IL NINJUTSU E I GUERRIERI NINJA
NINJUTSU, GUERRIERI NINJA |
A cura di Lidia Katia C. Manzo |
Non esiste un termine occidentale che possa descrivere con precisione l’arte
del Ninjutsu o i suoi praticanti, i temibili ‘ninja’. Una traduzione di ninjutsu potrebbe essere “l’arte della furtività ” intesa anche come creazione e perpetuazione di un’aura di mistero. I ninja
potevano apparire scorretti per le loro attività criminali, eppure il loro modo
era solo un mezzo. “Elemento essenziale per un ninja (shinobi) è un cuore puro.
Se un ninja persegue un cammino errato ingannando o congiurando, il suo cuore
non potrà mai essere puro e le sue opinioni saranno travisate, non permettendo
all’azione di seguire il giusto corso. Se una persona usa il ninjutsu solo per
proprio tornaconto o per un fine sprezzante, le sue azioni lo tradiranno. Forse
ci sarà un successo iniziale, fama o denaro, ma prima o poi cadrà dal suo piedistallo.
Il cuore di un ninja è puro e onesto” (tratto dal libro “Bansenshukai”). Il ninja,
peraltro, rappresenta ancora oggi un certo ideale di guerriero ombra.
Le origini
Le origini del ninjutsu si fanno risalire attorno al 500-300 a.C. e sono legate
agli influssi della Shina no bummei, la civiltà cinese. Quest’arte si è estesa nei secoli del medioevo giapponese
come sottobosco di attività militari vicine allo spionaggio che hanno calato il
ninja in ruoli di sabotatore, guerrigliero o agente di polizia segreta. Attività
che non furono di appannaggio esclusivo, appartenendo infatti anche ad altre figure
militari, anche se il ninja ne rimase il professionista per antonomasia. Se lo
spionaggio era così importante, non potevano restarne esclusi i guerrieri giapponesi
per eccellenza: i Samurai. Secondo antichi documenti, moltissime scuole di ninjutsu furono fondate da
Samurai, come la famosa Yoshitsune-ryu, chiamata in onore del leggendario guerriero Minamoto Yoshitsune. Si narra che, infatti, il combattente avesse acquisito le strategie più occulte
delle arti marziali dai mitici tengu, demoni delle selve metà uomini e metà corvi
istruiti nelle arti marziali.
La pratica
Le funzioni del ninja consistevano nell’infiltrarsi in ambienti ostili, compiere
vari tipi di sabotaggio ed assassini e nel fuggire dopo aver compiuto la missione.
I ninja erano, quindi, dei sicari, dei briganti che offrivano i loro servigi ai
signori dell’era feudale del Giappone. Venivano utilizzati nella rete di spionaggio
istituita dallo shogun per controllare la corte imperiale ed i potenti governatori
provinciali, ma anche dai mercanti e persino dai monaci combattenti delle montagne.
In oltre cinquecento anni si lasciarono alle spalle un primato ininterrotto di
intrighi, assassini, sovversioni e disordini.
Le attività strategiche dei ninja si possono dividere in tre principali categorie:
- Raccolta di informazioni a mezzo dello spionaggio
- Assassinii, sovversione, annientamento delle difese nemiche
- Azioni sul campo di battaglia che includevano quasi tutte le forme di operazioni, dallo scontro aperto all’imboscata,
come ad esempio: Toiri-no-jutsu, infiltrarsi nei centri e nei castelli nemici Chikairi-no-jutsu, insinuarsi tra le linee nemiche in tempo di guerra dichiarata o di allarme
militare.
I ninja erano organizzati in vaste corporazioni che si suddividevano territori
e compiti; al loro interno i gruppi erano così composti:
| Clan ninja |
Jonin : il capo, formula i piani, le alleanze e i contratti |
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Chunin : sottocapi |
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Genin : agenti, esecutori |
Le arti, le tecniche e le armi di ogni famiglia o gruppo venivano tenute rigorosamente
segrete e trasmesse di padre in figlio con la massima cura. I libri e i documenti
legati all’eredità del ninjutsu erano considerati tesori di famiglia: la loro
rivelazione a persone non autorizzate significava la morte.
