“CAVALGIOCARE”, IL GIOCO DELLA COMUNICAZIONE CON IL CAVALLO
CAVALGIOCARE |
A cura di Andrea Carlucci
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L’attività di Cavalgiocare è un modello pedagogico che nasce da un itinerario di ricerca che incrocia le nuove frontiere del settore equestre e i principi dell’arte equestre classica, la pedagogia del gioco, le teorie sulla comunicazione sistemica, la giocoleria, la ginnastica e i concetti di equilibrio ed energia delle arti marziali.
Cavalgiocare è pensato per i bambini, ma proprio per questo è capace di rivolgersi
a tutti, sia a chi si muove con agilità che a chi presenta difficoltà o handicap
motori mentali o relazionali; tende a superare l’Ippoterapia e la Pet-therapy allargando l’area di interesse dall’esplorazione del disagio a quella dell’individuazione
dei talenti, nella logica del benessere della persona e degli animali.
Attraverso il gioco, la scoperta e la relazione con i cavalli vengono potenziate
le capacità di base di ciascuno, mobilitate le parti che sono più forti, stimolate
quelle che non vengono valorizzate mai; inoltre, diventa possibile facilitare
l’integrazione di tutte le competenze comunicative ed espressive e ricercare l'armonia,
l'equilibrio dei gesti attraverso lo sviluppo dell’attenzione, della memoria,
del movimento, della percezione del movimento e l'assonanza dei gesti.
Cavalgiocare è comunicazione con il cavallo, attraverso il linguaggio del corpo, quindi non verbale, che si modella sugli stimoli trasmessi dalla relazione con l’animale. Una parte importante del gioco è quella di percepire e leggere le intenzioni
e le emozioni che vengono espresse dal cavallo attraverso l’ascolto del suo linguaggio
fisico. Inoltre è importante riuscire a comunicare imparando a dare un significato
al movimento del proprio corpo.
Gli obiettivi che Cavalgiocare. si prefigge sono:
- favorire nei praticanti una migliore conoscenza di sé e del proprio corpo, attraverso
il gioco, il movimento e il contatto fisico con il cavallo.
- conoscere il cavallo e comprenderne il comportamento, le esigenze e il linguaggio.
- sviluppare, tra uomo e cavallo, la comunicazione emotiva sperimentando le capacità
espressive ed armoniche del corpo.
- stimolare il piacere per la ricerca, la scoperta e la conoscenza dell’ambiente
naturale, favorendo esperienze pratiche e atteggiamenti creativi.
- consolidare l’autostima insieme al rispetto e all’attenzione per le esigenze
ed il benessere degli altri
L’Etologia per una nuova equitazione
Grazie agli studi di Konrad Lorenz, ha oggi senso parlare di un nuovo “fare equestre”
con un vero e proprio cambio di rotta rispetto alla tradizione che imponeva uno
stile di addestramento militare e punitivo.
Negli ultimi dieci anni si è andato piuttosto affermando un nuovo culto del cavallo
grazie a studiosi che rappresentano correnti di pensiero innovative, tra scienza
e “antica coscienza”.
La tecnica dell'associazione di Monty Roberts, Pat Parelli con il suo "Natural
Horse Man Ship”, il Centred Riding per citare solo alcuni dei rappresentanti di
un corposo movimento, cominciano ad avere anche in Italia numerosi praticanti
e estimatori. Questi metodi hanno in comune la ricerca e l'uso di modalità di
comunicazione vicini alla natura dei cavalli e al carattere di ogni singolo cavallo.
Alla base vi stanno sì conoscenze più approfondite dei meccanismi comportamentali
del cavallo dovute in parte a moderni studi e ricerche di etologia ma trovano
un posto importantissimo anche il recupero di un fare colto ed evoluto che da
secoli costituisce il patrimonio de “l’arte equestre”.
Secondo gli esperti del settore si prefigurano, in campo equestre, nuovi sistemi
di insegnamento in cui troveranno applicazione i principi derivati dagli studi
di fisiologia equina e dalle tecnologie della simulazione. Le selle e i finimenti
saranno quindi orientati da ricerche d’ergonomia ed etologia e così sarà per abbigliamento,
ferri, mezzi di trasporto, scuderie e tutto ciò che ha avuto origine nella cultura
medievale, si è perfezionato nel mondo militare fino al novecento ed è sopravvissuto
quasi senza cambiamenti per tutto l'ultimo secolo.
Alcuni segnali significativi in tal senso sono rappresentati dai dibattiti sempre
più frequenti sulla etologia applicata all'equitazione, sui metodi naturali, sulla
“doma dolce”.
L'approccio etologico non è il vero punto di forza dei nuovi maestri: il cuore
della “nuova” equitazione è costituito infatti da un orientamento etico che colpevolizza
l'abuso dell'uomo sull'animale e tende a dissociarsi talvolta anche dall'idea
dell’esclusivo utilizzo per orientarsi piuttosto verso atteggiamenti di convivenza
serena e di complicità e comunicazione tra uomo e cavallo. Nell'addestramento
risulta comune a tutti i metodi definiti "etologici" la tendenza ad evitare al
massimo l'impiego della forza e del dolore. Il tentativo di costruire un solido
binomio, punta più su tecniche capaci di produrre un affinamento delle qualità
dell'uomo che non su quelle preposte al condizionamento del cavallo.
La comunicazione col cavallo attraverso il gioco e la relazione con l’animale
sono il centro della “filosofia” di Cavalgiocare; esso viene considerato, appunto,
un metodo naturale poiché rispettoso della vera natura di tutti i cavalli, della
loro integrità fisica e psicologica.
Anche se nato nel contesto delle attività equestri sportive, Cavalgiocare rappresenta
solo in parte un’occasione per favorire la pratica corretta di questo sport. Nell’azione
educativa, infatti, il gioco con i cavalli non è il fine, ma un mezzo.
Può, però, essere la base per impegni agonistici; una volta raggiunte le abilità che consentono la pratica del movimento insieme
al cavallo, isodinamico, e quando si condivideranno elementi tecnici ed emozioni,
allora l’armonia espressa dal binomio renderà più facile e proficuo iniziare un’attività
equestre finalizzata ad una specialità agonistica.
Tra i luoghi e le strutture da privilegiare per una giusta applicazione del metodo
Cavalgiocare, infine, si possono includere le aziende agrituristiche, i piccoli
centri equestri (già orientati ad un rapporto attento e rispettoso e in alcuni
dei quali questo metodo è già applicato), i parchi e le fattorie didattiche o
comunque luoghi in cui i cavalli possano condurre una vita vicina alle loro esigenze
naturali e nei quali il loro impiego non sia necessariamente finalizzato all’agonismo.
Per maggiori informazioni:
CAVALGIOCARE
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