LA FORZA NELLO SPORT E SUOI METODI DI SVILUPPO ALTERNATIVI
A QUELLI TRADIZIONALI |
A cura di Alessandro Ruffilli | "Se vado in palestra divento più forte": questa frase o pensiero appartiene all'immaginario
collettivo, ed è uno dei motivi che spinge tante persone, soprattutto di sesso
maschile, ad avvicinarsi alle sale pesi.Tale affermazione, però, anche se è vera
da un punto di vista molto generale, dà per scontato il significato di "forza",
che come vedremo è ben più complesso di quanto si possa ritenere, e non tiene
conto del fatto che con gli strumenti di lavoro presenti in una sala pesi si possono
effettuare allenamenti per migliorare mille altre capacità motorie diverse dalla
forza "pura".
E' stato usato il termine "capacità motorie": di cosa si tratta? Stiamo parlando
di "capacità" di "muoversi", cioè di effettuare dei movimenti, di spostare il
proprio corpo o parti di esso o, al contrario, di resistere a forze che vorrebbero
spostarlo.Il quadro seguente sintetizza le diverse capacità motorie:
| CAPACITÀ MOTORIE |
CONDIZIONALI
(Riferite al metabolismo) |
Flessibilità |
COORDINATIVE |
| "FORZA" |
"VELOCITÀ" |
"RESISTENZA" |
Vari tipi di capacità coordinative |
| Forza massimale |
Velocità di reazione
|
Resistenza breve(da 45 sec. a 2 min.) |
| Forza resistente |
Velocità massimale
|
Resistenza media(da 2 ad 8 min.) |
| Forza rapida |
Resistenza alla vel. |
Resistenza lunga(oltre gli 8 min.) | |
Le capacità motorie, dunque, sono costituite da quelle condizionali, che dipendono
dalle funzioni metaboliche e da quelle coordinative. In estrema sintesi possiamo
dire che le prime sono appunto la forza oltre alla velocità ed alla resistenza,
mentre le seconde riguardano l'abilità di rapportarsi con il proprio corpo e con
l'ambiente esterno, anche da un punto di vista spazio-temporale.La flessibilità,
invece, si trova a metà strada tra le capacità condizionali e quelle coordinative.
Tutte queste capacità possono essere sviluppate ed allenate in una sala pesi,
ma il nostro obiettivo in questo momento è di concentrarci su una sola di esse:
la forza.
FORZA
Per prima cosa è necessario darne una definizione. Si può affermare che si tratti
della capacità motoria che permette di vincere una resistenza o di opporsi ad
essa con un impegno tensivo, cioè contrattile, della muscolatura. È quindi la
capacità di sviluppare energia contraendo i muscoli.La scienza dello sport, però,
non è l'unico ambito in cui si parli di forza: questo è prima di tutto un concetto
della fisica, scienza nella quale questo concetto viene così definito:
F = M x A (Forza = massa x accelerazione)
È però una definizione non sempre applicabile in fisiologia. Abbiamo infatti,
ad esempio, il caso dell'applicazione di una forza isometrica quando spingiamo
contro un muro. In tal caso il muro non si muove e non c'è quindi accelerazione,
ma è innegabile che ci sia pur sempre l'applicazione di una forza.
Questo esempio ci permette di capire che il corpo umano è talmente complesso
e le situazioni in cui può venire fatto lavorare sono talmente ricche di diverse
eventualità, che è difficile disegnare schemi rigidi.
Anche se la forza, concettualmente, è una sola, si può manifestare in molti modi:
- Massimale: è la massima forza che il sistema neuromuscolare è in grado di esprimere come
contrazione volontaria. Nella pratica di palestra è il carico massimo che si può
superare con un'unica esecuzione del gesto. Rappresenta quella che comunemente
si definisce come forza "pura". È quella che i bambini che ancora hanno la fortuna
di praticare giochi all'aperto sono abituati a misurare ad esempio sollevando
la pietra più pesante o spezzando il bastone più grosso. Nella pratica, gli atleti
la allenano tradizionalmente con carichi del 85-100% del massimale, effettuando
da 3 a 6 serie di 1-4 ripetizioni e recuperando abbondantemente: da 4 a 8 minuti.
Si può arrivare anche a 3 allenamenti settimanali. Il gesto di forza pura è caratterizzato
da un potente stimolo neuronale che induce tutte le fibre a contrarsi nel modo
più efficace per vincere l'elevatissima resistenza.
