TEST DI VALUTAZIONE DELLA FORZA DINAMICA
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A cura di Alessandro Freddo |
Premessa
Dato che nel campo della valutazione funzionale spesso non è possibile misurare direttamente una qualità, o perché essa non è misurabile (es. visione di gioco) o per impossibilità di misurare direttamente i fattori costituenti la qualità indagata (es. enzimi della glicolisi dai quali dipende la potenza anaerobica lattacida), o perché il test è troppo costoso (es. risonanza magnetica nucleare) o perché la misura non è ripetibile (es. biopsia muscolare), allora si ricorre ad una misura indiretta della qualità che abbiamo bisogno di indagare periodicamente.
Inoltre i test devono soddisfare 3 criteri fondamentali per essere considerati scientifici:
Salto verticale (TEST DI ABALAKOV - TEST DI SERGEANT)
Le prime applicazioni di questo test, ancora oggi sfruttate per la loro originaria facilità di applicazione ed economicità, avvenirono per mezzo di Abalakov, da cui il nome del test. Esso consiste nel valutare l'elevazione (direttamente collegata alla forza esplosiva). Si attua principalmente in 2 modi:
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A seguire una piccola tabella di valutazione “da campo” di questo test denominato Sergeant, in genere di questi test si eseguono 3 prove e si sceglie la migliore:
| Misura ottenuta | Forza dinamica |
| Superiore a 80 cm | Eccellente |
| Tra 50 e 80 cm | Buona |
| Tra 40 e 50 cm | Discreta |
| Inferiore a 40 cm | Scarsa |
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| Per calcolare la potenza è necessario moltiplicare 2,21 per il peso del soggetto in kg. diviso la distanza saltata in metri. 2,21 è la costante basata sulla legge di caduta dei corpi, il risultato va convertito in watt, un watt= 0,102 kg*msec -1. |
La piattaforma dinamometrica - ERGOJUMP - OPTOJUMP
Per valutare la forza veloce della catena estensoria degli arti inferiori in modo più attendibile si usano apparecchi come una piattaforma dinamometrica, o un sistema che rilevi in maniera elettronica i tempi di volo come l’ergojump o l’optojump. I salti che si possono eseguire su queste apparecchiature sono di vario genere anche se in genere si utilizza il salto con contromovimento (CMJ) lasciando libero l’atleta di scegliere la posizione iniziale e l’ampiezza del movimento, l’unico obbligo è tenere le mani bloccate ai fianchi o dietro la schiena, quindi del tutto simile a quelli visti in precedenza. Una basilare differenza è però data dalla pedana su cui si salta, che altro non è che un cronometro che misura il tempo di volo dal quale è possibile ricavare la distanza di salto secondo la formula di caduta libera di un corpo.
| CALCOLO DELLA POTENZA
La formula per la caduta libera di un corpo è: Spostamento = 1/2gt 2+v it+s i Nel nostro caso lo spostamento iniziale s i è 0 in quanto partiamo dal suolo e la velocità iniziale v i è anch’essa 0 in quanto siamo fermi, perciò, dato che la forza di gravità g=9,81m/s 2 si realizza x=4,905*(t/2) 2 per ottenere la distanza percorsa solo durante la fase ascendente (che è uguale a quella discendente) dobbiamo dividere il tempo impiegato per 2, in quanto il tempo di volo da noi adottato le comprende entrambe; otteniamo così la distanza dal suolo al nostro punto di massima elevazione o se vogliamo dal punto di massima elevazione al suolo. |
L’altezza del salto è in funzione della velocità massima che il centro di gravità dell’atleta raggiunge nel momento in cui i piedi perdono contatto con il terreno, dato che in aria si desume che l’atleta non possa far niente per rimanere di più in aria. Questa a sua volta è in funzione dell’accelerazione positiva del corpo verso l’alto durante il movimento di estensione delle ginocchia, accelerazione dovuta alla quantità di forza che la catena cinetica estensoria riesce a fornire durante l’azione. Se si standardizza l’angolo articolare di partenza del movimento (ad esempio 90°), ne risulta che l’arco di movimento lungo il quale la muscolatura esprime tensione è uguale per tutti i soggetti, poiché lo stacco avviene con le ginocchia tese (180°). In questo caso, l’altezza di salto risulterebbe proporzionale alla capacità di esprimere tensione da parte della muscolatura. Inoltre si cerca di standardizzare anche la posizione del tronco rendendola perpendicolare rispetto al suolo. Questi angoli possono essere misurati con un elettrogoniometro che ci informa sui gradi articolari ed eventualmente far ripetere la prova a quei soggetti che non hanno rispettato la giusta apertura.
I salti maggiormente usati per questo tipo di valutazioni sono il SJ (squat jump) e il CMJ (salto con contromovimento).
Entrambi i salti sono predittivi della quantità di fibre veloci che sono a loro volta predittive della forza esplosiva dei muscoli estensori degli arti inferiori; nel CMJ è di evidente intervento il riflesso miotatico e il riutilizzo di energia elastica. Se non vengono rigorosamente rispettate le modalità di esecuzione i risultati sono privi di valore, anche un impercettibile prestiramento favorisce un drammatico uso di energia elastica che automaticamente contribuisce a migliorare la capacità di salto. Possiamo notare in figura come la differenza (che deve esistere) tra CMJ e SJ si riduca in base all’età come la perdita di esplosività e fibre veloci si riduce fisiologicamente con l’invecchiamento.
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Il valore di elasticità muscolare si ottiene calcolando la differenza percentuale tra l’altezza di salto raggiunta nello SJ e quella raggiunta nel CMJ:
[(CMJ - SJ) * 100 / (CMJ)]
In conclusione la differenza del valore riscontrato nel CMJ è senza dubbio da attribuire allo stiramento eseguito prima della fase di spinta, che sollecita le caratteristiche viscoelastiche e neuromuscolari, e che può essere indicato come indice di elasticità o capacità di trarre beneficio da un prestiramento.
Come già dimostrato da Bosco sugli atleti della nazionale finlandese di pallavolo, se si interrompono i classici allenamenti sulla forza massimale e si inseriscono allenamenti pliometrici si riscontra un marcato miglioramento dei valori di CMJ e DJ (Drop jump) (P<0,01) ed un modesto aumento dello SJ. Mentre le atlete italiane che eseguivano un allenamento tradizionale (senza pliometria) non mostrarono segni di miglioramento dopo un certo periodo. Questi adattamenti nel miglioramento del CMJ potrebbero essere avvenuti sia a livello neurogeno (modificazione dei propriocettori nervosi quali riflessi da stiramento e corpuscoli tendinei del Golgi) che a livello morfologico strutturale (cross-bridge e/o struttura collagene dei tendini).