LA SARCOPENIA
SARCOPENIA |
Giorgio Fanò
Istituto Interuniversitario di Miologia, Centro di Scienze dell’Invecchiamento
(Ce.S.I.) Laboratorio di Fisiologia Clinica- Università “G. d’Annunzio”Chieti-Pescara | La sarcopenia
Sarcopenia è un termine coniato da Irwin Rosenberg (Senior Scientist Jean Mayer
SDA HNRCA Tufts University Boston, MA) nel 1988, per definire la perdita di massa
e funzione muscolare con l’età. Può essere identificata con la situazione metabolica
per cui il muscolo, che è uno dei più importanti consumatori di energia dell’organismo
(non solo perché rappresenta circa il 40% del peso corporeo ma anche per la capacità
metabolica unitaria) perde, a partire da un’età intorno ai 45 anni e con una pendenza
mano a mano più alta, la capacità di produrre e consumare energia con lo stesso
rate che utilizzava prima: questa situazione è, sicuramente, il più importante
fattore di accumulo di grasso corporeo in eccesso. Se poi si considera che la
diminuzione della capacità fisica, porta inevitabilmente ad una diminuzione anche
dell’attività, allora, in assenza di adeguati ricondizionamenti alimentari, il
rapporto massa grassa/massa magra tende inevitabilmente a lievitare in modo esponenziale.
Quali sono le conseguenze di una situazione che non deve essere considerata patologica
visto che ognuno di noi è destinato a perdere circa il 40% della sua massa muscolare
(la diminuzione è più evidente nei maschi che nelle femmine) con il passaggio
dell’età da 20 a 80 anni?
Un effetto negativo sulla mobilità, sviluppo di forza, rate metabolico e funzione
respiratoria; in pratica sulla capacità del soggetto anziano di gestire una vita
indipendente.
Se è pur vero che la sarcopenia inizia a comparire intorno a 40-50 anni, essa accelera la sua presenza intorno
ai 75 anni. Il segno più evidente è rappresentato dalla atrofia delle fibre fast-twitch
(FT), quelle che vengono reclutate durante il lavoro anaerobico di alta intensità;
per questo motivo non tutti i muscoli presentano lo stesso grado di perdita tessutale.
Ovviamente questo stato funzionale trova il suo esordio e uno sviluppo più appariscente
presso i sedentari poiché l’attività fisica pregressa costituisce un elemento
di protezione, anche se relativa, rallentandone sia l’insorgenza che lo sviluppo. La perdita di massa e la minore efficacia degli enzimi muscolari si traducono
in un calo del picco di forza isocinetica, della massima velocità di estensione
e del massimo sforzo isometrico che, ancora conservato a 45 anni, decresce del
25% a 65 anni, del 35% a 70 anni, mentre nelle decadi successive la perdita di
forza risulta ancora più marcata ed accelerata. Questo porta a far si che il 40%
delle donne tra i 55-64, il 45% tra i 65-74 e il 65% tra i 75-84 anni non è più
in grado di sollevare un peso di 4.5 kg.
Atrofia e sarcopenia
La sarcopenia è una modalità particolare di un più generale quadro atrofico del muscolo oppure essa ha una sua propria genesi e sviluppo per cui gli aspetti
simili che la accomuna alla “normale” atrofia delle fibre scheletriche sarebbero
solo la conseguenza di un porzione di percorso finale comune?
Una osservazione che rende ragione di questa domanda solo apparentemente retorica,
può essere cercata nei meccanismi di comunicazione che si formano all’interno
delle unità motorie tra terminale nervoso e fibre muscolari innervate. A causa
di differenti sviluppi neurodegenerativi, si innesca, come conseguenza della mancanza
dello stimolo trofico legato all’attività del nervo motore, un processo che porta,
alla atrofia delle fibre muscolari (effetto anterogrado). Nella sarcopenia, invece,
è il muscolo che, senza cause apparenti, invia informazioni di “rimodellamento”
al terminale motore (effetto retrogrado). Con l’età, infatti, il numero delle
unità motorie funzionanti diminuisce in maniera irreversibile e anche se anatomicamente
il numero di esse non decresce così drasticamente, i terminali attivi sono di
molto inferiori a causa di alterazioni funzionali che rendono inabili molte uscite.