- Veloce: è la capacità del sistema neuromuscolare di superare resistenze basse con elevata
capacità di contrazione. La si allena di solito con carichi del 30-70% del massimale,
da 3 a 6 serie di 8-10 ripetizioni ciascuna. Il recupero va dai 3-4 minuti in
su.
- Resistente: è la capacità del muscolo di opporsi alla fatica durante prestazioni di forza
di durata. La si allena nella maggior parte dei casi con carichi del 40-60% del
massimale, effettuando da 4 a 6 serie di 20-50 ripetizioni. Qui il recupero è
più breve e si aggira sui 3-4 minuti, anche in funzione della grandezza dei muscoli
utilizzati e del livello di affaticamento complessivo dell'organismo.
Ovviamente una tale suddivisione è assai grossolana: può capitare, infatti che
si richieda di vincere resistenze basse con elevata velocità e quindi capacità
di contrazione elevata, ma per una durata temporale considerevole. Qui si incontrano
e si fondono le caratteristiche della forza veloce e della forza resistente ed
addirittura quelle di altre capacità condizionali: la velocità e la resistenza,
sotto forma di resistenza alla velocità. Tutto ciò per dire che in questo campo
non esistono definizioni rigide ed assolute, ma tutto è sfumato ed interrelato.Oltretutto,
anche se nello sport spesso si sente parlare di "macchina umana", bisogna rammentare
che l'uomo, al contrario della macchina, ha un cervello ed un cuore, intendendo
questo organo dal punto di vista emotivo, che gli permettono di fare cose impensate.Gli
eventi di cronaca che talvolta descrivono madri che con sforzi sovrumani salvano
i figli da pericoli enormi, spostando massi o divellendo lamiere, descrivono un
esempio di forza che viene studiato a livello scientifico: la cosiddetta "forza
estrema", che è diversa dalla forza massimale, essendo infatti addirittura maggiore
a questa.La differenza tra forza estrema e forza massimale si chiama "ricchezza
residuale" ed è tanto maggiore quanto meno la persona è allenata. Con un'espressione
assai poco scientifica, ma che trovo appropriata, direi che è l'unico tipo di
forza che si trova nel "cuore" e non nei muscoli!
Abbiamo quindi visto che esistono vari modi di manifestazione della forza: massima,
veloce, resistente, estrema, ma ciascuna di esse può esprimersi, cioè "lavorare"
in modo diverso. I tipi di lavoro della forza possono essere schematizzati nel
modo seguente:
- Lavoro superante: la forza umana applicata supera e vince quella della resistenza. Si ha, ad
esempio, quando prendo un libro e lo sollevo per riporlo in uno scaffale sopra
la mia testa: in questo caso la forza espressa dal mio braccio ha superato la
resistenza opposta dal peso del libro. Tecnicamente si dice che si tratta di un
lavoro di tipo concentrico.
- Lavoro cedente: detto anche eccentrico, negativo, passivo. Rappresenta un freno alla discesa:
una ballerina spicca un salto e il porteur l'afferra a mezz'aria e delicatamente
l'accompagna appoggiandola a terra. Il lavoro del ballerino, in questo caso è
cedente: la forza da lui applicata è inferiore a quella rappresentata dal peso
del corpo della ballerina, e viene quindi vinta da quella di gravità, che però
è contrastata e rallentata, quindi il lavoro è costituito appunto da un'azione
di "freno", di rallentamento.
- Lavoro statico: si tratta di una situazione puramente teorica, perché in realtà si verifica
sempre una seppur minima oscillazione con contrazione e distensione delle fibre
muscolari. Si ha lavoro statico quando sviluppo forza senza però muovermi, ad
esempio spingendo contro un muro o appoggiando i palmi delle mani uno contro l'altro
e spingendo nelle due direzioni opposte.
- Lavoro combinato: mette insieme, combinandoli, due o tre dei lavori precedenti: per tornare all'esempio
dei ballerini è il caso del porteur che dopo avere sollevato lui la compagna,
senza che questa abbia spiccato un salto (lavoro superante), la sostiene alcuni
momenti ferma in alto (lavoro statico) e poi la riaccompagna dolcemente a terra
(lavoro cedente). In questo caso abbiamo una esempio di come la forza può esprimersi
in modo combinato pur con un unico gesto.
