LA SINDROME DA SUPERALLENAMENTO
SINDROME SUPERALLENAMENTO |
A cura di Rocco Di Simone | Per molti anni ha dominato il concetto per il quale “più ci si allena più si
cresce”, o comunque si migliora la propria forma fisica. Gli ultimi sondaggi,
però, hanno dimostrato che almeno il 50% della popolazione del fitness, per lo
meno una volta nell’arco dell’attività sportiva, è destinata ad imbattersi in
quelli che gli americani definiscono OTS (Over Training Sindrome ), in altre parole, quasi tutti si è a rischio di superallenamento.
Di solito, si inizia a programmare il proprio training al rientro dalle ferie
estive quando si fanno buoni propositi, si fissano obiettivi, tempi e modi di
allenamento. Si parte subito a gran ritmo, senza consentire all’organismo di abituarsi
gradualmente agli sforzi richiesti. Si va quindi avanti sino alle vacanze natalizie
e dopo una breve pausa si rientra in palestra. A questo punto, iniziano i primi
problemi e la voglia di allenarsi, che all’inizio era ai massimi livelli, inizia
a scarseggiare. Si entra in palestra già stanchi, demotivati, le energie vengono
meno, i pesi sul bilanciere sembrano insostenibili e le serie che precedentemente
erano raggiungibili diventano interminabili; si arriva quindi ad un bivio. Alcuni,
stanchi e demotivati abbandonano l’allenamento (e questo spiega il continuo ricambio
di iscritti che si registra presso la maggior parte dei centri fitness), altri
più caparbi e diligenti, ma spronati spesso da allenatori poco coscienziosi, iniziano
invece ad intensificare gli sforzi. Le visite in palestra aumentano: da 3 si passa
a 4/5 sedute settimanali, le ore di allenamento crescono sino ad arrivare a due
o tre. Ci si impegna di più per superare il cosiddetto “plateau” o condizione
di stasi, per vincere i sintomi della pigrizia e della scarsa dedizione. Così
facendo, si passa da uno stato iniziale di superallenamento ad uno avanzato. Se
all’inizio il problema era relegato per lo più al periodo che si trascorreva in
palestra, successivamente, lo stato di debolezza, apatia, nervosismo investe anche
la sfera privata. Si diventa scontrosi ed irascibili con tutti. Il mondo inizia
a ruotare intorno all’allenamento. Gli appuntamenti in palestra diventano sacri,
la dieta, che prima era un corretto regime alimentare, diventa quasi una punizione.
Tutti gli sforzi e gran parte del tempo libero sono rivolti al raggiungimento
dell’obiettivo sportivo; l’allenamento è al primo posto nella scala dei valori.
Inizia una sorta di accanimento sportivo per raggiungere l’obiettivo, ma più si
insiste più i risultati non arrivano. Si può andare avanti in questo modo anche
per diversi mesi prima di rendersi conto, che quello che precedentemente era solo
un problema di approccio mentale, si è trasformato in un profondo stato di malessere
psico-fisico. Il corpo inizia a reagire negativamente, si perde progressivamente
massa e tono muscolare, ci si vede più sgonfi e flaccidi e non se ne comprende
la ragione. Nel migliore dei casi, si riuscirà ad interrompere l’allenamento prima
di riportare seri infortuni. In questo stato, l’individuo, debilitato nella mente
e nel fisico, è più predisposto a lesioni muscolo-scheletriche nonché a stati
di malessere generale come raffreddori e stati febbrili. L’organismo, per far
fronte al maggior sforzo richiesto, attingerà energie da ogni molecola del corpo
con conseguente abbassamento delle difese immunitarie. In altre parole, fisicamente
non si è più in grado di recuperare tra un allenamento e l’altro, l’organismo
non riesce a supercompensare a seguito di uno sforzo, come descritto in maniera
dettagliata da Selye nel 1976 (Selye H., The Stress of Life , Mc Graw Hill, 1976).
Principio della Supercompensazione (GAS)
Ogni volta che ci si allena, viene generato nell’organismo uno stato di stress, necessario per indurre delle modificazioni secondo la teoria dell’adattamento
muscolare (GAS). Lo stress provocato dall’allenamento, permette di crescere e
migliorare le prestazioni sportive; è indubbio che il suo giusto dosaggio rappresenta
la chiave di volta di ogni sportivo. In questo contesto si inserisce perfettamente
il principio della supercompensazione, basato sulla legge di Selye e così sintetizzabile:
“Gli effetti successivi a grandi carichi non si limitano solo al recupero del
potenziale energetico speso, ma portano alla sua maggiorazione, cioè ad un suo
recupero che supera quantitativamente i livelli iniziali ” (Legge delle supercompensazione di Weigert). Questa legge dice indirettamente
quali devono essere i tempi di recupero tra una seduta e l’altra; l’ideale sarebbe
di eseguire l’allenamento successivo quando i livelli energetici non sono ancora
tornati ai parametri iniziali, in modo da spostare sempre più in alto il punto
di partenza.
GAS: General Adaptation Syndrome

Ciclo della supercompensazione. Nel settore I si ha un carico C, la curva a in
discesa evidenzia l'affaticamento. Nel settore II avviene il riposo con l'ascesa
della curva b in compensazione. Nel settore Ia curva c mostra una supercompensazione
che oltrepassa il valore iniziale di prestazione x . Terminato il "ciclo" la curva
c decresce.

Ciclo della supercompensazione con un periodo di riposo ottimale. Quando il periodo
di riposo è ottimale (II, II1, II2 eccetera), un incremento ideale di prestazione
(X1) viene ottenuto quando il carico (C, C1, C2, ecc..) successivo, inizia al
culmine della fase di supercompensazione.
