COME AVVIARE I BAMBINI ALL’ATTIVITÀ SPORTIVA
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A cura di Alessandro Ruffilli |
Chi opera nell’ambito sportivo sa che una delle preoccupazioni più sentite dai
genitori è quella di trovare lo sport più adatto per i propri figli. Normalmente
si cerca uno sport “completo” e la domanda che più spesso viene fatta è quale
sia lo sport “più completo” in assoluto. Come è ovvio, la risposta che si dà in
questi casi è che non esiste uno sport veramente completo in assoluto, in quanto
ogni attività fisica, quando viene indirizzata verso una specializzazione, promuove
nel praticante certe caratteristiche a discapito di altre.
La cultura popolare vede nel nuoto la disciplina che maggiormente soddisfa l’esigenza di sport “omnicomprensivo”, ma, ad un esame più attento, risulta evidente che neppure il nuoto può fregiarsi di questo titolo, perché, ad esempio, non interviene su importanti qualità quali l’abilità di coordinare il corpo rispetto allo spazio circostante, la propiocettivtà, la capacità di saltare, correre o lanciare oggetti e la capacità di socializzare e di lavorare insieme agli altri per un obiettivo comune.
Ma allora, quale sport scegliere ed a quale età cominciare l’avviamento sportivo?
Per prima cosa occorre capire se la richiesta di svolgere un’attività fisica organizzata proviene dal bambino o dal genitore. Spesso il bambino mostra semplicemente una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che ad un altro, magari per motivi di comodità organizzativa nella gestione familiare. La prima indicazione da dare è che il bambino si deve divertire a fare quello che fa. Iscriverlo ad un corso, magari prestigioso, dove però il piccolo allievo non si trova a suo agio, è sicuramente deleterio. Visto che normalmente le scuole di avviamento sportivo accettano i piccoli principianti dai cinque anni in su, soffermeremo la nostra analisi alla fascia di età compresa tra i cinque ed i sette anni. In questo periodo di crescita, il bambino ha forti motivazioni allo sport. Quando si appassiona ad un’attività motoria, ovviamente sotto forma di gioco e di divertimento, manifesta un grosso impegno ed evidenzia la presenza di una motivazione concreta e dominante. Probabilmente i due fattori primari che agiscono da molla sono il gioco e l’agonismo , oltre ad altri fattori secondari. In particolare non va sottovalutato l’agonismo, che traduce in realtà, a livello simbolico, bisogni della persona del tutto naturali, in questa età, collegati all’aggressività, all’autoaffermazione, all’interazione con la realtà. L’agonismo, dunque, essendo un fattore compensativo, equilibratore e liberatorio, se viene vissuto in un contesto organizzato, gestito da un istruttore preparato, e adeguatamente controllato, funziona da decongestionante psichico, favorendo la crescita psichica ed emotiva dell’allievo.La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo anche il suo inserimento “sociale”. I fattori cosiddetti secondari cui si accennava, sono probabilmente più importanti nel ragazzo e nell’adulto che non nel bambino, infatti possono essere ricondotti in variabili legate a fattori comunicativi, proiettivi, catartico-liberatori, estetici, affiliativi, conformistici, economico-sociali, se non addirittura ad ansie nevrotiche reattive, forme compensative, legati all’identità sessuale. Possono però apparire anche in queste età, quando, ad esempio, il bambino “sente” che il genitore desidera con forza che egli pratichi una certa attività e non vuole deluderlo, anche se non l’appassiona.