Un altro modo di classificare i gesti che comportano impiego di forza è quello
che prende in considerazione il tipo di tensione muscolare generata . Secondo questo criterio, possiamo avere tensione:
- Isotonica , in cui c'è un avvicinamento dei capi articolari,
- Isometrica , in cui, come abbiamo visto, non c'è alcuno spostamento,
- Auxotonica , in cui il carico di lavoro aumenta progressivamente con lo sviluppo del movimento.
È questo il caso, ad esempio della tensione prodotta distendendo un elastico:
più questo è disteso, maggiore è il carico sui muscoli.
Già da quello che abbiamo visto fino ad ora risulta evidente che il concetto
di forza, senza ulteriori specificazioni risulta insufficiente per descrivere
la capacità di un individuo. Può essere sufficiente nel linguaggio comune o nell'immaginario
popolare, così come nei luoghi comuni secondo i quali "i facchini sono forti"
o "chi lavora la terra è più forte di chi vive in città e lavora in ufficio".
Queste affermazioni, pur condivisibili nella loro genericità, sono prive di una
specifica tecnica che descriva quale tipo esatto di capacità avrebbe in linea
di massima un facchino, per restare all'esempio, rispetto a chi pratichi un lavoro
d'ufficio.Per capire meglio questo concetto, vediamo un elenco di caratteri che
può avere la tensione muscolare, che a loro volta esprimono ciascuna capacità
del tutto specifiche.
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CARATTERI DI TENSIONE MUSCOLARE:
-
Tonica: è la forza massimale, la capacità di esprimere il 100% in un unico gesto, come
il rugbista che spinge in una mischia.
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Fasica: è una tensione di grosso impegno che continua nel tempo assumendo caratteri
di resistenza. È quella che si esprime, ad esempio, nei primi 1.500 m. del canottaggio,
in cui da fermi, si deve acquisire la giusta "velocità" di crociera in un tempo
breve, superando l'inerzia proprio grazie all'uso della forza.
-
Fasica-tonica: è caratterizzata da un grosso impegno di forza, ancora più intenso del precedente,
ma più breve.
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Esplosivo-tonica: elevato carico in breve tempo: è la situazione in cui, oltre a dovere esprimere
una forza massimale, dobbiamo farlo nel più breve tempo possibile. Ad esempio
nel sollevamento pesi si raggiunge il risultato solo se il bilanciere è proiettato
verso l'alto ad altissima velocità, in modo da dare il tempo all'atleta di collocarsi
sotto lo stesso per sostenerlo.
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Esplosivo-reattivo-balistica: qui il carico è basso, il gesto è velocissimo e la fase contrattile è preceduta
da un prestiramento muscolare, come nel caso del salto in alto, dove gli ultimi
appoggi della rincorsa hanno anche lo scopo di prestirare il muscolo sfruttandone
l'elasticità (pliometria).
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Gesto di velocità aciclica: è un'espressione singola di forza veloce e di impegno rapido in cui la resistenza
è così leggera da essere pressoché trascurabile, come la battuta del tennista
o l'affondo dello schermidore.
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Gesto di velocità ciclica: l'attributo "ciclica" si riferisce al fatto che non abbiamo un gesto unico
isolato, bensì un solo tipo di gesto, ripetuto più volte in modo identico, come
la pedalata del ciclista, appunto, o la falcata del corridore. In questo caso
l'esempio può essere quello del calciatore, che, superata la fase di accelerazione
ed essendo quindi in una fase di corsa lanciata, ad esempio nella parte centrale
di un contropiede, compie alcune falcate al massimo della velocità senza dovere
imprimere una forza consistente perché ha già superato l'inerzia della partenza
e dell'accelerazione.
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La complessità dei gesti e dei modi di sviluppo e di espressione della forza
è legata ai processi biochimici dell'organismo. Se si vuole impostare un allenamento
per lo sviluppo della forza, infatti, si deve quindi in primo luogo chiedersi
quale "tipo" di forza si vuole sviluppare, quali sono i propri obiettivi, quali
tipi di gesto interessa compiere. In tal modo si è in grado di sapere verso quali
direzioni far muovere la biochimica del corpo, tenendo presente che, ovviamente,
alcuni caratteri sono legati tra di loro: lo sviluppo della forza massimale avrà
così effetti sia su quella veloce che su quella resistente e così via.
