverso la sudorazione, che di certo è più facile, ma non determina una perdita di grasso corporeo. Dimagrire significa ridurre soprattutto il tessuto adiposo, in altre parole il grasso corporeo, che purtroppo non si scioglie come il burro. 
Il grasso non si brucia in modo passivo come la legna nel fuoco, né si scioglie come la neve al sole. Si deve partire dalla considerazione che il tessuto adiposo rappresenta per l’organismo una riserva energetica e che ogni chilo di grasso corporeo in eccesso può fornire circa 7700 calorie. Occorre quindi una restrizione dietetica di 800 calorie al giorno, rispetto al fabbisogno individuale, per perdere un chilo dopo circa 10 giorni. Oppure, considerando che dopo 30 minuti di bicicletta ad una velocità di 9 chilometri orari si consumeranno 135 calorie, e solo 45 calorie dopo 15 minuti di esercizi per gli addominali (in totale 180 calorie), occorrono più di 40 sedute di tale allenamento per consumare un chilo di adipe.  I migliori risultati si ottengono abbinando la dieta all’esercizio fisico. Un’eccessiva restrizione calorica non è consigliabile, così come potrebbe essere pericoloso sottoporsi ad un eccessivo volume di allenamento senza un’adeguata preparazione fisica, o peggio utilizzando metodi stravaganti. Neppure correndo una maratona di 42 chilometri, per cui si consumano 2500-2800 calorie, si risolverebbe il problema. Per bruciare un chilo di grasso si dovrebbero correre tre maratone. 

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Prima di iniziare una qualsiasi attività motoria o sportiva ci si dovrebbe sottoporre a visita medica e affidarsi poi ad un professionista per programmare l’allenamento più adeguato alle capacità, alle condizioni e alle esigenze soggettive. I metodi utilizzati dovrebbero essere sempre validati e approvati dalla comunità scientifica. Sugli allenamenti di cardio-fitness in palestre appositamente surriscaldate c’è da segnalare che non hanno trovato il consenso dei medici. Possono essere rischiosi per i cardiopatici, ma anche per chi gode di buona salute. C’è il rischio di malore, come un calo di pressione arteriosa, un’alterazione del ritmo cardiaco o un’embolia. Occorre prudenza e competenza. Meglio affrontare il dimagrimento senza illusioni e senza dover soffrire inutilmente…

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