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IL MENTAL TRAINING

A cura di Andrea Carlucci

È vero che per primeggiare in una competizione sportiva ci vogliono una condizione fisico-atletica ottimale, una accurata preparazione tecnico-tattica, tanta volontà e passione ma è sempre più indispensabile anche una grande capacità di controllo, equilibrio emotivo e un bagaglio di specifiche abilità e strategie mentali efficaci.
Come fa un ciclista a mantenere un’elevata e perfetta concentrazione durante una gara a cronometro eliminando tutti i fattori di distrazione? Dove trova la giusta motivazione nel riuscire a mantenere una corretta attivazione psicofisica nella “volata” finale a 200 metri dal traguardo dopo una tappa di 290 chilometri? Quali sono i pensieri durante una salita in montagna decisiva o una maratona estenuante?

È di questo continuo “dialogo interiore” durante la performance che si occupa il Mental Training intervenendo prevalentemente nella gestione dei seguenti aspetti:
•  Controllo mentale della fatica
•  Gestione dell'ansia pre-gara e durante la gara
•  Monitoraggio delle soglie di stress
•  Concentrazione
•  Capacità di attenzione
•  Aumento dell’autostima
•  Conoscenza di se’ e delle proprie emozioni
•  Ottimizzazione della prestazione
•  Controllo e supporto psicologico per il dolore atletico acuto e cronico

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Il Mental Training è dunque un programma articolato di allenamento psicologico, composto da diverse aree tematiche, selezionate in base alla specificità della disciplina sportiva, all’obiettivo da raggiungere e alle caratteristiche della personalità del singolo atleta. Il suo sguardo è, però, rivolto anche al gruppo, come accade negli sport di squadra, attraverso quella che viene definita “socioanalisi della squadra”; qui viene svolta una valutazione della coesione del gruppo, un’analisi del ruolo della leadership e viene infine proposto un intervento finalizzato a migliorare la comunicazione tra gli atleti, quella tra dirigenti e tecnici e quella tra i tre soggetti. Tutto questo per consentire una comunicazione davvero efficace e creare quel “feeling” o “spirito di squadra”, condizione necessaria per ogni buona performance.

Origini
Il Mental Training nasce come branca della Psicologia dello Sport che si occupa di indagare gli aspetti psicologici, psicofisiologici, sociali e pedagogici legati all’attività sportiva. Le sue origini risalgono alla fine dell’800, ma è negli ultimi 40 anni esso ha conosciuto una larghissima diffusione. Nel 1965 è nata l’International Society of Sport Psychology a Roma, attraverso la quale si è dato impulso a ricerche e sperimentazioni sul miglioramento della prestazione sportiva, sulla personalità e sulla motivazione degli atleti. Tuttavia l’Italia, rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti e i paesi del Nord Europa non ha saputo dare realmente avvio ad una diffusione e applicazione di sistemi e tecniche legate alla psicologia dello sport. In altri paesi, invece, sono stati compiuti importanti studi sulla dimensione cognitiva dell’atleta, sul ruolo delle emozioni, sull’analisi dei pensieri positivi, sulle abilità relazionali e sulla leadership riuscendo a raggiungere il maggior numero di esperti-professionisti in questo settore.

Tecniche di Mental Training
Di seguito, alcune tra le più importanti strategie e metodi multimodali finalizzati all’apprendimento e al perfezionamento di abilità che riguardano l’attività agonistica.

1.  Focalizzazione dell’attenzione e concentrazione (Focusing)
L’atleta impara a concentrarsi sul suo compito per periodi sempre più lunghi impedendo ai fattori distraenti interni (pensieri negativi, demotivanti, paura , ansia etc..) e a quelli esterni (rumori, luci , eventi metereologici etc…) di distoglierlo dalla prova.

2.  Incremento della motivazione e dell’autostima
Una maggiore fiducia in se stessi e nelle proprie possibilità è la condizione indispensabile che aiuta ad elevare il grado di motivazione dell’atleta aumentando le chances per la garanzia di successo. Questo processo deve dirigersi verso un percorso in cui la stima, l’approvazione e la sicurezza venga effettuata guardando all’INTERNO della persona piuttosto che all’ESTERNO fino a comprendere di potere essere una persona-atleta valida, anche se gli capita di commettere errori.

