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MUAY THAI, LA BOXE THAILANDESE

A cura di Lidia Katia C. Manzo

Muay Thai è un’arte marziale tradizionale del popolo thailandese, praticata in Thailandia e nel resto del mondo principalmente nella sua versione sportiva (boxe thailandese), e definita impropriamente con il termine anglosassone Thai boxe (o Thai boxing).

Le origini

Le tradizioni della Muay Thai, tramandate oralmente per generazioni, risalgono a circa 1500 anni fa, in un periodo in cui il popolo Thai lottava frequentemente per affermare e difendere la propria unità nazionale.
Molti secoli dopo, i più grandi esperti di combattimento del tempo si riunirono per codificare e annotare in scrittura le tecniche di lotta con e senza armi, che fino a quel momento venivano tramandate solo oralmente. Il più famoso manuale di Muay Thai, noto col nome Chuppasart, risale al 1350 e cambiò il rapporto tra maestro e allievo, fino ad allora pervaso da un’aurea di segretezza e misticismo. L’innovazione più importante del Chuppasart fu la netta separazione tra la lotta a mani nude (Muay Thai) e la lotta armata (con l’uso di spade, lance, bastoni, pugnali) chiamata Krabi Krabong. Infatti, sino ad allora, le arti di guerra Thai prevedevano sia l’uso delle armi, che l’uso delle tecniche a mani nude.

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È sotto il regno di Pra Chao Sua (1703-1709), soprannominato il re tigre per la sua abilità e ferocia di combattente, che la Muay Thai raggiunse l’apice della popolarità. Divenne lo sport preferito dal popolo in un periodo di pace in cui davvero tutti, giovani e adulti, avevano la possibilità di frequentare i campi d’allenamento. Ogni incontro, organizzato dal villaggio che possedeva i propri campioni locali, era un’occasione per scommettere. Tale tradizione è rimasta immutata, ma non le regole dei combattimenti, che a quell’epoca erano durissimi.
Non venivano usati i classici guantoni che possiamo vedere negli incontri odierni di Muay Thai, piuttosto che di pugilato. Infatti i due lottatori, erano soliti bendarsi le mani con corde che, qualche volta in alcuni combattimenti rituali, venivano impregnate con della resina, su cui venivano appiccicati frammenti di vetro.
Inoltre non esistevano le categorie di peso, i rounds con i relativi limiti di tempo, il ring (si combatteva sulla nuda terra), e l’incontro si concludeva fino al fuori combattimento o all’abbandono di uno dei due atleti.
In Thailandia, la Muay Thai fu disciplina scolastica fino al 1920, ma poi venne bandita dalle scuole per l’alto numero di incidenti che si verificavano durante gli allenamenti a causa del mancato uso di protezioni.
Nel 1930 si ebbe la svolta. In quell’anno il governo intervenne obbligando le varie associazioni regionali ad adottare regolamenti simili a quelli del pugilato occidentale, introducendo l’uso del ring, dei guantoni e delle categorie di peso. Con i nuovi regolamenti, ovviamente i colpi letali non vennero più utilizzati ma rimasero nella versione militare della Muay Thai, insegnata all’esercito reale.
È a partire dagli anni ’80 che la Boxe Thailandese-Muay Thai ha iniziato a diffondersi nel mondo, riscuotendo un ottimo successo tra i vari sport da combattimento.

