IL CARICO PROTETTO KTJ | A cura del Prof. Giancarlo Pellis |
Oggigiorno esistono numerose proposte indirizzate alle ripresa dell’attività
deambulatoria per soggetti affetti da patologia cartilaginea del ginocchio. Pur
con la consapevolezza che le lesioni del tessuto cartilagineo tendono a non guarire
e a degenerare in artrosi, la letteratura riporta numerosi approcci riabilitativi:
indirizzati allo sviluppo della forza eccentrica, ad un adeguato trofismo muscolare,
alla mobilizzazione precoce, ecc.
Da una attenta analisi dei protocolli esistenti ed in particolare di un approfondimento
sulle caratteristiche meccaniche del tessuto cartilagineo con specifico riferimento
ai concetti di “anisotropia” ed “adattabilità” è stato elaborato il sistema a Carico Protetto basato sull’utilizzo nell’attività motoria riabilitativa di un tutore KTJ a garanzia del rispetto della perpendicolarità del carico e dei rapporti articolari
in sinergia con l’attività deambulatoria programmata in funzione dello sfruttamento
di quelle leggi fisiologiche che regolano il processo di adattamento (o riadattamento)
organico.
La metodologia proposta è stata applicata per più di 10 anni al Centro Regionale
dello Sport di Trieste su atleti e non, in particolare su soggetti compresi in
una fascia età dai 40 ai 60 anni che presentavano problemi conseguenti ad artrosi
al ginocchio.
I risultati sono stati particolarmente positivi ed hanno indotto a perfezionare
un protocollo di lavoro in modo tale da create le migliori condizioni per risvegliare
quella catena di risposte fisiologiche che tendono a determinare un ri-potenziamento del tessuto cartilagineo articolare.
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Le compressioni alternate
MK Barker e BB Seedhom (2000), hanno analizzato in laboratorio il comportamento
della cartilagine sottoponendo campioni della stessa a compressioni alternate al pari di quanto avviene durante la deambulazione.
Dai loro risultati appare che inizialmente, quando la superficie della cartilagine
è sollecitata con carichi alternati, l'acqua essudata durante la fase di carico
non viene totalmente riassorbita durante la fase di recupero, ovvero la cartilagine
non compensa completamente la deformazione ricevuta.
Con il proseguire del numero delle fasi carico/recupero, invece, si ha una riduzione
di perdita della quantità di liquido: la cartilagine durante la compressione rilascia
una quantità di acqua pari a quanto ne riassorbe nella fase di scarico.
Si ha quindi una deformazione istantanea della matrice solida durante il caricamento
seguita da un recupero istantaneo ed uguale di forma durante la fase di scarico.
Durante tale comportamento, definito “elastico”, si evidenzia una minima deformazione
determinata dalla essudazione e conseguente assorbimento di piccoli ed uguali
volumi di liquidi che dipendono dall’attrito viscoso (fig.1).
La” visco-elasticità”, quindi, determina un effetto di “ammortizzatore” realizzato in funzione dell’alternanza dei carichi verticali che agiscono durante la deambulazione.
L’anisotropia
La cartilagine è un tessuto con proprietà anisotrope che resiste prevalentemente alla compressione esercitata da forze verticali come
studiato da Jurvelin JS, Buschmann MD, Hunziker EB nel lavoro “Anisotropia meccanica
della cartilagine articolare del ginocchio umano in compressione” 2003).
Ricordando che l’anisotropia è la proprietà meccanica per la quale un materiale
ha caratteristiche che dipendono dalla direzione lungo la quale le forze agiscono,
con specifico riferimento al ginocchio, gli Autori affermano che “l’anisotropia
durante la compressione (esercitata in direzione ortogonale al punto di contatto
articolare) può essere essenziale per la funzione della cartilagine … Questa proprietà
deve essere considerato nello sviluppo di avanzati modelli teorici per la biomeccanica
della cartilagine”.
Pare pertinente anche riportare che MK Barker e BB Seedhom (2000), in merito
all’ambiente nel quale le cartilagini lavorano, affermavano che: “il liquido sinoviale,
soprattutto in condizioni di carico statico, consente prestazioni nettamente migliori”.
Peraltro, le prestazioni delle cartilagini articolari dipendono anche dal tipo
di liquido sinoviale presente nella articolazione che, costituito da plasma sanguigno,
ialuronati e glicoproteine, agisce come lubrificante e fornisce nutrimento alle
cartilagini.
