I SALTI
ATLETICA LEGGERA |
A cura del Prof. Mario Testi
Testo del Prof. Edo Patregnani
Docente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di BolognaDocente di Atletica Leggera
presso la Facoltà di Scienze Motorie
dell’Università di Bologna |
Gli elementi comuni dei saltatori sono:
- un'ottimale velocità di uscita del centro di gravità allo stacco;
- una corretta esecuzione tecnica del gesto.
Dall'insieme di questi due parametri, dinamici e tecnici, scaturisce la prestazione
ideale, sia per i salti "in elevazione" (alto ed asta) sia per quelli "in estensione"
(lungo e triplo). Tali fattori andranno rapportati, comunque, alle esigenze di
ogni singola specialità ed alle caratteristiche biotipologiche degli atleti che
le praticano.
Salto in alto
Il perfezionamento della tecnica di salto è avvenuto a causa di diversi aspetti:
- attraverso l'evoluzione fisica dei saltatori;
- per il miglioramento tecnologico della zona di caduta (i materassi hanno sostituito
la sabbia);
Nel 1968, a Città del Messico, l'americano Dick Fosbury vinse l'oro olimpico
con un salto a valicamento "dorsale", tecnica "rivoluzionaria" ed opposta a quella
"ventrale" allora universalmente adottata. La nuova tecnica, ormai utilizzata
da tutti come "Fosbury-flop", presentava, e presenta tutt'ora, aspetti tecnici
originali. La rincorsa, non più rettilinea come nel ventrale, è effettuata con
gli ultimi passi in curva consentendo all'atleta un'inclinazione verso l'interno
della stessa. Ciò permette uno stato di pre-tensione muscolare che amplifica la
forza espressa allo stacco. In fase aerea, il busto ruota disponendosi dorsalmente
all'asticella e, sul vertice della parabola di volo, si inarca per consentire
lo svincolo dall'asticella, con simultanea distensione e raccolta delle gambe.
Lo stile Fosbury si addice maggiormente all'atleta alto di statura ed è comunque
adottato per la maggior velocità che consente nell'azione globale di salto, senza
necessitare di elevatissimi gradienti di forza allo stacco, come nella tecnica
ventrale. Inoltre, la facilità applicativa e le caratteristiche particolari del
salto, lo rendono più utilizzabile didatticamente nelle categorie giovanili.
Records:
Uomini: J. Sotomayor (Cuba): m. 2,45 nel 1993
Donne: S. Kostandinova (Bul.) m. 2,09 nel 1987
Salto con l' asta
Il salto con l'asta rappresenta una specialità atletica complessa poiché racchiude
elementi del salto, della corsa e quelli della ginnastica attrezzistica. La specialità
ha origini antichissime. Si narra di gare effettuate in Irlanda addirittura nel
periodo avanti Cristo. In epoca più recente la specialità ha subito grandi trasformazioni
legate soprattutto all'utilizzo di aste fabbricate con materiali sempre più sofisticati.
Nel secolo scorso l'attrezzo era costruito con legno di frassino o noce, in seguito
il legno fu sostituito dal bambù, più leggero e resistente, usato sino agli inizi
del '900. Nel secondo dopoguerra fu introdotta l'asta in acciaio, dotata di maggior
robustezza ed elasticità. A metà degli anni '60 iniziò l'adozione, sempre più
generalizzata, dell'asta in fibra di vetro (la "fiberglass"). Il suo utilizzo,
per l'estrema flessibilità del materiale usato, aumentò la spettacolarità della
disciplina, legandola ad una salita vertiginosa dei risultati tecnici. L'asta,
flessa dalla velocità di rincorsa dell'atleta e dalla sua forza allo stacco, si
piega, si "carica" accumulando energia, poi, raddrizzandosi, la restituisce catapultando
verso l'alto, oltre l'asticella il corpo del saltatore. Nell'atletica femminile,
la specialità è stata introdotta solamente in questi ultimi anni; presumibilmente
per tale motivo il record femminile della specialità risulta ancora assai lontano
da quello maschile.
