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ALLENAMENTO:

LA SCIENTIFICITÀ DELLA PROGRAMMAZIONE COME ALTERNATIVA AL DOPING

A cura del Prof. Mario Testi
Testo del Prof.
Giancarlo Pellis

La sindrome generale d'adattamento e l'intervento ormonale

Da T. Lucherini, C. Cervini: Medicina dello sport, Società Editrice Universo, Roma, 1960, 630-631, a proposito dei risultati fatti registrare alle Olimpiadi di Roma nel 1960 si riporta: "rimasti stazionari per lungo tempo e limitati esclusivamente al già citato campo della costituzionalistica, gli studi sui rapporti tra ormoni e sport, alla stessa stregua che gli studi sui rapporti tra ormoni e altre branche della fisiopatologia e della medicina, hanno subito un cospicuo impulso solo dopo che Selye rese note le sue ricerche e le sue teorie sulla così detta 'Sindrome generale d'adattamento".

Tale "sindrome ", ancora oggi, costituisce la base sulla quale è essenzialmente interpretato il meccanismo con cui l'individuo in via aspecifica si difende e, quindi, si adatta all'azione dei fattori alternativi del più svariato genere. Tra questi fattori alterativi Selye e gli altri autori, che successivamente se ne sono occupati, hanno incluso: agli agenti fisici, chimici, batterici, il lavoro muscolare, il lavoro intellettuale, la tensione emozionale, le variazioni di temperatura, ecc..

Già agli inizi del 1900 erano stati avviati studi sulla adattabilità degli organismi viventi, ivi compreso l'uomo, alle varie perturbazioni esterne ed interne (agenti alterativi o "stress") che su di essi esercitano la loro influenza. Selye ha avuto il merito di definire in maniera chiara e schematica, apportandovi il contributo di numerose ed originali ricerche personali, il meccanismo ormonale che permette il realizzarsi di questo adattamento. I fondamenti essenziali di questa nuova concezione possono essere così sintetizzati:  

  1. Nell'adattamento degli organismi all'azione dei vari fattori alterativi esogeni ed endocrini si realizzerebbero due tipi di complesse reazioni, di cui una specifica (esempio: ipertrofia dei muscoli nel lavoro muscolare, formazione d'anticorpi nelle infezioni batteriche, ecc.) e l'altra aspecifica: quest'ultima, pur nella sua proteiformità, sarebbe praticamente la stessa qualunque sia l'agente alterativo che lo provoca.
  2. Il meccanismo con cui si stabilirebbe il complesso delle reazioni aspecifiche che permettono all'organismo di difendersi e di adattarsi, sarebbe sempre lo stesso qualunque sia il tipo d'alterativo che lo provoca; esso consisterebbe essenzialmente in un'aumentata produzione di corticoidi (specie glicocorticoidi) da parte della corteccia surrenale, fenomeno questo mediato tramite un'aumentata produzione iperfasica d'ormone corticotropo (ACTH).
  3. La dizione "sindrome generale di adattamento", con cui è espressa la somma di queste reazioni aspecifiche, porterebbe pertanto in se un significato finalistico, che sarebbe quello di permettere all'organismo di "adattarsi" ai diversi fattori alterativi, sì da poterli sopportare e superare. Base essenziale di questa adattabilità aspecifica è una normalità di funzione dell'asse ipofiso-corticosurrenalico, poiché i fenomeni peculiari non si verificano se il corticosurrene manca o se l'ipofisi non è in grado di stimolare il corticosurrene mediante il suo ormone corticotropo.

