OBESITA' E ATTIVITA' FISICA
OBESITA' E ATTIVITA' FISICA |
A cura del dott. Francesco Panarella | L'obesità è da considerarsi vera e propria patologia, figlia del suo tempo in
quanto figura senza alcun dubbio tra le cosiddette "patologie del benessere" , dovuta a fattori genetici, influenze ambientali e fattori sociali. Raramente
si tratta di obesità secondarie, cioè dovute ad altre patologie come ad esempio
l'ipotiroidismo, l'ipopituitarismo e l'ipercorticosurrenalismo (sindrome di Cushing).
L'obesità è dovuta ad un bilancio energetico positivo. In altri termini, le calorie
ingerite con l'alimentazione quotidiana sono superiori alle calorie spese nell'arco
della giornata; tutto ciò porta ad un surplus di energie che l'organismo trasforma
in grasso e conserva negli adipociti, le cellule che formano il tessuto adiposo,
vero e proprio magazzino di riserve energetiche. Un bilancio energetico positivo
può essere determinato da una iperalimentazione, quindi eccessive quantità di
cibo ingerito, ma anche da una ipoattività. E' da tempo noto che l'ipoattività
fisica giochi un ruolo fondamentale nell'origine dell'obesità. Essa è determinata
dalla diffusione di uno stile di vita sempre più sedentario, con prototipi di
lavori statici come quello d' ufficio, abitudini scorrette come l' uso costante
di ascensori, automobili, telecomandi e in generale tutti quei mezzi che portano
comodità nella nostra vita.
Si definisce obeso un soggetto il cui eccesso ponderale supera del 20-25% il
suo peso ideale o la cui percentuale di grasso corporeo supera il 25% per l'uomo
e il 35% per la donna. L'obesità può essere classificata come lieve se l'eccesso
ponderale è del 20-40%, media se è del 41-99% e grave quando l'eccedenza ponderale
è superiore al 100% del peso ideale.
L'obesità è caratterizzata da un incremento del tessuto adiposo, dato da un aumento
numerico (iperplasia) e dimensionale (ipertrofia) delle cellule adipose, nel cui
citoplasma aumenta il contenuto lipidico. L'iperplasia si ha nei primi anni di
vita e nell'età dello sviluppo: in questi periodi della vita gli equilibri ormonali
sono tali da imprimere alla velocità di crescita due grandi accelerazioni (picchi
di crescita), soprattutto per quanto riguarda l'aspetto moltiplicativo delle cellule
dell'organismo. Al termine della pubertà si viene a determinare il numero di adipociti
dell'età adulta, quantità che rimane all'incirca invariato per il resto della
vita.
È quindi l'adolescenza il periodo critico in cui si stabilisce il potenziale
di obesità di un individuo, dato dal numero di adipociti. In un soggetto normopeso il numero di adipociti è di circa 25-30 miliardi, i
soggetti obesi né hanno mediamente tra i 40 e i 100 miliardi. Nell'età adulta
sono invece le dimensioni degli adipociti a variare: queste aumentano quando si
ingrassa e diminuiscono con il dimagrimento; nei soggetti obesi il volume degli
adipociti è circa il doppio di quello dei soggetti normopeso.
L'obesità infantile
L'obesità infantile è in continuo aumento nelle popolazioni ad alto tenore socio-economico,
questo è un dato che deve far riflettere, poiché un giovane obeso con ogni probabilità
sarà un adulto obeso. Il bambino obeso tende, a causa della sua condizione, ad
autoescludersi dalle normali attività ludiche, causando una situazione di ipocinesia
motivo di un ulteriore aumento di peso. Si instaura, così, un circolo vizioso
di inattività, che porta un bilancio energetico positivo, quindi un aumento dell'
obesità dalla quale consegue una riduzione delle capacità motorie, per giungere
poi ad un grado maggiore di inattività. Le maggiori fonti di inattività dei giovani
sono la televisione, il computer e i videogames. Il tempo passato dai ragazzi
davanti a questi apparecchi, il modello di attività fisica dei genitori e le cattive
abitudini alimentari (merendine, patatine e snack fuori pasto), sono in correlazione
diretta con l'incremento dell'obesità infantile.
Patologie conseguenti all'obesità
L'obesità accorcia la vita media dell'uomo, essendo un fattore di rischio per
lo sviluppo di importanti patologie vascolari come l'aterosclerosi, l'ipertensione
arteriosa, l'ischemia del miocardio e l'insufficienza cardiaca. È responsabile
inoltre di patologie respiratorie e dismetaboliche come il diabete di tipo II,
ancora è causa di malattie articolari come l'artrosi, ed è infine nota la relazione
tra l'obesità e l'insorgenza delle malattie neoplastiche (tumori).
