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Negli atleti allenati che svolgono attività fisica di tipo prevalentemente aerobico
è frequente il riscontro di livelli ridotti di emoglobina ed ematocrito, in assenza
di situazioni patologiche. Questa condizione frequente durante lo svolgimento
di attività fisiche particolarmente intense, è stata denominata “anemia da sport”.
I tentativi di effettuare un razionale inquadramento di questa condizione, al
fine di studiare l’incidenza e l’eziologia, sono stati complicati dalla mancanza
di una sua ben precisa definizione. Per questo fra le forme di anemia da sport
deve essere inclusa anche una condizione, indicata come “pseudoanemia”, che si può instaurare come logica conseguenza dell’allenamento. In tale circostanza
si determina una espansione del volume plasmatico non associata ad un corrispondente
aumento della componente corpuscolata; questa situazione può di conseguenza simulare
l’esistenza di uno stato anemico. In questa condizione pseudoanemica si riscontra
una concentrazione dell’emoglobina leggermente ridotta, eritrociti di colore normale,
ferritina normale ed un valore di Mcv (volume corpuscolare medio) ai limiti superiori
della norma.
Nello sportivo, oltre a questa condizione, si possono sviluppare altre due forme
“anemiche”:
- La prima ad insorgenza acuta con riduzione della concentrazione di emoglobina
e dell’ematocrito, dovuta ad una drastica accentuazione della fisiologica quota
di emolisi intravascolare. Questo fenomeno provoca un forte aumento di emoglobina
libera che può determinare la perdita di emoglobina con le urine.
- La seconda ad insorgenza progressiva, caratterizzata sia da una negativizzazione
del bilancio di ferro, che da una sua minore disponibilità, che può portare ad
una cronica compromissione dei relativi depositi disponibili fino all’insorgenza
di una vera e propria anemia sideropenica.
Diagnosi
Per poter precocemente individuare queste forme di anemie, oltre alle comuni
indagini di laboratorio, è stato proposto l’utilizzo del dosaggio della protoporfirina.
Essa rappresenta l’ultima tappa di una via biosintetica che conduce, dopo il suo
legame con un atomo di ferro, alla formazione del gruppo eme. Nel caso in cui
la disponibilità di ferro dell’organismo si riduca, la protoporfirina comincia
ad accumularsi all’interno del globulo rosso sotto forma libera, perché l’insufficiente
quantità dello ione rende impossibile il completamento della sintesi dell’eme.
Analisi:
PROTOPORFIRINA |
| Valori normali |
< 50 ncg/100 ml |
Si è osservata la variazione di tale elemento nei maratoneti, sia nella fase
di preparazione che nella gara, notando, in quest’ultima un notevole aumento della
quota libera.
Poiché è dimostrato che l’allenamento determina un aumento sia della capacità
di lavoro che del quoziente respiratorio si ritiene che gli atleti ben allenati
dovrebbero avere maggiori concentrazioni di emoglobina circolante nel sangue rispetto
a soggetti sedentari. In effetti è stato riscontrato più volte che in seguito
ad intensa attività fisica i valori di emoglobina circolante aumentano, nei soggetti
che praticano svariate tipologie di sport. Ma al contrario, è stata osservata
una ridotta concentrazione dell’emoglobina nella maggior parte degli atleti che
praticano sport di resistenza. Infatti una riduzione dell’emoglobina circolante,
associata all’aumento del volume plasmatico che si insatura durante il periodo
di allenamento, può rappresentare un fattore favorevole contribuendo a migliorare
la gittata cardiaca. Inoltre, la ridotta concentrazione, determina una diminuzione
della viscosità ematica ed un conseguente aumento della sua fluidità, aumentando
il flusso a livello muscolare e quindi facilitare il trasporto di ossigeno ai
tessuti. Si può quindi affermare che durante il periodo dell’allenamento si è
realizzato un miglior sfruttamento eritropoietico del gruppo eme al fine di garantire
una maggiore disponibilità dell’O2 a livello dei tessuti periferici. Alle volte
l’atleta non manifesta nessun disturbo a riposo ma avverte un calo di efficienza
durante l’allenamento e le gare, in seguito si sente stanco tutto il giorno, recupera
molto lentamente, sia nel corso dell’allenamento che tra una seduta e l’altra.
