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IL PUMP TRACK

A cura di Andrea Carlucci

Grande fiato, potenza nelle braccia e nelle gambe e un’elevata disponibilità al divertimento sono i requisiti richiesti a chi desidera cimentarsi con il Pump Track, una tra le più interessanti novità per gli appassionati di mountain bike. Il termine inglese fa riferimento al tracciato o al percorso su un terreno composto da dossi, compressioni e paraboliche (“track”) mentre “pump” esprime l’azione svolta dal praticante che, guidando una mountain bike, trasferisce il proprio baricentro corporeo in avanti o indietro come se stesse "pompando". Molto diverso dalle pur faticose scalate di montagna, il Pump Track non richiede alcuna pedalata ma spiccate abilità di tipo tecnico, di controllo del mezzo e del proprio corpo in tutte le fasi della pratica. Allo stesso tempo va a esercitare un’azione importante sui più importanti distretti muscolari e sul sistema cardio-vascolare con un elevato impegno aerobico

Origini 
Si ritiene che il tracciato del Pump Track venisse originariamente utilizzato da alcuni rider australiani per la preparazione atletica in vista della coppa del mondo della specialità “Down Hill” (DH). In seguito ha trovato larga diffusione negli Stati Uniti e ad oggi sta cominciando a farsi strada anche in Italia; a Massa Marittima in provincia di Grosseto si trova uno dei migliori circuiti Pump Track d’Europa inaugurato nel 2011 in occasione della “Maremma Cup Powered by Shram”. 
Le piste di Pump Track sono strutture che trovano e troveranno larga diffusione anche come strumento di promozione dentro ad ogni “Bike Park” nel periodo estivo e nei mesi invernali all’interno di fiere, esposizioni, saloni del turismo etc…; si tratta di piste “modulari” facili da montare, smontare e soprattutto trasportare, un esempio, è la “Pump track Modulare 4Guimp” progettata per utilizzo indoor e outdoor.

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Il tracciato 
Un circuito di Pump Track è di forma ovale, generalmente costituito da 6 dossi per lato e 2 paraboliche (definiti anche “ostacoli”). Le curve hanno la particolare caratteristica di essere piatte al centro e ripide nella zona alta; ciò le rende utilizzabili a qualsiasi velocità. Il raggio di curvatura può essere variato da un minimo di 60° ad un massimo di 240°. I tracciati possono essere di qualsiasi forma e lunghezza; i dossi rappresentano la parte ritmica del tracciato come nei circuiti di “BMX” chiamati anche “rollers” o “whoops”. Un giro dell’intero circuito in genere dura mediamente 30 secondi (con velocità media di 5 km/h). Si è calcolato che in 30 secondi si incontrano 2 curve e 12 “ostacoli” per un totale di 14 “ostacoli”. In un minuto ogni biker ha la possibilità di imbattersi in 28 “ostacoli”; e in 10 minuti in 280 ostacoli. Questo dimostra come un allenamento anche di breve durata consenta al biker di ripetere in sicurezza un gran numero di volte quelle azioni fino a renderle automatiche. 
All’inizio il tracciato è lievemente in discesa, con quella inclinazione che consente un’adeguata “messa in moto”; in seguito, ogni biker deve riuscire a sfruttare al meglio le curve paraboliche, i salti e tutto ciò che la pista offre per aumentare la velocità. 
L’accesso ad un Pump Track è aperto a qualsiasi tipo di mountain–bike senza caratteristiche particolari. Se si rispettano le basilari norme di sicurezza si possono ridurre al minimo i rischi di infortuni o incidenti: in ogni caso, per l’installazione di un Pump Track occorre sempre una pianificazione adeguata e un’analisi preliminare del terreno finalizzata ad elaborare un pump track sicuro, la cui manutenzione comporterà costi abbastanza contenuti.

Caratteristiche di un Pump Track sicuro 
Assenza di ostacoli: ogni installazione deve essere ben integrata al terreno ed è opportuno accertarsi che lungo gli spazi della pista non vi siano sassi, rami e tutto ciò che può creare ostacolo al biker. 
Perfetta visuale: è importante far rispettare sempre il senso del circuito e rendere ben visibili e con largo anticipo i punti in cui le diverse tracce vanno a convergere, consentendo quindi al ciclista di frenare o evitare un possibile scontro. 
Zona di riposo: è quello spazio del circuito che coinsente di fermarsi per approntare correttivi tecnici ed effettuare ricambi alla bicicletta; è una zona che va messa a disposizione anche come punto di osservazione privilegiato. 
Entrata ed uscita: il punto di partenza deve essere non eccessivamente sopraelevato per evitare eccessive velocità difficilmente controllabili all’inizio del percorso. L’uscita, ben segnalata e circoscritta, deve condurre alla zona di riposo 
Giusto equipaggiamento: l’accesso è aperto a tutti i tipi di mountain-bike a patto che la bicicletta sia in buone condizioni. Il casco e i guanti sono obbligatori mentre sono consigliati sia i “para-ginocchia” che i “para-gomiti”.

Elementi tecnici basilari 
In un Pump Track non si pedala ma si accelera il proprio mezzo, ad esempio in prossimità di un dosso, con un'azione “avvolgente” su di esso, che corrisponde ad un preciso atteggiamento e allineamento corporeo sulla bici. Altrettanto importante sarà il controllo dell’azione sui pedali. Essi servono da supporto quando ci si trova a spingere con le gambe su un dosso. Un’attenzione particolare andrà rivolta a quei momenti in cui braccia e gambe devono agire in perfetta coordinazione con un sincronismo finalizzato ad ottenere la velocità massima all’uscita di un dosso. Anche le curve e le paraboliche vanno sfruttate per incrementare la propria velocità; in questo caso è molto importane combinare una corretta posizione del corpo e contemporaneamente posizionare la bicicletta in modo adeguato (binomio bici-corpo).

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Braccia: con la sola forza delle braccia, attraverso un’azione combinata di movimenti in “flessione-spinta”, è spesso possibile riuscire ad effettuare un giro completo della pista. In salita, occorre sempre alleggerire la bicicletta piegando i gomiti e le braccia. Quando comincia la discesa, le braccia si distendono e vanno avanti per accelerare. 
Gambe: in salita bisogna alleggerire la bicicletta piegando le gambe. Quando comincia la discesa, le gambe esercitano un’azione di spinta sui pedali. 
Coordinare braccia e gambe: in salita va alleggerito il proprio mezzo iniziando dalla ruota anteriore piegando le braccia e poi quella posteriore piegando le gambe. All'inizio della discesa va esercitata una pressione sulla ruota anteriore tendendo le braccia, poi sulla ruota posteriore tendendo le gambe per aumentare al massimo la velocità. 
Bici-corpo: l’entrata in curva va fatta in mezzo alla pista inclinando la bicicletta e il corpo simultaneamente. Occorre mantenere il più possibile una traiettoria centrale rispetto alla curva. Lo sguardo va sempre rivolto verso la traiettoria desiderata e il più lontano possibile.

Si ringrazia per la cortese collaborazione e per il materiale fotografico Ezio Cattani responsabile del “Paganella Bike Park”. www.paganellabikepark.com 

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