Iscrivere un bambino ad un corso di avviamento allo sport, quindi, significa agire anche sul suo sviluppo psichico, oltre che su quello fisico. La pratica sportiva prolungata, infatti, ha degli effetti sulla personalità, essendo dimostrato, ad esempio, che può agire su eventuali atteggiamenti ossessivi, di coartazione emotiva o su atteggiamenti istrionici. La cosa importante è che sempre l’attività venga prospettata, sia da parte dei genitori che degli insegnanti come un qualcosa di divertente, che “è bello fare” , onde evitare sintomi di psicopatologie dell’atleta, a dimostrazione che lo sport, in certi suoi eccessi, non fa sempre bene, quali, ad esempio, la sindrome da paura dell’insuccesso. Si tratta di una sorta di ansia preagonistica, con una complessa sintomatologia psichica e somatica. Mentre l’atleta adulto lavora e si allena in funzione del risultato, ciò non deve assolutamente avvenire per il bambino e per il giovanissimo. Tra l’altro questo è sbagliato non solo evidentemente su un piano etico e sociale, ma anche funzionale e della specializzazione: un grande specialista di domani, infatti, deve oggi essere un bambino che si diverte a fare sport e che cresce equilibrato e ricco di esperienze motorie. Non ha ragione di essere, dunque, il timore di alcuni genitori che il proprio figlio non possa diventare un campione se non comincia a specializzarsi in tenera età. È più vicino al vero semmai il contrario. È però importante che fin da piccolo acquisisca varie esperienze di movimento. Anche lo stress agonistico deve essere assolutamente evitato: un atleta maturo deve avere una carica psicologica tale da farlo lottare fino alla fine, in gara, contro il suo avversario, anche se si tratta del suo migliore amico. In un bambino, però questo significherebbe caricarlo della pressione di un intero ambiente affettivo: genitori, allenatore, compagni a cui egli tiene. L’ansia potrebbe essere maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione va ritardata il più possibile.
Ad ulteriore conferma, riportiamo di seguito la famosa “Tabella Filin” che indica quelle che erano le età di ammissione dei giovanissimi nelle scuole sportive dell’Unione Sovietica.
| Età | Sport |
| 7-8 | Nuoto, pattinaggio artistico, ginnastica artistica, tennis |
| 8-9 | Acrobatica, ginnastica sportiva, tuffi, sci di fondo |
| 10-11 | Pattinaggio, canottaggio, pallacanestro, hockey, calcio, pallavolo |
| 11-12 | Atletica leggera (escluso lanci), tiro, equitazione |
| 12-13 | Pugilato, ciclismo, atletica pesante |
| 13-14 | Lanci dell’atletica leggera |
Le età indicate sono quelle in cui i giovani allievi venivano avviati ad una specializzazione sportiva. Anche da questi dati possiamo ricavare argomenti per tranquillizzare i genitori in merito al fatto che per bimbi di età tra i cinque ed i sette anni non è assolutamente opportuno individuare già un indirizzo specialistico.
Bisogni dei bambini e fattori di scelta
Chiarito questo, mettiamoci ora nei panni del genitore coscienzioso che, resosi conto dell’importanza fisica e psicologica di una sana attività corporea per il figlio, si trovi in mano tre o quattro volantini di polisportive e di centri di avviamento allo sport e debba scegliere a quale corso iscriverlo. Per dargli un consiglio occorre capire di che cosa ha bisogno un bambino di età compresa tra i cinque ed i sette anni.
L'ambiente di provenienza Occorre innanzi tutto tenere in debito conto dell’ambiente di provenienza del bambino. In ambiente rurale possono non esserci problemi che sussistono in un ambiente urbano dove i bimbi, a volte, sono letteralmente deprivati sul piano senso-motorio: innumerevoli ore spese davanti alla televisione o al computer o a i videogiochi, gli spazi ristretti e monotoni, l’innaturale interdizione motoria, producono forti mancanze nel campo delle abilità motorie, che devono essere recuperate dall’insegnante sportivo. Ciò, però, non può avvenire per mezzo di ginnastiche ritualizzate o sport ripetitivi a scarso contenuto cognitivo, come, ad esempio il nuoto, se praticato in modo tradizionale, ma attraverso programmi differenziati, continuamente arricchiti in senso ludico ed estremamente variati. Al contrario, un bambino che già a cinque anni si arrampica sugli alberi e gioca all’aperto con i coetanei non ha un tale gap da recuperare.
I fattori di scelta secondo il CONI Il CONI, in Italia, nel redigere i programmi per i centri di avviamento allo sport per i bambini di ambo i sessi tra i 5 ei 7 anni, prevede che in questa fascia l’attività sportiva sia orientata a fini “fisico-formativi”, soffermando l’attenzione su quattro punti fondamentali, che descrivono le caratteristiche ed i bisogni dei bambini nelle varie fasce d’età:
Vediamo le caratteristiche di ciascuno di questi:
L’attività sportiva ideale
L’attività sportiva ideale, dunque, è quella che:
Un'altra considerazione che spontaneamente viene alla mente è che l’istruttore può divenire più importante, nella scelta, della disciplina sportiva . Visto che, come abbiamo sottolineato, l’attività in queste fasce di età deve essere generale, varia e non specialistica, nonché priva di eccessi agonistici, non ha in realtà grande importanza quale disciplina viene scelta. La cosa importante è che l’istruttore sia preparato e conosca quanto detto.