In ogni caso, qualunque sia il tipo di forza che si prende in considerazione,
il suo livello dipenderà da tre elementi:
- Dimensione della sezione trasversa del muscolo : un muscolo con un maggior numero di sarcomeri svilupperà più forza di uno
più piccolo. Tranne il caso dei culturisti, che applicano sistematicamente solo
tecniche di ipertrofia muscolare, più un muscolo è grosso, più è forte.
- Coordinazione intramuscolare : il singolo muscolo è composto da tantissime fibre muscolari. Nella persona
non allenata esse tendono a eccitarsi ed a contrarsi in modo meno coordinato che
nel soggetto allenato, il quale è in grado di eccitare le varie fibre nei tempi
ideali.
- Coordinazione intermuscolare : i gesti del corpo umano non sono mai effettuati da un singolo muscolo: ne
interviene sempre più di uno contemporaneamente. La capacità dell'atleta allenato,
rispetto al soggetto non allenato o al principiante, di coordinare più muscoli
che compiono il gesto si traduce nella capacità di esprimere un più elevato livello
di forza. Uno degli obiettivi dell'allenamento, infatti, visto che una catena
è forte quanto il suo anello più debole, è di trovare sempre il punto debole della
catena e rinforzarlo con un lavoro mirato. Una delle principali logiche con cui
si deve impostare un allenamento di forza, quindi, consiste nello studiare quali
muscoli intervengano nell'esecuzione di un gesto e lavorare su quelli più deboli.
Entrambe le qualità coordinative concorrono a dare miglioramenti di livello immediati,
anche da un allenamento al successivo, mentre l'aumento di massa avviene in tempi
più lunghi. Il fatto che il principiante al secondo allenamento in palestra alle
macchine sollevi i carichi con maggiore facilità rispetto al primo allenamento,
è dovuto proprio ad un miglioramento delle capacità di coordinazione muscolare,
non certo della massa.
ALLENAMENTO DELLA FORZA
Logiche dell'allenamento
Abbiamo già visto che per meglio interpretare un allenamento della forza occorre
innanzi tutto decidere quale "tipo" di forza o meglio quale sua "modalità di manifestazione
ed espressione" vogliamo migliorare.In secondo luogo occorrerà analizzare la catena
di muscoli che concorre all'esecuzione del gesto che ci interessa e rinforzarne
i punti deboli.Scendendo ancora più nel dettaglio occorre ora chiedersi cosa vada
fatto per rinforzare il singolo muscolo.Ogni muscolo ha una o più funzioni principali
ed altre secondarie. Ad esempio quella principale del pettorale è di addurre l'omero.
Per allenare un muscolo bisogna quindi prima capire quali siano le sue funzioni
e poi effettuare esercizi in cui si effettui, in questo caso, una adduzione dell'omero
contrastando una resistenza.Lo studio dell'anatomia ci permette anche di fare
altre considerazioni. Prendiamo ad esempio il caso delle braccia. Le leve dei
loro muscoli sono svantaggiose, perché questi arti non sono fatti per sopportare
grossi carichi, ma per muoversi velocemente, cosa che la leva svantaggiosa garantisce.
Le braccia, dunque, in natura devono effettuare gesti veloci, come lanciare una
pietra, colpire con un bastone, afferrare un oggetto al volo, non per esprimere
grandi quantità di forza. I lavori tesi a produrre forza o ipertrofia in questi
arti sono quindi , in un certo senso, innaturali e l'allenamento va fatto con
cautela e gradualità.Gli addominali, invece, sono molto ricchi di fibre rosse.
Si allenano quindi bene con alti numeri di ripetizioni e possono lavorare anche
quasi tutti i giorni. Tradizionalmente li si allena infatti con basse intensità
e moltissime ripetizioni. Non ha molto senso, dunque sottoporli ad un allenamento
basato su gesti esplosivi, tranne il caso in cui un atleta non pratichi a livello
agonistico uno sport, come quelli da combattimento, in cui sia necessario sviluppare
questa caratteristica.
Chi può o deve aumentare la propria forza?
Quando si parla di sviluppo della forza ci vengono immediatamente in mente degli
omoni dalla struttura massiccia ed inquietante. In realtà tutti o quasi possono
avere un giovamento dall'allenamento teso a sviluppare questa capacità. Vediamo
perché:
ALLENAMENTO DELLA FORZA PER I GIOVANI
Prima dei 12-13 anni, la forza non è allenabile. In realtà occorre comunque distinguere
tra età anagrafica ed età biologica, tuttavia prima di quest'età nell'organismo
manca il testosterone che fissi il lavoro, rendendo utile l'allenamento di forza,
inoltre il rachide e le cartilagini sono in accrescimento e quindi delicati. Proprio
la presenza del testosterone permette all'allenamento della forza di "fissarsi"
nell'organismo procurando un miglioramento. Fino alla pubertà, come sappiamo,
le femmine hanno un livello di forza simile e a volte superiore a quello dei maschi.