Terapia dell'obesità
L'obesità è un problema che può e deve essere risolto. Le vie terapeutiche più
efficaci sono due:
- Modificare la dieta dal punto di vista quantitativo e qualitativo , cioè riducendo la quantità di calorie ingerite quotidianamente con l'alimentazione
e soprattutto facendo attenzione che la dieta sia equilibrata nell'apporto dei
tre macronutrienti carboidrati, proteine e grassi;
- Aumentare il metabolismo con l'esercizio fisico o altre attività.
La strategia vincente per la riduzione dell'eccesso ponderale è rappresentato
dall'associazione di questi due metodi, che portano effetti più rapidi e soprattutto
duraturi. Idealmente la riduzione del grasso corporeo dovrebbe essere ottenuta
senza essere accompagnata da una concomitante perdita di proteine, acqua, minerali
e vitamine. Diete molto drastiche possono avere effetti catabolici, incidendo
sulla massa magra, in particolare sulla massa muscolare, portando un abbassamento
del metabolismo basale, quindi una riduzione della capacità di bruciare calorie.
Questo effetto può essere ridotto associando alla dieta l'esercizio fisico. Studi sperimentali dimostrano che i soggetti sedentari, con l'incremento del
livello di attività fisica, presentano una diminuzione dell'appetito. Esiste infatti una soglia di attività fisica al di sotto della quale l'appetito
non si correla con il grado di esercizio, mentre al di sopra di questa soglia,
l'appetito sembra ricorrelarsi (aumentando la spesa energetica in maniera significativa,
aumenta il fabbisogno energetico).
Il costo dell'esercizio fisico per gli obesi
Di fondamentale importanza è capire quali sono i problemi che comporta lo stato
di obesità nell'attività fisica. Andando ad analizzare come reagiscono all'esercizio
fisico, emerge che il rendimento dei soggetti obesi è nettamente inferiore a quello
dei coetanei magri, causa di ciò è il più elevato costo metabolico dell'esercizio,
conseguente al trasporto di una massa corporea maggiore. Durante l'esercizio fisico
lavorano con percentuali più alte di frequenza cardiaca massima ed anche la pressione
arteriosa è eccessivamente elevata rispetto ai magri di pari età, questo per le
maggiori resistenze periferiche da vincere. Gli obesi sono sottoposti ad un aumentato
stress articolare soprattutto a carico degli arti inferiori, presentano delle
masse muscolari non adeguate, rese meno toniche dalla minore propensione al movimento
ed hanno un maggiore consumo di ossigeno. A questi si aggiungono i problemi dovuti
alla ridotta stimolazione del sistema nervoso, che si evidenziano nella deficitaria
coordinazione, nella minore capacità di risoluzione dei compiti motori e nella
rallentata capacità di apprendimento motorio
L'importanza dell'esercizio fisico nella cura dell'obesità
L'esercizio fisico praticato razionalmente, in maniera programmata e con continuità,
oltre alla perdita dell'eccesso ponderale, apporta nel tempo degli adattamenti
fisiologici molto importanti nella terapia dell'obesità. Tutti i tessuti, organi e sistemi si adattano agli stimoli esterni, ma con tempi
diversi gli uni dagli altri. Gli adattamenti più immediati sono quelli a carico
dell'apparato locomotore, con l'aumento del tono e della massa muscolare per una
migliorata sintesi proteica, di seguito migliora la qualità del tessuto tendineo,
c'è un aumento dell'idratazione, del collagene e della quota glicoproteica. Migliorando
il metabolismo delle ossa e delle cartilagini, anche il tessuto osseo e le superfici
articolari vanno incontro ad adattamenti. A livello osseo migliora il metabolismo
del calcio, il che porta ad un aumento della densità ossea e della capacità di
resistenza meccanica. Le articolazioni sono meglio nutrite e lubrificate dal liquido
sinoviale (presente in ogni articolazione), dando luogo ad un positivo inspessimento
delle cartilagini articolari. Adattamenti a più lungo termine ma di fondamentale
importanza si verificano a carico dell'apparato cardiocircolatorio e respiratorio.