Come difendersi dell’OTS?
Per prima cosa, è bene conoscere in maniera appropriata i maggiori sintomi del
superallenamento:
- diminuzione della forza
- difficoltà di recupero dagli allenamenti
- catabolismo muscolare
- fatica generalizzata
- aumento della pressione a riposo
- aumento della frequenza cardiaca a riposo
- difficoltà ad addormentarsi
- risvegli notturni con difficoltà a riaddormentarsi
- ingrossamento dei linfonodi
- maggiore suscettibilità ai raffreddori, alle infezioni virali e batteriche
- senso di svogliatezza, mancanza di entusiasmo nei confronti dell’allenamento
- ansia, depressione
- disinteresse per la lettura di riviste e libri inerenti la cultura fisica
- scarsa concentrazione
- riduzione dell’appetito
- sensazione di assoluta mancanza di risposta del corpo agli stimoli allenanti
- lesione, infortunio.
La presenza di 4/5 sintomi contemporaneamente potrebbe essere indice di superallenamento;
lo stato, iniziale o avanzato, dipenderà invece dalla gravità degli stessi. In
questi casi, il modo migliore per recuperare è interrompere l’allenamento in palestra
per un periodo variabile da 1 a 3 settimane, a seconda della gravità.
Naturalmente,
nel frattempo si potrà continuare ad eseguire attività fisiche a basso impatto
come lunghe passeggiate all’aria aperta. Questo consentirà di mantenere un discreto
stato di forma fisica e mentale, pur permettendo all’organismo di recuperare dall’eccessivo
lavoro con i pesi. Dopo il periodo di stop, bisognerà tornare ad allenarsi quando
l’organismo lo richiederà e non prima. Sarà necessario dare ascolto al proprio
corpo, captare tutte le sensazioni che è in grado di trasmettere. Non bisognerà
permettere che la fretta rovini nuovamente il lavoro, ma rientrare in palestra
solo quando la voglia di allenarsi sarà ai massimi livelli e non prima; nel dubbio
ci si potrà prendere un’altra settimana di riposo per poi ricominciare gradualmente,
utilizzando pesi ridotti in modo da appassionarsi nuovamente all’allenamento;
fare sempre un buon riscaldamento iniziale, meglio iper-riscaldarsi piuttosto
che non farlo a sufficienza. Dopo aver trascorso un periodo di stress, dolore,
frustrazione, l’imperativo è “non ricadere nella trappola del superallenamento ”.
Molti pensano che la miglior cura al riguardo sia cambiare spesso il programma
di allenamento, per non permettere al corpo di abituarsi alla sequenza di esercizi.
In effetti, una buona varietà negli esercizi è un efficace sistema per prevenire
la sindrome da superallenamento. Un altro metodo altrettanto valido è quello di
alternare periodi di lavoro intenso a momenti di minor carico. In generale, un
protocollo sicuro prevede due settimane di carico seguite da almeno una settimana
di scarico, durante la quale si potranno ridurre sia i carichi (del 15-20%) che
le serie di allenamento (di un terzo). In altri termini, se nella fase di carico
si esegue un 3x10 di distensione su panca piana con 50Kg, per lo scarico basterà
fare un 2x10 con 40Kg. Il periodo di carico potrà essere incrementato sino ad
un massimo di 3 o 4 settimane, in base a diversi fattori come ad esempio: anzianità
di allenamento, età del soggetto, caratteristiche genetiche dell’individuo. Il
consiglio è comunque di iniziare con 2 cicli di carico ed 1 di scarico, provare
gradualmente ad aumentare il periodo di carico sino a trovare la combinazione
ideale. Anche l’alimentazione è importante, mangiare in modo sano e naturale aiuta
sicuramente a prevenire gli stati di affaticamento fisico che solitamente precedono
il superallenamento. Non va dimenticato inoltre, che il corpo è formato da circa
il 60% di acqua. Bere molto (almeno 2 litri al giorno), integrando eventualmente
la dieta con sali minerali e vitamine, è altrettanto importante nella prevenzione
dell’OTS. In ultimo, ma non per questo meno importante c’è il discorso relativo
alla durata dell’allenamento. Quello che influisce maggiormente in questi casi
è la Frequenza ed in Volume totale di training o meglio quante volte e per quante
ore ci si allena in palestra. È difficilissimo, per non dire impossibile, trovare
soggetti sotto allenati; l’approccio comune è quello di fare sempre qualche esercizio
aggiuntivo pensando di poter accelerare lo stato di condizionamento fisico. Il
più delle volte, invece, è proprio vero il contrario. La crescita fisica avviene
in una fase successiva all’allenamento, quando l’organismo tenta di ricostruire,
in maniera migliore (supercompensazione), ciò che è stato precedentemente distrutto
(tessuti muscolari, livelli energetici). In via generale, è sempre meglio che
nell’arco della settimana, le giornate di allenamento non superino mai quelle
di riposo (massimo 3 sedute settimanali) e che la durata della routine non sia
mai superiore ai 60-70 minuti complessivi (compreso un breve riscaldamento e defaticamento).
Sintetizzando, alcuni consigli per prevenire il superallenamento potrebbero essere i seguenti:
- Alla comparsa dei primi sintomi eseguire un periodo di stop
- Riposare, rilassarsi, curare l’alimentazione ed attendere la completa guarigione
- Riprendere gli allenamenti gradualmente e non prima che l’entusiasmo nei confronti
dei pesi sia ai massimi livelli
- Variare la routine di allenamento
- Alternare cicli di carico a periodi di scarico
- Eseguire allenamenti brevi per non più di 3 volte a settimana
- Allenarsi con l’obiettivo di migliorare la propria vita, senza eccessivo stress
e condizionamento
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