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IL DELTAPLANO

A cura di Andrea Carlucci

Il deltaplano è uno sport individuale (anche se taluni lo praticano solo come hobby) da effettuarsi preferibilmente su rilievi alpini e collinari o anche nelle grandi pianure sfruttando le principali tecniche di decollo. Senza l’ausilio di un motore, esso consente di sperimentare la sensazione di un vero volo assumendo la stessa posizione “orizzontale-prona” (a pancia in giù) degli uccelli.

Il deltaplano deve il proprio nome dalla forma, appunto, “a delta” dell’attrezzo e rientra tra le specialità del volo libero senza motore. La forma particolare del profilo è generatrice di forze aerodinamiche in grado di sostenere un peso, di planare (da qui la denominazione di deltaplano o glider in inglese, dal verbo to glide, planare). Negli anni, l’evoluzione tecnica dei mezzi ha riguardato soprattutto il disegno di ali ad alta performance e accorgimenti per garantire una maggiore sicurezza; ad oggi il deltaplano è una “macchina” pressoché perfetta che, se utilizzata rispettando le specifiche tecniche, permette di volare senza rischi.

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Storia
Tutti i deltaplani hanno origine dall’Ala Rogallo ideata dall’americano Francis Rogallo. A partire dagli anni ‘60 si effettuarono i primi voli servendosi del traino di un motoscafo (come avviene oggi con i paracaduti ascensionali); Alfio Caronti fu il primo in Europa ad effettuare i voli prima sul lago di Como per poi decollare dai pendii montani dei dintorni, iniziando l’avventura del volo libero in Italia.
Nel 1976 a Cortina (BL) la pratica del deltaplano si è trasformata in una vera disciplina sportiva; la Federazione Italiana di Volo Libero nacque con lo scopo di diffondere il volo libero proseguendo in modo più efficace l’opera già avviata da alcune associazioni private per garantire ai praticanti la massima sicurezza possibile. Con l’apertura di diverse scuole sì è puntato ad offrire una più accurata formazione e si è stabilita l’obbligatorietà per i soci del paracadute di soccorso. Con la legge 106 del 25 marzo 1985 si è sancita la libertà e l’autonomia di colui che decide di avvicinarsi a questa disciplina dando ad ogni singolo pilota la piena responsabilità della conduzione dei voli. In quest’ottica si assimila lo spostamento attraverso l’aria dell’uomo agganciato al parapendio o deltaplano al camminare a terra o al procedere su strada utilizzando la bicicletta, i pattini a rotelle etc…
Con il DPR 5 agosto 1988 n° 404 è stato pubblicato il regolamento di attuazione della legge n° 106 in materia di disciplina del volo da diporto o sportivo; il volo in deltaplano è stato così ufficialmente inquadrato dalle leggi italiane come quinta specialità dell’Aero Club d’Italia. La Federazione gestisce, tra le altre cose, gli aspetti assicurativi del volo libero per ciò che concerne la Responsabilità Civile dei soci La FIVL, col tempo, ha conseguito il suo pieno riconoscimento da parte di tutte le Federazioni estere; un regolamento di gara derivato da quello messo a punto dalla FIVL è stato adottato per le competizioni internazionali quali il Campionato del Mondo e il Campionato Europeo.

Aspetti tecnici
A dare una definizione precisa dell’efficienza e quindi del rendimento vero e proprio del mezzo è il rapporto esistente tra la distanza percorsa e la differenza fra la quota di partenza e quella di arrivo. Allo stato attuale i deltaplani permettono di percorrere parecchi chilometri (da 10 per le ali iniziali, a 17 per le ali da competizione) con 1000 mt. di quota; l’alta maneggevolezza consente di sfruttare le condizioni di aria ascendente (termiche) per salire rispetto al terreno. Si gareggia prevalentemente su percorsi stabiliti da percorrere e terminare nel minor tempo possibile.

I velivoli, secondo le loro caratteristiche, vengono divisi in due categorie:
- la FAI 1, ala flessibile classica con guida a spostamento di peso;
- la FAI 2, ala rigida con comandi ad azione aerodinamica, meno diffusa.

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Il deltaplano ha la caratteristica di essere l’unica aerodina a controllo “pendolare”, pilotata attraverso il solo spostamento di peso del pilota. Il mezzo è costituito da un’ala semi rigida a forma di delta greco, con una struttura portante formata da tubi in lega d’alluminio e cavi d’acciaio, che tendono una velatura di fibra sintetica. Il pilota, imbragato sotto l’ala e disposto in posizione orizzontale prona, controlla il mezzo mediante un trapezio e lo spostamento del proprio peso. Tra le peculiarità strutturali del mezzo vi è lo svergolamento che garantisce la stabilità di volo e tiene conto della misura o differenza tra inclinazione della corda alare nella sezione centrale, rispetto alla corda alare delle estremità (si misura in gradi angolari). Altra caratteristica è data dal tunnel, cioè la bombatura, che si forma durante il volo quando la vela resta trattenuta dalle ali e nella parte centrale dalla cinghia.
Il pilota dispone, obbligatoriamente, di un paracadute d’emergenza, di un casco e di alcuni strumenti indispensabili al volo (altimetro, variometro, anemometro). Inoltre dispone di imbragatura che ha la funzione di “agganciarlo” in sicurezza al velivolo; nei voli di lunga durata gli consente invece una posizione comoda assicurandogli una temperatura adeguata.

Il decollo in deltaplano avviene su di un pendio con opportuna pendenza e brezza frontale; qualche attimo di preparazione, in cui si controlla angolo di incidenza dell'ala e il livellamento delle due semiali e poi si inizia una rincorsa per ottenere il flusso dell'aria che crea la portanza e permette il decollo: senza vento, la corsa sarà decisa e veloce, mentre con vento frontale, sarà sufficiente qualche passo di corsa per raggiungere una velocità all'aria di circa 25/30 Km/h, che è quella minima per un decollo in sicurezza.

Il pilota durante il volo si trova necessariamente appeso al baricentro dell’apparecchio ed è libero di oscillare. Pertanto agendo sulla barra di controllo, solidale con l’intera ala, varierà la posizione relativa:
per cabrare (aumento dell'incidenza dell’ala) arretrerà il suo peso rispetto il centro aerodinamico (similmente al tirare la cloche dei normali aerei), ovvero vedrà allontanare da sé in avanti la barra di controllo;
per picchiare (riduzione dell’incidenza dell'ala) avanzerà il suo peso rispetto al centro aerodinamico (similmente allo spingere la cloche dei normali aerei), ovvero vedrà avvicinare a sé dal davanti la barra di controllo;
per virare a sinistra (rollio a sinistra) sposterà il suo peso a sinistra (interno della virata, similmente al muovere la cloche a sinistra e spingere sulla pedaliera a sinistra nei normali aerei), ovvero vedrà traslare lateralmente verso destra la barra di controllo;
per virare a destra (rollio a destra) sposterà il suo peso a destra (interno della virata, similmente al muovere la cloche a destra e spingere sulla pedaliera a destra nei normali aerei), ovvero vedrà traslare lateralmente verso sinistra la barra di controllo.

Dalla combinazione di questi comandi è possibile effettuare virate coordinate, indispensabili per un corretto volo e per compiere rapidi e sicuri cambiamenti di rotta .
Per quanto riguarda l'atterraggio è necessario imparare a contrastare il vento ("stallare") utilizzando le estremità alari del deltaplano e puntando su un campo ampio e già predisposto all'operazione.

Si segnala la possibilità di provare il volo in deltaplano in compagnia di piloti abilitati, per scopi turistici e/o didattici.

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