Aumenta la capacità contrattile del muscolo cardiaco, di conseguenza aumenta la
gittata cardiaca e diminuisce la frequenza cardiaca a riposo. Aumenta il trofismo
dei vasi che acquisiscono maggiore elasticità, migliora la capillarizzazione quindi
c'è l'aumento del sangue in periferia e soprattutto una diminuzione delle resistenze
periferiche e della pressione arteriosa. Migliora la capacità respiratoria, grazie
all'aumento dell'ampiezza degli atti respiratori, dovuti ad una migliorata mobilizzazione
della gabbia toracica. Aumentano gli scambi gassosi al livello degli alveoli polmonari,
aumenta la capacità di trasporto dell'ossigeno nel sangue e la capacità di cederlo
in periferia agli organi.
L'esercizio per il calo ponderale
C'è da stabilire con che intensità di lavoro praticare l'attività fisica. Bisogna
capire che non è utile per il calo ponderale un lavoro breve ad alta intensità,
poiché stanca velocemente e non incide efficacemente sulla spesa energetica che
risulta ridotta. I substrati energetici utilizzati con questa intensità provengono
solo in minima parte dai grassi ed in massima parte dal glicogeno muscolare ed
epatico. L'intensità di lavoro da ritenersi ideale per il calo ponderale, quindi
per bruciare i grassi è un'intensità bassa, all'interno della soglia aerobica,
tra il 60 e il 70% della propria frequenza cardiaca massima. A questo livello
si produce inoltre un lieve incremento del tono muscolare ed inizia l'adattamento
cardiovascolare. Il tempo da dedicare ogni volta all'attività fisica deve essere non meno di 30-45
minuti, per una frequenza settimanale di minimo tre volte, alternando un giorno
di riposo ed uno di lavoro. Questo ritmo di lavoro è applicabile a qualunque attività si decida di praticare.
Per migliorare la qualità e la velocità di dimagrimento, questo lavoro aerobico
può essere integrato con un'attività anaerobica di potenziamento muscolare, soprattutto
dei grossi gruppi muscolari. Con un incremento delle masse muscolari c'è un importante
aumento del metabolismo basale, quindi aumenta la capacità di combustione delle
riserve energetiche dell'organismo (in special modo i grassi). Altro aspetto positivo
del potenziamento muscolare è la maggiore stabilizzazione delle articolazioni,
in particolare per gli arti inferiori che sono i più stressati dal carico corporeo.
Criteri di scelta dell'attività fisica
Nella scelta di una attività fisica bisogna tenere in considerazione il grado
di efficacia di questa nella riduzione del grasso, la praticabilità e il divertimento.
Il calo ponderale è tanto maggiore quanto maggiori sono le masse muscolari coinvolte,
questo avviene per esempio in attività come la corsa, il nuoto e la ginnastica
artistica. È da tener presente che esistono delle limitazioni fisiche e psicologiche
per gli obesi in alcuni sport "di terra" come la corsa, il calcio e il basket.
Specialmente nei primi periodi di attività infatti, l'obesità rappresenta un limite
per l'efficienza della prestazione, quindi comporta un danno psicologico e una
sollecitazione eccessivamente gravosa per le articolazioni soprattutto degli arti
inferiori. Ci sono sport come il nuoto e il ciclismo che sono sempre raccomandabili
poiché comportano una grande spesa energetica ma non un altrettanto grande stress
articolare. Con l'allenamento gradualmente viene a crescere l'efficienza fisica
dell'individuo, progressivamente scompaiono i limiti fisici alla prestazione.
Il peso corporeo diminuisce e migliora la composizione corporea (rapporto massa
magra/massa grassa), aumentano la forza, la resistenza e migliora l'abilità motoria.
Tutto ciò porta all'abbattimento dei limiti psicologici spesso freno dei soggetti
obesi, c'è una crescita dell'autostima e della fiducia in se stessi. A rinforzare
questi risultati oltre alla migliorata capacità di prestazione, contribuisce anche
il miglior aspetto fisico ottenuto con l'esercizio ed una corretta alimentazione.
Bibliografia:
- Reybrouck T., Vinckx J.,Van Den Berghe G., Valderschueren Lodeweyckx M.: Exercise therapy and hypocaloric diet in the treatment of obese children and
adolescents , 1990;
- Rowell L.B.: Human cardiovascular adjustments to exercise and thermal stress;
- Dietz W.: Physical activity and childhood obesity, 1991;
- Jequier E. e Tappy L.: Regulation of body weight in humans , 1999;
- Wood S.C., Seeley R.J., Porte D., Jr. e Schwartz M.W.: Signals that regulate food intake and energy homeostasis , 1998;
- Holloszy J.O. e Kohrt W.M.: Regulation of carbohydrate and fat metabolism during and after exercise , 1996
OBESITA' E ATTIVITA' FISICA |