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TEST DI VALUTAZIONE DELLA FORZA DINAMICA
Salto da fermo e sue variazioni

A cura di Alessandro Freddo

Premessa

Dato che nel campo della valutazione funzionale spesso non è possibile misurare direttamente una qualità, o perché essa non è misurabile (es. visione di gioco) o per impossibilità di misurare direttamente i fattori costituenti la qualità indagata (es. enzimi della glicolisi dai quali dipende la potenza anaerobica lattacida), o perché il test è troppo costoso (es. risonanza magnetica nucleare) o perché la misura non è ripetibile (es. biopsia muscolare), allora si ricorre ad una misura indiretta della qualità che abbiamo bisogno di indagare periodicamente.

Inoltre i test devono soddisfare 3 criteri fondamentali per essere considerati scientifici:

  • un test deve essere valido nel senso che il grado dell’accordo tra la misura e il valore “vero” del fenomeno deve essere elevato. La valutazione della validità necessita di uno standard esterno di riferimento.
  • un test deve essere riproducibile cioè deve concordare tra misure ripetute dello stesso fenomeno. Essa dà una misura della “precisione” di una metodica di rilevamento. Si ottiene misurando più volte la stessa cosa, nelle stesse condizioni (strumenti, tempo, luogo) e ottenendo gli stessi risultati.
  • un test deve essere attendibile nel senso che deve essere ridotta al minimo la variabilità dell’osservatore e dello strumento, la variabilità biologica dello stesso fenomeno in condizioni e in tempi diversi e le differenze biologiche tra soggetti diversi.

Salto verticale (TEST DI ABALAKOV - TEST DI SERGEANT)

Le prime applicazioni di questo test, ancora oggi sfruttate per la loro originaria facilità di applicazione ed economicità, avvenirono per mezzo di Abalakov, da cui il nome del test. Esso consiste nel valutare l'elevazione (direttamente collegata alla forza esplosiva). Si attua principalmente in 2 modi:

  1. applicando alla cintura del soggetto un nastro centimetrato che, scorrendo entro un'apposita fibbia, indica la differenza fra la misura di partenza e quella raggiunta per mezzo di un balzo in alto con stacco a due piedi da posizione statica (vedere figura). Questo appunto il metodo Abalakov.


  2. una alternativa, sempre alla portata di tutti, è appendere al muro un tabellone graduato con le varie altezze (o segnalare i centimetri direttamente sul muro) far appoggiare ad esso un atleta che esegue i vari tipi di salto. A piedi uniti, gambe, braccia e mani completamente distese, l'esaminatore fa un segno in corrispondenza dell'altezza raggiunta dai polpastrelli dell'atleta quindi, flettendo le ginocchia, ma tenendo sempre i piedi uniti, l'atleta effettua uno slancio con braccia distese in alto, per toccare la parete con la punta delle dita che - precedentemente “sporcate” con polvere bianca - lasceranno un segno sulla parete. Infine si calcola la differenza tra i centimetri segnalati sul tabellone o muro dal tocco della mano dell’atleta in salto con i centimetri che riesce a toccare stando in piedi contro il muro con le braccia distese in alto e si ottiene l’elevazione.

A seguire una piccola tabella di valutazione “da campo” di questo test denominato Sergeant, in genere di questi test si eseguono 3 prove e si sceglie la migliore:

Misura ottenuta Forza dinamica
Superiore a 80 cm Eccellente
Tra 50 e 80 cm Buona
Tra 40 e 50 cm Discreta
Inferiore a 40 cm Scarsa

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A proposito di quanto affermato nella premesse, ecco alcune osservazioni sulla validità di questo test. Tenendo conto che una piccola variazione nel protocollo crea grosse discordanze nei risultati. Un facile esempio può essere mettere un braccio dietro la schiena, già questo annulla la validità del test. Il test di Sergeant ha una correlazione di 0,93, cioè molto alta, infatti nel 93% dei casi i risultati ottenuti la prima volta si ottengono in una seconda prova. Testando una popolazione di soli studenti universitari, Considine e Sullivan nel 1972 riscontrarono una correlazione del 0,99, mentre Latchew nel 1954 trovò una correlazione da 0,90 a 0,97 testando bambini. Questo indica che il test ha una stabilità molto alta ed è valido per molte popolazioni di persone. Ma attenti alla tecnica! Se ad esempio mettiamo il soggetto lateralmente anziché frontalmente e gli chiediamo di saltare otterremo risultati poco validi e attendibili, a meno che non facciamo questa scelta all’inizio e testiamo sempre in questo modo.

Per calcolare la potenza è necessario moltiplicare 2,21 per il peso del soggetto in kg. diviso la distanza saltata in metri. 2,21 è la costante basata sulla legge di caduta dei corpi, il risultato va convertito in watt, un watt= 0,102 kg*msec -1.

La piattaforma dinamometrica - ERGOJUMP - OPTOJUMP

Per valutare la forza veloce della catena estensoria degli arti inferiori in modo più attendibile si usano apparecchi come una piattaforma dinamometrica, o un sistema che rilevi in maniera elettronica i tempi di volo come l’ergojump o l’optojump. I salti che si possono eseguire su queste apparecchiature sono di vario genere anche se in genere si utilizza il salto con contromovimento (CMJ) lasciando libero l’atleta di scegliere la posizione iniziale e l’ampiezza del movimento, l’unico obbligo è tenere le mani bloccate ai fianchi o dietro la schiena, quindi del tutto simile a quelli visti in precedenza. Una basilare differenza è però data dalla pedana su cui si salta, che altro non è che un cronometro che misura il tempo di volo dal quale è possibile ricavare la distanza di salto secondo la formula di caduta libera di un corpo.