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Il genitore dovrebbe assicurarsi che nei primi tempi di pratica sportiva il bambino sia indirizzato verso un percorso di crescita fisica e psicologica in cui l’agonismo venga coltivato e gestito, perché utile al suo sviluppo psichico ed emotivo, ma non esasperato.
Un altro aspetto da non trascurare è la famosa distinzione tra sport di squadra e sport individuali. Secondo i più, i primi favorirebbero le capacità dell’allievo di socializzare e di inserirsi in un gruppo, mentre i secondi promuoverebbero maggiormente la capacità del singolo di assumersi la responsabilità del risultato finale. In realtà questa distinzione ha più ragione di essere quando l’attività sportiva è finalizzata ad un risultato agonistico e quindi in un periodo successivo a quello che stiamo prendendo ora in considerazione. Non va dimenticato, inoltre, che un buon insegnante è in grado di creare un forte clima di squadra, di solidarietà e di partecipazione anche in sport individuali, ad esempio organizzando saggi, cosa peraltro assai positiva anche per piccoli allievi compresi nella fascia di età tra i cinque ed i sette anni.
Facciamo ora una piccola rassegna di alcuni sport, all’interno della quale vengono fatte alcune osservazioni sulle caratteristiche di varie discipline, senza alcuna intenzione di fare graduatorie di merito o pretesa di dare indicazioni esaustive.
| Arti Marziali e Sport Di Combattimento | Sono attività spesso malviste dai genitori che temono per l’incolumità dei figli. In realtà, se ben gestite, sono discipline utilissime allo sviluppo dei bambini, che lavorano sulla coordinazione, la mobilità articolare, entrano in contatto con la propria aggressività ed imparano a conoscerla. |
| Atletica Leggera | Lanciare, correre, saltare: qui si impara quasi tutto quello che il corpo umano può fare. Inoltre non si può praticare l’atletica senza incrementare notevolmente le proprie qualità fisiche, quindi di sicuro si intraprende un percorso di crescita. In più si pratica all’aria aperta! |
| Badminton | Certamente è divertente e se al bambino piace è un ottimo sport. |
| Ballo e Danza | Eccezionali per strutturare le attività basilari di moto. L’apprendimento degli schemi motori ne trae un’enorme vantaggio. Ci si coordina nello spazio e con le altre persone, il tutto imparando a tenere il tempo musicale. Da non sottovalutare anche il fatto che si ingentiliscono i movimenti, contrastando la perdita di coordinazione che si ha nei periodi di veloce crescita fisica. Si imparano cose che, in età più avanzate diventano difficili da sviluppare. Sottovalutati, a torto, dai maschietti. |
| Baseball e Softball | Divertenti, veloci, ricchi di esperienze motorie e praticati all’aperto. |
| Beach Volley | Sport splendido, ma aspetterei qualche anno. Nel frattempo il bambino può comunque praticare attività ad esso propedeutiche. |
| Biathlon | Sport splendido, ma aspetterei qualche anno. Nel frattempo il bambino può comunque praticare attività nelle quali impari a sciare e a tirare ad un bersaglio. |
| Bob e Slittino | Attività ideali dal punto di vista ludico. Sarebbe bene fossero accompagnate da attività più generali. |
| Calcio | Si corre e si salta, ci si coordina con gli altri e nello spazio. Non è un caso che sia lo sport più seguito in Italia. Rispetto agli altri ha il limite di non interessare in modo massiccio l’uso di mani e braccia. |
| Canoa, Canottaggio e Kayak | Sono sport bellissimi che hanno il vantaggio di essere visti, dal bambino, come giochi entusiasmanti. Per una sua crescita completa, dovrebbero essere integrati anche da altre attività. |
| Ciclismo, Mountain Bike, BMX | In questa fascia di età mettere un bimbo su di un rettilineo e chiedergli di pedalare è veramente difficile. È molto meglio sottoporgli un percorso ad ostacoli che stimoli la sua fantasia. |
| Equitazione | Insostituibile è l’arricchimento umano che dà lo stare all’aperto, in ambiente campestre e a contatto con un animale come il cavallo. Come sport per la crescita necessita dell’integrazione di altre attività. |