I muscoli sono spesso dolenti e ciò induce a pensare a problemi di origine muscolare.
Quindi, se una condizione di anemia (patologia contraddistinta da una riduzione
dei livelli di emoglobina) franca è rara, sicuramente nello sportivo è più frequente
il riscontro un deficit di ferro, esso si evidenzia con:
- Una riduzione della ferritina
- Una riduzione della sideremia
- Riduzione della percentuale di saturazione della tranferrina
- Incremento della tranferrina totale (TIBC)
Spesso un deficit di ferro può essere conseguenza di alimentazioni non
adeguate che alterano i normali depositi dell’organismo.
E’ consuetudine nell’atleta, specialmente nel periodo pre-gara, di ridurre l’introito
calorico per diminuire il proprio peso con la conseguenza di negativizzare il
bilancio di ferro. Questa cattiva abitudine è più marcata nelle donne atleta a
causa dei cicli mestruali che corrispondono mediamente ad una perdita giornaliera
di 0,5-0,6 mg al giorno. Numerosi studi hanno dimostrato che dopo un periodo di
allenamento sostenuto ad elevate intensità si verifica una perdita di sangue dal
tubo digerente senza la presenza di patologie, sia negli atleti che nei soggetti
sedentari. Tale perdita generalmente non è visibile ma può essere facilmente riscontrato
attraverso l’esame microscopico.
La diminuzione di ferro, inoltre, si accentua, da persona a persona in base al
quantitativo di sudorazione giornaliera. Il sudore contiene mediamente 300-400
g/l al giorno di ferro; un’ intensa attività fisica può provocare una sudorazione
pari a 3 l con la conseguente perdita di 1-2 mg di ferro al giorno. Altro fattore
che caratterizza “l’anemia da sport” è l’ematuria ovvero la perdita di sangue con le urine. E’ un fenomeno transitorio che scompare
24-72 ore dopo l’allenamento, questa caratteristica normalizzazione, in così breve
tempo, permette di distinguerla da eventuali ematurie presenti in vere e proprie
patologie renali.
Prevenzione
Si può affermare che il mantenimento di valori di ferro accettabili si può ottenere
con tecniche di prevenzione. Per esempio controllare la ferritinemia e il grado
di saturazione della transferrina al termine del periodo di allenamento. Assumere,
con la propria alimentazione almeno 20 mg di ferro al giorno, valore che deve
essere particolarmente osservato nelle donne (tab 1). Una buona norma consiste
anche nel ridurre tutti quei prodotti responsabili della riduzione dell’assorbimento
del ferro quali: i tannini del vino, il the, il caffè, le bevande che contengono
caffeina (cola, chinotto, ecc.). Allenarsi ad alte quote, inoltre, stimola l’eritropoiesi,
con incremento dei globuli rossi, dell’emoglobina e quindi maggiore capacità di
trasporto d’ossigeno (ciò avviene perché in altura s’instaura una situazione di
ipossia, a causa della minore quantità di ossigeno disponibile, ed il rene risponde
secernendo maggiore quantità di EPO). Inoltre, atleti a rischio di anemia spesso
devono ricorrere alla supplementazione di ferro, consigliata sempre dal medico,
che può prolungarsi anche per 1-3 mesi.
Infine si può stabilire che l’anemia da ferro nello sportivo non è determinato
da una reale carenza di ferro ma ad una discrepanza fra la velocità di formazione
della protoporfirina e il ferro disponibile, quindi maggiori saranno le riserve
minori sarà l’insorgenza della malattia.
ANEMIA DA SPORT |