La diversa produzione ormonale che si ingenera in questo periodo, invece, che
porta alla presenza di testosterone nel maschio e di estrogeni nella femmina,
fa sì che la muscolatura dell'uomo diventi più forte di quella della donna, con
prestazioni di forza, resistenza e velocità maggiori.L'allenamento fino a questa
fascia di età va finalizzato dunque a migliorare la coordinazione e la tecnica
e va insegnato all'allievo il corretto svolgimento dei gesti e il lavoro a corpo
libero.Gli esercizi di forza possono comunque essere utilizzati nell'ambito di
un programma completo teso a correggere e migliorare i paramorfismi.Il carico
va modulato sulle esigenze e l'età biologica del ragazzo, personalizzando le tecniche
di lavoro.Dalla pubertà in avanti, invece, il lavoro con i pesi, finalizzato anche
allo sviluppo della forza può essere consigliato per molti motivi.
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VANTAGGI DEL LAVORO CON I PESI:
- Stimola l'accrescimento muscolare, sviluppandola armonicamente, in una fascia
di età in cui la presenza di GH (ormone della crescita) è ancora notevole.
- Aumenta la mobilità articolare, se il lavoro è effettuato con esercizi che tengano
conto di questo obiettivo e si evita il lavoro fatto in concentrazione con ridotta
escursione articolare.
- Migliora la velocità, come sottoprodotto dell'aumento della forza assoluta e
relativa, cioè in rapporto al peso corporeo.
- Aumenta la forza.
- Aumenta la resistenza.
- Migliora le capacità coordinative, se vengono utilizzati pesi liberi come manubri
e bilancieri e non macchine.
- Crea le basi per avvicinarsi a qualsiasi disciplina sportiva.
- Rafforza e mantiene la salute.
- Abitua alla cultura del movimento.
- Contribuisce a creare una mentalità volta a sopportare la fatica fisica e a stimolare
l'agonismo.
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Essendo il lavoro con i pesi uno strumento estremamente modulabile, variando
l'intensità dei carichi, la lunghezza dei recuperi, la velocità di esecuzione
dei gesti, eccetera, permette di intervenire in modo assai preciso sulle esigenze
di ogni singolo ragazzo, producendo così gli effetti adattivi desiderati. Gli
effetti del lavoro con i sovraccarichi, infatti, dipendono da:
- Età biologica (morfologica - caratteri fisici - e fisiologica - caratteri funzionali)
- Sesso
- Livello di preparazione fisica precedentemente acquisita
- Tipo di esercizio
Tuttavia, anche se l'allenamento alla forza per i giovani offre molti vantaggi,
la struttura di questi soggetti è talmente delicata che non mi sento di consigliare
loro un allenamento di questo tipo senza essere seguiti da un preparatore esperto
che segua una serie di principi di lavoro basilari validi per i giovani e per
tutti i principianti in genere, che possono essere così sintetizzati:
- Orientamento del lavoro volto alla riduzione degli scompensi : il preparatore deve capire chi ha davanti, che problemi ha: dismorfismi, asimmetrie,
vizi del portamento, … . Uno degli obiettivi di medio-lungo periodo deve essere
quello di risolvere o attenuare questi problemi.
- Allenamento centrifugo : l'allenamento deve avere inizio allenando prima e meglio i muscoli della zona
più centrale del corpo, cominciando dunque dal centro ed arrivando solo in seguito
alla "periferia". Prima allenerò addominali, obliqui e lombari e poi via via gli
altri lasciando quelli degli arti per ultimi.
- Progressività nella quantità di lavoro, favorendo le doti di resistenza prima di quelle di forza.
- Gradualità nella qualità del lavoro, che attiene l'intensità e la difficoltà del gesto.
- Continuità e frequenza : i periodi di riposo non devono essere eccessivi, anche se sulla frequenza
non c'è una regola fissa su cui si trovino tutti d'accordo.