L'attività sportiva è uno stress

Una delle evenienze più gravi per uno sportivo è lo scarso rendimento che può manifestarsi lentamente ed avere una durata più o meno lunga (come per i giocatori di calcio, alle volte di un'intera squadra), o manifestarsi invece, in maniera acuta (come ad esempio le "crisi" o "cotte" del corridore ciclista o del podista) sì da costringere all'interruzione della prestazione. Allo stato attuale dalle conoscenze, a parte l'intervento di altri fattori (di ordine fisico, psichico, neurovegetativo, in rapporto all'uso inconsulto di eccitanti, ecc.), sembra che notevole peso abbia nella genesi di questi fenomeni un'insufficiente funzione del corticosurrene, come denunciato sia dai dati di laboratorio precedentemente riferiti, sia dalla scarsa risposta della ghiandola alla stimolazione esogena con ACTH sia dalla sintomatologia strettamente affine a quella della insufficienza surrenale vera e delle insufficienze surrenali cosi dette "sub-cliniche" o "fruste"; facile stancabilità, astenia, ipotensione, turbe gastroenteriche, ritardo nel recupero del peso perduto durante la prova, alle volte - anche se raramente - collasso e stato di shock. Se questi episodi, acuti o di lunga durata, di scarso rendimento riconoscono come uno dei fattori della loro genesi un'insufficienza corticosurrenale si pone logicamente la questione:
A) della possibilità di prevenirli con l'impegno di ormoni;
B) della convenienza di curarli con ormoni; 
C) del come curarli con ormoni.

Si ritiene che le forme in parola, che spesso rasentano o fanno chiara parte della patologia, debbano andare di regola trattate con gli usuali mezzi che ha a disposizione la medicina sportiva: riposo, miglioramento dell'allenamento, cure climatiche, regolare alimentazione, tonici, sedativi, ecc… L'impiego degli ormoni deve invece essere limitato, e sempre insieme con le predette misure, solo a particolari casi, e cioè quando vi siano condizioni di gravità o di acuzie o quando il miglioramento non intervenga in periodi di tempo ragionevole o quando, infine, necessiti un particolare recupero che richieda una pronta ripresa di forma dello sportivo.

Le risposte aspecifiche

In virtù di quanto precedentemente detto si capisce come l'organismo tenda a mantenere integra, con lievi oscillazioni, la propria struttura funzionale come risposta agli stimoli (stress) dell'ambiente in cui vive (temperatura, malattie, traumi, attività muscolare, ecc.). Le reazioni sistemiche aspecifiche si manifestano secondo una risposta che si articola sempre nella successione di tre fasi:

  • FASE DI SHOCK (insufficienza corticosurrenale acuta ) nella quale l'organismo subisce passivamente l'azione dell'agente stressante manifestando pallore e sudorazione fredda, debolezza muscolare, tachicardia, ipotensione, ipovolemia, emoconcentrazione, ipoglicemia, ipocloremia, iperpotassiemia, ecc.;
  • FASE DI CONTROSHOCK e DI RESISTENZA (risposta corticosurrenale ) nella quale l'organismo mobilita le sue difese tendendo ad aumentare la sua resistenza con la normalizzazione del volume e della pressione del sangue, la caduta dell'ematocrito, l'elevazione della glicemia, l'aumento dell'escrezione dell'azoto, l'aumento dei leucociti, la caduta dei linfociti e degli eosinofili, ecc. In questa fase le reazioni dell'organismo sorpassano il reale bisogno di compensazione.
  • FASE DI ESAURIMENTO (esaurimento cortico surrenale ) nella quale l'organismo soccombe agli agenti dannosi; essa può comparire più o meno tardivamente in rapporto alle capacità di risposta dell'organismo stesso e all'intensità dello stress.  La fase di esaurimento può anche mancare qualora lo stress si esaurisca in tempo utile, come avviene, nell'attività sportiva.