CALCOLO DELLA POTENZA

La formula per la caduta libera di un corpo è: Spostamento = 1/2gt 2+v it+s i

Nel nostro caso lo spostamento iniziale s i è 0 in quanto partiamo dal suolo e la velocità iniziale v i è anch’essa 0 in quanto siamo fermi, perciò,  dato che la forza di gravità g=9,81m/s 2 si realizza

x=4,905*(t/2) 2

per ottenere la distanza percorsa solo durante la fase ascendente (che è uguale a quella discendente) dobbiamo dividere il tempo impiegato per 2, in quanto il tempo di volo da noi adottato le comprende entrambe; otteniamo così la distanza dal suolo al nostro punto di massima elevazione o se vogliamo dal punto di massima elevazione al suolo.

L’altezza del salto è in funzione della velocità massima che il centro di gravità dell’atleta raggiunge nel momento in cui i piedi perdono contatto con il terreno, dato che in aria si desume che l’atleta non possa far niente per rimanere di più in aria. Questa a sua volta è in funzione dell’accelerazione positiva del corpo verso l’alto durante il movimento di estensione delle ginocchia, accelerazione dovuta alla quantità di forza che la catena cinetica estensoria riesce a fornire durante l’azione. Se si standardizza l’angolo articolare di partenza del movimento (ad esempio 90°), ne risulta che l’arco di movimento lungo il quale la muscolatura esprime tensione è uguale per tutti i soggetti, poiché lo stacco avviene con le ginocchia tese (180°). In questo caso, l’altezza di salto risulterebbe proporzionale alla capacità di esprimere tensione da parte della muscolatura. Inoltre si cerca di standardizzare anche la posizione del tronco rendendola perpendicolare rispetto al suolo. Questi angoli possono essere misurati con un elettrogoniometro che ci informa sui gradi articolari ed eventualmente far ripetere la prova a quei soggetti che non hanno rispettato la giusta apertura.

I salti maggiormente usati per questo tipo di valutazioni sono il SJ (squat jump) e il CMJ (salto con contromovimento).

  • SJ (squat jump) In questo salto si parte da una posizione standardizzata di piegamento delle ginocchia (90°), piedi pari alla larghezza delle spalle e talloni aderenti al suolo, si mettono le mani ai fianchi, il tronco rimane verticale rispetto al suolo, e da questa posizione si effettua un salto verticale alla massima intensità. La tecnica è simile a quella dei test precedenti, ma ovviamente nel Test di Sergeant non è possibile tenere le mani ai fianchi. L’errore più comune nell’esecuzione di questo test è quello di effettuare dei contromovimenti verso il basso, che vanno assolutamente evitati.
  • CMJ (salto con contromovimento). Nel CMJ invece si parte dalla posizione eretta e si esegue prima un veloce piegamento, sempre con le mani ai fianchi e i talloni aderenti al suolo, di 90° per poi saltare verso l’alto. La caduta deve essere effettuata con le ginocchia distese, sulla punta dei piedi con successiva ammortizzazione per evitare traumi. In questo balzo (lavoro positivo) l’attivazione nervosa è massimale sia in soggetti lenti che in soggetti veloci a differenza dello SJ in cui si ha un incremento progressivo dello sviluppo della forza e dell’attività mioelettrica. È importante che durante l’azione di piegamento il busto deve rimanere il più eretto possibile per evitare ogni possibile influenza sulla prestazione degli arti inferiori. Il test può essere effettuato sia con le mani ai fianchi che con le braccia libere di muoversi (CMJ arm swing). In questo secondo tipo di test CMJ le capacità coordinative intervengono nel determinare il risultato del test che risulterà così più utile per valutare atleti di discipline sportive nelle quali l’intervento delle braccia favorisce l’elevazione del corpo (per esempio il colpo di testa nel calcio).

Entrambi i salti sono predittivi della quantità di fibre veloci che sono a loro volta predittive della forza esplosiva dei muscoli estensori degli arti inferiori; nel CMJ è di evidente intervento il riflesso miotatico e il riutilizzo di energia elastica. Se non vengono rigorosamente rispettate le modalità di esecuzione i risultati sono privi di valore, anche un impercettibile prestiramento favorisce un drammatico uso di energia elastica che automaticamente contribuisce a migliorare la capacità di salto. Possiamo notare in figura come la differenza (che deve esistere) tra CMJ e SJ si riduca in base all’età come la perdita di esplosività e fibre veloci si riduce fisiologicamente con l’invecchiamento.

Il valore di elasticità muscolare si ottiene calcolando la differenza percentuale tra l’altezza di salto raggiunta nello SJ e quella raggiunta nel CMJ:

[(CMJ - SJ) * 100 / (CMJ)]

In conclusione la differenza del valore riscontrato nel CMJ è senza dubbio da attribuire allo stiramento eseguito prima della fase di spinta, che sollecita le caratteristiche viscoelastiche e neuromuscolari, e che può essere indicato come indice di elasticità o capacità di trarre beneficio da un prestiramento.

Come già dimostrato da Bosco sugli atleti della nazionale finlandese di pallavolo, se si interrompono i classici allenamenti sulla forza massimale e si inseriscono allenamenti pliometrici si riscontra un marcato miglioramento dei valori di CMJ e DJ (Drop jump) (P<0,01) ed un modesto aumento dello SJ. Mentre le atlete italiane che eseguivano un allenamento tradizionale (senza pliometria) non mostrarono segni di miglioramento dopo un certo periodo. Questi adattamenti nel miglioramento del CMJ potrebbero essere avvenuti sia a livello neurogeno (modificazione dei propriocettori nervosi quali riflessi da stiramento e corpuscoli tendinei del Golgi) che a livello morfologico strutturale (cross-bridge e/o struttura collagene dei tendini).

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