- Apprendimento : è necessario un periodo di tirocinio per gli esercizi più difficili che si
effettua con carichi bassi e molte serie e ripetizioni. Alla fine l'allievo non
dovrà pensare consciamente all'esecuzione tecnica che dovrà essere automatica
e spontanea. In primo luogo si dovrà sviluppare velocità e capacità coordinative
e solo in seguito forza e resistenza.
- Alternanza : modificare gli strumenti di lavoro per evitare la trappola della noia.
- Individualizzazione : ogni allievo è un individuo a sé, fisicamente e mentalmente.
- Analisi : scomporre il movimento in gesti semplici per poterli insegnare con maggiore
facilità.
- Sintesi : ricomporre i movimenti complessi mettendo insieme quelli semplici già analizzati
ed appresi eseguendo il movimento nella sua totalità.
L'allenatore del giovane che voglia sviluppare forza dovrà evitare:
- Una prematura specializzazione
- L'assenza di esercizi preparatori prima dell'allenamento
- L'irregolarità nella frequenza degli allenamenti
- La ripetitività noiosa degli allenamenti
- La discontinuità nell'insegnamento della tecnica
- Un aumento inadeguato dei carichi
- Una sproporzione tra lavoro e recupero
- Una non corretta esecuzione tecnica
- L'impiego di mezzi allenanti difettosi
- La presenza di situazioni di pericolo nella palestra
- L'Inadeguatezza di abbigliamento e scarpe
- Una sproporzione tra superficie di allenamento e numero allievi
- Un eccessivo numero di allievi per un solo insegnante
- Temperatura ambientale sbagliata sia in eccesso che in difetto, tenendo anche
conto dell'umidità ambientale.
ALLENAMENTO DEI PRINCIPIANTI
Il principiante adulto ha alcuni svantaggi rispetto al giovane, quali i minori
margini di miglioramento e i più lunghi tempi di recupero, ma anche alcuni vantaggi,
quali ad esempio la maggiore robustezza del rachide. Tenuto conto di ciò potrà
seguire le seguenti indicazioni.Inizialmente potrà eseguire due serie per esercizio
e per 2 o 3 settimane non aumentare il peso. L'allievo, infatti, deve apprendere
la corretta esecuzione dell'esercizio.Durante queste prime settimane potrà anche
aumentare di una serie l'esecuzione di alcuni esercizi, seguendo le sensazioni
che riceverà dal proprio corpo.In seguito l'aumento del peso andrà fatto in base
alla sensibilità della persona ed all'esperienza dell'insegnante.È importante
anche che il principiante apprenda a migliorare i carichi da un allenamento all'altro.
Un buon metodo pratico, perché facile da memorizzare, anche se privo di vere basi
scientifiche è il seguente.All'ultima serie prevista dall'allenamento di quell'esercizio,
il principiante prosegue ad effettuare ripetizioni oltre il numero previsto dal
programma che sta seguendo, fino al completo esaurimento muscolare, poi, dall'allenamento
successivo, aumenterà il carico di lavoro di 1 Kg. per ogni ripetizione in più
che era riuscito a fare oltre a quelle previste dalla scheda. Se si tratta di
una donna, possiamo considerare 1Kg. ogni due ripetizioni.
ALLENAMENTO DEGLI ANZIANI
Anche gli anziani hanno una supercompensazione, cioè un miglioramento biologico
derivante dall'allenamento.L'esercizio fisico e l'alimentazione possono allungare
il periodo di vita entro i limiti imposti dal patrimonio genetico. A questo scopo
l'anziano deve pesare relativamente poco e mangiare alimenti semplici e non elaborati.L'allenamento
con i pesi deve prediligere lo sviluppo della forza e della resistenza allo scopo
di irrobustire muscoli, ossa e cuore, non certo della velocità. I movimenti devono
dunque essere lenti e controllati. Gli allenamenti a circuito sono molto efficaci,
perché permettono di sviluppare un lavoro utile all'organismo anche con carichi
bassi che non siano pericolosi per tendini ed articolazioni.L'anziano si deve allenare tutti i giorni ma in modo variato . L'allenamento con i pesi, in particolare, va effettuato almeno due volte alla
settimana, effettuando di massima 12-20 ripetizioni per 4-5 serie per ciascun
esercizio.L'esercizio fisico nell'anziano è ottimo perché migliora anche l'aspetto
mentale. In inverno, poi, la palestra è il luogo ideale, per la sua temperatura
costante e perché rappresenta un momento di ritrovo e di svago.