Le tecniche
I ninja dovevano imparare alla perfezione le tecniche da combattimento per realizzare
i loro terribili scopi. Venivano, quindi, addestrati alla conoscenza e all’uso
di una serie impressionante di strumenti.
Le armi
- Bisento , metodi non ortodossi di usare la lancia
- Spade e lame fissate all’estremità di aste pieghevoli con catene di recupero
- Lame lanciate a mano, secondo la tecnica del shurikenjutsu
- Iaijutsu , tecniche per sguainare spade o pugnali con fulminea rapidità
- Serie di armi specializzate per l’utilizzo dei ninja: cerbottane, coltelli e
uncini con le corde, vari arpioni (toniki), tirapungni di bronzo (shuko)
- Assortimento di lame (shuriken): pugnali, dardi, dischi a stella (shaken)
- Spade corte (wakizashi)
- Pugnali (tanto)
- Coltelli (ko-gatana, kozuka)
- Catene, corde con un peso roteante ad una estremità e duna lama a doppio taglio
dall’altra (kiotetsu-shoge)
- Bastone di bambù che all’occorrenza sfoderava alle estremità una catena con un
peso e un blocco di piombo
- Armi chimiche come dardi avvelenati, cerbottane lancia-acido, bombe di polvere
abbagliante, bombe fumogene
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Tecniche senza armi
- Conoscenza delle arti marziali locali
- Uso del pollice e delle dita per sferrare colpi mortali ai punti vitali (kyusho)
Strumenti per arrampicarsi
- Funi con ganci
- Scale flessibili
- Scarpe speciali
- Spuntoni a mano
Metodi di sopravvivenza
- Tecniche per rimanere a lungo sott’acqua, attraversare fossati, laghi o paludi
- Tubi per respirare
- Otri gonfiabili
- Capacità di saltare grandi altezze
- Controllo del battito cardiaco per farsi credere morto dal nemico
- Allenamento all’immobilità per lungo tempo
- Capacità di mimetizzarsi
Conoscenza della psicologia pratica
- Impersonificazione di appartenenti ad ogni classe sociale
- Prestidigitazione
- Ipnosi (saiminjutsu)
In Giappone i ninja vennero chiamati in diversi modi, i più conosciuti sono
| Shinobi |
colui che agisce di soppiatto per carpire informazioni |
| Kussao |
qualcuno nascosto nell’erba o allenato fin da giovane per essere impiegato al
momento opportuno |
| Kumari |
accovacciarsi nascosti per un attacco a sorpresa |
| Suppa |
cercatore di informazioni, spia |
| Rappa |
diffondere notizie false |
| Tappa o tsuppa |
inviato per informare o difendere una base |
| Denuki |
sostituire un altro per un profitto |
| Ukamibito |
agente all’apparenza amichevole, ma solo per acquisire informazioni |
I vari nomi che vennero usati nel corso degli anni non rivelano, comunque, nulla
sulla segretezza e sulle tecniche specializzate che portarono il ninjutsu ad essere
considerato come “un’arte marziale evoluta”.
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Il guerriero Ninja “È una notte d’aprile, tiepida e silenziosa. Tra le case di legno dai tetti
spioventi, tra i giardini di incredibile armonia, tra i templi di cento diverse
religioni una leggera brezza porta il sottile profumo dei fiori di ciliegio. Le
Guardie di Città si sono ritirate nei loro quartieri, hanno deposto i lunghi yari,
le acuminate picche sulla cui punta il gancio studiato per appendervi una lanterna
che rischiari l’oscurità appare ormai inutile: nessuno si avventura nelle tenebre.
Quando cala la notte Kyoto appartiene ai Ninja.” (B. Abietti) |
Riferimenti bibliografici:
- Ratti - Westbrook “I segreti dei Samurai” , Edizioni Mediterranee
- Sun Tzu "L’arte della guerra” , Edizioni Oscar Mondadori
- Fujibayashi Tasutake “Bansenshukai”
- Abietti “Ninjutsu. L’arte dell’invisibilità ”, Edizioni Mediterranee
- “Piccolo breviario Zen ”, Sonzogno Editore
NINJUTSU, GUERRIERI NINJA |