Il significato del rito

Storicamente, i rituali della Muay Thai hanno origini antichissime e sono pervasi da un sentimento prettamente religioso che si collega sia a credenze buddiste che animiste. Questo aspetto è importante per capire come la cultura thai sia ancor oggi legata alla convinzione dell’esistenza di forze spirituali. Innanzitutto lo si può constatare dagli amuleti portafortuna che il thai boxer possiede e da cui trova forza nel momento in cui deve affrontare un incontro: il Mongkon (corona) e il Kruang Ruang (bracciale).
Il primo, posto dal maestro intorno alla fronte del pugile, è un ovale di corde intrecciate (oggi è un ovale in plastica rivestito di stoffa), è un oggetto sacro, e viene indossato prima dell’incontro, durante la danza propiziatoria che poi vedremo più in dettaglio. La credenza è che il Mongkon abbia il potere di preservare il pugile da ferite gravi durante il combattimento, scacciando via gli spiriti cattivi.
Il secondo, invece, non è utilizzato da tutti i combattenti, ma è personale. Legato all’attaccatura del bicipite, viene dato al thai boxer prima di iniziare la sua carriera pugilistica in uno dei tanti campi d’allenamento di cui è popolata la Thailandia. Infatti c’è un periodo di circa sei mesi, in cui l’atleta si forma spiritualmente, e nella cerimonia finale che precede l’entrata al campo, il bracciale viene benedetto dai monaci, divenendo un potente talismano. È facile notare come questi amuleti siano strettamente legati alla cultura tailandese e all’agonismo, ed è quindi raro vederli indosso a pugili occidentali. Per quanto riguarda il discorso dei gradi tecnici, questi in Thailandia vengono usati solo per evidenziare la preparazione nella Muay Boran (la versione marziale da cui trae origine la Thai Boxe), mentre per la Muay Thai atleti e insegnanti vengono classificati esclusivamente in base ai loro meriti e al valore delle loro prestazioni. Nel resto del mondo, invece, i gradi per allievi e istruttori vengono assegnati e rappresentati dal Prajaet, un bracciale posto anch’esso, come il Kruang Ruang, all’attacccatura del bicipite.
Per passare di grado è necessario effettuare degli esami, spesso a livello regionale o nazionale.

Il rituale del combattimento

L’esecuzione di questo rituale avviene prima dell’incontro vero e proprio e segue il ritmo di una musica. È un insegnamento che avviene chiaramente in un contesto diverso dalla cultura tailandese, all’infuori di una determinata credenza religiosa, e ha come finalità la conoscenza fine a se stessa.
La prima parte del cerimoniale, considerata la più importante dal pugile thai, si chiama Wai Khruu, che significa omaggio al maestro. Il pugile ringrazia il maestro per gli insegnamenti trasmessi e si protegge dagli spiriti negativi, dandosi coraggio e sicurezza.
La seconda parte, invece, consiste in una serie di movimenti aggraziati, sempre con finalità propiziatorie, e rappresenta il campo d’allenamento d’origine (ogni campo esegue una propria Ram Muay). Veniva eseguita nel passato, quando i combattimenti non avevano regole e venivano fatti sulla nuda terra, per appunto testare se il suolo presentava buche, sassi o altri impedimenti che potessero ostacolare l’andamento dell’incontro. L’esercizio a ritmo musica ritmata e di sottofondo (i cui strumenti sono generalmente fiati e percussioni), ha però lo scopo ben preciso di scandire i movimenti, per poi sferrare un attacco o difendersi da qualche colpo.
Un altro aspetto importante è il saluto, come forma di rispetto e disciplina. All’inizio dell’allenamento viene praticato un saluto collettivo, disposti di fronte all’allenatore e divisi in tre file: nelle prime linee i gradi più elevati e via via fino ai livelli più bassi.
Pronunciando le parole “Sawaddi Krap”, si giungono le mani davanti al viso, in alto e vicino alla fronte, come nel classico saluto buddista. Il saluto si pratica individualmente ogni volta che ci si accinge ad eseguire un esercizio con il proprio compagno o si rivolge la parola al maestro, e ancora collettivamente alla fine dell’allenamento.


 
La pratica e le tecniche

In Thailandia, il Thai boxer professionista combatte con un paio di calzoncini sopra il ginocchio con scritte in caratteri tailandesi, senza nessuna protezione (eccetto i guantoni, i bendaggi sulle mani per tenere saldi i polsi, il paradenti e la conchiglia per proteggere i genitali).

In Thailandia, il Thai boxer professionista combatte con un paio di calzoncini sopra il ginocchio con scritte in caratteri tailandesi, senza nessuna protezione (eccetto i guantoni, i bendaggi sulle mani per tenere saldi i polsi, il paradenti e la conchiglia per proteggere i genitali).