| Football Americano e Rugby | Sport spesso malvisti dai genitori, al pari forse degli sport da combattimento, ma ricchissimi di esperienze motorie. Qui si impara a correre, saltare, lanciare, afferrare, cadere, rotolarsi, coordinarsi con compagni, avversari ed oggetti che si trovano a 360° attorno a noi, ma anche sopra di noi. In ogni momento il praticante deve sapere dove si trova rispetto agli altri e rispetto al campo di gioco. Altri elementi? Grinta, spirito di squadra, lavoro di gruppo ma anche esaltazione dell’individualità e necessità di assumersi le proprie responsabilità. Aspetti negativi: rischio di eccedere nell’agonismo. |
| Ginnastica – Artistica e Ritmica | Anche qui si impara a fare quasi tutto quello che il corpo umano può fare. La ricchezza di stimoli che viene fornita è enorme, inoltre non si può praticare la ginnastica senza incrementare notevolmente le proprie qualità fisiche, quindi di sicuro si intraprende un percorso di crescita che può servire per il futuro a chi voglia poi cimentarsi con successo in altre discipline. Vanno smentite poi tutte le dicerie prive di fondamento in merito al fatto che questi sport influirebbero negativamente sullo sviluppo dell’altezza corporea. |
| Hockey | Ci si muove tanto, e si impara a tenere l’equilibrio in posizioni veramente difficili. Inoltre ci si coordina con gli altri e nello spazio. |
| Nuoto | Praticato a queste età offre il vantaggio di fare apprendere la cosiddetta “acquaticità”, cioè la capacità istintiva di muoversi a proprio agio nell’elemento acqua. Per di più il bambino, essendo svestito, sviluppa maggiore consapevolezza del proprio corpo. Il rischio che va evitato è quello della monotonia. In ogni caso dovrebbe essere abbinato anche ad attività motorie svolte fuori dall’acqua. |
| Nuoto Sincronizzato e Pallanuoto | Offrono i vantaggi del nuoto e possono essere più facilmente arricchiti di momenti ludici. Anch’essi dovrebbe essere abbinati anche ad attività motorie svolte fuori dall’acqua. |
| Pallacanestro e Pallamano | Ecco altre due discipline nelle quali, oltre che correre, saltare e lanciare, il praticante deve afferrare, guardarsi attorno, prendere decisioni, capire quello che sta accadendo attorno a lui. Sicuramente sono due sport molto interessanti. |
| Pallavolo | Possiede molte caratteristiche della pallacanestro e della pallamano e, a livello di avviamento sportivo, non se ne discosta molto. |
| Pattinaggio a Rotelle e Su Ghiaccio: Artistico e Velocità | Ancora una volta abbiamo un gioco che può diventare uno sport per il bambino. Avviarlo alla pratica è senz’altro positivo. Gli elementi artistici possono essere ricondotti a quanto si è già scritto per la ginnastica ed il ballo e la danza. |
| Scherma | Imparare a praticare la scherma significa apprendere rapidità ma anche capacità di resistenza, gestire i riflessi, l’aggressività, la lucidità mentale, l’autocontrollo. Un’unica perplessità: si tratta di uno degli sport con le maggiori caratteristiche di asimmetria. Occorre che l’insegnante lavori a lungo e con maestria a dare uno sviluppo corporeo equilibrato al praticante, onde evitare il nascere di paramorfismi e dimorfismi. |
| Sci e Snowboard | Ancora uno sport divertentissimo per il piccolo praticante. Il fatto che un bambino si diverta a praticare una certa attività già di per se la rende preferibile ad altre. Certo, alla luce di quello che abbiamo detto, queste non sono tra le discipline più ricche di stimoli. |
| Sollevamento Pesi | Aspetterei qualche anno. |
| Tennis | Per questa fascia di età è forse un po’ prematuro, a meno che non si tratti di un corso di lavoro di crescita generale nel quale l’aspetto ludico sia rappresentato in modo significativo da qualche attività propedeutica al tennis. |
| Tennis Tavolo | È un po’ presto, ma ogni tanto fa sicuramente bene far giocare il bambino con una racchetta ed una pallina. Il grosso del lavoro, però dovrebbe essere diverso. |
| Tiro a Segno e Tiro con l’Arco | Ottimi come gioco, ma I bambini hanno bisogno di muoversi. |
| Tuffi | Presenta molte delle caratteristiche positive della ginnastica, ma, se l’insegnante non è veramente bravissimo, è forse un po’ presto. |