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PARKOUR, L'ARTE DI SAPERSI “SPOSTARE”

A cura di Andrea Carlucci

Il Parkour (PK) è una nuova tendenza metropolitana che consiste nel muoversi con velocità per la città o in mezzo alla natura, superando ogni ostacolo con agilità e destrezza. Panchine, muretti, siepi, ringhiere e pareti non sembrano spaventare i “Traceurs” (o "Traceuses", al femminile) come si fanno chiamare i “creatori di percorsi”; essi infatti hanno come obiettivo quello di affrontare in modo creativo, atletico, leggero ed estetico, le barriere naturali o artificiali che trovano sulla loro strada.
La capriola per superare il muretto, la piroetta sulla parete di una casa, l'arrampicata, balzi arditi e movimenti armonici riuniti in una corsa fluida di duecento metri e infine il salto da un tetto all'altro sono solo alcuni degli elementi di questo nuovo “street-sport” i cui praticanti simulano costantemente situazioni di fuga.
Le definizioni assegnate a questa disciplina sono molteplici. Senza dubbio si tratta di uno sport acrobatico che utilizza movimenti ripresi in molti casi dalle arti marziali e proprie della breakdance.
Questa pratica non può essere considerata un passatempo frutto d’improvvisazione; richiede cura, attenzione, allenamento e una tecnica tale da consentire movimenti sicuri, semplici e veloci.
Sta accadendo, purtroppo, che molti tra coloro che se ne avvicinano, per lo più ragazzi, lo facciano in modo superficiale e con la presunzione che si tratti semplicemente di "saltare dai palazzi". A questo sta contribuendo in parte anche la televisione e la pubblicità che utilizza e spettacolarizza le prodezze degli atleti di Parkour ma non mostra e non spiega il duro lavoro di allenamento e l’importanza della tecnica per ogni gesto e azione.
Va ricordato che solo se si ha una buona consapevolezza dei propri limiti personali è possibile spingersi verso sfide più impegnative e rischiose.
Nel Parkour, o PK, ciascuno gioca la propria sfida con se stesso cercando di avanzare a “step” più elevati solo se avrà ottenuto un livello di estrema padronanza sul piano-psicofisico e delle proprie performance nelle precedenti fasi.
In ogni caso il PK non si basa sulla spettacolarità, ma sul divertimento.

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Coloro che praticano il Parkour non aderiscono solo ad uno sport ma ad uno stile di vita e di pensiero. Se qualsiasi appiglio o ostacolo viene osservato come un punto di appoggio da superare in maniera fluida ed efficiente, ciò è applicabile anche nella vita di tutti i giorni, educando se stessi a non arrendersi mai davanti ad un problema ma al contrario a sfruttarlo per proseguire la marcia verso il proprio obiettivo.

Dopo la sua affermazione in Francia all’inizio degli anni ‘90, Il Parkour ora conta adepti negli Stati Uniti, in Inghilterra, Finlandia, Brasile, Canada, Svezia e Russia e anche in Italia.
Per quanto riguarda l’Italia, va segnalato che l’associazione tra coloro che praticano il Parkour ha stretto una collaborazione con la FIABA (il Fondo Italiano impegnato nell’abbattimento delle barriere architettoniche) dimostrando una grande sensibilità e senso di responsabilità.

Storia del Parkour
L’origine di questa pratica va fatta risalire agli insegnamenti di Georges Hébert, il quale fu uno dei primi sostenitori del metodo di allenamento naturale che serviva inizialmente per addestrare le truppe militari. Egli sosteneva la tesi secondo cui l’allenamento ottimale era rappresentato dalla riproduzione di movimenti naturali utilizzandoli in ogni situazione che l’ambiente può richiedere. Un altro personaggio importante per il Parkour fu David Belle il cui padre, pompiere, era stato addestrato con il metodo di Hébert.Belle divenne uno dei riferimenti per gli adepti di questa attività grazie ai numerosi successi e trofei vinti nei “parcours du combattent”. Fu lui a dare vita al Parkour come oggi lo conosciamo, donandogli una dimensione meno ludica e più vicina ad una filosofia di vita. Insieme a David Belle, hanno contribuito alla diffusione della disciplina altri personaggi tra i quali la “crew” degli Yamakasi, fondatori della “Art du deplacement” e Sebastien Foucan, ambasciatore del “FreeRunning”.

Aspetti tecnici
L’abbigliamento dei Traceurs è essenziale: pantaloni larghi, felpe, giubbotti senza maniche e buone scarpe da “runner”.
Scelgono, preferibilmente, la notte per allenarsi o l’alba, i momenti migliori per godersi la città vuota e trasformarla nella loro palestra. Ciascuno porta il suo stile e come architetti, ridisegnano ogni spazio urbano cercando di dare alla propria azione continuità ed espressione artistica. L’ostacolo non è più visto come intralcio ma come opportunità di superarlo.
Il PK viene spesso erroneamente confuso col Free-running dal quale si differenzia innanzitutto per i concetti di base e poi per le tecniche.

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Le tecniche
• il riscaldamento e le tecniche di stretching sono elementi essenziali nella pratica del PK. Va dedicata una parte importante a questa fase come momento propedeutico e a scopo preventivo;
• l’atterraggio è uno dei movimenti di base essenziali su cui esercitarsi soprattutto da principiante. Una volta appresa la tecnica corretta si riesce ad attutire l'urto di una caduta evitando così dolori alle articolazioni e problemi alle ginocchia. Tra le metodologie di allenamento consigliate vi è la Pliometria;
• la caduta serve per trasferire l'energia proveniente dai salti o dai movimenti con un grande salto, o dove entra in gioco la velocità quando si supera un ostacolo. La caduta nel PK è la prima cosa che si consiglia di apprendere;
• atterraggio con caduta, è una modalità che viene utilizzata quando nel salto di un ostacolo lo slancio tende a portare il corpo in avanti a causa di una forte inerzia. Permette all'energia dell'urto di venire re-indirizzata;
• l'equilibrio, rappresenta la componente coordinativa indispensabile in tutte le azioni del PK. Gli esercizi si dividono in due filoni per meglio allenare le componenti relative all’equilibrio statico e quello dinamico. I traceurs utilizzano spesso i corrimano come asse di equilibrio; un po’ come i funamboli del circo, eseguono i loro movimenti in salita, discesa e a occhi chiusi.;
• Tic-tac: è il cosiddetto passo sul muro su parete verticale. Utilizzato per il superamento e/o l’aggiramento di un ostacolo. Alcuni traceurs riescono ad eseguire fino a 5 passi al muro;
• Salto del gatto: serve per collegare due punti separati; si simula l’azione naturale del gatto distendendo nella fase esplosiva del salto tutto il corpo per poi raggrupparlo nell’atterraggio. È preceduto quasi sempre da un’azione di corsa o rincorsa a velocità elevata.
• Sotto sbarra: spesso è possibile incappare in ostacoli dove è più efficace l’azione di passaggio sotto piuttosto che sopra. Le sbarre alte di alcuni corrimano suggeriscono questa tecnica che consente maggiore fluidità e continuità nella fase di avanzamento.

Per le fotografie si ringrazia Stefano Pulcini, Presidente del portale www.parkour.it 

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