Profilo A: “Il Bambino introspettivo”
In questo profilo figurano quei bambini che riescono a stare bene e a passare
il tempo anche da soli. Il loro sviluppo psicomotorio non sempre è adeguato all’età;
può succedere che fino a 8-9 anni il bimbo non sia ben coordinato, abbia una postura
non corretta e non ami cimentarsi in compiti ed esperienze motorie nuove. Per
timidezza e insicurezza tende a non assumersi responsabilità. Sono proprio questi
bambini che hanno maggior bisogno di praticare un’attività sportiva ma essa deve
esser proposta con gradualità. Sono da preferire sicuramente gli sport individuali
come l’atletica leggera, l’equitazione, la ginnastica artistica, il nuoto, il tennis, il tennis tavolo etc… poiché abituano a mettersi in gioco in prima persona e a fare scelte strategiche.
Il bambino che non si impegna a scuola (oppure quello che si impegna ma non riesce
a socializzare) ha un basso livello di autostima, ma può aumentare la fiducia
in se stesso proprio praticando discipline che gli consentano di affermare la
sua personalità e la sua immagine.
Profilo B: “Il bambino sociale”
L’amore per l’attività sportiva per questi bambini è strettamente legata alla
possibilità di condividere tale esperienza con i loro pari. Si tratta di bambini
aperti alle amicizie e desiderosi di trovare nel gruppo legami forti e autentici;
far parte di un gruppo li stimola ad accettare le regole e a sviluppare un senso
d’integrazione in una comunità. Sono gli sport di squadra ad essere più vicini
al suo carattere. Tra questi la Pallavolo, la Pallacanestro, la Pallamano, il Baseball e il Calcio poiché favoriscono la socializzazione e lo spirito di gruppo, oltre ad insegnare
a mettere da parte il proprio egoismo per il bene della squadra. Si può cominciare
anche a 5-6 anni a patto che l’attività sia varia e ludica; fondamentale sarà,
in questa fase, la ricerca di una struttura con alti valori educativi e grande
professionalità da parte degli istruttori. È consigliabile iniziare l’attività
agonistica per questi sport a 12 anni.
Profilo C: “Il bambino competitivo”
Sono i bambini che danno il meglio di loro quando percepiscono la possibilità
di conseguire una vittoria e un riconoscimento. Pretendono il massimo da se stessi
e un rimprovero da parte dell’istruttore li sprona ad impegnarsi al massimo alla
prima occasione. Sono consigliabili sport competitivi, come il judo, il karatè, la scherma e la lotta. Sport che insegnano a controllare la propria aggressività e stimolano
la concentrazione e la velocità del bambino. Le arti marziali, in particolare, possono essere intraprese non prima dei 7-8 anni perché richiedono
una coordinazione neuromotoria che al di sotto di una certa età è poco sviluppata.
La pratica delle arti marziali (in particolare del judo) necessita inoltre di
una certa forza, che comincia a svilupparsi solo verso gli 8-9 anni, per poi completarsi
negli anni successivi. Certamente anche le attività di squadra sono adatte perché
insegnano il rispetto delle regole e degli altri, tra questi il Rugby.
Profilo D: “Il bambino creativo”
La musica per questi bambini è senz’altro la molla per il movimento. È stato
dimostrato che il senso del ritmo, inteso come alternanza di battute e pause,
è iscritto nel nostro codice genetico, proprio come le capacità coordinative e
condizionali. Conoscere e sviluppare la musicalità è utile per far emergere qualcosa
che è innato in noi, e che potremo utilizzare come base per apprendimenti futuri,
esattamente come si fa con la forza, la resistenza o velocità. La danza può essere
considerata un’attività completa, a patto che preveda una prima parte di preparazione
generica attraverso la ginnastica. Se invece la lezione si limita soltanto a far apprendere i passi base della
danza non può certo essere considerata un’attività fisica. L’attività agonistica
può essere cominciata a 8 anni. Oltre alla danza anche la ginnastica ritmica,
il nuoto sincronizzato e il pattinaggio artistico si adattano bene a bambini con una spiccata sensibilità nei confronti della
musica e dell’espressività corporea.
Bibliografia:
- Casolo Fr., Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano, Vita e Pensiero Università, Milano, 2002.
- Le Boulche J., Sport educativo, Psicocinetica e apprendimento motorio, Armando, Roma, 1997