LA CARNOSINA: FISIOLOGIA E POTENZIALI APPLICAZIONI TERAPEUTICHE
CARNOSINA |
A cura del Prof.
Pierluigi Pompei
Universita’ degli Studi
di Camerino |
La carnosina, un dipeptide, fu scoperta circa 100 anni fa in Russia e sin dall'inizio
le sono stati attribuiti ruoli e funzioni fisiologiche. Essa puo’ essere considerata
uno “scavenger” non enzimatico di radicali liberi e un composto naturale dotato di azione antiossidante.
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| Formula carnosina |
La carnosina ed i composti dipeptidi ad essa correlati si trovano in diversi
tessuti, soprattutto a livello del muscolo scheletrico. Alla carnosina, appunto,
vengono ascritte, oltre a proprieta’ antiossidanti, effetti tampone (stabilizzazione
del grado di acidità), azioni di stimolazione del sistema immunitario nonche’
azioni neurotrasmettitoriali. Viene sintetizzata a livello endogeno e, oltre che
nella muscolatura scheletrica, e’ presente nel cervello, nel muscolo cardiaco,
nei reni, nello stomaco e nei bulbi olfattori. La concentrazione di carnosina
tissutale viene influenzata dalla dieta. Infatti, una carenza di istidina riduce
la concentrazione di carnosina muscolare nei ratti mentre supplementazioni con
istidina la incrementano.
Specie reattive dell’ossigeno ed attivita’ antiossidante
Una delle principali azioni della carnosina e’ legata al suo potere antiossidante.
La capacita’ antiossidante della carnosina e’ legata alla sua abilita’ di legare
i radicali liberi. Diversi studi sperimentali hanno evidenziato che la carnosina
e i peptidi ad essa correlati sono in grado di prevenire la perossidazione dei
sistemi dei modelli di membrana. Altri studi hanno mostrato che la supplementazione
con carnosina, a-tocoferolo o entrambi, e’ in grado di ridurre la formazione di
sostanze reattive all’acido barbiturico in omogenati di muscolo scheletrico del
ratto, effetto che sembra essere decisamente sinergico dalla combinazione delle
due sostanze. Questo evidenzia che la supplementazione con carnosina e a-tocoferolo
puo’ modulare la carnosina tissutale e le concentrazioni di a-tocoferolo, nonche’
la formazione di sostanze reattive dell’acido tiobarbiturico in omogenati di muscolo
scheletrico nel ratto. La carnosina puo’ inibire l’ossidazione lipidica mediante
combinazione di una azione “scavenging” dei radicali liberi e anche attraverso
una chelazione metallica. In alcuni modelli animali di ischemia cerebrale e’ stato
evidenziato che la carnosina aveva allungato il periodo di perdita dell’eccitabilita’
e diminuito il tempo di recupero. Effetto questo legato all’azione antiossidante
ed importante nei processi dell'invecchiamento.
Effetto tampone
A pH fisiologico, sia la carnosina che l’anserina mostrano una marcata azione
tamponante (stabilizzazione del grado di acidità), funzione che puo’ spiegare
alcuni dei suoi ruoli biologici. L’azione tampone e’ di particolare rilevanza
durante l’attivita’ muscolare, laddove avviene l’acidificazione dell’ambiente
intracellulare. Questo consente alla carnosina di mantenere una costante inibizione
della perossidazione. Inoltre, la carnosina evidenzia effetti di binding (capacità
legante) con metalli pesanti, che inibiscono alcune reazioni enzimatiche.
Protezione delle membrane
L’aggiunta di carnosina a differenti reazioni di laboratorio ha evidenziato una
diminuzione della malondialdeide (marker dello stress ossidativo), implicando
una riduzione della perossidazione lipidica dose-dipendente. Questo e’ un effetto
legato alla natura idrofila della carnosina stessa che consente alla molecola
di aderire alle rotture (causate dalla ossidazione) nel doppio strato lipidico
e risultare efficace nel proteggere la membrana dai prodotti della perossidazione.
Altre proprieta’ della carnosina
I livelli endogeni di carnosina diminuiscono nei tessuti muscolari dopo digiuno
prolungato, infezioni, traumi e shock. Le infezioni e i traumi sono correlati
con alterazioni del calcio cellulare e depressione del miocardio. La somministrazione
di carnosina migliora la contrattilita’ cardiaca, aumenta i livelli di calcio
intracellulare libero dei miociti, induce rilascio di calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
Per questo, la carnosina puo’ avere un ruolo nella regolazione del calcio intracellulare
e nella contrattilita’ delle cellule cardiache. Altra proprieta’ della carnosina
e’ il suo effetto a livello del sistema immunitario, dove modula la funzione dei
neutrofili (leucociti) in relazione alla produzione di interleukina-b. A questo
proposito, la carnosina aumenta la produzione di interleukina-b e sopprime la
morte cellulare programmata o apoptosi, suggerendo una sua funzione nella modulazione
del sistema immunitario. Inoltre, la carnosina e’ in grado di allungare l’emivita
delle cellule e prevenire i sintomi comuni dell’invecchiamento.
Potenziali applicazioni terapeutiche
Con il progredire dell’eta’, avviene un’ossidazione delle proteine, a causa della
formazione di aldeidi quali quelle dei prodotti di perossidazione e malondialdeide.
La carnosina sembra in grado di reagire contro questi prodotti, in virtu’ delle
sue specifiche capacita’ di legame. La sua azione antiossidante potrebbe essere
di vantaggio in danni neuronali e cellulari quali quelli che si verificano nelle
malattie degenerative di origine centrale quali l’Alzheimer e potrebbe portare
ad un utilizzo della carnosina quale possibile agente terapeutico nel controllo
della progressione di tale malattia. Altre possibili applicazioni riguardano effetti
della carnosina in campo oftalmico, in patologie quali le erosioni corneali, le
keratiti trofiche e le keratopatie. Dati sperimentali hanno inoltre evidenziato
un ruolo nelle alterazioni delle mucose duodenali e dello stomaco. Alla luce di
queste evidenze sperimentali, gli effetti piu’ interessanti della carnosina sembrano
proprio essere legati alla capacita’ di revertire i processi della senescenza
cellulare. Le proprieta’ antiossidanti e di “scavenger” dei radicali liberi sono
presupposti ormai acquisiti e che necessitano solo di ulteriori studi per la totale
comprensione dei meccanismi specifici a scopo terapeutico e/o preventivo.
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