L’adattamento ai carichi verticali
Il concetto più rilevante per lo sviluppo di un razionale protocollo riabilitativo,
si basa su quanto riscontrato sperimentalmente da MK Barker e BB Seedhom (2000)
che affermavano: “tutti i componenti costituenti la matrice della cartilagine
si adattano in funzione delle compressioni deformanti ” in particolare a quelle forze che
vengono esercitate perpendicolarmente al piano superficiale come accade nella
deambulazione.
È sul concetto di adattabilità che la cartilagine nel protocollo riabilitativo viene associata ad una qualsiasi funzione biologica: se il tessuto cartilagineo, infatti, non può rigenerarsi, sarà quello vecchio rimasto integro che, se stimolato correttamente (rispettando il concetto di anisotropia) e secondo i principi che regolano l’adattamento organico, potrà riadattarsi alla nuova situazione aumentando la sua efficienza e funzionalità.
Parte 2
Applicazione delle leggi dell’adattamento organico quale base teorica del protocollo
riabilitativo
L’adattamento organico sfrutta quella catena di risposte fisiologiche, definita
da Selye come Sindrome Generale di Adattamento, conseguente ad una situazione di “stress” quali traumi, malattie, forti emozioni,
lavoro motorio, ecc..
La catena di reazioni si articola in risposte:
- Aspecifiche di breve durata e di debole intensità seguite da fenomeni molto pronunciati con la particolarità di essere sempre uguali, indipendentemente dall’agente stressorio
che colpisce l’organismo: trauma, malattia, emozione, lavoro motorio, ecc.;
- Specifiche che tendono a potenziare una o più funzioni biologiche con effetto di sommazione in seguito alla ripetitività costante dello stress o inteso come ripetizione
del lavoro motorio specifico.
I fenomeni di risposta “molto pronunciata” e “l’effetto di sommazione”, sono la base dell’adattamento di una funzione organica ovvero la modifica
di una specifica struttura orientata a sopportare situazioni sempre più gravose.
Affinché ciò possa avvenire lo stimolo meccanico/motorio deve venir programmato
in maniera consequenziale e crescente: infatti se la prima esposizione non è stata
troppo severa e la durata della fase di riposo è stato sufficiente, la successiva
esposizione trova l'organismo già predisposto e con un grado di adattamento superiore
in partenza, in quanto l'organismo ripaga sempre il lavoro svolto con un livello
maggiore di quanto speso (risposta molto pronunciata); questo aumento di disponibilità
energetica viene definita “supercompensazione”.
Nello specifico, la programmazione dell’attività motoria orientata alla ripresa funzionale della cartilagine del ginocchio deve prevedere una precisa consequenzialità di stimoli “pressori” (alternanza compressione/recupero) generati dall’azione deambulatoria durante la quale viene riattivato il processo visco-elastico di “ammortizzatore” della cartilagine e programmabili in base a “velocità di deambulazione, distanza da percorrere, tempi di recupero”.
Parte 3
La proposta KTJ - il sistema a Carico protetto
Il sistema a carico protetto è stato strutturato quale protocollo riabilitativo a seguito di traumi cartilagineo/articolari
del ginocchio con il fine di offrire una:
- difesa meccanica con l’utilizzo del tutore KTJ a garanzia del massimo rispetto dei rapporti articolari,
della verticalità del carico e della riduzione di carico durante la deambulazione
(con conseguente riduzione o scomparsa del dolore);
- difesa da stress da sovraccarico proponendo una corrispondente programmazione della quantità di carico (inteso
come velocità di deambulazione, distanza da percorrere e tempi di recupero) organizzata
nel rispetto delle leggi che regolano l’adattamento organico all’attività motoria.
Il sistema a carico protetto si compone di:
- Tutore KTJ
- Tappeto srotolatore
- Software TOP7.KTJ
Tutore KTJ
indispensabile per offrire la protezione meccanica garantendo:
- il mantenimento dei corretti rapporti articolari (come già messo ampiamente in luce nell’articolo “Vantaggi meccanici del tutore KTJ” ) affinché tutti gli elementi articolari siano correttamente “vincolati” su
un moto roto-traslatorio evitando così movimenti dannosi;
- la verticalità del carico quale elemento fondamentale per il pieno rispetto dell’anisotropia della cartilagine,
ovvero di quella caratteristica meccanica “essenziale per la funzionalità della cartilagine”.