In occidente, invece, oltre all’uso dei pantaloncini e di una maglietta giro manica, identica per tutti, che ritrae il logo della federazione, si fa uso di protezioni aggiuntive per evitare gravi ferite soprattutto durante lo sparring (combattimento d’allenamento).

Le principali protezioni sono:

  • i paratibie, che proteggono le tibie e il collo del piede
  • il caschetto, per la testa
  • il corpetto, che protegge tutto il busto
  • i paradenti.

Gli allenamenti sono comunque calibrati a partire dalle potenzialità fisiche del praticante e le protezioni hanno il solo scopo di scongiurare spiacevoli incidenti.

La lezione inizia con un riscaldamento fisico iniziale, per proseguire con la pratica di memorizzazione ed esecuzione delle tecniche, la combinazione di queste ultime applicate insieme all’avversario e il potenziamento muscolare degli attacchi e delle difese.
Il potenziamento delle varie tecniche di pugno, calcio, gomito ecc.. si effettua grazie all’utilizzo dei colpitori (sacco pesante, pao) attrezzi che servono per sviluppare potenza e velocità.
Infine lo shadow boxing, o boxe a vuoto, dove gli esercizi vengono eseguiti nel vuoto per aumentare la resistenza, velocità e forma delle tecniche, di modo che queste ultime divengano, con la ripetizione, automatiche.
Una peculiarità della Boxe Thailandese è, oltre al condizionamento muscolare, il condizionamento osseo, cioè l’indurimento delle parti del corpo (ginocchia, gomiti, ma soprattutto tibie) che sono così preparate alle forti sollecitazioni a cui vengono sottoposte durante l’esecuzione di parate e attacchi. Il continuo colpire una superficie, per esempio con la tibia, rende quest’ultima più resistente, forte e insensibile all’impatto.

Evoluzione della Muay Thai moderna

Sviluppatasi in Francia e Olanda, la Muay Thai ha avuto sempre la reputazione di uno sport da combattimento violento, praticato da gente pronta a tutto e ben disposta a combattere per portare a casa un compenso adeguato. Questo pregiudizio è stato alimentato senza approfondire gli aspetti marziali e filosofici di quest’arte marziale, divenuta in seguito lo sport da combattimento che tutti conosciamo: per questa finalità infatti, venne semplificato, modificato e reso meno cruento per un uso più immediato sul ring.
Nel 1992, per iniziativa del governo tailandese, venne organizzato a Bangkok il primo corso per istruttori di Muay Thai non tailandesi (“Farang”). L’idea era che gli atleti occidentali potessero cominciare ad apprendere il background culturale e tecnico di quest’arte marziale, intesa non solo come sport, in cui potessero emergere i valori del rispetto per il proprio insegnante, dell’onore e del sacrificio.
Un altro passo importante viene fatto nel 1998 quando, per opera del ministero tailandese della pubblica istruzione, venne riorganizzato e reso fruibile da tutti gli appassionati il patrimonio marziale dell’antico regno del Siam con il nome di Muay Boran (lotta tradizionale), considerata dal governo tailandese patrimonio e tesoro culturale.
La codificazione in programmi organici e molto dettagliati della Muay-Thai-Boran ha permesso di ampliare il bagaglio di tecniche e i metodi di allenamento utili soprattutto per il combattimento marziale e, per estensione, per la difesa personale in un contesto odierno. Infatti i programmi tecnici sono basati sia sulle tecniche tradizionali che sulle innovazioni metodologiche più recenti e ordinati in ordine crescente per difficoltà ed efficacia.

Riferimenti Bibliografici:

  • De Cesaris, M., Boxe Thailandese. Muay Thai, Roma, Edizioni Mediterranee.
  • De Cesaris, M., Lezioni di Muay Thai. Thai Boxing, Milano, De Vecchi Editore.
  • De Cesaris, M., Le organizzazioni internazionali che curano la Muay Thai nel mondo: un’analisi dettagliata, su artimarziali.org
Foto tratte da:
www.thai-blogs.com

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