Le reazioni specifiche

Secondo Selye , l'attività muscolare è uno "stress" che provoca un periodo di shock molto breve e debole, seguito da fenomeni molto pronunciati di contro-shock che, come già esposto, amplificano la risposta compensativa. Gli agenti stressanti, basati sull'esercizio fisico hanno un indirizzo molto mirato e preciso, in base alla specificità della disciplina praticata e quindi impegnano molto settorialmente tutto il meccanismo di risposta. In base al tipo di stimolo è attivata una puntuale risposta che permette all'organismo di reagire con specificità all'evento stressante: è l'asse ipofiso-corticosurrenalico che attiva il meccanismo di adattamento specifico ormonale e funzionale: ad esempio la termoregolazione se lo stress è determinato dal passaggio da un clima all'altro, l'aumento delle difese immunitarie se la causa stressante è un'infezione, l'aumento della massa muscolare se l'organismo compie un impegnativo lavoro meccanico, ecc.. In tutti i casi, in base alla specificità dello stress la risposta organica, è ripagata con un livello maggiore speso per resistere e rispondere allo stress. Riferendosi al lavoro muscolare, possiamo dire che esso attiva la funzionalità dell'asse ipofiso-corticosurrenalico che a sua volta attiva (sempre su base ormonale) il sistema muscolare ed il processo energetico più appropriato per poter protrarre il lavoro fino al suo compimento. Finito il lavoro, nella fase di recupero, l'organismo ristabilisce in maniera autonoma ed in quantità superiore a quanto speso nel lavoro stesso (supercompensazione), in previsione di un impegno successivo e più gravoso.

Il bivio tra programmazione e doping

In quest'ultimo concetto, che andremo ad approfondire, esiste il bivio tra i principali metodi utilizzati per elevare la capacità organica:

  • programmando l'allenamento in maniera organizzata, sfruttando i principi fisiologici dell'adattamento;
  • sfruttando l'intervento esogeno di sostanze farmacologiche a base ormonale.

In tutti e due i casi, comunque, si tende ad aumentare la potenzialità del sistema ormonale che sta alla base del lavoro muscolare. La differenza consiste:

  • nel primo caso, nell'elevarla in maniera naturale, imponendo all'organismo degli stress (esercizi o stimolo) con carico crescente ed articolati in maniera organizzata e ciclica, in modo da sfruttare l'effetto della supercompensazione;
  • nel secondo caso tale aumento è demandato, per via esogena, all'utilizzo di sostanze definite dopanti.

La programmazione dell'allenamento

Tralasciando (e condannando) questa seconda strada, possiamo analizzare le basi fisiologiche ed organizzative sulle quali impostare l'allenamento al fine di ottenerne i massimi benefici e risultati.

LA SUPERCOMPENSAZIONE 

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Se la prima esposizione non è stata troppo severa e la durata della fase di riposo è stata sufficiente, la seconda esposizione trova l'organismo già predisposto e con un grado di adattamento superiore in partenza, giacché l'organismo ripaga sempre il lavoro svolto con un livello di recupero maggiore di quanto speso. Questo aumento di disponibilità energetica è definita supercompensazione . Ciò porta ad un successivo innalzamento della resistenza allo stimolo specifico rispetto a quella che aveva la prima volta, purché il tempo intercorso tra le due esposizioni non sia eccessivo e l'organismo ne conservi il ricordo. In questo caso, una nuova esposizione ben dosata anche se più intensa della precedente, farà aumentare ancora la capacità di risposta e si costituirà così per ripiani, un aumento della resistenza predisponendo il sistema ad impegni sempre più gravosi. L'organismo, infatti, si adatta a tale successione di stress con precise reazioni specifiche che si esplicano ad esempio con l'ipertrofia muscolare, ipertrofia cardiaca, ecc., indispensabili nell'attività sportiva poiché sono la base della forza e della resistenza. Nell'intervallo tra un'esposizione e la successiva si instaurano e si consolidano i fenomeni di adattamento; la regolarità all'esposizione determina il potenziamento del sistema per effetto di sommazione. Una corretta organizzazione del lavoro muscolare, quindi, deve prevedere una razionale distribuzione ciclica del rapporto stimolo-adattamento affinché si possa esaltare al massimo l'effetto della supercompensazione. Il collocamento dello stimolo (carico della seduta di lavoro) dedicato allo sviluppo della supercompensazione, deve essere perciò accuratamente studiato; in linea generale esso va inserito quando la supercompensazione precedente può essere considerata completamente avvenuta.