ALLENAMENTO DELLE DONNE
Vi sono differenze strutturali e biomeccaniche tra la donna e l'uomo. Lo scheletro
della donna ha il bacino più largo e leggermente retroverso, anche se ciò non
è vero in tutte le razze, e spalle più strette.Anche l'assetto ormonale e la facilità
ad accumulare grasso sono diversi e nella donna questi fattori sono progettati
per la riproduzione, non certo per sviluppare prestazioni di forza.Nella forza
relativa alla parte inferiore del corpo, tuttavia, le donne stanno raggiungendo
gli uomini: e possono quindi usare carichi elevati, se ciò corrisponde agli obiettivi
dell'allenamento.Una controindicazione del lavoro di forza localizzato è che aumenta
l'acido lattico che intossica, aggravando eventuali problemi di ristagno idrico
e di cellulite. È ottimo invece un allenamento a circuito senza pause, prevalentemente
aerobico con episodi localizzati in settori specifici del corpo volti appunto
allo sviluppo della forza.Secondo alcuni studi le donne aumentano il cortisolo
più dell'uomo, quindi si stancano prima. Hanno anche più prolatina che aumenta
la cellulite. Occorre quindi fissare buoni intervalli di recupero tra una sessione
e l'altra.
METODI ALTERNATIVI DI SVILUPPO DELLA FORZA
Quando si è parlato della forza massima, veloce e resistente, sono state descritte
le tecniche tradizionali fatte di serie, ripetizioni e recuperi per allenarle.
Ora ne vedremo altre, alternative a queste, consigliabili però solo a chi abbia
alle spalle già un buon allenamento e non soffra di problemi articolari.Cambiare
la metodologia di allenamento consiste nel miscelare in modo diverso i fattori dell'allenamento allo scopo di ottenere dal soggetto una risposta migliore al lavoro. Ogni persona,
infatti, è caratterizzata da una propria specificità ed ha una risposta diversa,
più o meno efficace, ai diversi metodi di allenamento e quindi di sviluppo della
forza.
I fattori dell'allenamento sono:
-
Quantità o volume: la somma complessiva del carico di lavoro;
-
Intensità: mole di lavoro sotto forma di livello di difficoltà;
-
Durata: tempo di somministrazione del carico senza considerare i recuperi;
-
Frequenza: numero di allenamenti nel microciclo di allenamento, cioè quel pacchetto di
pochi giorni di allenamento che costituisce il mattone per la costruzione di un
programma di lungo periodo;
-
Densità: è il rapporto tra la durata reale dell'allenamento intesa come tempo durante
il quale si sono effettivamente fatti degli esercizi e la sua durata totale.
Ecco di seguito degli esempi per uscire dalla noia delle solite serie e ripetizioni:
| RIPETIZIONI FORZATE: quando non ho più forza sufficiente ad eseguire le ultime ripetizioni della serie
mi aiuta un compagno e RIPETIZIONI NEGATIVE, in cui, dopo che un compagno mi ha
alzato il carico, ne rallento la caduta. Spesso queste due tecniche vengono eseguite
assieme nella stessa serie al termine di una serie tradizionale. Ad es.:
6 + 2 F + 2 N
Cioè 6 ripetizioni tradizionali, 2 forzate e 2 negative. | AAA
| REST PAUSE: si basa sul fatto che il recupero del creatinfosfato è veloce nei primi 30"-40",
infatti il 50% si ripristina in un tempo brevissimo. Ecco alcuni esempi di questa
tecnica:
A peso costante: 6/8 Rep; 20" di recupero; poi di seguito fino ad esaurimentoOppure:A
peso costante: 8/10 Rep; 20" rec; poi ad esaurimento; 20" rec; poi ancora ad esaurimento.
A peso scalato: 6/8 Rep; 20" rec; poi -10% del peso del carico ad esaurimento
(dovrei riuscire a farne ancora 6/8)Oppure:A peso scalato: 6/8 Rep; 20" rec; poi
-10% peso ad esaurimento, 20" rec, poi -10% del secondo peso ad esaurimento.
