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LO SKATEBOARD

A cura di Andrea Carlucci

SKATEBOARD

Erano gli anni ’50 quando in California, negli Stati Uniti, un gruppo di surfers ebbe l’idea di applicare quattro piccole ruote alle loro tavole per lanciarsi poi lungo pendii asfaltati, inventando una nuova moda sulle strade: il sidewalk surfing che avrebbe condotto nel corso di qualche anno alla nascita dello Skateboard vero e proprio.

Da prototipo pionieristico a sport popolare. Questo è stato il cammino che ha portato lo Skateboard ad essere, oggi, molto diffuso tra i giovani e al centro dell’interesse mediatico. Negli Stati Uniti, infatti, sei milioni di spettatori rimangono incollati al televisore durante gli “X-Game”, una sorta di campionato del mondo di Skateboard non ufficializzato.
Meno noto al grande pubblico e considerato da molti del settore il “fratello minore” dello Skateboard, è invece il Waveboard. La sua particolare costruzione permette al boarder di avanzare effettuando dei movimenti rotatori del corpo in alternativa alla spinta con il piede (che è invece una caratteristica nello Skateboard), di svolgere delle curve a corto raggio e di superare con facilità alcuni ostacoli.

Lo Skateboard è uno dei pochi sport che, specie negli Stati Uniti ed in Canada, è diventato uno stile di vita giovanile, oltre che un mezzo di trasporto In Svizzera ad esempio viene molto utilizzato da molti studenti per recarsi a scuola grazie ai numerosi marciapiedi ciclabili.


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Nell’immaginario collettivo, specialmente in Italia, gli skaters sono visti con curiosità per le prodezze che compiono ma anche con una certa diffidenza trattandosi di un’attività di “strada” praticata da ragazzi apparentemente poco avveduti e spericolati.
Skateboard e Waveboard sono invece due sport dinamici tra i più praticati al mondo pur se non esenti da rischi. Se da un lato è una verità malcelata che queste attività presentano una componente di pericolosità, dall’altra il rischio di incidente può essere contenuto se ci si attiene ad alcune norme di sicurezza: indossare sempre il casco e munirsi di protezioni alle ginocchia, ai gomiti e ai polsi.

La pratica dello Skateboard non può prescindere dall’utilizzo di elementi di arredo urbano: marciapiedi, scalinate, rampe, scorrimano etc.
Fin da principio gli skaters hanno ridisegnato la città con geometrie nuove. Spesso anche in opposizione alle regole, pur di esercitare il loro diritto a una riappropriazione di spazio.
Arrivarono anche a recuperare e rivalorizzare aree degradate dove la municipalità non arrivava, rivitalizzando la periferia semplicemente vivendola. Inoltre attirarono sponsor che nelle “street culture” e nei movimenti, intravedono il target giusto per il proprio mercato.
Da qui la diffusione e la costruzione di appositi luoghi dove praticare tale disciplina in sicurezza dalle prime halfpipe e successivamente gli “skatepark” indoor e outdoor.

La Storia dello Skateboard in Italia
Negli anni ’70 furono costruite le prime tavole da Skateboard, introducendo delle migliorie tecniche; la superficie della tavola fu rivestita di un materiale antisdrucciolo grazie al quale fu possibile sperimentare alcuni “tricks” (acrobazie) prima fra tutte l’“ollie”.
È negli anni ’80 che lo Skateboard diventa, in Italia, una disciplina sportiva riconosciuta dal C.O.N.I. e affiliata alla Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio (FIHP). Le poche risorse messe a disposizione dal C.O.N.I. nel corso degli anni ’80 mirarono soprattutto a promuovere la pratica dello Slalom e supportarne soltanto gli atleti più rappresentativi, con scarso interesse da parte della Federazione. Ciò ha fatto si che in questi anni la realtà dello Skateboard italiano si sviluppasse lontano dagli ambienti federativi. Se da una parte questo ha consentito a tale disciplina di rimanere “pura” dall’altro non le ha permesso di sviluppare una struttura nazionale in termini di associazioni, strutture per la pratica e il coordinamento nella promozione dello sport .
Negli anni ’90 si evidenziò un calo di popolarità; il mondo dello “skateboard italiano privato del “drive” economico/commerciale e non essendo dotato di una rete organizzativa e promozionale entrò in forte crisi. Nella seconda metà degli anni ’90 si diede avvio ad una rinascita di questa attività sportiva a livello nazionale, un po’ grazie alla moda, al fenomeno dello “streetwear”, alla pubblicazione di riviste specializzate e un po’ grazie alla nascita del Campionato Italiano di Skateboard.
Lentamente, tale sport, ha riacquistato visibilità e rispetto, fino ad essere riconosciuto e sostenuto dal C.O.N.I. portando alla ribalta atleti italiani di livello internazionale come Daniel Cardone, Giorgio Zattoni, Francesco Salini, Gianni Zattoni, Federico Faccioli, Francesco Salini.

I Tricks

I cosiddetti Tricks sono acrobazie che si compiono con lo skateboard; ne esistono qualche centinaia, gran parte derivanti dall'“Ollie”, uno dei trick base che consiste nel saltare facendo rimanere la tavola attaccata ai piedi, prima effettuando una pressione sul tail ("coda"), la parte curva posteriore dello skateboard, sollevando quindi il nose (il "naso"), ovvero la parte curva anteriore, per poi abbassare questo con l'altro piede portando così la tavola in aria, parallela al terreno, per infine concludere atterrando.
Ogni trick può essere effettuato in 4 diverse modalità: quella normale con il piede naturale davanti (sinistro per chi è regular, destro per chi è goofy) e l'altro poggiato sul tail, in Nollie con il piede naturale poggiato sul nose e l'altro al centro della tavola, in switch con i piedi invertiti rispetto alla propria natura ovvero con il sinistro davanti per chi è goofy e il destro davanti per chi è regular con l'altro piede poggiato sul tail, infine in fakie (una combinazione di switch e nollie): piede principale al centro della tavola e piede secondario sul nose.

Per maggiori informazioni: www.coniskate.it

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