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IL SALTO CON L'ASTA "DALLA STORIA ALLA TECNICA"
Il salto con l'asta, esercizio fra i più spettacolari e difficili dell'atletica
moderna, nacque in tempi assai remoti per far fronte a necessità belliche, quando
l'uomo pensò di servirsi di pertiche, più o meno lunghe, per proiettarsi al di
là di fossati, barriere ed altri ostacoli. La prima competizione di salto con
l'asta risale ai giochi del County Meath, tenutisi a Taliti, in Irlanda, nel 1829
a.c. |
Records:
Uomini: S. Bubka (Ucr.): m. 6,14 nel 1994
Donne: S. Dragila (Usa): m. 4,63 nel 2000
Salto in lungo
Rappresenta il più "naturale" dei quattro salti. Già inserito nel programma delle
antiche Olimpiadi, il salto in lungo, nel corso degli anni, è stato praticato
con le stesse modalità esecutive. Infatti, nella fase di volo le diverse tecniche
utilizzate (con estensione o con i passi in aria) variano in conformità all'evoluzione
ed alle caratteristiche muscolari dell'atleta, ma non determinano il risultato.
Ciò deriva dal fatto che ogni movimento compiuto in volo non modifica la traiettoria
impostata allo stacco, ma conserva solo l'equilibrio aereo, predisponendo ad un
atteggiamento più favorevole durante l'atterraggio. Perciò, l'eccellenza del risultato
non è originata dagli stili esecutivi del salto, ma dalla velocità d'uscita sull'asse
di stacco e dall'angolo di proiezione del centro di gravità del saltatore verso
l'avanti-alto. Ne deriva che la velocità del lunghista è altamente correlata con
la prestazione.
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IL SALTO IN LUNGO PER GIOVANI DAI 12 AI 15 ANNI
La formazione di un saltatore in lungo, dai 12 ai 15 anni, ha come obiettivo
principale lo sviluppo del condizionamento multilaterale fisico e coordinativo.
Soltanto alla fine dei quattro anni, la specialità del salto in lungo potrà essere
affrontata nella sua specificità. |
Records:
Uomini: M. Powell (Usa): m. 8,95 nel 1991
Donne: G. Chistyakova (Urss): m. 7,52 nel 1988
Salto triplo
Rispetto al lungo è un salto meno naturale, più "artificioso", in quanto l'atleta
esegue "tre balzi" con caratteristiche tecniche diverse. Il risultato metrico
finale deriva dalla loro giusta combinazione ritmica e spaziale. Il primo (l'
hop ) è un balzo "successivo" eseguito sullo stesso arto; il secondo (lo step ) è un balzo "alternato"; il terzo (il jump ) è un vero e proprio salto in lungo che conclude l'azione. La scelta del ritmo
spaziale deriva dalla velocità dell'atleta e dalla particolarità della forza impressa
sul terreno. Come avviene per il lungo, anche in questo salto, la velocità d'entrata
al primo stacco condiziona molto la prestazione.
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IL SALTO TRIPLO: TEMPI ESECUTIVI E PREPARAZIONE SPECIFICA
L'opinione che il Salto triplo sia una specialità difficile e pericolosa ha reso
sempre complicato il suo approccio. In effetti nessuna specialità atletica è veramente
difficile se affrontata con cognizione delle forze in gioco e dei ritmi con cui
agiscono e si coordinano. Tutto deve essere proporzionato alle possibilità del
soggetto: non solo le forze fisiche, ma soprattutto le abilità "culturali" vale
a dire le capacità di comprendere ed acquisire nuove informazioni e reagire in
modo idoneo. |
Records:
Uomini: J. Edwards (Gr. B.): m. 18,29 nel 1995
Donne: I. Kravets (Ucr.): m. 15,50 nel 1995  |