IL BUSHIDO - LA VIA DEL GUERRIERO
BUSHIDO VIA DEL GUERRIERO |
A cura di Lidia Katia C. Manzo | La parola “bushido” viene spesso tradotta letteralmente come via del guerriero tuttavia non si va oltre al codice formativo di morale pratica, giacché la via,
“do”, viene identificata con la regola, il dovere, il codice d’onore dei guerrieri,
i “bushi”. Sistema di etica e atteggiamento morale, ha rappresentato per secoli l’ispirazione
della pratica “jutsu” dei guerrieri giapponesi e la guida al raggiungimento di scopi supremi e remoti.
La parola “budo”, infatti, è formata dalla combinazione dell’ideogramma “bu” che identifica la
dimensione più specificatamente militare della cultura giapponese, con l’ideogramma
“do”, tradotto come via, dottrina, modo di vedere e motivare il comportamento in
senso filosofico o religioso.
La radice “bu”, viene usata come prefisso in una serie di parole che riguardano argomenti di
natura marziale e letteralmente significa militare ma anche “sedare una sommossa usando un’arma lunga”. Se infatti si analizza
il kanji, ovvero il suo ideogramma nella calligrafia giapponese, “bu” viene rappresentato come una lancia accompagnata da altre linee che significano,
appunto, sopprimere una rivolta. Questo codice ha rappresentato per secoli il
modo di vivere quotidiano della classe militare giapponese, chiamata a imporre
l’ordine in virtù di continue insurrezioni che si alternavano a periodi di pace
e di sviluppo culturale del paese. E così i “bushi”, appartenenti all’unica classe ben armata del Giappone, furono sia eroi del
popolo che strumento dei tiranni.
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Non è solo negli aspetti tecnici che i vari sforzi richiesti dalle discipline
giapponesi tradizionali convergono. Dall’arte di disporre i fiori alla cerimonia
del tè o alla pratica del tiro con l’arco, gli aspetti estetici, la spiritualità
e le motivazioni di queste arti apparentemente differenti presentano una meravigliosa
somiglianza. |
Le origini
Fin dall’antico medioevo giapponese, l’appellativo di bushi significava “elite marziale” o modello marziale. In effetti, essi erano una classe di nobili guerrieri feudali
che lasciarono alle generazioni future un degno esempio, che servì da termine
di paragone per i combattenti giapponesi nei successivi ottocento anni.
Il Bushido
Il bushi rappresentava qualcosa di più di un guerriero in grado di disporre di
metodi di combattimento pratici ed efficienti. Si trattava di abbracciare "vie"
o discipline di avanzamento morale, destinate a favorire la formazione di una
personalità matura, equilibrata e integrata, di un uomo in pace con se stesso
e in armonia con il suo ambiente, tanto sociale quanto naturale. La parola Budo
si identifica, quindi, con le motivazioni di natura etica che dovevano regolare
la condotta del guerriero giapponese "bu-shi" o del combattente in generale "bu-jin". Il bujutsu viene considerato quale modalità funzionale e strategica del combattimento,
ma solo in pochissimi casi certi maestri riuscivano ad armonizzare il loro "jutsu" con l'altissimo "do" o imperativo etico fino al punto di cambiare o trasformare le antiche tecniche
delle arti marziali, sottraendole così dalla dimensione specializzata e ristretta
dell'esperienza militare e trasformandole in discipline d'illuminazione e di perfezionamento
sociale e spirituale. In ogni caso, ancora oggi le molte discipline derivate da
quasi tutte le arti marziali del passato, sono alle prese col dilemma che affligge
la dottrina del bujutsu, ovvero la perenne contraddizione tra la tecnica "jutsu" e la sua motivazione suprema, il "do".
Le sette regole del Bushido:
| • Rettitudine o giustizia “Gi”: una delle cinque grandi virtù dei confuciani.
• Il coraggio, spirito di audacia e di generosità "Yu": il sereno e freddo coraggio è la qualità suprema per un bushi.
• Benevolenza o sensibilità verso il dolore "Jin": sensibilità umana, disposizione d'animo verso la comprensione e l'affetto.
• Cortesia "Rei": etichetta, riti, gentilezza, buona educazione, correttezza. Codice di comportamento
rituale: conformando la propria vita ad una rigida etichetta, sostengono i confuciani,
l'uomo può elevarsi ad acquisire un animo nobile.
• Veracità e sincerità "Shin" o anche "Makoto": buona fede.
• Onore "Meiyo": senso dell'onore e rispetto del rango cui si appartiene e del proprio valore.
• Dovere di lealtà "Chugi": il codice dell'etica cavalleresca giapponese conosce il valore di devozione
e fedeltà verso chi è superiore. |
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I celebri versi di Motori Norinaga ci suggeriscono l’immagine di Yamato, lo spirito
mistico-religioso del patriottismo giapponese, lo Yamatodamashii.
Shikishima no
Yamatogokoro wo
Hito towaba
Asahi ni niou
Yama – zakura bana |
Se qualcuno domanda
qual è l’anima dello Yamato
È un fiore di ciliegio
Che profuma il sol levante. | |
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Fonti tratte da:
- I. Nitore, Bushido, Edizioni Sanno-kai
- Ratti - Westbrook, I segreti dei Samurai, Edizioni Mediterranee
- D. Lowry, Lo spirito delle arti marziali, Oscar Mondatori
- Nella foto del guerriero Ken Watanabe (Katsumoto) nel film “L’ultimo Samurai”
- Warner Bros.
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