Ciò non toglie, però, che come conseguenza di effetti retrogradi e/o processi
neurodegenerativi ad insorgenza nervosa, si verifichi una denervazione secondaria
capace di indurre stato atrofico muscolare. Un dato è comunque degno di nota e,
nella sua interezza, rappresenta un evento unico di mantenimento funzionale in
un quadro degenerativo pressoché totale: I miofilamenti e il ciclo formazione
rottura dei ponti trasversali (il meccanismo molecolare della contrazione), non
sembra subire alterazioni apprezzabili in rapporto all’età. Cosa significhi c iò e come questo possa essere in accordo con i dati derivati dal danno ossidativo
sui componenti, specialmente lipidici, della rete delle membrane cellulari, è
tutto ancora da comprendere. Contrariamente a quello che sembrava consolidato
fino a non molti anni fa, il muscolo non è per nulla un tessuto post mitotico,
cioè incapace di rimodellare se stesso in funzione di stimoli e necessità differenti
che si possono presentare anche accidentalmente. Esiste un comparto di cellule,
all’interno del tessuto stesso, che possono essere considerate cellule staminali
adulte indirizzate: cellule quiescenti in grado di assumere il fenotipo muscolare,
note con il nome di cellule satelliti. Se sono presenti stimoli adeguati come
i fattori di crescita presenti nel muscolo e che hanno come rappresentante più
illustre mIGF-I, esse sono in grado di proliferare, differenziarsi prima in mioblasti
e, dopo la fusione, in miotubi cioè in vere e proprie nuove fibre muscolari. La
loro capacità di rimodellare, però, non resta uguale nel tempo anzi, si può considerare
il loro intervento guidato non solo dallo stato funzionale del muscolo dal quale
derivano, ma anche dall’età che esso ha. Questo sembra un po’ paradossale per
delle cellule che mantengono un loro stato “quiescente” per cui, secondo l’accezione
corrente del termine, non dovrebbero risentire di eventuali dinamiche funzionali
legate all’attività muscolare. Invece, sembra proprio che la presenza dell’accumulo
del danno da radicali liberi ,che è un modo un po’ spiccio ma non privo di validità
di rappresentare “le rughe” non solo dell’età ma anche dell’attività svolta dal
muscolo, determini cambiamenti profondi anche nella capacità che hanno le cellule
satelliti di riparare i danni subiti dalle fibre.
Etiologia multifattoriale
Negli ultimi anni sono state proposte molte ipotesi sulle cause della Sarcopenia
che possono essere, molto schematicamente riassunte come di seguito proponiamo:
- Delezione mitocondriale: Un errore di replicazione del DNA mitocondriale (mtDNA), potrebbe essere la causa
di una delezione significativa del genoma del mitocondrio; il genoma più corto
si replica più velocemente inducendo la formazione di mitocondri malfunzionanti
o del tutto inattivi. A questo stato di cose il nucleo risponde up-regolando la
formazione di mitocondri e ciò porta, per i motivi detti sopra, all’accumulo di
mitocondri a genoma corto inattivi. Questo provoca un deficit energetico e l’atrofia
della fibra. La fibra atrofica necrotizza e viene sostituita da infiltrazioni
di tessuto connettivo e adiposo.
- Alterazione della sintesi proteica: Qualunque evento che porti ad una diminuzione della massa muscolare con conseguente
diminuzione della capacità di generare forza da parte del muscolo scheletrico,
rappresenta un condizionamento negativo della capacità funzionale della fibra
scheletrica che prende il nome di atrofia: una situazione estrema la cui insorgenza
è sempre negativa ed alcune volte rappresenta, per il muscolo ma non solo per
esso, una strada senza ritorno. In linea generale lo stato atrofico, pur essendo
legato ad una pluralità di fattori, è sempre la conseguenza, se la disponibilità
di nutrimenti è adeguata, di uno sbilanciamento tra la capacità delle fibre del
tessuto di portare a termine una corretta sintesi delle proteine e la componente
degradativa delle stesse.
- Perdita della capacità riparativa delle cellule satelliti: La proliferazione e la fusione delle CS è regolata da specifici fattori di crescita
proteici (principalmente IGF-1, mIGF-1, HGF) ma è anche influenzata da ormoni
quali GH, Testosterone, Estrogeni). La secrezione di GH da parte dell’ipofisi
anteriore agisce sul fegato per stimolare sintesi e release di IGF-1 che agisce
tramite recettori di superficie posti sulla membrana delle CS, facendole proliferare
come miociti e quindi differenziare in miotubi.
Sembra piuttosto ovvio, comunque, osservare che la sarcopenia non può essere considerata un semplice processo legato da una relazione di causa
effetto con uno specifico fattore etiologico; piuttosto è necessario considerarla
un evento multifattoriale. Sotto quest’ottica, probabilmente, si percorre un cammino
più corretto ma nel quale, però, si rischia di confondere gli effetti (alterazione
del sistema di trasporto degli elettroni, alterazioni ormonali e/o dei fattori
di crescita che portano ad una alterazione della sintesi proteica, perdita della
capacità riparativa delle cellule satelliti, ecc…) con le cause (orologio biologico,
accumulo di radicali liberi, rimodellamento anterogrado, ecc.) Il problema è che
siamo ben lontani dal definire cause e specificità del processo e che, molto probabilmente,
ancora qualche anno dovrà passare perché il problema possa essere in qualche modo
avviato a soluzione. Ovviamente, considerando sia il costo umano con la grave
situazione che lega gradi consistenti di sarcopenia con stati di parziale o totale
inabilità che sociale (costo per le strutture sanitarie), ogni sforzo deve essere
compiuto per far sì che, almeno la sintomatologia più allarmante (abbassamento
della soglia al dolore, stati preinfiammatori, depressione, ecc…) venga in qualche
modo controllata.
