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IL LINGUAGGIO DEL CORPO

    LINGUAGGIO DEL CORPO

A cura di Antonella Sbragi

Mentre grande interesse è rivolto ai processi di globalizzazione e mondializzazione dell'economia, ai rapidissimi mutamenti nell'ambito delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, paradossalmente, nell'era della comunicazione, si rischia di trascurare la parte più originale di ciascuno ascoltando sempre meno la suggestione del linguaggio del corpo.

La possibilità di comunicare in tempo reale con il mondo è oggi una realtà inimmaginabile nel passato. La comunicazione mediata dal computer con la posta elettronica, le chat, i newsgroup, ha creato nuove forme di interazione, spazi di socializzazione inediti che non richiedono la presenza fisica degli interlocutori. Eppure, come scrive poeticamente Goethe "in principio era l'azione".

E' possibile che i multimedia ormai di uso comune nella danza, nel teatro, nel cinema e nel quotidiano abbiano aperto nuovi orizzonti per migliorare la nostra espressività ? O forse, la vita, mediata dalle immagini virtuali, prive di un possibile contatto fisico, ha così condizionato la nostra cultura che anche quando potremmo toccare e vivere fisicamente il quotidiano, preferiamo optare per la sua rappresentazione astratta?

Di fatto, quando si parla di linguaggio, si dovrebbe far riferimento a tutti i sistemi di segni e non solo a quello orale o scritto assegnando il giusto valore alla produzione di senso della gestualità. 

La teoria classica definisce la comunicazione come trasmissione, di un messaggio fra un emittente ed un ricevente che interagendo in un contesto, si avvalgono di un codice, e utilizzano un canale che può essere di diverso tipo: suoni, immagini, gesti, onde sonore nel caso della voce umana, supporto cartaceo, apparecchiature sofisticate.L'atto comunicativo è molto complesso, il mezzo usato dal mittente implica che il ricevente metta in azione differenti canali ricettivi ed entrambi devono possedere un codice comune che attribuisca lo stesso valore ad un dato segnale.

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Le modalità della comunicazione non sono solo strettamente verbali, ma il tono, l'atteggiamento e il contesto sono determinanti per l'interpretazione stessa: basti pensare a come cambia la gestualità in rapporto alle situazioni.Nella nostra cultura, ad esempio, ascoltare guardando dritto negli occhi viene interpretato quale segno di franchezza e attenzione, mentre in estremo oriente o nei paesi arabi, fissare una donna è sconveniente; il nostro negare, muovendo lateralmente il capo è inteso come assenso in India o nei Balcani; e ancora, il togliersi le scarpe, considerato da noi un gesto scortese o irriguardoso, è un gesto naturale che indica rilassamento o rispetto nelle culture scandinave e in quelle medio ed estremo-orientali: sarebbe difatti impensabile non entrare scalzi in una moschea.Sicuramente fra soggetti che interagiscono scaturisce sempre un flusso informativo: non si può non comunicare; l'incomprensione non significa assenza di comunicazione. Piuttosto non c'è vera comunicazione se il messaggio si muove in un senso solo, se vi è possibilità che sia imposto.

Un linguaggio bisogna conoscerlo e saperlo utilizzare, un retore potrebbe essere in grado di tenere un discorso vuoto, senza credere ad una parola di quello che sta dicendo; allo stesso modo, la gestualità incorre nell'identico rischio. Affascinati dalla potenzialità che il gesto ha di dare piacere cinestetico, sedotti dalla forma, si rischia di non imprimere alcuna espressione. Atteggiamenti, posizioni, espressioni del viso e del corpo, esprimono i pensieri, le emozioni, le sensazioni: è il corpo che parla più forte delle parole.Addirittura, occorre ricondursi al movimento per descrivere emozioni o pensieri. Sono di uso comune espressioni verbali come: faceva salti di gioia, pestò i piedi dalla rabbia, gli corse incontro, la strada va da Genova a Roma…Si usano cenni o gesti per farsi capire o sottolineare quello che si sta dicendo. In un ambiente rumoroso o affollato suppliscono la voce. Con i segni si dirigono i giochi di squadra o si consigliano gli atleti in campo. Parlare, sopprimendo la gestualità del corpo sarebbe come suonare una musica monocorde senza alcun ritmo o accento.

A volte la comunicazione gestuale non rispecchia quella verbale e da sola riesce a rivelare emozioni, pensieri che vorrebbero essere nascosti: è quasi impossibile arrossire o impallidire volontariamente. I gesti narrano la storia personale di ognuno, si modificano nel corso della vita; così un bambino ha atteggiamenti e caratterizzazioni posturali diverse da un adulto; ciascuno assume atteggiamenti differenti a seconda della situazione in cui agisce.Le abitudini di relazione, l'interpretazione del contesto in cui interagiamo contribuiscono a determinare l'espressione stessa di una postura. I segnali posturali sono spesso indicatori sociali di età, sesso, appartenenza sociale ed etnica, livello di attenzione e stato d'animo della persona. Essi inducono la gestione prossemica dello spazio suggerendo ipotesi interpretative sul ruolo interattivo dell'altro e conseguentemente la scelta del proprio ruolo. Lo spazio si forma e si modifica attraverso le relazioni fra le persone ed è il frutto di rapporti e convenzioni sociali. Quante volte non ci siamo seduti accanto all'unico viaggiatore in un autobus o abbiamo sopportato malvolentieri il contatto con i vicini in un treno affollato?Stare più o meno a distanza da un'altra persona, toccarsi i capelli o accavallare le gambe…sono tutti segnali di confini che stabiliamo fra noi e gli altri: lo spazio che ci circonda ha un suo significato sulla comunicazione. In sostanza, ricordando la definizione di Hall, è come se ognuno di noi fosse circondato da un "bolla spazio-temporale " che si espande o si restringe a seconda delle situazioni e che ha dimensioni influenzate dall'età, dal sesso e dalle caratteristiche psicologiche di ognuno.

LINGUAGGIO DEL CORPO

 

IN PRINCIPIO ERA L'AZIONE di Antonella Sbragi  


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