Tappeto rotolatore
è un mezzo indispensabile per la riuscita del processo riabilitativo in quanto
garantisce
- la deambulazione a precise velocità per una corretta alternanza tra compressione/recupero sulla quale è basato il
processo di “essudazione” / “assorbimento” dei volumi di liquido presenti nella
matrice cartilaginea a stimolazione della visco-elasticità;
- la deambulazione protratta per una precisa distanza, quale indice dell’alternanza compressione/recupero atti ad evitare eccessi
di sovraccarico articolare.
TOP7.KTJ
Software per la programmazione motoria a Carico Protetto
È la versione “riabilitativa per l’arto inferiore” del software TOP7_Win, realizzato
per la programmazione personalizzata dell’allenamento nel pieno rispetto delle
leggi fisiologiche che regolano l’adattamento organico.
TOP7.KTJ è stato orientato a tre principali funzioni:
- la ripresa della deambulazione
- la ripresa della corsa
- il potenziamento della muscolatura dell’arto inferiore.
Nello specifico
- i programmi per la ripresa della deambulazione a carico protetto sono stati elaborati cercando di rispettare le caratteristiche meccaniche della
cartilagine, per riavviare quel processo visco-elastico che è posto alla base
della funzionalità meccanica.
A tale scopo ogni programma indica esattamente
- la velocità di deambulazione da mantenere (calcolata in funzione dei risultati sui quali è stata calcolata l’alternanza
essudazione/assorbimento del liquido cartilagineo durante la compressione);
- la distanza da percorrere (calcolata in funzione del numero di fasi carico/recupero durante le quali le
proprietà meccaniche della cartilagine restano inalterate);
- i periodi di recupero da effettuare tra le serie di lavoro affinchè la cartilagine riposi e recuperi totalmente
le sue caratteristiche di visco-elasticità.
-
Tra le singole sedute di allenamento, TOP7.KTJ propone un moderato aumento del
carico di lavoro (inteso come velocità, distanza, tempo di recupero) affinché
ci possa essere quell’effetto di sommazione che va a sfruttare quella risposta
molto pronunciata provocata dalla seduta di lavoro precedente.
L’efficacia del programma è basato sulla deambulazione a precise velocità mantenute
per precise distanze. È molto importante, quindi, seguire scrupolosamente la programmazione
impostata anche quando ci si sente bene e si è convinti di poter "fare di più".
Per tale motivo i programmi di “ripresa deambulatoria” devono essere svolti con l’utilizzo di un tappeto rotolatore, sul quale deve
essere impostata la distanza e la velocità deambulatoria che viene indicata da
TOP7.KTJ.
La principale caratteristica del software TOP7.KTJ, comunque, è l’elaborazione
ciclica dei carichi di lavoro, orientati in particolare all’adattamento della
cartilagine articolare del ginocchio, che deve necessariamente tener conto delle
caratteristiche antropometriche del soggetto ed in particolare del peso corporeo
che inevitabilmente grava sul ginocchio. Più il soggetto è pesante, più il carico
deve essere inizialmente diminuito e distribuito nel tempo per non sovraccaricare
la struttura articolare.
Per risolvere tale problematica, TOP7.KTJ modula la distribuzione in funzione
dell’Indice di Massa Corporea (meglio conosciuto come Body Mass Index -BMI): più
sfavorevole risulta tale indice, più saranno diluiti i carichi di lavoro nel tempo
(fig. 7).
Con lo stesso criterio sono stati impostati anche
- i programmi per la ripresa della corsa a carico protetto, per coloro che hanno intenzione di riprendere dopo infortunino o malattia, l’attività
sportivo/amatoriale.
- i programmi per il potenziamento della muscolatura dell’arto inferiore a carico
protetto
Si possono inserire alla fine delle cure mediche (post trauma o fisioterapiche conseguenti ad operazione chirurgica) anche se
persistono ancora rigidità muscolare, gonfiore, limitata articolabilità e dolore,
che possono influire negativamente sulla piena ripresa della normale attività
lavorativo/professionale.
Per poter offrire un programma che possa essere più idoneo alle reali condizioni
fisiche, ogni programma è stato strutturato in 5 fasi che tengono conto della
conclusione delle cure fisioterapiche, ma soprattutto del tipo di problematica
articolare che ha portato al periodo di immobilità ed in particolare a: legamento
crociato anteriore LCA, legamento crociato posteriore LCP, legamento collaterale
mediale LCM, legamento collaterale laterale LCL, menisco interno, menisco esterno,
condropatia e problematiche associate.
La definizione della patologia è importante per escludere nel piano di lavoro,
esercitazioni che potrebbero sovraccaricare l’organo articolare in via di guarigione.