Le singole funzioni biologiche che sono alla base dei principali indirizzi allenanti, hanno precisi tempi di supercompensazione; tale dinamica è definita eterocronismo e la sua conoscenza è fondamentale per la programmazione dell'alternanza dei carichi di allenamento che deve essere impostata sui tempi di ristabilimento parziale o totale delle varie funzioni.

FUNZIONE.BIOLOGICAINDIRIZZO ALLENANTE(t") SUPERCOMPENSAZ.AUMENTI SIGNIFIC.
fosfocreatinaforza- velocitàcirca 30 min 
glicogeno resistenza 2 - 3 ore7 - 10 gg
metabol. proteine trofia muscolare 36 - 48 ore20 - 30 gg
enzimi ciclo krebsendurance  20 - 40 gg

L'organizzazione ciclica dello stimolo

Nell'attività sportiva lo stimolo è dato dal carico allenante del "contenuto della seduta di lavoro", ovvero dalla somma del carico di lavoro proposto per ogni singola esercitazione in ogni seduta di allenamento (definibile dalla scelta dalle esercitazioni - tipo e numero), dal carico di lavoro, dal numero di ripetizioni e dal numero delle serie nonché dai tempi di recupero e di pausa e dalla velocità di esecuzione. Stabilito il "contenuto delle sedute di lavoro", è fondamentale impostare il giusto collocamento nel tempo, del carico allenante, il cui incremento tra le sedute di lavoro deve essere inserito quando è stata raggiunta la massima entità della supercompensazione sviluppata con l'allenamento precedente. Ciò presuppone che i carichi di lavoro tra le sedute e tra i microcicli devono essere incrementati gradualmente e progressivamente, ma alternati da precise fasi di sfogo (nelle quali il carico deve diminuire) e fasi di riposo. E' in tali periodi che avviene l'adattamento organico (reazioni specifiche) e cioè l'insediamento ed il rafforzamento di quei meccanismi che ripagano il lavoro effettuato, accrescendo così le riserve funzionali e predisponendo il sistema biologico ad un impegno più gravoso. Questo tipo di distribuzione dello stimolo-adattamento deve avvenire mediante un'organizzazione ciclica per garantire la ripetizione dello stimolo in tempi utili al fine di sfruttare la supercompensazione; tale organizzazione deve creare dei cicli di lavoro consequenziali articolati in cicli di breve e lunga durata che nel mondo dello sport è chiamata periodizzazione.

Conclusioni

Da quanto riportato si può concludere che Selye ha individuato nell'attività motoria uno stress che scatena fenomeni di adattamento aspecifici e specifici che hanno come base l'attività ormonale ed ha descritto le risposte fisiologiche che potenziano l'organismo predisponendolo ad uno stimolo successivo di più elevata intensità. E' tale attività ormonale, quindi, che indubbiamente deve essere elevata per poter aumentare la performance sportiva. Di conseguenza le strade da percorrere possono essere come detto due: quella esogena (farmacologica) o quella fisiologica basata sull'organizzazione dell'allenamento che potenzia la funzionalità ormonale in maniera naturale ed autonoma e che costringe l'atleta a vincere e sopportare carichi di lavoro sempre più impegnativi ed intensi con un forte intervento della sua volontà e della sua determinazione. Quest'ultimo punto fa riflettere indubbiamente sulla determinazione che è acquisita dall'atleta stesso e che è trasformata in "sana aggressività agonistica " nel momento della competizione. Chi si abitua a superare se stesso in allenamento saprà con più decisione superare un avversario durante una competizione. La vittoria nasce dalla convinzione e conoscenza delle proprie capacità e dalla determinazione nel dare tutto quello che si ha. L'organizzazione dell'allenamento, quindi, è un fatto puramente scientifico, che anche se con gli appropriati aggiustamenti determinati dalla reale applicazione pratica, deve rispettare le leggi fisiologiche che regolano l'adattamento organico allo stress.

Bibliografia

T. Lucherini, C. Cervini: Medicina dello sport, Società Editrice Universo, Roma, 1960, 641-642

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