A peso costante e scalato: 8/10 Rep; 20" rec; poi ad esaurimento; 20" rec; poi
-10% ed ancora ad esaurimento |
| CHEATING: Quando non ho più la forza di eseguire il gesto correttamente, mi aiuto usando
un gesto, una sinergia non ortodossa. Va fatto solo dopo che si è esaurita la
capacità di compiere tutte le ripetizioni possibili in modo perfetto. |
| MEZZI COLPI: sfrutta la diversa efficacia del muscolo ai vari angoli di lavoro, sfruttando
il diverso grado di vantaggiosità delle leve articolari. Va fatto nella parte
più facile del movimento. |
| STRIPPING: è un rest pause senza recupero: es.: 6 ripetizioni con 16Kg.+ altre 6 con 12Kg.+
ancora 6 con 8Kg.Ogni ripresa va portata all'esaurimento. |
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"SOTTO LA RASTRELLIERA": così definito perché si dice che alla fine la persona sia talmente stanca da
doversi sdraiare sotto la rastrelliera dei manubri. Un esempio:
- 12/14 Ripetizioni con un peso leggero;
- 30" rec; 8/10 ripetizioni con un peso medio;
- 30" rec; 4/6 ripetizioni con un peso pesante;
- 40" rec; ancora con lo stesso peso pesante fino all' esaurimento + medio ad esaurimento
+ leggero ad esaurimento. Questi ultimi 3 senza alcun recupero.
|
| BLOCCO CIRCOLATORIO: blocco il flusso del sangue lasciando il peso, ma lo si può fare anche continuando
a tenerlo, e contraendo il muscolo. |
| SUPER SLOW: freno il gesto sia in fase concentrica che eccentrica. Noioso e stressante mentalmente.
Limitare a 4"-5" sia l'andata che il ritorno. |
| ISOMETRIC STRETCH: Sfrutta il principio in base al quale le contrazioni isometriche in allungamento
stimolano la produzione di GF1, un ormone importante per l'accrescimento muscolare.
In pratica eseguo una serie arrivando al limite e, quando non sono più in grado
di risollevare il peso e questo, gravando verso il basso, porta ad un allungamento
del muscolo, continuo ad esercitare una spinta che sarà, per forza di cose, isometrica.
Va fatto raramente, perché può essere lesivo per i tendini. |
| SUPERSERIE PER MUSCOLI AGONISTI: si scelgono due esercizi diversi per lo stesso muscolo. Vi sono poi varie possibilità:
1 1 (faccio i due esercizi uno dopo l'altro senza alcun recupero)
2 2 (faccio una serie + rec. 30' + una serie dell'altro esercizio rec nullo e
rifaccio il primo + rec. 30' e rifaccio il secondo)
2 1 (faccio una serie + rec. 30' + una seconda serie dello stesso esercizio rec
nullo e faccio il secondo) Diventa una SUPERSERIE GIGANTE se le stazioni invece di essere due, sono tre. |
| METODO DELLE TRE STAZIONI: Scelgo tre esercizi (stazioni) per uno stesso muscolo o gruppo muscolare, poi
faccio una serie da 8 ripetizioni in ciascuna delle tre stazioni con recupero
nullo senza arrivare all'esaurimento, poi faccio subito, ancora con recupero nullo,
un secondo giro di tutte le stazioni arrivando in ciascuna all'esaurimento.È una
metodologia volta soprattutto allo sviluppo della forza resistente. |
| SUPERSERIE PER MUSCOLI ANTAGONISTI, ad esempio: bicipite-tricipite. Si esegue con le stesse modalità delle superserie
per muscoli agonisti. Eventualmente si possono sceglie due esercizi per il muscolo
più debole ed uno solo per il più forte.Se vengono realizzati 2 esercizi per muscolo,
la superserie assume il nome di GIGANTE. |
| SERIE INTERROTTE O INTERMITTENTI O A POMPAGGIO: si effettuano solo 2 o 3 ripetizioni, senza che ciò porti immediatamente all'esaurimento,
poi si recupera per soli 15'' e poi si prosegue così, arrivando all'esaurimento
solo alla fine. |
| SERIE BRUCIANTE: si effettuano 8 ripetizioni di movimento completo e circa altre 8 dimezzando
l'angolo di lavoro. |
| PROGRESSIONE RADDOPPIATA. Descriverò questo metodo con un esempio:Kg. 80 x 4 repKg. 80 x 6 repKg. 80 x
8 repKg. 80 x 10 repKg. 90 x 8 repKg. 90 x 5 repKg. 90 x 3 repGran parte della
caratterizzazione del lavoro deriva in questo caso dalla lunghezza del recupero.
Con recuperi brevi si sviluppa l'ipertofia, mentre con recuperi lunghi la forza. | |