3.  Formulazione degli obiettivi (Goal setting)
Definire una scala di obiettivi a lungo, medio, breve termine deve diventare una delle prassi che consente di pianificare in modo dettagliato tutti quei traguardi che ci si prefigge di raggiungere. Essi devono presentare difficoltà progressive ma nello stesso tempo essere raggiungibili e focalizzati sulla prestazione più che sul risultato!

4.  Abilità immaginativa (Imagery)
Allenare l’atleta attraverso la rappresentazione mentale di immagini visive che vanno a stimolare ciascun senso (visivo, uditivo, sonoro, etc...) significa impegnare il soggetto sul piano emozionale e su quello cognitivo. Attraverso i processi di visualizzazione - come ad esempio si può fare osservando altri atleti durante una performance sportiva con video ripetuti, concentrandosi sulla ripetizione delle singole sequenze di movimento - è possibile svolgere un training “ideomotorio” anche definito “imagery” di grande efficacia per la prestazione.

5.  Gestione dell’attivazione fisiologica (Gestione dell’Arousal)
Quando si deve effettuare una prestazione, l’organismo si predispone mettendo in azione una serie di processi fisiologici che si caratterizzano con il termine “aurosal”; uno stato di attivazione in cui si assiste all’aumento della vigilanza e dell’attenzione, con una maggiore frequenza cardiaca, attività respiratoria, circolatoria e muscolare. È importante che l’atleta attraverso un allenamento specifico riesca a controllare e gestire al meglio e secondo le necessità lo stato di attivazione e di disattivazione.

6.  Rilassamento
Le tecniche usate maggiormente sono il training autogeno o il rilassamento progressivo di Jacobson per consentire al soggetto di prendere coscienza del proprio stato di attivazione, per gestire situazioni di stress o ansia e per prepararlo alle attività immaginative e di visualizzazione.

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7.  Gestione dell'ansia pre-agonistica e delle situazioni stressanti
Vengono utilizzate tecniche di gestione dell’ansia pre-gara come ad esempio il rilassamento e la desensibilizzazione sistematica che si apprende sotto la guida esperta di uno psicologo dello sport e da applicare e svolgere man mano in maniera autonoma. Lo stress subentra quando si ha la percezione di uno squilibrio tra le richieste (sfida) e ciò che invece ci si sente in grado di poter fare (livello delle abilità). Può coinvolgere l’atleta come l’allenatore; le tecniche adottate a tale scopo sono lo “Stress Inoculation Training”, la Desensibilizzazione Sistematica e la Ristrutturazione Cognitiva.

8.  Comunicazione
L’atleta ha bisogno sempre più di sentirsi coinvolto nella gestione dell’attività sportiva che lo riguarda all’interno della Federazione di appartenenza; ciò si esplica nella necessità di creare un dialogo tra tutti i soggetti coinvolti attraverso momenti di incontro tra gruppi di atleti, con l’allenatore e con i dirigenti.

Oggigiorno l’allenamento mentale è sempre più utilizzato a tutti i livelli in modo evidente e progressivo specialmente nel tennis, nel golf e nell’atletica leggera più che nel calcio e nel basket. Quando un allenatore comincia a preoccuparsi, oltre che del corpo dell’atleta, anche della sua mente si hanno risposte prestative migliorate e elevate in ciascuno sport. Questo è il caso di grandi star del tennis come sono stati Pete Sampras, Andre Agassi e Martina Navratilova o la leggenda del basket Michael Jordan, rimasti competitivi ed in grande forma più a lungo di molti altri utilizzando strategie alternative che includono l’allenamento mentale e la visualizzazione. I loro programmi di allenamento contemplano la gestione dello stress e la preparazione mentale. Queste strategie di allenamento mentale hanno contribuito a migliorare le loro prestazioni evitando il sovrallenamento fisico spesso responsabile di infortuni e abbandoni improvvisi.

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