Che fare?
La senescenza è associata con molte modificazioni dei livelli ormonali inclusi
quella drastica dei livelli plasmatici del GH (soprattutto in rapporto con le
variazioni indotte dall’esercizio fisico) e quella seppur meno evidente di Testosterone
(T) e IGF-I. Una diminuzione della presenza di questi ormoni può essere collegata
allo sviluppo della Sarcopenia per la loro azione diretta sulla regolazione della
sintesi delle proteine: GH e T sono richiesti per il mantenimento del bilancio
proteico (GH anche per la sintesi epatica di IGF-I) e IGF-I controlla direttamente
la sintesi delle proteine con un’azione specifica per quanto riguarda quelle dei
filamenti (actina e catena pesante della miosina). Anche se è certo il ruolo giocato
dagli ormoni indicati sulla sintesi delle proteine, molti dubbi derivano dai risultati
ottenuti utilizzando la loro somministrazione come terapia anti sarcopenica. Un
esempio vale per tutti: la somministrazione, anche in dosi massice, di GH non
ha prodotto risultati di particolare apprezzamento soprattutto per quel che concerne
il ripristino della massa muscolare persa con l’età. Un altro tentativo di tipo
terapeutico-educativo è il frutto di una scoperta fatta 70 anni fa: nei ratti
sottoposti a restrizione calorica, attraverso una dieta spartana ma bilanciata,
si osserva un aumento di circa il 50% della lunghezza della vita media ed una
riduzione molto significativa dell'incidenza di sarcopenia e malattie tipicamente
geriatriche, come il cancro, le malattie cardiovascolari, l'osteoporosi, ecc.
Questi effetti si riscontrano su molti organismi modello per la biologia, ma purtroppo
questo regime di restrizione calorica è insostenibile, perché porta quasi alla
fame. Ebbene, alcuni studiosi della Harvard Medical School di Boston hanno individuato
delle molecole che simulano la restrizione calorica e la più potente di queste
molecole è il resveratrolo , contenuto tra l'altro nel vino rosso. Purtroppo però il resveratrolo naturale non è molto stabile: si degrada facilmente in presenza di ossigeno e perde così
la sua efficacia. Non è proponibile, perciò, il suo utilizzo come agente terapeutico
per combattere la sarcopenia anche se la presenza, in dosi consone (uno-due bicchieri
al giorno) di vino rosso nella dieta potrebbe contribuire in maniera significativa
a ridurre gli effetti negativi dell’accumulo di radicali liberi nell’organismo.
Una dieta ipocalorica è, comunque, indicata e non solo in quei soggetti anziani
che presentano tendenza ad aumento di massa grassa e diminuzione di massa magra.
D’altro canto in soggetti molto anziani con scorrette abitudini alimentari, inappetenza
e/o patologie croniche, che presentano quindi un insufficiente apporto di nutrienti,
si deve prendere in considerazione l’opportunità di introdurre supplementazioni
dietetiche che includano vitamina B6, B12, Calcio, Vitamina D ed aminoacidi. Migliori
risultati, qualche volta così significativi da risultare in un deciso miglioramento
sia delle condizioni locali (recupero muscolare) che di quelle generali (inabilità
ridotta), si ottengono somministrando programmi di attività fisica come terapia . Il primo intervento terapeutico da considerare, consiste nell’introduzione
di un corretto programma di allenamento. Non tutte le forme di esercizio hanno
la stessa efficacia nel promuovere un aumento di forza muscolare. Gli esercizi
di tipo aerobico sub-massimale, costituiti da numerose contrazioni muscolari protratte
nel tempo, contro resistenze relativamente basse, possono contribuire all’aumento
della massa e della forza muscolare nei soggetti debilitati e dopo lunga immobilizzazione.
Viceversa, in soggetti sani, che praticano una normale attività fisica, l’efficacia
di questi esercizi ha effetto soprattutto sulla capacità cardiovascolare e sul
metabolismo energetico. Allo scopo di ottenere un sostanziale miglioramento di
forza, massa e performance muscolare, si rende necessaria l’introduzione di protocolli
che comprendano esercizi anaerobici di potenza, ossia una serie, anche limitata,
di contrazioni muscolari contro resistenze elevate.
Schema riassuntivo dei fattori che sono implicati nella genesi e/o regolazione
dello stato sarcopenico
Conclusioni
Esiste uno stato funzionale del muscolo scheletrico con il quale tutti, prima
o poi, dovremo fare i conti. Questo stato è caratterizzato da una perdita di massa
muscolare e, quindi di forza, con conseguenze psico-fisiche ben immaginabili.
La sarcopenia è un passaggio obbligato attraverso il quale conviene muoversi adattando
alla situazione uno stile di vita (attività fisica) ed un comportamento alimentare
(restrizione calorica) più consono alla nuova realtà: altro non serve.
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